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Senza
pannolino
22/01/2008 - Clara Scropetta
Fare a meno dei pannolini? Una mamma racconta la sua
esperienza: soddisfazioni, difficoltà e consigli.
Era il giugno di sei anni fa quando, splendidamente
incinta, mi aggiravo per acquistare le prime cose, tra
cui un discreto numero di pannolini di cotone. Mi avessero
detto allora che non era necessario usarli e che perfino
un bambino appena nato sa quando deve andare al bagno
ed è in grado di segnalarlo, avrei reagito probabilmente
con incredulità e scetticismo. E invece è possibile,
l’ho scoperto subito dopo la nascita del mio primo figlio
ed è una scoperta che ho subito messo in pratica con
successo e molta soddisfazione. Il mio intento è di
spiegare con chiarezza e semplicità come ho fatto e
di incoraggiare altre mamme e papà almeno a provare.
Mi guida e mi ispira una ricca esperienza personale,
sono oramai al terzo figlio cresciuto senza pannolini,
e la constatazione inequivocabile che molti bambini
abituati a usare il pannolino cercano di esprimere il
loro bisogno fino al pianto disperato senza essere compresi.
Proviamo a metterci nei loro panni: immaginiamo di non
essere in grado di camminare, di ritrovarci nella condizione
di dover andare al bagno e, a dispetto dei tentativi
di farci comprendere da chi ci accudisce, ricevere tutt’altro
in risposta alla nostra richiesta: cibo, bibite, carezze
o addirittura nervosismo finché, rassegnati, ce la facciamo
addosso. Questa è la situazione che si trovano a vivere
i nostri bambini, quando i loro segnali vengono ignorati.
A loro non resta nient’altro che abituarsi a fare i
loro bisogni nel pannolino. Tengo adesso in braccio
l’ultima nata, di un mese e mezzo, che non ha mai indossato
un pannolino e che al momento attuale ci dà un paio,
letteralmente, di flanelline da sciacquare al giorno
mentre tutto il resto finisce in una bacinella o nel
lavandino. La guarda anche sua sorella, di quasi tre
anni, cui è toccato il medesimo destino grazie ad un
articolo[1] che lessi poco prima della sua nascita.
Con lei mi sono proprio rieducata alla comunicazione
profonda con il neonato: gli incidenti sono stati più
numerosi di ora, ma neanche un momento mi sono ricreduta
sulla scelta fatta. Il primogenito, cinque anni, ha
dato avvio involontariamente a tutta la storia. Lui
ha indossato i ciripà ma, con la complicità del clima
caldo e della vita all’aria aperta in un ambiente incontaminato,
è rimasto tanto nudo. Ciò ha permesso a lui di familiarizzare
con i propri escrementi, di essere più libero nei movimenti
e di cominciare presto e senza difficoltà a servirsi
del vasino e poi del wc. A me di apprezzare ogni pannolino
che non dovevo lavare e di constatare che, curiosamente,
a volte, giusto un attimo prima lui urinasse mi passava
per la testa che ne avesse bisogno. Non presi mai l’iniziativa
di proporgli un luogo adatto per farlo prima che camminasse,
tuttavia quando incappai in quell’articolo sulla cosiddetta
«elimination communication»[2], detta anche «igiene
naturale»[3], lui aveva poco più di due anni, era da
tempo indipendente sia di giorno che di notte e io non
ero per nulla né incredula, né scettica. Così successe
che con la secondogenita mi immersi fin dalla nascita
in un’attenta osservazione dei suoi segnali. Pazzesco!
Quasi non ci credevo, una creatura nata da nemmeno 24
ore che dormiva placida accanto a me, d’improvviso un
leggero movimento, come un tremito di tutto il corpo,
lei che si sveglia ed ecco arrivare la pipì. I bambini
contrariamente a quel che si dice non si liberano praticamente
mai nel sonno. Per la cacca si trattava di un movimento
più deciso e intenso accompagnato da una tipica espressione
del viso. Munita di una bacinella mi misi all’opera
con notevoli soddisfazioni. Funzionava davvero. Fin
dall’inizio ho fatto completamente a meno di pannolini,
aiutata dal costante contatto fisico tra me e la bambina.
A protezione nel caso non fossi tempestiva o non comprendessi
il messaggio ho usato le flanelle e i mollettoni che
di solito si mettono all’interno dei ciripà, assieme
ad asciugamani e al preziosissimo vello d’agnello sul
letto. Il vello d’agnello, conciato naturalmente e senza
ulteriori trattamenti, oltre ad essere molto gradevole
si asciuga rapidamente e non fa assolutamente odore.
E’ stato un alleato importante nella scelta radicale
di lasciare la bambina nuda anche la notte mantenendo
il letto asciutto e piacevole, senza plastica o gomma.
