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e tanti altri simpatizzanti:
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Bellucci geotritone@libero.it
Mi chiamo Fabrizio Bellucci, sono nato a Fabriano l'8 ottobre 1954.
Sognatore inguaribile, vengo spesso sorpreso dai miei amici mentre,
completamente disattento verso quanto succede intorno a me, vago con
la testa fra le nuvole. Ho una spiccata attitudine verso il ragionamento
astratto, che finora ho svolto secondo moduli e regole tipiche della
logica razionale e che ora intendo proseguire facendo prevalere la modalità
emozionale su quella razionale e la modalità soggettiva su quella oggettiva.
La propensione a vivere situazioni di frontiera, e la simpatia che ho
sempre nutrito per la trasgressione delle regole, anche logiche ed ideologiche,
mi ha portato naturalmente ad allenare il pensiero a muoversi attraverso
i confini codificati, a sperimentare il valore delle contaminazioni.
Nella vita, infatti e fortunatamente, sono stato e rimango un fallito,
sotto tutti i punti di vista: intellettuale, lavorativo, sentimentale,
familiare….Ciò mi ha portato a guardare alla vita, con sofferenza, da
esterno. La vita con il suo clamore mi passa davanti e, mentre ne osservo
lo svolgersi, sembra che non mi appartenga e che io non appartenga ad
essa. Ma proprio questo mio sradicamento e questa estraneità mi mette
nella posizione privilegiata di chi può vedere oltre certe apparenze
e di chi può impunemente oltrepassare certe linee di frontiera consolidate
dalla tradizione. Una naturale inclinazione verso l'indipendenza mi
ha portato a pensare ad un certo punto che io dovessi fare l'imprenditore.
Lo sbriciolarsi provvidenziale dei miei progetti mi ha portato a capire
che quella non era la mia strada. In realtà, dovevo arrivare a concepire
un altro modo di intraprendere e per trovarmi a mio agio in questo ruolo
lo avrei dovuto decostruire, per poi ricostruirlo con materiali di diversa
provenienza. Sto progredendo su questa strada, con l'aiuto, da un lato,
dell'antropologia e, dall'altro, di un gruppo di amici che mi aiutano
a capire qual è la mia strada. Intraprendere significa ora, per me,
costruire condizioni di vita vivibile (vivibilità intesa in due modi:
materiale e simbolica, soddisfazione dei bisogni materiali e di quelli
di senso). Vuol dire combinare tutti gli elementi produttori di vita,
quelli che fanno vivere perché producono utilità e quelli che fanno
vivere perché danno senso. Attualmente svolgo assistenza domiciliare
in una cooperativa di servizi. Mi capita, però, di cambiare spesso lavoro,
nel tentativo di sottrarmi alla schiavitù dell'appartenenza esclusiva
ad una organizzazione che pretende di asservirmi assorbendomi tutte
le risorse. Oltre a quello di lavoratore, svolgo il ruolo di padre di
una bambina di 9 anni. Fra me e lei spesso non si capisce chi è l'educatore
e chi l'educato, visto che ci scambiamo volentieri i ruoli. Nel villaggio,
oltre che a dare una mano dove serve, vorrei dedicarmi a lavori agricoli
e a svolgere attività esterne legate all'educazione ambientale, consulenze
sulle dinamiche di gruppo, corsi di educazione allo sviluppo. Nel prossimo
futuro debbo dedicare molto tempo e sforzi per studiare per laurearmi,
cosa che non risulterà semplice vista la mia naturale tendenza alla
pigrizia. Il principio che fa incardinare l'individuale e il collettivo
non deve essere, secondo me, quello di: mi sacrifico per il bene comune,
ma piuttosto quello di: creiamo delle utilità concrete, stringenti,
inequivoche, sotto il profilo materiale e colleghiamole a una costellazione
di valori che ci faccia sentire realizzati, che ci faccia vivere una
vita che è nostra e morire di una morte che è nostra e che ameremo come
avremo amato la nostra vita. La mia speranza e il mio pensiero fisso
sono quelli di poter essere utile agli altri per realizzare questo progetto.
Se riuscirò a dare anche un piccolo contributo, penso che non sarebbe
male. Per un rifiuto umano come me (15 aprile 2000)
Fabrizio
Santori email santori.fabrizio@tiscali.it
Nella mia ansia e impazienza che ho da quando avevo 9 anni ho vissuto
per diversi anni all'estero alla ricerca di qualcosa che non sapevo
bene neanche io cosa fosse. In questi anni ho imparato il mestiere di
accordatore di pianoforti che tuttora esercito. Mi sono sempre occupato
di problematiche ambientali e sono sempre stato interessato ad esperienze
di vita alternative al modello dominante. Ho collaborato con il WWF
per diversi anni e infatti in questo ambito ho avviato e diretto il
Centro di Educazione Ambientale di Montelago. Ho avuto esperienze teatrali
in particolare con il gruppo Aenigma di Urbino che mi hanno aiutato
molto a togliermi la maschera che facilmente tendo a mettere fra me
e il mondo. Ho rivalutato moltissimo il ruolo della famiglia ed ora
se i rapporti fra i suoi componenti sono basati sul rispetto e reciprocità
la vedo molto utile nella visione di una vita felice. La mia compagna
è Angela Genova e con lei mi trovo stupendamente. Da qualche anno sono
alla ricerca del Villaggio Ecologico dove andare a vivere perché ho
capito che mi piace molto condividere la vita con altri oltre che con
la mia compagna e mi piace l'idea che i miei figli crescano insieme
ad altri bambini e abbiano tanti modelli a cui attingere. All'interno
di un Villaggio Ecologico dove si sperimenta un vivere sostenibile sia
nel campo ambientale che sociale penso che mi troverei molto a mio agio.
