|
ultimo
aggiornamento
16/05/2006 |
| Home | CLASSIFICA | Mappa Sito | Ricerca nel Sito | Collabora con Noi | Blog | Guida | Contatti |
|
Economia etica e solidale marchigiana Bollettino
di cultura e notizie on line per un nuovo mondo possibile Bollettino Anno II Numero 1- Aprile 2006 Temi : economia solidale, consumo critico, ecologia e produzioni eco-compatibili, esperienze di riciclo e riuso, energie rinnovabili, stili di vita alternativi, finanza etica, agricoltura biologica, cooperazione, cooperazione internazionale, turismo responsabile, medicina integrata, monete regionali, iniziative di pace, informazione libera, democrazia partecipativa |
|
Economia Solidale |
| Relazione al Forum della Rete marchigiana di Economia solidale |
| Le "Pagine arcobaleno" e i "Comportamenti solidali" |
| Istituzioni |
|
Energia & Ambiente |
| Crisi energetica |
| Contratto mondiale per l'energia e il clima |
| Svezia libera dal petrolio |
| Biodiesel e olio vegetale |
| Climatizzatore auto |
|
Nuovi stili di vita |
| Il Gassosa: un Gas che osa |
| Per quanto tempo ancora |
| L'auto condivisa |
|
Per la nostra salute |
|
Tecnologia & Comunicazione |
| Software libero in provincia di Pesaro |
| FeedBack |
| Forum regionale sull'acqua |
| Forum nazionale sull'acqua |
|
Rapporto coi lettori |
| Comunicazione |
| Passa parola |
|
Cari
lettori, viviamo
in tempi di difficoltà per l'umanità. La crisi energetica si
preannuncia sempre più grase (vedi articoli) e si fanno guerre crudeli per
l'accaparramento delle materie prime combustibili, che vengono anche
utilizzate come strumento di enormi guadagni e di potere. Un'altra
di queste guerre sembra alle porte (Iran), con la prospettiva che venga
combattuta anche con armi nucleari. La crisi ecologica si fa sempre
più grave. Quelli della mia età hanno potuto sperimentare, passando
dalla fanciullezza fino all'età media, un impoverimento drastico
dell'ambiente, con la scomparsa di molte specie vegetali e animali, che
allietavano i luoghi di vita, e con l'appiattimento del paesaggio.
C'è veramente molto da rimpiangere. Aria, acqua e suolo sono sempre
più inquinati. Le epidemie nel mondo animale imperversano e
colpiscono con sempre più frequenza e gravità, attaccando sia le specie
domestiche che quelle selvatiche e trasmettendosi anche all'uomo.
Indipendentemente da questo, molte nuove malattie, incurabili, hanno
colpito l'umanità compresi i giovani e i bambini. Le ingiustizie a livello
globale sono sempre più forti, per esempio, poche centinaia di famiglie
hanno redditi superiori a molti stati popolosi. A causa di questo,
nonostante l'enorme progresso tecnico e scientifico, di cui tutti
dovrebbero beneficiare, miliardi di persone mancano ancora dei beni
basilari.
Nonostante
questa situazione, noi della Rete marchigiana di Economia solidale,
vogliamo coltivare la speranza e non rimanere passivi. Desideriamo
far crescere una comunità di persone, orientate verso i grandi valori, che
cercano di vivere in modo nuovo, nei consumi, negli stili di vita, nel
lavoro, nel creare imprese, nel rapportarsi alle altre persone e agli
altri popoli. Vogliamo riprendere in mano la vita, dal basso, senza
delegare. Vogliamo mettere a dimora i semi di un mondo nuovo a
partire da noi stessi, dai nostri pensieri e sentimenti e dalle nostre
azioni quotidiane. Cercando il dialogo con le molte persone di buona
volontà, orientate eticamente, vogliamo costruire una forza comunitaria,
che cresca gradualmente e sia in grado di incidere nella società, per
farla evolvere verso la pace, l'attenzione verso le generazioni future e
il ben vivere per tutti.
Speriamo
di fornire, anche con questo numero del bollettino, qualche spunto utile
in questa direzione.
Buona
lettura.
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
RELAZIONE INTRODUTTIVA AL FORUM MARCHIGIANO DELL’ECONOMIA ETICA E SOLIDALE a cura di Gabriele Darpetti
DAI VALORI ALLE
PRATICHE
1) IL PERCORSO FATTO FINO AD OGGI
LE TAPPE. Il primo incontro ufficiale del Tavolo RES si
è tenuto il 2 luglio del 2004 (tra pochi giorni saranno venti mesi
esatti), ad esso sono seguiti altri 10 incontri del Tavolo (così lo
avevamo denominato) a cui hanno partecipato, almeno una volta, 63
persone.Gli altri incontri si sono tenuti il: venerdì 15 ottobre 2004 /
sabato 6 novembre 2004 / sabato 18 dicembre 2004 / sabato 5 febbraio
2005 / sabato 2 aprile 2005 /
sabato 14 maggio 2005 / sabato 16 luglio 2005 / sabato 17 settembre 2005 /
sabato 19 novembre 2005 / sabato 14 gennaio 2006. Gli incontri sono stati
quindi 11 (o forse 12) nell’arco di un anno e mezzo. Penso sia opportuno
dare subito atto alla cooperativa Mondo Solidale (ed in particolare a
Paolo Chiavaroli) di essersi fatta carico di promuovere il primo
incontro e soprattutto di ospitarci e dare quindi una “casa” al Tavolo
Res. LA
PARTECIPAZIONE. Ai vari
incontri hanno partecipato mediamente 18 persone. Ripensando agli
obiettivi che ci eravamo dati, non possiamo dirci soddisfatti dal punto di
vista quantitativo, infatti solo 16 persone su 63 hanno partecipato
abbastanza assiduamente e sono state presenti ad oltre la metà degli
incontri. Alcune persone hanno partecipato saltuariamente, mentre altre,
dopo i primi incontri, non sono più venute. Dal punto di vista qualitativo
invece, c’è stata a mio avviso una ricchezza di contributi, un concorso di
sensibilità diverse, un approfondimento di temi e proposte, a cui
raramente mi è capitato di assistere. Le discussioni sono state sempre di
alto livello e anche molto diversificate. Volendo “pensare positivo”
possiamo dire che in questi mesi abbiamo “formato” uno zoccolo duro di
persone che si sono chiarite i contenuti ed i metodi necessari per
costruire un sistema economico alternativo, in cui l’ambiente ed i diritti
della persona siano al primo posto, persone che oggi sono sicuramente
molto importanti per fare un ulteriore “passo in avanti”. Un elemento da sottolineare
è il fatto che all’inizio c’erano persone singole e c’erano persone che
rappresentavano altri soggetti (i Gas, l’agricoltura biologica, il
commercio equo e solidale, Banca etica, l’Associazione Bioars e il settore
della bioedilizia, la cooperazione sociale, le associazioni ambientaliste,
le Ong della cooperazione internazionale, le associazioni di volontariato
e il Csv, ed altre esperienze tipo Emergency, Rete Lilliput, ecc.).
Poi nel tempo l’impegno è
sempre più diventato un fatto personale di coloro che partecipavano al
tavolo: questo è positivo perché indica il buon coinvolgimento e la
motivazione di ciascuno, ma può essere anche negativo in quanto comporta
una minore responsabilizzazione dei soggetti citati, al progetto di
costruzione della rete Res. L’ORGANIZZAZIONE. Il Tavolo Res è stato fino ad oggi
strutturato in maniera molto informale: l’avviso dell’incontro veniva
diffuso tramite le varie mailing list, ognuno poteva aggiungere argomenti
da discutere all’ordine del giorno predisposto all’ultimo incontro, si
sceglieva un facilitatore dell’incontro che aveva il compito di coordinare
i lavori, si individuava un volontario che redigeva un verbale che poi
veniva inviato in rete, quale pro-memoria delle cose discusse. Un elemento su cui
riflettere, per il futuro, può essere dato dal fatto che gli argomenti che
venivano posti in discussione erano liberamente proposti da chiunque lo
desiderasse, o dall’emergenza di quel momento al tavolo, quindi è mancato
un filo conduttore con delle precise priorità, che ha rallentato
l’individuazione degli obiettivi strategici su cui concentrare il nostro
lavoro. E’ altresì vero che questa modalità ha consentito di dare spazio a
tutti e ci ha aiutato a conoscerci meglio reciprocamente. La
struttura è stata quindi molto semplice, democratica, basata sulla ricerca
del massimo consenso sulle cose che si discutevano. In questo modo ci si
preoccupava poco di chi c’era, e soprattutto di chi non c’era, partendo
dal presupposto che tutti erano informati, e che quindi valeva il
principio che i presenti, essendo il risultato di una libera scelta di chi
aveva posto quell’incontro ad alta priorità rispetto ad altri impegni,
avevano il dovere-diritto di decidere sugli argomenti posti in
discussione. In questo caso non si può, quindi, tener conto della
rappresentatività dei presenti, e questo è un limite che occorrerebbe
tentare di correggere. L’obiettivo del Forum,
infatti, nelle sue elaborazioni, dovrà tener conto anche di questo
aspetto. 2) IL DOCUMENTO PROGRAMMATICO QUALE CARTA DEI
VALORI
PUNTO DI PARTENZA E NON
PUNTO DI ARRIVO. Ciò che ha
accompagnato quasi tutti gli 11/12 incontri del Tavolo è stata la
discussione (un pezzo per volta) del documento programmatico, che oggi voi
vedete nella sua versione finale. Ovviamente, parlando di economia
solidale, era necessario fissare alcuni paletti fondamentali, sia per
capirci meglio fra di noi (e vedere se volevamo la stessa cosa), sia per
far capire agli altri quali sono i nostri obiettivi e i valori di fondo a
cui vogliamo ispirare la nostra azione. Inoltre era necessario dotarci di
questo documento perché su questi temi (dell’economia etica e solidale)
tanto si è detto e tanto si è scritto, anche da chi intende cavalcare
un’onda emotiva che interessa molti giovani, e la confusione spesso è
enorme, a tutto vantaggio di chi non ci crede o di chi si sente toccare in
certi interessi non sempre buoni e legittimi. Una confusione che noi
abbiamo tutto interesse a dissipare. Quindi era quanto mai necessario
avere un quadro di riferimento completo, in cui principi, soggetti,
modalità realizzative e valori fondamentali fossero messi in relazione tra
di loro in una visione coerente e chiara. C’è chi infatti tende a prendere
solo certi aspetti, quelli che più fanno comodo, mentre noi vogliamo
esplicitare che il rispetto dei diritti e della dignità della persona
umana non sono disgiunti dal rispetto dell’ambiente e delle risorse
naturali, che non c’è solidarietà senza giustizia, che non c’è giustizia
senza pace, che non c’è qualità della vita senza relazioni corrette tra le
persone, senza democrazia, ecc. Ma questo documento, pur
importante, frutto di molto lavoro, deve comunque essere considerato un
punto di partenza, da arricchire sempre ogni volta che avremo tratto un
insegnamento utile da un’esperienza di economia solidale concreta, ogni
volta che una cultura, una religione, una mente creativa, avrà prodotto
nuovi spunti, avrà fatto emergere nuove ingiustizie da combattere, avrà
dato valore profetico ad una intuizione utile per tutti.
E’ un lavoro per tutti.
Quello di diffonderlo e di cercare il modo di praticarlo, ma anche quello
di arricchirlo e di perfezionarlo. Non c’è qualcuno deputato a far questo.