Quindi di giorno tenevo la bambina in braccio o nel
fazzoletto con un tessuto sotto il suo culetto e le
proponevo di evacuare sulla bacinella o nel lavello
quando mi accorgevo dei suoi segnali. Integravo la lettura
dei segnali corporei quali movimenti, tipo di respirazione
e irrequietezza con l’osservazione del ritmo; era quasi
sistematica la pipì ad ogni risveglio e quindi presi
a proporla di routine. Nel frattempo cresceva l’intuizione,
ovvero quell’alchimia che possiamo anche chiamare telepatia.
La tenevo sotto le ginocchia, appoggiata con la schiena
e la testa alla mia pancia a gambe sollevate come si
vede nella foto. Questa posizione è molto vicina a quella
fisiologica, accucciati. Le bisbigliavo «psspss» o «ummh»
a seconda dei casi per instaurare una comunicazione
bilaterale che si rivela utile per invitare il bambino
ad evacuare prima di salire in macchina o prima di andare
a dormire, per esempio. Di notte dormivamo vicine, lei
sul vello di agnello coperto da un tessuto assorbente;
di solito mi svegliavo che era già bagnato, lo cambiavo
rapidamente senza aprire veramente gli occhi e se necessario
la allattavo riaddormentandomi. Spesso succedeva urinasse
durante la poppata per cui mi ero abituata a tenere
la bacinella sotto per ogni evenienza; probabilmente
in questi casi avevo frainteso e non avevo offerto il
seno a proposito. Stavo imparando! Infine io e mia figlia
di tre mesi eravamo assolutamente impeccabili e rimanemmo
in quest’idillio finché cominciò a gattonare. Fu l’inizio
di un periodo di confusione e malintesi. Mi ritrovai
immersa in molte attività, in casa e fuori e spesso
non riuscivo ad avere l’attenzione a ricevere i messaggi
«telepatici». Se la bambina andava in giro potevo contare
unicamente sulla comunicazione intuitiva infatti, mentre
quando la portavo o ci dormivo vicino si integrava con
quella corporea. In particolare la presenza di persone
scettiche sul metodo mi disturbava. Successe anche che
diventai insofferente agli incidenti; li vivevo come
un fallimento e me ne vergognavo. La bambina reagì con
veri e propri scioperi, ovvero tra sonore proteste rifiutava
bacinella o bagno per poi farla sul pavimento. Ho imparato
che è importantissimo essere doppiamente presenti nei
momenti di cambiamento inerenti lo sviluppo psicomotorio
del bambino ma anche le vacanze, i traslochi, le separazioni
o simili. Consiglio inoltre di tenersi alla larga da
chi non ci crede, se si è sensibili alla critica altrui.
Assolutamente indispensabile è riuscire ad ignorare
emozionalmente gli incidenti: una passata di straccio,
un pantalone da lavare e via, senza una parola. Così
facendo gli scioperi vengono revocati e gli incidenti
si riducono fino a scomparire. In fondo, se in una giornata
si riesce a «prendere» anche solo una pipì, è sempre
meglio che ignorare i segnali del bambino! Tutte le
difficoltà erano offuscate dagli evidenti vantaggi.
Il bambino non deve continuamente «portare» il pannolino,
non soffre più di arrossamenti ed eritemi cutanei, non
rischia di restare nei suoi escrementi, non deve imparare
con fatica ad usare il vasino d’improvviso e soprattutto
beneficia della comunicazione attiva con l’adulto. Non
c’è più bisogno di investire tempo e denaro per lavaggi
o acquisti, con non trascurabili ripercussioni ambientali.
Viene completamente meno la necessità di educare all’uso
del vasino, con tutti i suoi drammi e l’impegno di tempo
e pazienza: il bambino lo sa fare, e lo vuole fare,
per natura! Con la nostra ultima nata ho rifatto fin
dalla nascita lo stesso percorso, usando solo dei panni
di protezione giorno e notte, e sono davvero impressionata
dalla differenza: non mi ero resa conto di avere imparato
così tanto! I messaggi mi sono più chiari (anche la
notte), sono più rilassata e mi pare che la bambina
sia molto più risoluta, fin dai primissimi giorni di
vita. Come se sapesse che l’ho già fatto con sua sorella
e si aspetti da me la naturale competenza. Adesso sono
curiosa di vedere come si evolverà nei prossimi mesi…
quali difficoltà avremo da superare assieme? Quest’esperienza
mi nutre e mi gratifica; sono assolutamente soddisfatta
dei risultati e orgogliosa di dare questo modesto contributo
all’ecologia di vita, sia essa di consumi o di relazioni.
Rido divertita pensando come a volte non dessi retta
- con ovvii risultati - al primogenito, che mi avvertiva
quando sua sorella a carponi aveva bisogno del bagno.
Sorrido osservando la secondogenita far fare pipì nella
bacinella a una bambolina dopo averla tirata fuori da
quel pezzo di tessuto annodato che le serve da telo
porta bebé. Per rieducarsi all’ascolto del bambino non
è affatto necessario modificare le proprie abitudini
nella cura del bambino, anche se il contatto fisico
continuato rende le cose più semplici. L’importante
è un’attenzione amorevole. Non si tratta di meno o più
lavoro rispetto all’uso di pannolini, si tratta di un
lavoro completamente diverso e decisamente più gratificante.
