[home page]

CHI SIAMO ?

Ecco alcune nostre autopresentazioni!

 
     

e tanti altri simpatizzanti:

Stefania, Fausto, Amanda, Loris, Roberto e Ilde, Miriam, Christian e Michela, Nina, Luna, Andrea, Goffredo e Betta, Checco, Silvia, Emanuela, Alessandro, Cinzia, Guglielmo, Alessandro, Silvia .....

Guglielmo Pierce Miriam Gianpiero Zendali Fabrizio Santori Michela Christian Fabrizio Bellucci Nina Carabaich Luna Carabaich
Betta Guglielmo  Pierce Angela Genova Nina Carabach Bianca Goffredo Federica Luna Eva Lotz di Upacchi Silvia

[inizio pagina]
[inizio pagina]

Clicca per Ingrandire
Franco e Angela Pasotto

[inizio pagina]

Clicca per ingrandireCinzia Nadisha

 

[inizio pagina]

Clicca per ingrandire
Esther

[inizio pagina]

Clicca per IngrandireEzio

[inizio pagina]

Clicca per ingrandireAlessia Bellucci geotritone@libero.it

Mi chiamo Fabrizio Bellucci, sono nato a Fabriano l'8 ottobre 1954. Sognatore inguaribile, vengo spesso sorpreso dai miei amici mentre, completamente disattento verso quanto succede intorno a me, vago con la testa fra le nuvole. Ho una spiccata attitudine verso il ragionamento astratto, che finora ho svolto secondo moduli e regole tipiche della logica razionale e che ora intendo proseguire facendo prevalere la modalità emozionale su quella razionale e la modalità soggettiva su quella oggettiva. La propensione a vivere situazioni di frontiera, e la simpatia che ho sempre nutrito per la trasgressione delle regole, anche logiche ed ideologiche, mi ha portato naturalmente ad allenare il pensiero a muoversi attraverso i confini codificati, a sperimentare il valore delle contaminazioni. Nella vita, infatti e fortunatamente, sono stato e rimango un fallito, sotto tutti i punti di vista: intellettuale, lavorativo, sentimentale, familiare….Ciò mi ha portato a guardare alla vita, con sofferenza, da esterno. La vita con il suo clamore mi passa davanti e, mentre ne osservo lo svolgersi, sembra che non mi appartenga e che io non appartenga ad essa. Ma proprio questo mio sradicamento e questa estraneità mi mette nella posizione privilegiata di chi può vedere oltre certe apparenze e di chi può impunemente oltrepassare certe linee di frontiera consolidate dalla tradizione. Una naturale inclinazione verso l'indipendenza mi ha portato a pensare ad un certo punto che io dovessi fare l'imprenditore. Lo sbriciolarsi provvidenziale dei miei progetti mi ha portato a capire che quella non era la mia strada. In realtà, dovevo arrivare a concepire un altro modo di intraprendere e per trovarmi a mio agio in questo ruolo lo avrei dovuto decostruire, per poi ricostruirlo con materiali di diversa provenienza. Sto progredendo su questa strada, con l'aiuto, da un lato, dell'antropologia e, dall'altro, di un gruppo di amici che mi aiutano a capire qual è la mia strada. Intraprendere significa ora, per me, costruire condizioni di vita vivibile (vivibilità intesa in due modi: materiale e simbolica, soddisfazione dei bisogni materiali e di quelli di senso). Vuol dire combinare tutti gli elementi produttori di vita, quelli che fanno vivere perché producono utilità e quelli che fanno vivere perché danno senso. Attualmente svolgo assistenza domiciliare in una cooperativa di servizi. Mi capita, però, di cambiare spesso lavoro, nel tentativo di sottrarmi alla schiavitù dell'appartenenza esclusiva ad una organizzazione che pretende di asservirmi assorbendomi tutte le risorse. Oltre a quello di lavoratore, svolgo il ruolo di padre di una bambina di 9 anni. Fra me e lei spesso non si capisce chi è l'educatore e chi l'educato, visto che ci scambiamo volentieri i ruoli. Nel villaggio, oltre che a dare una mano dove serve, vorrei dedicarmi a lavori agricoli e a svolgere attività esterne legate all'educazione ambientale, consulenze sulle dinamiche di gruppo, corsi di educazione allo sviluppo. Nel prossimo futuro debbo dedicare molto tempo e sforzi per studiare per laurearmi, cosa che non risulterà semplice vista la mia naturale tendenza alla pigrizia. Il principio che fa incardinare l'individuale e il collettivo non deve essere, secondo me, quello di: mi sacrifico per il bene comune, ma piuttosto quello di: creiamo delle utilità concrete, stringenti, inequivoche, sotto il profilo materiale e colleghiamole a una costellazione di valori che ci faccia sentire realizzati, che ci faccia vivere una vita che è nostra e morire di una morte che è nostra e che ameremo come avremo amato la nostra vita. La mia speranza e il mio pensiero fisso sono quelli di poter essere utile agli altri per realizzare questo progetto. Se riuscirò a dare anche un piccolo contributo, penso che non sarebbe male. Per un rifiuto umano come me (15 aprile 2000)