Dovrà sempre di più essere la sedimentazione di una ricerca e di una
pratica collettiva. PROSEGUIRE L’ELABORAZIONE
CULTURALE E LA FORMAZIONE. Oltre a perfezionare il documento, dovremo
comunque cercare di riempire di contenuti e di motivazioni plausibili il
nostro agire. Per far questo, oltre a lavorare nella realizzazione pratica
di una economia etica e solidale, dovremo continuare a studiare. Ad
approfondire conoscenza. A formarci ed a formare. Inoltre, dobbiamo tener
conto che c’è una generazione che ci guarda, che chiede di capire e di
confrontarsi; è assolutamente necessario coinvolgere i giovani (15/25
anni). Per far questo c’è bisogno, anche e soprattutto, di una
presenza culturale e di adeguare il nostro linguaggio. Oggi c’è stato un
ritiro del mondo culturale dalla economia, dalla politica, dalla
partecipazione civile. Occorre intervenire in maniera propositiva sullo
sviluppo sociale e su quello economico con prospettive diverse. Ma per far
questo occorre ritornare allo studio approfondito dei problemi. L’impegno
di ognuno di noi è indispensabile perché, al di là delle formule
organizzative che troveremo, le diverse sensibilità e le diverse
competenze di cui siamo portatori possono alimentare una elaborazione
culturale al servizio del bene comune. Dobbiamo aumentare lo sforzo di
scrivere, di produrre cultura al servizio di tutti. Dicevo di recente ad un
altro incontro che dobbiamo avere maggiore consapevolezza che noi che
siamo nel sociale siamo di fatto classe dirigente. Allora abbiamo una
responsabilità: la competenza e la formazione. Dobbiamo quindi assumere la
sfida di una diffusa stagione formativa e informativa, con un impegno
concreto a sviluppare itinerari comuni su molti temi, al fine di
rilanciare un condiviso senso del bene comune e superare logiche
individualistiche ed egoistiche che non ci appartengono. Un
percorso formativo da proporre a tutti le associazioni ed i soggetti che
citiamo nel documento programmatico e che, tramite momenti seminariali di
studio e di confronto su temi fondamentali per la gestione futura della
nostra regione, possa di fatto diventare la traccia di una piattaforma di
idee e proposte che offriamo a tutta la politica. In questo senso mi piace
molto la proposta formulata di una SCUOLA DELLE ALTERNATIVE e di un
ragionamento che è già partito di creare un’area educazione e formazione,
condividendo questo settore con Mondo Solidale che lo ha già
attivato. 3) LE COSE SUI CUI ABBIAMO LAVORATO ED I PRIMI
FRUTTI
GRUPPO MANIFESTAZIONI
(PETRITOLI, URBINO, ECO&EQUO). Il
gruppo manifestazioni è stato costituito all’inizio del 2005 allo scopo di
organizzare sul territorio iniziative tese a promuovere l’idea e le
esperienze dell’economia solidale, soprattutto quelle localizzate entro il
territorio della Regione Marche. L’occasione per la formazione di questo gruppo di lavoro è
stata la richiesta pervenuta al tavolo della Res che la stessa si facesse carico di una nuova
eventuale edizione della fiera
“eco&equo” e la richiesta dell’Amministrazione del comune di
Petritoli di realizzare nel proprio territorio una iniziativa simile ad
“eco&equo”, sebbene di proporzioni più limitate. Dal
gruppo di lavoro all’associazione. Il 23/05/05 il
gruppo di lavoro ha costituito un’Associazione per poter agire come
soggetto giuridico nella relazioni con gli enti nel lavoro di
organizzazione degli eventi e per poter avere alcuni semplici strumenti di
gestione economica e finanziaria. I soci dell’Associazione che, dal nome
della prima manifestazione organizzata, è stata chiamata “Associazione I
Borghi e le Piazze dell’economia solidale” (in sigla Assores), sono le
persone fisiche che partecipavano al gruppo di lavoro
“manifestazioni” I borghi e le piazze
dell’economia solidale. La
prima manifestazione organizzata dall’Associazione è stata quella di
Petritoli, che si è svolta nei giorni 3-4 settembre 2005 e che è stata
denominata “I borghi e le
piazze dell’economia solidale”. Successivamente Assores ha collaborato con
il gruppo territoriale di Urbino della Res alla realizzazione di una
iniziativa simile nei giorni 8-9 ottobre 2005 all’interno della
manifestazione "Urbino,
terra di biodiversità", organizzata dal Comune di Urbino e dalla Comunità
Montana. Entrambi gli eventi rientrano nel progetto di realizzare momenti
di presenza dell’economia solidale in diversi luoghi della regione per
promuovere la proposta della Res sia in termini politici e culturali che
economici, mostrando concretamente prodotti, servizi e attività che si
richiamano all’idea di una economia diversa, attenta alle esigenze
indissociabili dell’uomo e dell’ambiente. Nell’organizzare questo tipo di
iniziative è stata curata la sobrietà della stessa, in modo che potesse
essere replicata facilmente anche in contesti molto periferici e con
scarse risorse disponibili, la maggiore coerenza possibile di tutti gli
aspetti coinvolti (materiali,
fornitori di prodotti e servizi, ecc.) e la creazione di relazioni profonde e
continuative con le diverse espressioni delle comunità con le quali e nelle quali si è realizzato l’evento
(amministrazione, scuole, associazionismo, realtà produttive riconducibile
all’economia solidale). Evoluzioni. Attualmente il
gruppo è impegnato nella fase
di pre-organizzazione dell’edizione 2006 di “eco&equo”, insieme
all’Assessorato all’Ambiente e ai Servizi sociali delle Regione Marche.
L’obiettivo è, anche in questo caso, realizzare un evento più sobrio e con
maggior coerenza interna rispetto alle due edizioni precedenti. Nel
frattempo si continuano a
valutare le richieste di collaborazioni per la realizzazione di eventi
itineranti del tipo di quelli realizzati a Petritoli e Urbino. Dal punto di vista della propria natura giuridica il gruppo
è in attesa delle decisioni che saranno assunte all’interno della Res che,
se dovesse decidere di costituirsi come Associazione, renderebbe non più
necessaria l’esistenza di Assores; essa potrebbe così sciogliersi come
Associazione e l’attuale gruppo di persone che ne fa parte potrebbe
tornare a lavorare come uno dei tanti gruppi di lavoro all’interno della
nuova Associazione Res, o viceversa individuare altre
forme organizzative e/o di impresa economica. GRUPPO REDAZIONE
(BOLLETTINO, NOTIZIARIO). Il
“gruppo redazione” viene costituito già nei primi mesi di vita del Tavolo
Regionale dell’Economia Solidale, per rispondere ad una duplice esigenza,
quella di comunicare verso l’esterno le attività e le tematiche del
tavolo, e quella di creare strumenti di comunicazione interna per
facilitare la discussione e lo scambio di informazione tra i soggetti che
partecipano al tavolo. Per i primi mesi il gruppo
ha lavorato in maniera sperimentale e cercando un po’ alla volta il suo
equilibrio e il suo modo di operare. Comunicazione
telematica. Nel marzo 2005
esce il primo bollettino telematico, inviato per posta elettronica ad un
vasto indirizzario, composto da una parte di articoli di approfondimento e
da una parte in cui vengono segnalate iniziative ed appuntamenti attinenti
al mondo dell’economia solidale, in regione e fuori. Il bollettino viene
diffuso scadenza mensile. Dopo alcuni mesi di
sperimentazione si attua una riorganizzazione che riguarda sia il
bollettino che il gruppo. Il gruppo, da indefinito che era, viene fissato
in 4 persone. Attorno a questo nucleo si sviluppa una rete di
collaboratori tendenzialmente crescente, che cerca di valorizzare le
numerose competenze e conoscenze presenti nella Rete. La parte degli appuntamenti
viene separata dal bollettino, per costituire un notiziario a parte. Il
bollettino assume una scadenza trimestrale, prevedendo anche alcuni numeri
monografici, mentre il notiziario degli appuntamenti esce con maggiore
frequenza, ogni qual volta ci siano iniziative da segnalare. Sito
Internet. Il gruppo segue
anche la realizzazione del sito della Rete, previsto nel progetto
finanziato da Regione e CSV. Allo stato attuale il sito non è ancora in
linea, ma è stato redatto un progetto che è in fase di attuazione. Il sito non vuole essere una semplice vetrina della Rete, ma
un vero e proprio strumento di informazione e comunicazione sia interna
che esterna. Tra le altre cose il sito
conterrà il database che raccoglie i dati del censimento effettuato per le
Pagine Arcobaleno, liberamente consultabile; l’archivio di tutti i
documenti, dei bollettini e di ogni altro materiale prodotto dalla Rete;
una ricca sezione di documenti di approfondimento sui diversi temi di
interesse della Rete. Disporrà inoltre di strumenti operativi come mailing
list, forum ecc. e metterà a disposizione spazi per soggetti che
partecipano alla Rete stessa. Evoluzioni. Dopo questa fase sperimentale il gruppo sta
cominciando a pensare al futuro e alle possibili evoluzioni. Tra le
ipotesi vi è l’idea di creare una rivista cartacea che integri gli
strumenti telematici, e anche la possibilità di collaborare con il
settimanale Carta, interessato a creare un inserto locale dedicato a
Marche, Abruzzo e Molise. La volontà del gruppo è
arrivare anche a trasformare queste iniziative in attività economiche che
permettano di creare lavoro retribuito, così da dare stabilità
all’impegno. PROGETTO REGIONE, PAGINE
ARCOBALENO. Nella primavera 2004, le botteghe del
Commercio Equo della provincia di Pesaro, assieme ai GAS locali, hanno
cominciato a pensare un progetto per costruire una “guida” locale ai
soggetti dell’economia solidale. Il progetto è stato condiviso all’interno della cooperativa
Mondo Solidale e si è avviata una discussione per farlo diventare un
progetto regionale, non più solo per costruire una guida, ma per creare un
vero e proprio distretto di economia solidale (DES).
In estrema sintesi il progetto prevede un censimento delle
realtà dell’economia solidale delle Marche e dei soggetti a cui ci si può
rivolgere per mettere in pratica il consumo critico, scelte ecocompatibili
ecc. La pubblicazione dei dati raccolti su una guida che sia anche un
libro sui comportamenti solidali che ognuno può adottare. La pubblicazione
anche di un sito internet e la presentazione di tutti questi materiali in
5 convegni sul territorio regionale. La loro presentazione ha lo scopo di coinvolgere nel
processo Res sia nuovi consumatori, sia nuovi produttori, oltre a
sensibilizzare le Istituzioni Locali su questi temi. E’ quindi intenzione
del Tavolo Res realizzare molti altri incontri di presentazione, in forma
capillare anche in realtà più piccole, coinvolgendo i gruppi locali. Oltre alla Regione, e precisamente l’assessore regionale
alle Politiche Sociali che ha accordato il finanziamento principale per
svolgere queste attività, nel progetto è stata coinvolta l’Università di
Urbino. In particolare il Master Lavorare nel Non Profit, che ha inviato 3
studenti a svolgere uno stage nell’ambito dell’attività di
censimento. Da parte sua il CSV ha
approvato il progetto presentato facendosi carico di una parte dei costi
relativi alla pubblicazione dei materiali La fase del censimento è partita in ottobre 2004 e si è
protratta fino a giugno 2005. Il lavoro si è rivelato più complesso del
previsto a causa delle difficoltà nel rintracciare i soggetti da censire e
alle ancora maggiori difficoltà a farsi restituire i questionari
compilati. Gli operatori hanno lavorato su un indirizzario di 405
soggetti, di questi 122 hanno risposto al questionario.
Tutti i dati raccolti sono stati inseriti in un database
informatico elaborato dal gruppo di lavoro che sta curando un analogo
censimento nella provincia di Bologna (Pagine Arcobaleno).
I dati inseriti nel
database saranno consultabili entro breve all’interno del sito internet,
previsto dal progetto, che conterrà un’apposita sezione di consultazione.
La realizzazione del sito internet è stata affidata alla cooperativa
sociale CA 2000, la stessa che ha realizzato il sito delle Pagine
Arcobaleno bolognesi. La cooperativa in questo momento sta lavorando al
progetto. GRUPPO
DOCUMENTI. Questo gruppo ha lo
scopo di essere di supporto al Tavolo regionale per la creazione di
documenti normativi, programmatici o di altro genere. Il gruppo può operare in due modi
differenziati: 1) riceve il compito di preparare una bozza che poi sarà
discussa e approvata dal Tavolo; 2) il Tavolo (o un forum) fornisce gli
spunti di base da elaborare in una bozza, che poi sarà ugualmente discussa
e approvata dal Tavolo. Composizione e attività
realizzate. Si tratta di un
piccolo gruppo costituito da 4 persone. Il gruppo ha elaborato al proprio
interno la bozza di regolamento del Tavolo regionale, la bozza di
regolamento degli incontri, la bozza del documento programmatico. Tutte queste bozze sono state poi
discusse, variate e approvate passo per passo durante vari incontri del
Tavolo regionale. Questa
doppia discussione ed elaborazione, dapprima all’interno di un gruppo
ristretto e poi del Tavolo regionale, ha consentito di redigere, in tempi
non troppo lunghi, documenti di base del Tavolo, con buoni risultati di
chiarezza, completezza e sinteticità
e con l’osservanza del metodo del consenso (approvazione dei testi
da parte del 100% dei presenti). Evoluzioni. Un nuovo mandato, già avuto dal Tavolo,
concerne la redazione di uno statuto e un regolamento interno, relativi ad
una associazione in cui organizzare la rete regionale dell’economia
solidale. Anche se si
sono già tenuti tre incontri sullo statuto, prima di dare attuazione a
tale mandato il gruppo attende la conferma di questa linea durante il
Forum, sulle prospettive di
potenziamento e sviluppo della rete. In caso positivo, il Forum
stesso o un altro apposito incontro, potranno dare delle indicazioni di
fondo, alle quali le bozze
dei nuovi documenti dovranno conformarsi. In prospettiva, un compito
futuro di questo gruppo è anche quello di elaborare delle proposte di
normative da presentare a comuni o province o alla regione Marche. Ritengo, a questo punto, doveroso fare una menzione al
lavoro prezioso di Loris Asoli.