Non è facile disimparare a prevaricare gli altri e a far carriere in
competizione con tutti gli altri cercando di raggiungere quello status
sociale dove la prova del successo è comperare il piu' possibile cose
di cui non si ha vero bisogno e avere dei subordinati a cui dare ordini.
Non è facile ma al momento lo ritengo indispensabile perché mi sembra
che sia molto più utile collaborare invece che competere. Nella competizione
c'è sempre un perdente e che questo possa essere io o no comunque questa
idea che qualcuno lo possa essere non mi lascia tranquillo. Sento la
necessità di collaborare a cercare un modello che dia la possibilità
a tutti di poter decidere della propria vita e di avere rispetto per
la propria individualità. I capi, i manager, i guru, se in generale
assumono questo ruolo a sola dimostrazione del proprio potere acquisito
sugli altri, non mi sono affatto simpatici. Alla delega e a la sottomissione
preferisco la distribuzione delle responsabilità e il riconoscimento
di pari dignità.
Ho raccolto varie esperienze di villaggi in giro per il mondo e mi sto
facendo una mia idea di come potrebbe funzionare un villaggio. Ritengo
importantissimo riuscire a conciliare la necessità di avere uno spazio
"privato" per il mio nucleo familiare con vicinissimo altri spazi condivisi
con altri. Da qualche anno lavoro alla costruzione di un nuovo Villaggio
Ecologico. Le ultime esperienze significative sono state la scoperta
della comunità degli Elfi e la scoperta delle Comunità Famiglia come
quella di Villapizzone a Milano e a Castellazzo. Sono convinto che il
modello di sviluppo dominante sia da cambiare profondamente perché mi
sembra sia alla base delle cause della sofferenza e povertà che inspiegabilmente
c'è ancora nel mondo. Sono convinto che l'emergenza è trovare un modello
alternativo. Sono sicuro che il mondo puo' cambiare rotta solamente
se i suoi abitanti, individualmente vogliono farlo. Prima lo decideranno
e piu' facile sarà la riconversione. Mi piace molto quella branca della
educazione ambientale che si pone come obiettivo di stimolare questa
capacità dell'individuo di poter decidere in base alla proprio sensibilità,
coscienza, convinzioni e conoscenze maturate perché in questo vedo la
possibilità di sviluppare persone libere e quindi un mondo non di "replicanti".
Non riesco a condividere chi si arroga la pretesa di sapere la verità
da rivelare e non perde occasione per utilizzare il proprio carisma
o abilità a fare il "pastore" quando ha un branco di pecore che gli
riconosce questo ruolo. Non mi piace perché il mondo che costruisce
questo modello non penso che sia di persone libere ma di persone che
hanno bisogno di un modello da replicare ciecamente, con un atto di
fede, senza capirne veramente neanche il perché. Questo tipo di discepoli
non mi sembra che possano essere in grado di affrontare e risolvere
situazioni di complessità, nuove e inedite( che probabilmente tutti
ci troveremo costretti ad affrontare ) in modo autonomo e originale,
ma saranno capaci solamente di scimmiottare quello che il "capo faceva"
o il "capo diceva".
Il primo che deve cambiare ritengo che sia proprio io. Non mi sento
immune da questo modello dominante e cerco di uscirne fuori il più possibile
facendo attenzione ai miei consumi e al mio stile di vita, che infatti
rimetto in discussione in continuazione. Mi piace lavorare alla costruzione
e consolidamento della mia capacità critica per avere quella autonomia
che mi sembra indispensabile per fare scelte consapevoli e coerenti
con me stesso. E' un percorso duro e pieno di ostacoli, ma non riesco
proprio a vedermi nel facile e irresponsabile conformismo che ho come
alternativa. Per questo sento il bisogno importante e prioritario di
lavorare su questo campo. Più villaggi ecologici sorgeranno più si diffonderà
la coscienza della possibilità di cambiamento e sarà evidente che è
possibile vivere "bene" e in modo sostenibile per tutti gli
abitanti della terra.
Il cambiamento non implica necessariamente un peggioramento del proprio
standard di vita, mi è ormai chiaro che implica l'abbandono di valori
ed obiettivi che vanno sostituiti con altri e che è più un fatto mentale.
La qualità della vita penso che sia anche sapere di contribuire ad ostacolare
la diffusione della sofferenza con il proprio consumo ed uno stile di
vita etico.
Il villaggio ecologico ideale è per me un laboratorio di ricerca dove
far tesoro delle scoperte fatte ma che allo stesso tempo tutto viene
rimesso in discussione in continuazione.
Questo è quello che mi sembra di vedere nel mio specchio in questo momento.
Grazie dell'attenzione e ringrazio anticipatamente chi sinceramente
si sente di darmi consigli o indicazioni o collaborare con me sulla
strada che cerco di percorrere. Saluti
Fabrizio Santori
3485114842
(11 dicembre 2003)
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