[inizio pagina]

Clicca per IngrandireFabrizio Santori email santori.fabrizio@tiscali.it
Nella mia ansia e impazienza che ho da quando avevo 9 anni ho vissuto per diversi anni all'estero alla ricerca di qualcosa che non sapevo bene neanche io cosa fosse. In questi anni ho imparato il mestiere di accordatore di pianoforti che tuttora esercito. Mi sono sempre occupato di problematiche ambientali e sono sempre stato interessato ad esperienze di vita alternative al modello dominante. Ho collaborato con il WWF per diversi anni e infatti in questo ambito ho avviato e diretto il Centro di Educazione Ambientale di Montelago. Ho avuto esperienze teatrali in particolare con il gruppo Aenigma di Urbino che mi hanno aiutato molto a togliermi la maschera che facilmente tendo a mettere fra me e il mondo. Ho rivalutato moltissimo il ruolo della famiglia ed ora se i rapporti fra i suoi componenti sono basati sul rispetto e reciprocità la vedo molto utile nella visione di una vita felice. La mia compagna è Angela Genova e con lei mi trovo stupendamente. Da qualche anno sono alla ricerca del Villaggio Ecologico dove andare a vivere perché ho capito che mi piace molto condividere la vita con altri oltre che con la mia compagna e mi piace l'idea che i miei figli crescano insieme ad altri bambini e abbiano tanti modelli a cui attingere. All'interno di un Villaggio Ecologico dove si sperimenta un vivere sostenibile sia nel campo ambientale che sociale penso che mi troverei molto a mio agio. Non è facile disimparare a prevaricare gli altri e a far carriere in competizione con tutti gli altri cercando di raggiungere quello status sociale dove la prova del successo è comperare il piu' possibile cose di cui non si ha vero bisogno e avere dei subordinati a cui dare ordini. Non è facile ma al momento lo ritengo indispensabile perché mi sembra che sia molto più utile collaborare invece che competere. Nella competizione c'è sempre un perdente e che questo possa essere io o no comunque questa idea che qualcuno lo possa essere non mi lascia tranquillo. Sento la necessità di collaborare a cercare un modello che dia la possibilità a tutti di poter decidere della propria vita e di avere rispetto per la propria individualità. I capi, i manager, i guru, se in generale assumono questo ruolo a sola dimostrazione del proprio potere acquisito sugli altri, non mi sono affatto simpatici. Alla delega e a la sottomissione preferisco la distribuzione delle responsabilità e il riconoscimento di pari dignità.
Ho raccolto varie esperienze di villaggi in giro per il mondo e mi sto facendo una mia idea di come potrebbe funzionare un villaggio. Ritengo importantissimo riuscire a conciliare la necessità di avere uno spazio "privato" per il mio nucleo familiare con vicinissimo altri spazi condivisi con altri. Da qualche anno lavoro alla costruzione di un nuovo Villaggio Ecologico. Le ultime esperienze significative sono state la scoperta della comunità degli Elfi e la scoperta delle Comunità Famiglia come quella di Villapizzone a Milano e a Castellazzo. Sono convinto che il modello di sviluppo dominante sia da cambiare profondamente perché mi sembra sia alla base delle cause della sofferenza e povertà che inspiegabilmente c'è ancora nel mondo. Sono convinto che l'emergenza è trovare un modello