Oltre alla predisposizione delle bozze di lavoro dei documenti da
discutere, egli ha tenuto i collegamenti con il Tavolo Res Nazionale,
riportando nel contesto marchigiano esperienze e idee utili per il lavoro
di tutti noi. ALTRI GRUPPI NON
ATTIVATI. Oltre ai gruppi di
lavoro attivati, e che hanno prodotto consistenti risultati, è opportuno
fare menzione anche dei gruppi di lavoro, previsti inizialmente dal Tavolo
Res. ma non attivati. Essi sono: il gruppo finanza etica, il gruppo
ecologia, e il gruppo imprese. Ciò và detto per completezza di
informazioni, per discutere anche sul motivo per cui tali gruppi non sono
partiti, e per verificare se qui, oggi, vi siano le condizioni per
attivarli. CONFERENZE ED
INCONTRI. In questi venti
mesi, ci sono inoltre state numerose iniziative, di promozione e di
divulgazione dei temi dell’economia solidale. Alcune volte promosse da
componenti del Tavolo Res, altre volte da soggetti esterni a noi. Ciò è
positivo ed importante, ma ci deve far riflettere sulla opportunità di
relazionarsi di più, tra i soggetti del tavolo, per promuoverli meglio
creando più sinergie tra tutti noi, e per creare le condizioni per
coinvolgere coloro che hanno promosso iniziative al di fuori del nostro
contesto. Cito a titolo di esempio
(quelli che mi ricordo ovviamente) il ciclo di conferenze e
workshop denominata “l’economia solidale in atto” tenutasi a Pesaro dal 14
ottobre al 19 novembre e promossa dal Gas e dalla Bottega di Mondo
Solidale di Pesaro; l’iniziativa denominata “Biodomenica” di Tolentino del
2 ottobre, e il convegno “l’altra faccia dell’economia:la cooperazione”
sempre tenutosi a Tolentino il 14 ottobre promosso dalla associazione
culturale Equazione di Tolentino; il seminario di approfondimento “finanza
etica e microcredito” tenutosi a Urbino il 20 ottobre e promosso dalla
Bottega di Mondo Solidale di Urbino; e tanti altri. Inoltre ritengo opportuno
menzionare anche i convegni realizzati a Petritoli e ad Urbino nell’ambito
delle manifestazione “I borghi e le piazze dell’economia solidale”, perché
molto ben riusciti, e sicuramente da riproporre in futuro in altri
contesti, quali “vivere la solidarietà” con Ettore Masina ed altri
importanti relatori a Petritoli e il convegno “gruppi di acquisto
solidali: un’opportunità per lo sviluppo locale” a Urbino. RETE GAS. Sono
passati dodici anni dalla nascita del primo Gruppo di Acquisto Solidale
(GAS) a Fidenza nel 1994. Oggi i GAS censiti in Italia sono più di 250 e
molti altri esistono senza essersi segnalati. Le richieste di adesioni
sono continue e pure i mezzi di comunicazione si sono accorti di questa
pratica che vuole partire dalle esigenze concrete della vita di tutti i
giorni per affrontarle con una sguardo allargato che tenta di tenere
insieme il nostro benessere, il rispetto dell’ambiente, le condizioni di
lavoro, i popoli lontani e le relazioni.
Forse, a questo punto sarà
necessario spiegare brevemente quando un gruppo d’acquisto (che è
essenzialmente un gruppo di persone che fa acquisti collettivi) diventa
solidale. Diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il
concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti.
Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli
produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli
del sud del mondo e a coloro che, a causa della ingiusta ripartizione
delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di
sviluppo. Siccome abbiamo ormai
sperimentato che i prodotti acquistati attraverso il gruppo ci fanno stare
meglio, perché oltre ad essere buoni e salutari hanno delle storie da
raccontare, si presenta ora la necessità di ragionare proprio su questo
nostro modo di “Vivere Bene”, ovvero su come poter allargare la
quantità dei prodotti e dei servizi reperibili all’interno di circuiti di
tipo solidale, per poter soddisfare un numero sempre maggiore di
bisogni. La proposta della rete di
economia solidale ed in particolare dei distretti, promossa dai GAS
insieme ad altre realtà vicine, si muove in questa direzione, favorendo il
contatto fra i diversi attori dell’economia solidale per costruire
relazioni che plasmino un nuovo tessuto economico sostenibile. Da queste riflessioni si
comprende come la costruzione di una RES richieda, tra l’altro, di non
considerare il territorio come un pavimento, un qualcosa che deve
sorreggere delle azioni umane che trovano la loro logica altrove, ma, al
contrario, un soggetto fatto di stratificazioni storiche, di cultura, di
memoria, di ricchezza e di saperi che possono produrre futuro, se
reinterpretati continuamente ed opportunamente. Per prima cosa allora
dobbiamo imparare a vedere i nostri patrimoni e a riconoscerli. Il
DES (distretti di economia
solidale) nascerà mettendo insieme tanti spezzoni autonomi per
produrre, ciascuno per la propria parte, un modello di
sviluppo alternativo in un luogo. Tale sviluppo alternativo
non può essere “astratto” o preconfezionato al di fuori del luogo a cui si
riferisce, ma deve essere intimamente legato alla qualità specifica del
luogo per cui è progettato, mettendo insieme reti di produttori, di
consumatori, di volontari, di culture e tutto ciò che già si esprime con
progetti di filiera, patti sociali… con lo scopo di costruire dei
laboratori di sviluppo locale autogovernato. Il coordinamento
marchigiano dei GAS, nella pratica, si occupa di promuovere la nascita
di nuovi GAS nella regione (ad oggi i GAS censiti sono 18) e di promuovere
momenti informativi durante gli eventi di rilevanza regionale, quali Eco
& Equo e le varie manifestazioni, quali “I Borghi e le Piazze
dell’Economia Solidale” Il 2 giugno di ogni
anno i GAS delle Marche si incontrano per l’intera giornata in un momento
conviviale in cui la mattinata è dedicata alla discussione delle
tematiche a noi vicine mentre il pomeriggio è riservato alla festa, alle
relazioni ed al gioco. I coordinatori e tutti gli
aderenti che lo richiedono sono collegati da una mailing list che
garantisce il contatto fra i gruppi. Rimane comunque molto
lavoro da fare per riuscire a mettere in rete i diversi GAS, che
per loro stessa natura sono fortemente legati al territorio su cui
insistono e con difficoltà riescono a dedicare energie per seguire la
rete. Fra le prospettive a breve
termine c’è la realizzazione di un sito, la costituzione di una
associazione che formalizzi le attività dei GAS di fronte alla
legge; fra quelle a medio-lungo termine, la realizzazione di filiere
produttive che richiedano il coordinamento dei vari gruppi anche
per le questioni organizzative. L’importanza della presenza
della rete Gas nel costruire la Res Marche è evidente. Infatti le famiglie
che vi partecipano sono coloro che per prime possono esprimere pareri sui
servizi e sui prodotti che la Rete Res saprà attivare, e sono le prime
persone che possono proporre prodotti necessari e coerenti con i nostri
progetti. Inoltre il numero delle
persone coinvolte è notevole (18 gas a cui partecipano mediamente 20
famiglie cadauno, significa un coinvolgimento potenziale di oltre 600
persone) è sono molto importanti per la costruzione dei Des (I Distretti
di Economia Solidale) e per la crescita complessiva della Res. E’ pur vero che non
dobbiamo avere solo la mira della crescita. Come ci ricorda giustamente
Francesco Gesualdi nell’ultimo numero di Altraeconomia di Febbraio 2006
(nel suo articolo a proposito del caso Unipol) in cui dice testualmente
che “Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario
voglio che conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi
interessano solo come strumenti di cambiamento. La nostra stella polare
non può essere la crescita, ma la coerenza. Perseguendo la coerenza potrà
arrivare anche la crescita”. LA
COMUNICAZIONE. Durante questi
mesi mi è capitato di vedere alcuni articoli, alcune interviste, sui temi
dell’economia solidale, sui mass-media tradizionali (quotidiani, ed altro)
e su riviste più specializzate. Alcuni esempi: un bel articolo “spesa, un
risparmio a tutto Gas” del 25 giugno 2005 sul Messaggero, oppure “prezzi
alti, si compra dagli agricoltori. I consumatori si riuniscono per saltare
i commercianti” del 13 novembre 2004 sul Corriere Adriatico, ancora “Dalla
produzione al consumo. Così nasce il distretto solidale” del 17 dicembre
2004 sul Corriere Adriatico, altri ancora sull’agricoltura biologica, ecc.