Certamente la presenza di un adulto che si prenda cura
del bambino è imprescindibile, quindi non è applicabile
negli asili nido o strutture simili dove l’educatore
si trova ad accudire più bambini contemporaneamente.
Però tutte le varianti sono possibili e pensabili, adattandosi
alla situazione specifica e rendendolo praticabile anche
alle madri che riprendono a lavorare come previsto dalla
legge (precocemente). Si può fare «senza pannolino»
part-time, «prendere» solo la prima pipì o cacca al
risveglio, perfino lasciar fare nel pannolino tenendo
il bambino in posizione. La sola consapevolezza che
il bambino «sa», e magari un paio di pannolini in meno
al giorno, sono già un grande risultato. Anche se a
prima vista può sembrare complicato allo standard occidentale
di vita medio, tutto ciò che è necessario è la presenza
di un adulto che si impegna nell’«igiene naturale».
Tutti gli altri aspetti pratici trovano soluzione con
un po’ di fantasia e la nonna magari si lascia volentieri
coinvolgere in questo progetto. Quando cominciare? Adesso!
L’ideale naturalmente è sin dai primi giorni di vita
(senza esagerare nelle aspettative, si tratta all’inizio
di un vero allenamento per riappropriarsi di questa
conoscenza) ma non è mai troppo tardi. Ho letto che
le difficoltà maggiori s’incontrano quando il bambino
comincia a gattonare o a camminare, e la mia esperienza
conferma che si tratta di periodi delicati. Tuttavia
recentemente ho ospitato un’amica con la sua bambina
di dieci mesi che stava cominciando a camminare. Lei
era informata su questa possibilità ma non riusciva
a cominciare. In tre settimane, grazie al nostro appoggio,
all’esempio, ai suggerimenti, alla tranquillità in caso
di «incidenti» e alla sua determinazione è ripartita
felice, senza più pannolini né il giorno né la notte.
E‘ stata un’esperienza eccezionale. Grazie ai miei bambini
ho recuperato importanti conoscenze che ora posso trasmettere
onorando la terra e le sue risorse con una pratica semplice,
assolutamente naturale e fisiologica, da sempre praticata
in tutto il mondo. Mi pare perfino bizzarro, adesso,
che si consideri normale usare dei pannolini per raccogliere
gli escrementi pensando che i bambini non se ne rendano
conto. Essere genitori, e in particolare praticare l’igiene
naturale, risulta a volte difficile e anche impossibile:
ci teniamo così tanto a non compiere nessun errore!
Ricordiamoci che tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere
è già dentro di noi e attende solo di essere riscoperto.
Impatto ambientale[4] I numeri parlano chiaro: 10000
pannolini in media per bambino, 18 miliardi di tonnellate
all’anno di pannolini usa e getta nei soli Stati Uniti,
500 anni necessari alla decomposizione di pannolini
convenzionali, 540 litri d’acqua all’anno per lavare
i pannolini di cotone se cambiati sei volte al giorno
(una evidente sottostima). Nel confronto tra la stoffa
e il monouso: metà di rifiuti ma utilizzo triplo di
risorse (energia elettrica, petrolio e gas) per i pannolini
lavabili, consumo di materie prime sette volte maggiore
per gli usa e getta. Senza far menzione dell’uso di
sostanze tossiche per la produzione o dei detersivi
utilizzati per lavare e immaginando che il cotone sia
di produzione biologica… chiaramente tra le due possibilità,
compresa quella di pannolini «compostabili», la terza
alternativa - senza pannolini - è senza dubbio la più
ecologica! 1.Dr. Sarah Buckley, An introduction to elimination
communication, Themothermagazine, n.3 autunno 2002 2.
termine usato da Louise Bouckie nel libro Senza Pannolino,
Ed. Aam Terra Nuova 3. termine usato da Ingrid Bauer,
4. tutti i dati forniti da Natec, «Elimination timing»
Informazioni dettagliate, pareri di medici e pediatri
ed altre esperienze di mamme si possono trovare nel
libro Senza Pannolino, Ed. Aam Terra Nuova in vendita
all'indirizzo http://shop.aamterranuova.it/shopexd.asp?id=23
Vuoi discuterne con noi? Vai al nostro forum all'indirizzo
http://forum.aamterranuova.it/forum_topics.asp?FID=5
[1] Dr. Sarah Buckley, An introduction to elimination
communication, Themothermagazine, n.3 autunno 2002 [2]
termine usato da Louise Bouckie [3] termine usato da
Ingrid Bauer , www.natural-wisdom.com [4] tutti i dati
forniti da Natec, « Elimination timing » Titolo: Senza
pannolino - Come educare i neonati al vasino, sin dai
primi mesi di vita Autore: Laurie Boucke Editore: AAM
Terra Nuova cod. EA005 - pp. 200 - euro 13,00 (prezzo
per gli abbonati euro 11,70) Puoi ordinare il libro
on line su shop.aamterranuova.it o per fax al numero
055 3215793 Visita il nostro shop on line per conoscere
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