alternativo. Sono sicuro che il mondo puo' cambiare rotta solamente se i suoi abitanti, individualmente vogliono farlo. Prima lo decideranno e piu' facile sarà la riconversione. Mi piace molto quella branca della educazione ambientale che si pone come obiettivo di stimolare questa capacità dell'individuo di poter decidere in base alla proprio sensibilità, coscienza, convinzioni e conoscenze maturate perché in questo vedo la possibilità di sviluppare persone libere e quindi un mondo non di "replicanti". Non riesco a condividere chi si arroga la pretesa di sapere la verità da rivelare e non perde occasione per utilizzare il proprio carisma o abilità a fare il "pastore" quando ha un branco di pecore che gli riconosce questo ruolo. Non mi piace perché il mondo che costruisce questo modello non penso che sia di persone libere ma di persone che hanno bisogno di un modello da replicare ciecamente, con un atto di fede, senza capirne veramente neanche il perché. Questo tipo di discepoli non mi sembra che possano essere in grado di affrontare e risolvere situazioni di complessità, nuove e inedite( che probabilmente tutti ci troveremo costretti ad affrontare ) in modo autonomo e originale, ma saranno capaci solamente di scimmiottare quello che il "capo faceva" o il "capo diceva".
Il primo che deve cambiare ritengo che sia proprio io. Non mi sento immune da questo modello dominante e cerco di uscirne fuori il più possibile facendo attenzione ai miei consumi e al mio stile di vita, che infatti rimetto in discussione in continuazione. Mi piace lavorare alla costruzione e consolidamento della mia capacità critica per avere quella autonomia che mi sembra indispensabile per fare scelte consapevoli e coerenti con me stesso. E' un percorso duro e pieno di ostacoli, ma non riesco proprio a vedermi nel facile e irresponsabile conformismo che ho come alternativa. Per questo sento il bisogno importante e prioritario di lavorare su questo campo. Più villaggi ecologici sorgeranno più si diffonderà la coscienza della possibilità di cambiamento e sarà evidente che è possibile vivere "bene" e in modo sostenibile per tutti gli abitanti della terra.
Il cambiamento non implica necessariamente un peggioramento del proprio standard di vita, mi è ormai chiaro che implica l'abbandono di valori ed obiettivi che vanno sostituiti con altri e che è più un fatto mentale. La qualità della vita penso che sia anche sapere di contribuire ad ostacolare la diffusione della sofferenza con il proprio consumo ed uno stile di vita etico.
Il villaggio ecologico ideale è per me un laboratorio di ricerca dove far tesoro delle scoperte fatte ma che allo stesso tempo tutto viene rimesso in discussione in continuazione.
Questo è quello che mi sembra di vedere nel mio specchio in questo momento.
Grazie dell'attenzione e ringrazio anticipatamente chi sinceramente si sente di darmi consigli o indicazioni o collaborare con me sulla strada che cerco di percorrere. Saluti
Fabrizio Santori
3485114842
(11 dicembre 2003)

[inizio pagina]

Clicca per IngrandireGiovanni Gobbi

[inizio pagina]

Clicca per ingrandireLuca Ojas

 

[inizio pagina]

Clicca per IngrandireSonia

[inizio pagina]

Clicca per IngrandireVincenzo

[inizio pagina] [home page] [Che cosa è ?] [Chi siamo?] [Progetto Generale]
[Possibilità][E-Mail]