Se da una parte è
necessario che continui questo spontaneismo e la libera iniziativa di
ognuno e di ciascun soggetto della rete, dall’altra può essere opportuno
fare sinergia di mezzi e di relazioni, per essere più incisivi, agire con
più continuità, e produrre un messaggio coerente. Per cui sul fronte della
comunicazione in senso lato, oltre agli strumenti che realizzeremo
direttamente noi, pensare ad una “cabina di regia” con persone preparate
per questo compito può essere una ulteriore evoluzione utile. Questo tema investe
ovviamente il Gruppo Redazione, ma se si pensa a tutte le possibili
implicazioni relative al discorso comunicazione, comprese le
collaborazioni con tante riviste, anche locali (mi viene in mente
“Mediterraneo”, oppure le stesse riviste delle associazioni che
partecipano al Tavolo Res), il discorso si fa veramente complesso e
comporta uno sforzo complessivo di tutti noi
nell’affrontarlo. 4) SPUNTI PER PROSEGUIRE IL CAMMINO
GLI OBIETTIVI DEL
FORUM. Nella lettera-invito a
questo forum erano già esplicitati, in maniera sintetica, gli obiettivi
che ritenevamo utili porre al centro dei lavori di questa giornata. Un primo obiettivo
veniva identificato nella necessità di
“Consolidare ed ampliare la rete dell’economia
etica e solidale nelle Marche”. Un secondo
obiettivo prevedeva la necessità di
“Impostare azioni per costruire nuovi “pezzi” di
economia etica e solidale nelle Marche”. Con il termine “consolidare
la rete” intendiamo identificare con chiarezza i partecipanti alla rete,
chiedere una loro maggiore assunzione di responsabilità (soprattutto dei
soggetti collettivi), definire modalità di relazioni più strutturate e
continuative nel tempo. Con il termine “ampliare la
rete” intendiamo aumentare considerevolmente il numero di persone e di
soggetti plurimi o collettivi a cui proporre il nostro progetto, al fine
di "coprire" maggiormente tutti i settori potenzialmente afferenti
all'economia solidale e tutto il territorio marchigiano. In riferimento al secondo
obiettivo, intendiamo concorrere a rafforzare le buone pratiche
produttive già esistenti e a realizzare nuove attività, imprese, percorsi
culturali, proposte legislative, iniziative pubbliche, attività
finanziarie ed economiche in genere, promozione dei diritti e dei
doveri. A tal fine occorre una precisa ricognizione delle risorse
attivabili ed un progressivo loro coinvolgimento. Questo forum dovrà pertanto, senza remore o tatticismi, con la massima sincerità e creatività possibile, discutere come conseguire al meglio questi due obiettivi, condividere le strategie operative atte a realizzarli ed assumere le decisioni conseguenti. Si avverte, quindi, la
necessità di fare un deciso passo in avanti. Dopo un percorso articolato,
fatto con serenità e senza forzature, facendo sedimentare una sensibilità
comune, ma soprattutto imparando a condividere tra un primo gruppo di
persone la voglia di cambiare la realtà, ora dobbiamo sprigionare le
potenzialità di questo gruppo ed allargarlo contemporaneamente. Avendo acquisito un linguaggio comune, ora dobbiamo
acquisire una strategia comune. Per incidere e cambiare la realtà occorre
una azione corale, che si rende quindi visibile e praticabile anche da
altri. E’ sicuramente giunto il momento di lavorare per allargare il
raggio della nostra azione tramite, però, nuove adesioni che ci facciano
raggiungere quel minimo di massa critica sufficiente a produrre
cambiamenti. LE ESIGENZE EMERSE IN 20
MESI DI LAVORO. Il cammino di
questi venti mesi è stato ricchissimo di contributi, ragionamenti,
elaborazioni teoriche, proposte organizzative e anche di belle iniziative
realizzate. Rileggendo i verbali delle riunioni, e alcune discussioni
avvenute via e-mail, penso che abbiamo prodotto una vivacità ed uno
spessore culturale che raramente si vedono oggi in altri contesti
associativi. Di questa ricchezza io non so come fare esattamente tesoro e
come utilizzarla anche in futuro, ma penso che il modo migliore sia quello
di farla fruttificare, trasformandola in piccole ma efficaci
realizzazioni. Questo cammino ha prodotto
anche delle esigenze concrete, in molti di noi, ed anche qualche piccola
frustrazione a cui dobbiamo porre rimedio. Una esigenza manifestata in più
occasioni è stata la necessità di mantenere vive le relazioni tra tutti
coloro che partecipavano, evitando di spaventare gli interlocutori che
venivano per la prima volta di fronte a obiettivi potenzialmente troppo
ambiziosi, e nel contempo di dare occasione e modo a tutti di partecipare
secondo i loro tempi e le loro esigenze private senza perdere contatto con
il lavoro collettivo. Un’altra esigenza è quella
di poter condividere il lavoro che insieme si decide di fare tra molte
persone, affinché l’incarico ad ogni singolo soggetto non sia più pesante
rispetto a quello che egli riesce a conciliare con il resto della sua
vita. Altrimenti il lavoro o le attività che mettiamo in piedi rischiano
di avere il fiato corto, mentre noi dobbiamo ragionare con prospettive di
medio-lungo periodo, e non bruciare tutte le nostre forze in un arco breve
di tempo. Inoltre non dobbiamo mai correre il rischio che una o più
persone siano “indispensabili” per proseguire certe attività. Caricheremmo
di troppe responsabilità queste persone, minandone la serenità con cui
invece dobbiamo affrontare tutte le questioni, e metteremmo a rischio le
attività stesse destinandole a possibili interruzioni, o diminuzione di
efficacia. Il passo in avanti che
dobbiamo fare, con le soluzioni che sapremo trovare, dovrà saper
rispondere anche a queste esigenze. L’equilibrio e la serenità
di qualsiasi persona deve essere tutelata al massimo, e ognuno per noi
deve essere parimenti importante. Tra di noi non ci dovranno mai essere
gerarchie, ma solo funzioni di servizio al bene comune. LE PROPOSTE
ORGANIZZATIVE. Su come
perseguire gli obiettivi sopraccitati del Forum c’è già stato, nel tavolo
regionale qualche ragionamento, che noi qui oggi dobbiamo affinare,
precisare e concretizzare nei modi e nei tempi. Non partiamo quindi
completamente da zero, Ma le proposte che vengono indicate, vogliono
essere solo un contributo per rendere più efficace la
discussione. Il Tavolo RES, e il gruppo
di lavoro documenti, ritengono che per conseguire il PRIMO OBIETTIVO, una possibile
soluzione sia la costituzione di una Associazione Regionale. Essa sarebbe
utile quale strumento destinato a consolidare i rapporti tra gli attuali
partecipanti alla rete, e sarebbe utile anche per avere una struttura che
esprima con chiarezza gli obiettivi che intendiamo perseguire da proporre
a nuovi soggetti al fine di ampliare la rete stessa. L'Associazione Regionale è
stata inoltre individuata anche quale possibile strumento utile a favorire
il perseguimento del SECONDO
OBIETTIVO in quanto potrebbe meglio raccogliere risorse umane e
finanziarie per promuovere "pezzi" di economia solidale. Essa
individuerebbe con maggiore chiarezza chi ha il compito, anche con
continuità professionale, di realizzare attività ed iniziative concrete
per l'economia solidale, nonché potrebbe essere promotrice, con la
partecipazione di capitale sociale, di nuove imprese etiche e solidali.
Infine potrebbe rappresentare anche un interlocutore più strutturato e
riconoscibile con tutte le altre istituzioni pubbliche e
private. L’associazione, se questa sarà la scelta, dovrà avere (nei
limiti del possibile e dei vincoli normativi) una forma ed una dinamica
organizzativa che già possa indicare una diversità di concezione della
partecipazione e della democrazia, ed a questo proposito si dovrà attivare
tutta la creatività possibile. Dovranno uscire più spunti ed indicazioni
possibili, affinché un gruppo di lavoro possa stendere un documento che ne
indichi il funzionamento e gli altri principali aspetti, affinché ci possa
essere una prossima riunione del Tavolo Res che ne approvi la forma e ne
avvii la fase costitutiva. Sarà sicuramente una sfida
che coinvolgerà tutti noi, per dimostrare, coerentemente con tutti i
principi enunciati, che la parola democrazia sarà riempita dei suoi reali
valori e che la si vorrà praticare in tutte le sue forme, chiedendo a
tutti un reale sacrificio di partecipazione. Nessuna concessione alla
“delega”, se non per questioni meramente gestionali, e nessuna concessione
alla democrazia “per maggioranza”, mi pare di poter indicare tra alcuni
punti fermi che dobbiamo sicuramente prevedere. INCIDERE NELLA
SOCIETA’. La nostra azione non
dovrà essere rivolta a “stare meglio noi”, a creare quindi un ambiente di
nicchia in cui ci troviamo bene, ma il nostro spirito dovrà essere un po’
più rivoluzionario (ovviamente non violento alla Gandhi) e puntare a
incidere nella società. Questo comporta anche una
capacità organizzativa, ed una capacità di raccogliere risorse finanziarie
superiori a quelle attuali. Un inventario serio,
onesto, sereno, della capacità di reperire fondi economici, in varie forme
– compresa un minimo di autotassazione – è un requisito utile per capire
quanto “capitale di rischio” possiamo utilizzare per promuovere nuove
imprese etiche e solidali, che poi ci auguriamo alimentino ulteriormente
la rete in capacità umane e finanziarie per proseguire nei nostri
progetti. ATTORNO A NOI ALTRE
ESPERIENZE. C’è una
consolazione, che ci deve accompagnare nel nostro lavoro, e che ci deve
dare sempre più forza e determinazione: quella di sapere che non siamo
soli ma che ci sono tanti altri che fanno lo stesso nostro lavoro. La moltiplicazione delle
fiere, dei convegni, dei forum, delle riviste, in giro per l’Italia, ma
anche in tutto il resto del mondo, è un segno evidente che sono ormai
tante le persone che hanno aperto gli occhi sulle ingiustizie quotidiane
(e sulle perverse dinamiche liberiste del mercato), e come noi si stanno
rimboccando le maniche per invertire una tendenza. Il fatto che non si riesca
a stare dietro a tutte le proposte che arrivano ed a leggere tutte le
riviste, è un gran bel segno. Significa che, anche economicamente,
cominciamo a spostare qualcosa. Non volendo citare tutte
queste cose (per ragioni di tempo e perché non vorrei omettere qualcuno
o qualcosa) mi limito a due esempi: il prossimo Incontro nazionale
sull’acqua – che si terrà a Roma dal 10 al 12 marzo- e la rivista
Valori. A proposito dell’acqua,
segnalo un incontro che si terrà il 4 marzo ad Ancona per la costituzione
del Forum regionale “l’acqua: bene comune”. Nel primo caso è un
ulteriore esempio di una sensibilità diffusa su un tema fondamentale: la
difesa dell’acqua, e che comincia a fare massa critica, a costruire una
rete, a uscire dallo spontaneismo e dalla saltuarietà di una azione, per
diventare soggetto visibile e proposito che vuole fare opinione, vuol fare
cultura, vuole incidere nelle scelte della politica. Nel secondo caso una
rivista che con l’apporto determinante di Banca etica, ma anche di altri
importanti soggetti (come il sindacato cisl) comincia a diffondere
(non più solo tra pochi appassionati ma in un pubblico più vasto) le buone
pratiche e la cultura di un uso differente delle risorse, comprese quelle
finanziarie. Ma ci sono anche altre
interessanti esperienze intorno a noi, che spesso non conosciamo e che
dovremo tentare di coinvolgere, conoscere ed intercettare per fare rete.
Proprio in questi giorni sono venuto a conoscenza della costituzione di un
nodo a Fano dell’associazione “Mondo Comunità e Famiglia” (che si
ispira all’esperienza originaria di Bruno e Enrica Volpi di Villapizzone a
Milano) e che sta per varare una struttura di “condomini solidali”
nelle vicinanze di Mondavio. Un’altra esperienza di
costituenda rete marchigiana è il “Coordinamento regionale della Pace” a
cui partecipano Enti Locali, Associazioni, Scuole di Pace, ecc., che
prevede al suo interno la possibilità di lavorare e progettare
sull’economia solidale. Di queste iniziative ne
sono venuto a conoscenza quasi per caso, ma penso a quante altre
iniziative ci possano essere sul territorio regionale che vanno censite ed
incontrate per capire se ci sono le condizioni per fare un percorso
comune, in una unica rete veramente etica e solidale. 5) UNA COMUNITA’ DI PERSONE
OGNUNO SI DEVE METTERE
IN GIOCO PERSONALMENTE. In
ogni progetto la differenza la fanno le persone. Se ognuno di noi non si
mette in gioco personalmente non cambia la percezione esterna che “un
altro mondo è possibile” e quindi non cambiano i meccanismi che regolano
le nostre vite. So che il cammino è
faticoso, d’altra parte ci poniamo un obiettivo molto impegnativo, ma sarà
inevitabile che ognuno di noi debba essere coinvolto di più, e coinvolta
di più la sua vita e i suoi affetti. So, peraltro, che già molte
persone, anche qui presenti hanno iniziato a praticare stili di vita sobri
e coerenti con quanto stiamo tentando di realizzare, ed altre persone
stanno sperimentando pratiche di condivisione di beni e servizi. Ognuno quindi dovrà dare il
suo personale contributo, nei tempi e nei modi che gli sarà più
congeniale, e facendo circolare le informazioni su quello che si fa per
offrire sempre nuovi spunti a ciascuno di noi. UNA AZIONE COLLETTIVA
NON COME SOMMATORIA DI AZIONI INDIVIDUALI. L’efficacia della nostra azione, io penso, si
misurerà nella capacità di creare un movimento corale, che viene percepito
come un insieme. Senza individualità né personalismi, ma soprattutto senza
distonie nel proporre e realizzare il nostro progetto tra un componente e
l’altro della rete. Per fare questo il nostro agire non potrà essere la semplice
sommatoria di azioni individuali, ma realmente una azione collettiva. Significa imparare a
condividere di più problemi e proposte, risultati e soddisfazioni,
prospettive e sogni comuni. Ciò comporterà
necessariamente anche il fatto che dovremo conoscerci di più aumentando anche i momenti
ricreativi. Questo ci aiuterà a farci decidere meglio con chi condividere
un percorso di lavoro. Ognuno potrà aggregarsi così per affinità
culturali, comportamentali, ideologiche, ecc. ma condividere è la parola
fondamentale con cui dobbiamo misurarci. Per conoscerci meglio
propongo una “maratona oratoria” in cui in un pomeriggio – davanti ad un
bel camino, con due biscotti equi e solidali ed un bicchiere di vino –
ognuno abbia a disposizione 30 minuti per raccontare della sua vita, dei
suoi affetti, delle sue passioni, delle sue gioie o dei suoi dolori, dei
suoi sogni e delle sue speranze. Ma un altro aspetto
fondamentale, di questa grande azione collettiva che ci aspetta, è la
capacità di coinvolgere tutte le realtà da cui proveniamo, di cui a volte
siamo i rappresentanti, o alle quali comunque partecipiamo, e che sono
affini agli obiettivi della Res. Come coinvolgere di più tutti i settori e
le aree che richiamiamo anche nel “documento programmatico” è un altro
tema che oggi dobbiamo discutere e sul quale trovare anche alcune
possibili soluzioni. Stesso discorso, anche se
comporta problematiche diverse, va affrontato circa la nostra capacità di
coprire tutto il territorio marchigiano. Certo non possiamo far nascere
progetti in territori dove non viviamo, ma penso che ci sia ancora spazio
per individuare tante altre persone, che pure condividono le nostre
aspettative, in territori ancora scoperti dalla nostra rete. Dobbiamo
usare un po’ più di creatività per “incontrare” queste persone, e per
allargare il nostro raggio di azione. SOLIDARIETA’ E
SUSSIDIARIETA’. Due aspetti
fondamentali, che qui vorrei brevemente ricordare, per conseguire una
realtà economica e sociale etica e solidale, sono appunto il concetto
della solidarietà, e come diretta conseguenza il concetto di
sussidiarietà. Sono due principi guida a cui dovremo uniformare le nostre
azioni e di cui dovremo tener conto nel definire le nostre strategie. La
solidarietà deve essere colta, innanzi tutto, nel suo valore di principio
sociale ordinatore delle istituzioni, in base al quale le strutture che
regolano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere trasformate
in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica
di leggi, regole del mercato, prassi quotidiane. La
solidarietà intesa non come un sentimento di compassione ma intesa come
l’esigenza di riconoscere nell’insieme dei legami che uniscono le donne,
gli uomini e i gruppi sociali tra loro, lo strumento per provvedere alla
crescita comune, condivisa da tutti. Ciò significa che esistono stretti
vincoli tra solidarietà e bene comune, solidarietà e destinazione
universale dei beni, solidarietà e uguaglianza tra le persone e i popoli,
solidarietà e pace nel mondo. Questo comporta creare un ambiente favorevole perché si possa attuare una logica di sussidiarietà, ossia la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie; l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata, l’articolazione pluralistica della società; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; l’equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo essere parte attiva della realtà politica e sociale del Paese. Se queste cose sono
accettate in via teorica, c’è ancora quasi tutto da fare per realizzarle
in pratica. Principale conseguenza della sussidiarietà è, infatti la
partecipazione attiva, che si esprime, essenzialmente, in una serie di
attività mediante le quali il cittadino, come singolo o in associazione
con altri contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica
della comunità civile cui appartiene. Occorre, a questo proposito, un
lavoro teso al superamento degli ostacoli culturali, giuridici e sociali,
che spesso si frappongono come vere barriere alla partecipazione solidale
dei cittadini alle sorti della propria comunità. Questo è il nostro campo di
azione, questo è il campo d’azione della RES. Quando si parla di
sussidiarietà, al fine di praticarla anche dentro la RES, mi viene in
mente la necessità di realizzare tavoli provinciali e in prospettiva anche
tavoli comunali. Questa è una scommessa fondamentale su cui dovremo
misurarci nei prossimi mesi. Il lavoro che viene fatto a livello regionale
non può essere altro che un buon lavoro di coordinamento, che diventerebbe
però inefficace se non viene “nutrito” dagli stimoli e dalle richieste dei
gruppi locali, così come non diventerebbe significativo se la
progettualità regionale non venisse “adottata” ed usata anche in sede
locale. Una riflessione specifica
del Forum, e successivamente del Tavolo Res, credo che su questo punto sia
assolutamente indispensabile. LA RETE COME
VALORE. Ogni rete è un sistema
infrastrutturale complesso, basato su numerose interconnessioni. Perché ci
sia una rete è necessario che ogni interconnessione funzioni. Questa è
sicuramente una sfida difficile con cui dobbiamo misurarci. Ma partecipando, in questi
anni, a numerose reti, più o meno strutturate, mi sono fatto una
personalissima convinzione che senza una buona manutenzione, ogni rete
tende a malfunzionare. Questo vale non solo nelle
reti “strutture fisiche” – vedi rete idrica – ma vale a mio avviso anche
nelle “reti relazionali”. Ogni nodo della rete ha
bisogno di manutenzione. Di qualsiasi tipo di rete. Ed è per questo che
ritengo utile aprire una riflessione anche su un possibile ruolo di
“manutentore di reti”. Se la rete è un valore di
per sè, perché crea e trasmette conoscenza, crea sinergie, crea
opportunità economiche, alimenta la solidarietà, è uno strumento per
diffondere la sussidiarietà, ecc., ed è per noi anche un metodo
fondamentale di lavoro, allora è opportuno pensare anche ad investire
nella sua manutenzione, nel responsabilizzare qualcuno affinché la rete
possa effettivamente sprigionare tutte le sue potenzialità. Non so chi e
come. Ma sento che è una cosa da fare. Le relazioni umane sono un
valore importante e devono essere il punto di partenza per costruire un
sistema economico diverso. La rete deve diventare anche un luogo di
amicizia, in cui ognuno deve liberamente dare quello che ritiene essere il
suo possibile contributo. Il lavoro che ci aspetta deve essere vissuto con
serenità e senza ansie di alcun tipo. Ci deve essere attenzione a
rispettare tutti, e ad aspettare tutti. Così come ci deve essere rispetto
per chi dà di più ed è più avanti in un percorso, senza che egli si debba
fermare per aspettare tutti, e senza che il suo maggior lavoro diventi un
metro di giudizio per altri. Ad ognuno il suo tempo e ad ognuno le sue
priorità di vita. Certo però, che l’impegno
verso la Res, non diventi l’ultimissimo impegno, dopo una lunga lista di
altri interessi, o un motivo di impegno facoltativo ed eccessivamente
hobbistico. Altrimenti non riusciremo a cambiare il contesto che ci sta
intorno, prima di tutto perché non riusciremo a cambiare noi stessi.
IL CONTRIBUTO
INSOSTITUIBILE DELLE DONNE. Un’ultima
cosa su cui fermarci a riflettere, per agire di conseguenza, è l’assoluta
necessità di un maggior apporto delle donne. Lungi da me l’idea di parlare
di quote, o di inseguire false parità tra uomo e donna, voglio affrontare
il problema più sul piano qualitativo che quantitativo.
Il genio femminile è
necessario in tutte le espressioni della vita sociale, perciò va garantita
la presenza delle donne in
ogni contesto economico, politico, culturale. Lo scarso fascino per le ideologie che ha la donna,
l’attenzione, spesso maggiore, per i bisogni concreti della persona, la
maggiore coscienza della condizione umana, lo stile di finezza e di
pacatezza nell’affrontare i problemi; il fatto che la donna naturalmente
abbia una molteplicità di interessi, quindi si leghi di meno ad un singolo
impegno, mantenendo così una visione più generale e completa sulle vicende
quotidiane, fa sì che il loro contributo sia oltremodo prezioso. Se, in generale, il
riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne nel contesto lavorativo
dipendono dall’organizzazione del lavoro, dai tempi e dai modi con cui il
loro impegno viene richiesto, anche nel nostro progetto di sviluppo di una
economia etica e solidale, non potendo fare a meno del loro contributo,
dovremo fare più attenzione alla possibilità di accesso alle nostre
attività e alle nostre iniziative. Così come dovremo ricercare una
presenza significativa delle donne nelle strutture che andremo in futuro a
costruire. 6) IL MIO IMPEGNO PERSONALE
Il mio impegno personale
c’è stato, c’è e non mancherà in futuro. Ma probabilmente esso ha bisogno
di fare un salto qualitativo e di costruire una coerenza complessiva con
gli altri aspetti della mia vita. Dopo tante esperienze, e
tanti piccoli impegni in cui sono stato coinvolto in questi anni, la
fortuna di avere incontrato le persone che hanno partecipato più
assiduamente al tavolo Res e ad alcuni gruppi di lavoro, mi ha fatto
compiere un passaggio, anche e soprattutto culturale, che io definisco “di
completamento” rispetto al mio impegno nel movimento cooperativo. Posto che il lavoro nella
cooperazione, che dura ormai da ben 28 anni (1978-2006), è sempre stato
per me più una “missione” che un lavoro in senso stretto, in questi ultimi
anni ero abbastanza insoddisfatto della deriva
“imprenditoriale-manageriale” che aveva preso la cooperazione, tradendo a
mio modo di vedere i valori ed i principi che ne sono alla base (per
essere sintetico e far capire cosa intendo allo stesso tempo vorrei citare
una frase dei Probi Pionieri di Rochdale che oltre a creare beni e servizi
per i soci, oltre a tentare di “regolare i poteri della produzione, della
distribuzione, dell’educazione, ecc.” essi avevano il sogno di contribuire
a “fondare un nuovo ordine sociale”). Per cui voglio fortemente
migliorare lo strumento cooperativo, ma per far questo ho bisogno
dell’aiuto di tutti voi. In questi ultimi anni ho
sentito il bisogno di dare il mio contributo anche in politica, sentendomi
richiamato dal senso di responsabilità di chi non può delegare per troppo
tempo ad altri la realizzazione del bene comune (specie quando questi
altri si comportano esattamente nel senso contrario), ed in particolare
richiamato al “dovere” per un cristiano di testimoniare la sua fede in
tutti gli ambiti, con spirito di servizio e con carità, compreso l’ambito
politico e soprattutto di fronte al manifestarsi di forme sempre più forti
e pericolose di annullamento di alcuni valori fondamentali. E così ho
scelto la via più difficile di fondare una lista civica nella mia città, e
poi di alimentare una rete di liste civiche a livello regionale e spero
anche a livello nazionale, per far ripartire dal basso e a partire proprio
dai contesti locali la pratica della partecipazione trasparente e
democratica alle scelte per costruire una convivenza civile basata sui
valori e non sugli interessi personali. Allora io vedo che
l’impegno per e nella cooperazione, con l’impegno per
e nella politica, con l’impegno per e nella RES sono
alla fine tre aspetti di una stessa passione: la passione per il rispetto
della dignità della persona umana. Tre impegni che si
completano a vicenda e che si alimentano a vicenda (ha ragione Loris
Asoli quando ipotizza che dovremo lavorare contemporaneamente su tre
fronti: quello culturale, quello giuridico, e quello economico)
Tre impegni che diventano quindi un unico impegno, che si esprime in forme diverse.
LE “PAGINE ARCOBALENO” DELLA NOSTRA REGIONE E LA GUIDA “COMPORTAMENTI SOLIDALI” (Michele
Altomeni) Dopo oltre un anno di lavoro sono stati pubblicati “Comportamenti solidali” e “Le Pagine arcobaleno”. Si tratta di due libri abbinati, realizzati dalla Rete Marchigiana dell’Economia Solidale. Le due pubblicazioni rientrano nel progetto realizzato dalla
Rete assieme all’assessorato ai servizi sociali della Regione Marche e al
Centro Servizi per il Volontariato. Il progetto aveva lo scopo di mettere
in atto i primi passi per la promozione di distretti di economia solidale
nella nostra regione. Le pubblicazioni saranno ora
distribuite attraverso diversi canali, in particolare le botteghe del
commercio equo e solidale, i GAS e altri negozi che hanno aderito
all’iniziativa. “Comportamenti
solidali” è
una guida per tutti quei cittadini che si sentono solidali e che ritengono
di avere delle responsabilità nei confronti del pianeta terra, degli
esseri viventi che lo abitano e dell’ambiente.
Capita spesso di trovarsi di fronte ai grandi problemi
globali, di provare compassione per chi soffre e di indignarsi per un
disastro ecologico, ma il più delle volte si rimane schiacciati dal senso
di impotenza, dall’impressione che si tratti di problemi troppo grandi e
lontani. Il libro nasce proprio dall’idea di ribaltare questo senso di
impotenza e offrire ad ogni cittadino le conoscenze e le idee per agire in
prima persona. Si tratta di scelte quotidiane di estrema semplicità che
ognuno può mettere in pratica e scoprire che non solo può contribuire ad
un mondo migliore per tutti, ma anche elevare sensibilmente la qualità
della propria vita. Il volume si articola in tre parti. La prima parte si occupa
dei cinque elementi basilari: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco e
l’essere umano, presi in rassegna uno ad uno per capire un po’ più a fondo
alcuni dei grandi problemi planetari della nostra epoca. L’intermezzo è
dedicato al cittadino, alla sua trasformazione da oggetto passivo dello
scenario a protagonista, ossia a cittadino solidale responsabile e capace
di incidere in vari modi sulla realtà. La terza parte è dedicata ai
comportamenti, alle scelte che il cittadino solidale può compiere come
personale contributo per un mondo migliore. Le
Pagine Arcobaleno,
allegate al libro, sono un vero e proprio indirizzario per scoprire che
anche nella nostra Regione, a pochi passi da casa, ci sono tante imprese,
negozi, organizzazioni e persone a cui è possibile rivolgersi per mettere
in pratica i comportamenti solidali. Si tratta di soggetti che hanno
scelto di impegnarsi in prima persona per dar vita ad iniziative sulla
basa di criteri di solidarietà, equità, giustizia e rispetto
dell’ambiente. Altre indicazioni utili nelle Pagine Arcobaleno vengono
dalla bibliografia e dalla rassegna dei siti internet. “Comportamenti solidali” racconta un mondo in continua
evoluzione, in cui nascono sempre nuove esperienze, nuovi soggetti si
aggiungono, la rete si allarga e la fantasia è in continuo fermento. Per
questo abbiamo pensato che un libro non era sufficiente e servisse, per
integrarlo, uno strumento più flessibile, che potesse essere continuamente
aggiornato e arricchito di nuovi contributi. In più, dentro un libro non potevamo far entrare tutta la
ricchezza di idee, esperienze e riflessioni che caratterizzano il mondo
dell’economia solidale. Volevamo un contenitore, un luogo (seppure
virtuale) in cui il lettore solidale potesse trovare informazioni,
documenti e notizie per approfondire le tematiche di suo interesse. Così, accanto a “Comportamenti solidali” sta per nascere il
sito internet http://www.resmarche.it/. Vi si
potranno ritrovare tutti i testi della guida, liberamente scaricabili ed
utilizzabili e una sezione di documenti continuamente aggiornata sui temi
trattati nel libro. In più, la sezione delle “Pagine Arcobaleno” sarà
continuamente aggiornata con nuovi soggetti che man mano continueranno ad
essere segnalati e censiti. Sul sito si troveranno anche tutte le informazioni sulle
attività della Rete Marchigiana dell’Economia Solidale, compresi i
notiziari ed i documenti da questa prodotti. Nelle nostre intenzioni il sito verrà continuamente
aggiornato e Comportamenti Solidali potrebbe vedere in futuro una nuova
edizione. Ci piacerebbe che sia per il sito che per la guida i lettori
svolgessero un ruolo attivo, inviandoci commenti, suggerimenti, proposte,
segnalazioni di tutti i tipi. A questo scopo i recapiti sono: info@resmarche.it RES Marche
c/o Mondo Solidale Via M. D’Antona, 22 60033 - Chiaravalle
Finanza etica: caratteristiche e possibilità reali (Angelo Antognoni)
Ai nostri giorni l’aggettivo etico e’ usato spessissimo, forse anche troppo; purtroppo, concretamente viene messo in atto molto poco e perciò risulta quanto mai azzeccata la frase di Hegel ”di etica si parla quando questa non c’e’ più”. Una società in cui, per fare solo rapidi esempi, ci sono 250 milioni di bambini lavoratori e quasi altrettanti coinvolti in tanti conflitti locali, in cui circa un milione di bambini viene coinvolto nel traffico di organi, non si può certo definire un modello economico di successo. qualche decina di anni fa Gandhi si domandava perche’ 300.000 inglesi dovessero soggiogare 300 milioni di indiani (e noi possiamo chiederci, oggi, perche’ 500 aziende transnazionali governano l’intero pianeta); la risposta fu, per lui, che il popolo doveva prendere coscienza del proprio potere e reagire in modo nonviolento secondo alcune buone pratiche e con i relativi strumenti. La finanza etica e’, per noi, uno di questi strumenti; abbiamo tre possibilita’ di far sentire concretamente la nostra voce come cittadini: quando votiamo, quando compriamo e quando risparmiamo od investiamo i nostri soldi, con la differenza che votiamo ogni qualche anno, ma compriamo tutti i giorni(o quasi) ed i rapporti con il denaro sono abbastanza frequenti. Allora, per tornare al nostro argomento, quanto ci interessa sapere dove vanno a finire veramente i nostri soldi, pochi o molti che siano? Eppure sono nostri e magari vengono utilizzati, a nostra totale insaputa, per operazioni che vanno a danneggiare, anche gravemente, altre persone. La possibilita’ di scegliere in modo consapevole quindi esiste ed e’ la base su cui appoggia l’ambito della finanza etica, proponendo una destinazione del risparmio basata su caratteristiche non strettamente economiche ma sociali, ambientali, ecc…, considerando quindi criteri di esclusione o di inclusione al fine di realizzare questo scopo. Per indicare quali debbano essere i principi che guidano queste attivita’ e’ stato elaborato il “manifesto della finanza etica”, di cui riportiamo i punti cardine e cioe’: la finanza eticamente orientata
In Italia le esperienze di finanza etica sono partite dalle m.a.g.(mutue per l’autogestione) e successivamente con banca popolare etica. Le m.a.g. sono cooperative finanziarie senza fini di lucro in cui l’attivita’ di risparmio e di finanziamento e’ ispirata ai valori della partecipazione, della trasparenza, della qualita’ sociale ed ambientale. La prima e’ nata a Verona nel 1978, attualmente ce ne sono 4 (Milano, Torino, Reggio Emilia, Venezia) ed operano prevalentemente in ambito locale. Dall’esperienza delle m.ag. e per una serie di fattori diversi, inizia a maturare l’idea di costituire una banca vera e propria, che operi a pieno titolo nel mercato, ma con i valori citati sopra. Nel marzo 1999 apre quindi ufficialmente la prima filiale, a Padova, di Banca popolare etica. E’ una banca a tutti gli effetti, controllata da Banca d’Italia, iscritta al fondo interbancario di tutela dei depositi; svolge l’attivita’ primaria di erogazione del credito a realta’ che operano in 4 settori individuati: disagio sociale, cooperazione allo sviluppo, tutela dell’ambiente, promozione culturale e sportiva per tutti. Gli obiettivi sono riportati nello statuto, che si rifa’ ai principi contenuti nel manifesto indicato prima. I principi base sono tre, precisamente: 1) trasparenza (tutti i finanziamenti erogati sono pubblici e consultabili); 2) partecipazione (la maggior parte dei soci sono persone fisiche con eguale diritto di voto assembleare, a prescindere dalle azioni possedute – 1 testa, 1 voto; i soci, organizzati in circoscrizioni territoriali, possono partecipare attivamente alla vita ed alle scelte della banca); 3) solidarieta’(“l’interesse piu’ alto e’ quello di tutti”- risparmi di soci e clienti utilizzati per avviare e sostenere realta’ che operano per il bene comune; a chi chiede finanziamenti pratica lo stesso tasso di interesse, indipendentemente dall’ammontare, basandosi anche su garanzie non strettamente economiche). A questo proposito va ricordata un’altra importante caratteristica di Banca etica: e’ l’unico istituto bancario in Italia che affianca ad una valutazione economica, prassi normale per richieste di finanziamenti, una valutazione socio-ambientale, svolta da soci volontari (valutatori sociali), che contribuisce a determinare il buon fine o meno della richiesta. Attualmente ha un capitale sociale di oltre 18mln di euro, oltre 25.000 soci, di cui circa 22.000 persone fisiche ed oltre 9500 sono anche clienti. Ha 9 filiali in Italia ed una rete di banchieri ambulanti nelle zone scoperte, abilitati a compiere qualsiasi operazione per conto della banca stessa, operazioni che a tutt’oggi sono le stesse di un qualsiasi altro istituto bancario. Per quanto riguarda la nostra specifica realta’, le Marche, Banca etica conta oltre 480 soci, organizzati in una unica circoscrizione, supportata operativamente da un banchiere ambulante. Nel discorso finanza etica rientra anche il microcredito, a cui accenniamo brevemente, citando due realta’ concrete ed operanti: Consorzio Etimos e cooperativa Mondo Solidale. Etimos e’ un consorzio finanziario che raccoglie risparmio in Italia a sostegno di esperienze microimprenditoriali e programmi di microfinanza per la stragrande maggioranza nei paesi in via di sviluppo e nelle aree di crisi economica, oltre che in Italia; e’ un socio fondatore di banca etica, con la quale lavora in stretta collaborazione, condividendone principi e finalita’. Si propone due obiettivi: permettere universalmente l’accesso al credito ed incentivare scelte di risparmio eticamente orientate, innescando percorsi di finanza solidale tra nord e sud del mondo. Mondo Solidale agisce nel settore del commercio equo e solidale, con 15 botteghe del mondo in tutte le Marche; partendo dagli stessi principi (come usare coerentemente e responsabilmente il proprio denaro) ha elaborato una sua proposta attraverso la possibilita’ del risparmio sociale, tramite apertura di libretti di risparmio, che consente alla cooperativa di dipendere solo dai propri soci, quindi di operare senza vincoli particolari e di effettuare operazioni di microcredito su progetti legati al proprio ambito, il commercio equo, attraverso prefinanziamenti, ed altro Riassumere in poche righe un
argomento vasto ed articolato come la finanza etica e’ una cosa abbastanza
difficile; si e’ cercato di dare una panoramica di massima, ricordando,
per qualsiasi informazione o chiarimento, i recapiti a cui e’ possibile
rivolgersi: Ranzuglia Paolo Banchiere ambulante banca popolare etica tel. 333.7681018
e-mail
pranzuglia@bancaetica.it Antognoni Angelo Coordinatore soci Marche Banca popolare etica tel. 333.9823747
e-mail
anto.ang@libero.it Catena Emanuele Responsabile microcredito mondo solidale tel. 071.742045 e-mail amministrazione@mondosolidale.it | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
ECONOMIA SOLIDALE
Consumo critico in banca
(Alessandro Messina) Facile farlo con la Coca-Cola. Banale, ormai, farlo con il caffé. Ma provate a farlo con una banca. Il consumo critico, in questo caso, richiede molta più determinazione Perchè una banca non è un prodotto ma un insieme di servizi, dunque intangibile per sua natura, e perchè la scelta di consumarla implica valutazioni di diverso tipo, sulla raccolta del denaro, sul suo impiego, sulla trasparenza. Consapevoli che la finanza etica è un’altra cosa e che, purtroppo, finora abbiamo una sola Banca Etica e cinque Mag (www.finanzaetica.org), che per dimensioni e presenza territoriale possono soddisfare una minima parte delle esigenze dei cittadini, cerchiamo di capire se e come orientarsi tra banche responsabili. Nonostante gli ultimi anni di storia della finanza italiana, tra Cirio, Tanzi e Tango bond, e le recenti avventure di Fazio e dei “furbetti del quartierino” (secondo l’auto definizione del “palazzinaro-raider” Ricucci), la questione da porsi è: come fa una banca ad essere responsabile? La risposta è nota e corrisponde ad un elenco di pratiche non negative (finanziamento ad export di armi) o positive (prestiti alle fasce deboli, servizi di base, efficienza e trasparenza), lasciando alla finanza etica requisiti troppo osé per il nostro capitalismo, come la partecipazione. La questione banche armate non può, ovviamente, essere trascurata (vedi in fondo). Così come la correttezza contrattuale: vale la pena di ricordare le recenti sentenze di condanna a Unicredit, Banca Intesa, Mediolanum, Banca Popolare di Milano, Fideuram e Monte Paschi di Siena per le obbligazioni argentine andate in default nel 2001. Ma non meno importanti, come indicatori non di performance ma di attenzione al cittadino-cliente, sono i tempi di risposta alle richieste di prestito e la possibilità di accedere a servizi bancari di base, ormai fondamentali per una piena inclusione sociale. Il progetto PattiChiari, lanciato dall’Abi, è un’interessante sperimentazione per dare maggiori informazioni ai cittadini e permettere i confronti fra banche. Certo, i risultati sono emblematici: su 740 banche, solo 170 hanno aderito e 139 hanno accettato di farsi “certificare”. Di queste, solo il 33% ha accettato il confronto sul tempi di credito, il 41% sui servizi bancari di base, il 56% sui tempi di disponibilità degli assegni versati. Cresce la percentuale (dal 60 all’80) quando si tratta di mettere in vetrina i propri prodotti (come con Faro, servizio che informa sui bancomat funzionanti più vicini). Scorrendo i dati si scopre che è la Popolare di Milano, fra le grandi banche, a fare le condizioni più ragionevoli sugli assegni, che Intesa non ha un’offerta per servizi bancari di base, che la BNL (tanto agognata da Unipol) ha dei tempi di erogazione del credito da gestazione. Anche questi devono essere presi come indicatori di eticità, perchè celano competenze, culture gestionali, investimenti in formazione e qualità, scelte sulla trasparenza, anche nei processi decisionali. Scegliere una banca non è facile, soprattutto quando se ne
ha “bisogno”. Farlo in modo critico è una sfida che dobbiamo attrezzarci
ad affrontare. Mettiamocelo nella zucca. TEMPI DI CREDITO Se chiedete un prestito fino a 25 mila euro aspettatevi circa 3 settimane per avere una risposta (16 giorni lavorativi in media). Se però incappate in BNL o Banca Intesa calcolatene il doppio, poco meno in Banca di Roma. Decisamente più agile Deutsche Bank, con in suoi 10 giorni lavorativi, e Popolare di Milano (12). Se la richiesta è per un importo tra i 25 e i 100 mila euro la media sale a 20 giorni lavorativi, quasi una settimana in più. E la classifica tra le grandi banche cambia poco, con in coda BNL (36 giorni lavorativi). Quando poi si arriva a cifre fino a 500 mila euro, la media del sistema è di 27 giorni lavorativi (quasi 6 settimane). Le migliori in assoluto sono alcune casse di risparmio (Alessandria, Civitavecchia) e popolari (Todi), mentre tra le grandi resta Deutsche Bank. La peggiore? Banca di Palermo con 65 giorni, mentre BNL si “ferma” a 43. Fonte:
www.pattichiari.it. LEGGERE DI FINANZA RESPONSABILE Tre letture. La recente pubblicazione promossa dall’Abi Guida critica alla responsabilità sociale e al governo d’impresa (Bancaria editrice 2005). Un poderoso volume di quasi 750 pagine in cui non vi è un capitolo dedicato alla finanza etica, il termine microfinanza compare solo una volta, dell’esperienza di Banca etica e Mag nessuna traccia...Considerandone la provenienza, forse non era possibile aspettarsi di più. Il ben più incisivo Responsabilità e finanza di Andrea Baranes (2004). Si tratta di una guida alle iniziative in campo socio-ambientale per gli istituti di credito e le imprese finanziarie. Il testo (che può essere richiesto a info@crbm.org) aiuta a districarsi tra vere iniziative etiche e operazioni di green-washing o marketing sociale. Il
fondamentale Manuale del risparmiatore etico e solidale curato
dall’Associazione finanza etica (richiedetelo a
info@finanzaetica.org). IL PESO DELLE ARMI E’ in crescita il finanziamento alle esportazioni di armamenti e le grandi banche italiane sono ancora ben coinvolte nell’affare. La prima è sempre Banca di Roma, seguita da San Paolo Imi, AntonVeneta (la più ambita dell’estate), BNL. Uscito definitivamente il Monte Paschi di Siena, che negli anni scorsi aveva una presenza robusta, restano sia Unicredit (1,5% delle nuove autorizzazioni) che Banca Intesa (1,7%), che continuano un processo lento - e ci si augura costante - di riduzione. Sempre presente Deutsche Bank. La novità è Banca Popolare di Milano, coinvolta per il 4% degli importi autorizzati. La sua nota collaborazione con Banca Etica ha contribuito al clamore della notizia. La quale, però, deve indurre anche a comprendere quanto - nel fare banca - vi siano molti altri elementi di eticità da valutare che non il solo e semplice, per quanto importante, uscire dalle banche armate.
Cibo locale - Civiltà contadina
Il cibo locale ha una faccia Un movimento di portata globale sta riscoprendo i vantaggi dell'acquisto diretto di cibo localmente prodotto. È più fresco di niente altro che si possa trovare nei supermercati e ciò significa che è più gustoso e nutriente, soprattutto attualmente che i cibi provengono da ogni zona del pianeta. Inoltre è positivo per dare alle fattorie familiari una possibilità di sufficiente reddito per continuare la loro attività. Infine questo cibo porta impresso la faccia dell'agricoltore che l'ha prodotto e che lo vende, il che costituisce la garanzia migliore sulla sua provenienza. Per il cibo locale venduto dalle fattorie a conduzione familiare non c'è bisogno della cosiddetta tracciabilità. Anche Civiltà Contadina, l'associazione nazionale che cura la salvaguardia di semi di antiche varietà, pensa che il cibo di fattoria sia migliore del miglior cibo di supermercato e crede che tramite la buona agricoltura e la vendita diretta di cibi di fattoria provenienti da varietà tradizionali e antiche ci sia un futuro per una agricoltura a misura di uomo e di ambiente. Questo è il motivo che ci ha spinto a creare una sezione del nostro sito chiamata La Mappa del Cibo Locale (www.cibolocale.org), per stimolare la vendita e il progresso di tutte le realtà contadine che pratica la vendita diretta dei propri prodotti. Nella Mappa del Cibo Locale vogliamo organizzare la più grande raccolta italiana di aziende agricole familiari che praticano la vendita diretta delle proprie produzioni: ogni fattoria può prendersi una pagina di questa sezione per raccontarsi ed esporre i propri prodotti di cui fa vendita diretta. Un potente motore di ricerca interno darà invece la possibilità al visitatore del sito di trovare la fattoria più vicina a lui o il prodotto che cerca. Nella pagina a disposizione delle aziende è possibile: indicare indirizzo e recapiti: un servizio di mappe elettroniche mostrerà all'utente anche la zona dove si trova la fattoria; inserire una o più immagini per illustrare la vostra fattoria; descrivere quali prodotti e in che stagione sono a disposizione per la vendita diretta; scrivere ampi testi di descrizione sia della fattoria sia della organizzazione della vendita; segnalare se e quali antiche varietà sono utilizzate nella vostra fattoria per la produzione e vendita descrivere quali sistemi di agricoltura biologica si utilizzano. Tutti i dati sono inseribili dalla stessa azienda agricola tramite un'apposita pagina web. Per sapere tutti i particolari su come inserirsi sulla Mappa del Cibo Locale è sufficiente entrare nella sezione e farsi guidare dai links. La Mappa del Cibo Locale è un servizio offerto da Civiltà Contadina, è completamente gratuito e tale resterà anche in futuro. Siamo sicuri che essere presenti nella mappa incentiverà fortemente le vendite delle aziende presenti. Internet è uno strumento sempre più utilizzato dalle persone che vivono in città e chi lo sa usare trova ciò che gli interessa. Inoltre il nostro sito è già bene classificato nei motori di ricerca e questo gli consente di essere visibile e trovato facilmente. Dalla sua fondazione, nel 2002, fino ad oggi ha già ricevuto 220.000 visitatori e vorremmo mettere al servizio di una buona causa questo buon risultato. Inoltre La Mappa del Cibo Locale è raggiungibile direttamente anche da un suo proprio indirizzo Internet breve che è appunto http://www.cibolocale.org/. Il sito di Civiltà Contadina è un portale web utilizzato per discutere di salvaguardia di antichi semi e varietà, per organizzare campagne, per lo scambio di semi, per la pubblicazione di notizie e newsletters. È senz'altro la sede migliore per ospitare una raccolta di fattorie virtuose come quelle che si fondano sulla vendita diretta, la sana agricoltura senza veleni e la biodiversità delle antiche varietà e razze tradizionali. Tramite La Mappa del Cibo Locale siamo sicuri di essere utili a un modello di agricoltura sana e basata sull'uso della biodiversità. Spesso simili servizi sono a pagamento, ma è nella nostra visione non lucrativa di non far pagare alcunché. Chi coltiva senza inquinare e offre i propri prodotti a prezzi di azienda agricola deve essere aiutato nel continuare la sua attività, sperando che dopo di lui anche i figli continuino nella gestione della fattoria. A noi di Civiltà Contadina piace pensare che ci sia un futuro per una rinnovata civiltà rurale. La Mappa del Cibo Locale non è solo un servizio web: noi di Civiltà Contadina crediamo realmente a una dinamica di distribuzione dei prodotti agricoli differente da quella della grande distribuzione organizzata. Riteniamo innanzitutto che non è buono far viaggiare i cibi in lungo e in largo per il pianeta, ma che ogni cultura sia in grado di sostentarsi del cibo prodotto in loco. Questo eliminerebbe i tanti sprechi di carburanti usati solo per sostenere le migliaia di km di viaggio che normalmente percorrono gli alimenti. Inoltre la distribuzione attuale, sostenendo un modello agricolo fondato sulla monocoltura, sulla semina di ibridi e ogm e sulla meccanizzazione di tutte le fasi di lavorazione, è stata fra le cause determinanti della scomparsa della biodiversità rurale, fatta di varietà e razze locali, e della cessazione di decine di migliaia di piccole aziende agricole, soffocate dall'impossibilità di ritagliarsi un reddito e uno sbocco di mercato. La vendita diretta invece ristabilisce un contatto e delle relazioni umane e reali fra la città e coloro che il cibo lo producono. Permettere alla gente di città di avvicinarsi ai produttori, permette innanzitutto un risparmio a coloro che acquistano superando ogni intermediazione, permette di conoscere la campagna italiana e i suoi problemi. La Mappa del Cibo Locale è stata realizzata modificando un programma Open Source, xDirectory, scritto per Xoops in php da Adam Frick e da Kazumi Ono. Le modifiche e gli adattamenti al progetto di mappa sono state apportate da Paolo Battistella e da Alberto Olivucci. Il progetto parte da una idea di Alberto Olivucci, di cui ne è anche l'amministratore. Per informazioni: Civiltà Contadina Associazione nazionale per la salvaguardia della biodiversità rurale Via Germazzo 185 - 47023 Cesena FC web: http://www.civiltacontadina.it/ Tel. 0541 924036 Cell. 3492996042
Politiche sociali Le proposte ai candidati presidenti della regione Marche (Fabio Ragaini) Di seguito si
riportano alcune parti del documento che il Comitato Associazioni Tutela
ha presentato alla nuova amministrazione regionale (sono state stralciate
le parti riguardanti la disabilità e la salute mentale). Le richieste e le
proposte fanno riferimento soprattutto ad interventi e servizi
sociosanitari rivolti a soggetti in particolare situazione di debolezza.
Il testo integrale del documento così come altri interventi sugli stessi
temi si trova nel sito del Gruppo solidarietà http://www.grusol.it/ Per quanto riguarda i
primi mesi della legislatura regionale in tema di politiche sociali il
giudizio rimane sospeso. L’attenzione principale della amministrazione
regionale è rivolta alla riorganizzazione della sanità regionale (avvio a
pieno regime dell’Azienda sanitaria unica regionale, riorganizzazione
dell’Agenzia regionale sanitaria). Aspetti organizzativi che sono
sicuramente fondamentali ma che devono essere accompagnati da una
effettiva attenzione ai problemi che le fasce più deboli della popolazione
pongono. Nel documento allegato ne sono elencati alcuni. Su questo
versante non valgono le dichiarazioni rassicuranti occorrono atti
amministrativi e finanziamenti che accompagnino le dichiarazioni verbali.
Il Piano sanitario 2003-2006, approvato dalla precedente amministrazione,
per la gran parte non è stato applicato. Per quanto riguarda i servizi
territoriali rivolti a soggetti con disabilità, malati d’Alzheimer,
anziani non autosufficienti, persone con patologia psichiatrica, ecc,
molti degli interventi previsti dovevano realizzarsi attraverso il
recupero dei finanziamenti derivanti dal riordino ospedaliero che
prevedeva oltre 1000 posti letto in più rispetto agli standard previsti.
Tale riconversione è avvenuta in maniera del tutto parziale, così che gli
interventi da realizzare a livello territoriale (domiciliari, diurni,
residenziali) rimangono
inattuati. Il problema è che questi interventi sono non solo necessari, ma
indispensabili per la qualità di vita di soggetti che hanno
permanentemente bisogno di assistenza per le attività della loro vita
quotidiana. Tra tutti vale la situazione - assolutamente indecente -
dell’assistenza sociosanitaria residenziale rivolta ad anziani malati non
autosufficienti. Una regione che in due
anni ha ridotto drasticamente il suo deficit sanitario (da 156 milioni di
euro nel 2003 a 47 milioni nel 2005) ma che non è riuscita e non riesce ad
offrire una dignitosa rete di servizi socio sanitari per soggetti non
autosufficienti, spesso gravemente malati, non curabili a domicilio. Ad
oggi circa 4000 anziani non autosufficienti sono ricoverati in Case di
Riposo destinate a soggetti autosufficienti. Per queste persone - sono
dati della regione Marche - attualmente l’assistenza sociosanitaria
erogata varia da 12 minuti a 40 minuti giornalieri. Cosa si può offrire in
questo tempo ad una persona
dipendente in tutte le sue attività? Contiamo cosa sono 12-20-30-40 minuti di
assistenza al giorno per un ospite non autosufficiente, magari demente, e
solo allora possiamo capire il perché del ricorso considerevole
all’interno delle strutture all’assistenza privata, delle contenzioni non
motivate, del massiccio ricorso ai sedativi. Nei giorni scorsi il Presidente della regione Marche ha
dichiarato che “la sicurezza dei cittadini e in particolare di coloro che
vivono situazioni di sofferenze, marginalità e non autosufficienza
rappresenta un’attenzione prioritaria di questo governo regionale. La
concreta integrazione delle politiche sanitarie e sociali si indirizza
specificatamente a questo obiettivo. Siamo tra le prime regioni d’Italia
per quantità e qualità di spesa con riferimento a queste azioni”.
La
situazione sopra illustrata non sembra confermare quanto affermato dal
presidente Spacca. Ma a legislatura appena iniziata ha tutto il tempo per
rimediare e dimostrare con i fatti (e dunque con i finanziamenti) che
l’obiettivo della tutela dei soggetti fragili è davvero irrinunciabile,
che come affermato nel PSR in “un sistema sanitario universalistico e
solidaristico, una discriminazione nell’accesso alle cure appare
ingiustificabile”. Un primo impegno può essere quello di rispettare, a
riguardo dell’offerta residenziale, le pur insufficienti previsioni del
Piano sanitario regionale 2003-06 e di prevedere per gli anni a venire
finanziamenti adeguati per assicurare dignitose prestazioni a tutti gli
anziani non autosufficienti ospiti delle strutture
residenziali. “Per quanto
riguarda il settore sociale si chiede: - l’adozione di una legge di riordino del settore in sostituzione della legge regionale 43/1988, fortemente datata e già abrogata in grandissima parte dai provvedimenti emanati nell’ultima legislatura; la legge dovrebbe, in particolare, dare attuazione ad alcune delle indicazioni contenute nella legge di riordino nazionale dell’assistenza sociale, l. 328/2000 (art. 2, comma 3: i soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria che rendono necessari interventi assistenziali, accedono prioritariamente ai servizi e alle prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali; art. 22, al comma 4, nel quale vengono elencate le prestazioni da assicurare all’interno di ogni Ambito Territoriale al fine di realizzare la rete dei servizi essenziali). Ciò al fine di garantire ai soggetti in maggior difficoltà la fruizione di essenziali interventi e servizi. Dunque prevedere l’obbligatorietà di alcuni interventi e servizi (ad es: prestazioni economiche per garantire il minimo vitale alle persone ed ai nuclei familiari non in grado di provvedervi da soli, rete di servizi domiciliari, diurni e residenziali per minori, disabili, ecc…), per tutti coloro che hanno permanente necessità di interventi di assistenza sociale; - la previsione di
gestioni associate obbligatorie dei servizi sociali -
proprio al fine di assicurare la realizzazione di una rete territoriale
di servizi - con il
passaggio da un Ambito di coordinamento ad un Ambito di gestione.
Ciò potrà così mettere fine alla attuale situazione in cui la gestione
associata dei servizi ha carattere discrezionale determinando nei fatti
l’impossibilità di realizzare reti di servizi territoriali;
- di trasferire ai Comuni le residue competenze socio-assistenziali delle Province, in modo da unificare gli interventi e superare le attuali discriminazioni fra minori nati nel e fuori del matrimonio, e fra i ciechi ed i sordi "poveri rieducabili" e gli altri soggetti colpiti dagli stessi handicap o da altre menomazioni; assegnare, inoltre, ad alcuni enti gestori delle attività socio-assistenziali le funzioni relative al sostegno delle gestanti e madri in condizioni di disagio individuale, familiare e sociale, compresi gli interventi volti a garantire il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati, nonché le prestazioni a favore dei neonati nei primi sessanta giorni di vita; - di stabilire che le eventuali
partecipazioni ai costi dei servizi socio assistenziali siano calcolate
dando applicazione del decreto legislativo 130-2000 nel quale si
stabilisce che per le prestazioni “erogate a domicilio o in ambiente
residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap
permanente grave di cui all’articolo 3 della legge 104/1992, nonché a
soggetti ultrasessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o
psichica sia stata accertata dalle Aziende Unità Sanitarie” verrà presa in considerazione la
situazione economica del solo assistito. Per quanto riguarda
gli interventi e servizi
sanitari si chiede l’impegno a garantire il diritto alla
tutela sanitaria (interventi di prevenzione, cura e riabilitazione) in tutte le fasi
della malattia e in particolare per tutte le persone in situazione di
grave fragilità: gravissime disabilità, malati di Alzheimer, anziani malati cronici non
autosufficienti, persone con malattia mentale. Si chiede l’impegno -
attraverso un percorso partecipato che veda coinvolte anche le
organizzazioni di rappresentanza degli utenti - a definire, in
applicazione della normativa nazionale in tema di integrazione
sociosanitaria, quali prestazioni interventi e servizi sono riconducibili
all’intera competenza del settore sanitario, quali quelli integrati tra
settore sanitario e quello sociale e quali quelli di esclusiva competenza
sociale. Per quelli sociosanitari nei quali la competenza finanziaria
ricade sia sul settore sociale che su quello sanitario devono essere
definite le quote di compartecipazione dei due enti. Ricordiamo che per
molte delle strutture previste dal piano sanitario e dalla legge 20/2002
tali aspetti di fondamentale importanza non sono stati stabiliti,
determinando una situazione di forte difficoltà nella realizzazione di
tali servizi. Si chiede
inoltre: - al fine di garantire la continuità
assistenziale e di assicurare interventi di riabilitazione - come previsto
dalla normativa nazionale e dal Piano sanitario regionale -
l’attivazione dei
posti letto ospedalieri di riabilitazione e lungodegenza (1 ogni mille
abitanti: per circa 1400 posti); di non conteggiare all’interno dei posti
letto di riabilitazione ospedaliera quelli classificati come
“riabilitazione estensiva”, che erogano prestazioni riabilitative in alcun
modo riconducibili a quelle ospedaliere; - la realizzazione
della Unità Spinale Unipolare (USU), già prevista dal Piano
sanitario regionale (6 p.l. da realizzarsi presso l’Azienda Ospedaliera Umberto
I-Torrette di Ancona) per la gestione delle gravi lesioni
midollari; - al fine di prevenire o ritardare il
ricorso all’istituzionalizzazione
il
potenziamento delle cure domiciliari così come
indicato dallo stesso Piano sanitario 2003-2006 con l’effettuazione in
tutte le Zone territoriali degli interventi previsti dalle Linee guida
regionali sulle cure domiciliari. In particolare attraverso l’erogazione
(compreso festivi e prefestivi) in tutte le Zone sanitarie delle
prestazioni previste (assistenza infermieristica, riabilitativa, …),
compresa quella riguardante il servizio di igiene alla persona fortemente
carente in tutto il territorio regionale. Il fondo ADI non deve essere utilizzato per le
spese per operatori sanitari all’interno delle strutture sociali e sociosanitarie che ospitano
soggetti non autosufficienti. Tali spese devono ricadere all’interno della
voce “assistenza residenziale; - l’istituzione in ogni Zona
territoriale di un Centro diurno (con apertura di almeno 5 giorni
la settimana e per almeno 8 ore al giorno) rivolto a soggetti con
malattia di Alzheimer o altre forme di demenza in grado di ritardare
l’isituzionalizzazione e di sostenere le famiglie nel gravoso compito di
assistenza. Sempre riguardo i soggetti con malattia di Alzheimer, si
chiede di realizzare i posti
letto regionali di “Nuclei speciali Alzheimer”
definendone il numero (il PSR li ricomprende all’interno dei 1320 posti
letto di RSA anziani) e di definire gli standard di assistenza (non ancora
stabiliti). Si chiede inoltre la definizione - all’interno dei 2500 posti
di residenze protette previsti dal piano sanitario 2003-2006 - di quelli
previsti per soggetti con
forme di demenza “che presentano deficit cognitivi senza rilevanti
disturbi comportamentali”. In merito alla
Assistenza residenziale rivolta agli anziani non autosufficienti si
chiede: - il rispetto delle
indicazioni contenute nel PSR 2003-06 con la realizzazione dei 3820 posti
previsti di Residenza Protette (RP) e Residenze sanitarie Assistenziali
(RSA) entro il 2006, con l’impegno di assicurare entro il 2007 a tutti gli
anziani non autosufficienti ospiti di strutture assistenziali - che hanno i requisiti per essere
accolti in strutture protette (oltre 1000) - gli standard assistenziali
delle residenze protette. -
il riordino della normativa
regionale riguardante le RSA anziani con la definizione dello standard
assistenziale delle stesse e chiare indicazioni alle Zone Territoriali per
il corretto utilizzo delle strutture - evitando subdoli cambi di funzioni
- spesso utilizzate in sostituzione dei posti letto di lungodegenza
ospedaliera. Sul numero
complessivo dei posti letto si segnala che il numero previsto - e assai
lontano dalla realizzazione - nel PSR (3820) è ben lontano dalla stima di
fabbisogno (oltre 6000 posti, 2% popolazione ultrasessantacinquenne)
presente nel Progetto Obiettivo Anziani. Nel ricordare che ad oggi - nel
territorio regionale - non sono più di 800-1000 i posti letto
(RP+RSA) attivati si chiede
l’impegno prioritario dell’amministrazione regionale a rispondere alle
esigenze di cura e assistenza di queste persone arrivando alla copertura
dell’effettivo fabbisogno di assistenza residenziale. Si chiede inoltre
l’impegno a rispettare la data del 31 dicembre 2005 fissata come termine
ultimo - per le strutture già operanti - per la richiesta di autorizzazione
al funzionamento ai sensi della legge 20/2002 e del Regolamento attuativo
1/2004. Considerato che i termini sono stati già prorogati di 1 anno e
mezzo ogni ulteriore slittamento non potrebbe che essere letto come una
sostanziale autorizzazione al non adeguamento (che ha forti ripercussioni
sulla qualità degli interventi) ed una conseguente scarsa attenzione ai
bisogni e alle esigenze degli utenti di questi servizi”. Per una partecipazione effettiva Da
ultimo, ma non meno importante ribadiamo la richiesta di reali percorsi
partecipati nella programmazione delle politiche, degli interventi e dei
servizi; le organizzazioni di volontariato e degli utenti che si sforzano
di rappresentare le esigenze e i diritti delle persone, impegnati in un
difficile ruolo di tutela non sono interessate - come ben sottolinea il
recente documento della Federazione Italiana per il Superamento
dell’Handicap (FISH) - a “forme di consultazione confuse o peggio relegate
a funzione decorativa”, ma reclamano il diritto, non una concessione, alla
partecipazione. Una partecipazione che non può essere decisa dalle
istituzioni a seconda delle convenienze contingenti. Pertanto - nella
chiara distinzione dei ruoli e delle funzioni - chiedono di veder
riconosciuto il loro ruolo attraverso un percorso di confronto e
consultazione permanente. * Aderiscono al Comitato le
seguenti associazioni: Ass. La meridiana, Aism regionale, Alzheimer Marche,
Anffas Jesi, Anglat Marche, Angsa Marche, Ass. Free Woman, Ass. Libera
mente, Ass. paraplegici Marche, Centro H,
Gruppo Solidarietà, Tribunale della salute Ancona, Uildm Ancona, Ass. La
Crisalide. Segreteria: c/o Centro H, Via Mariani 70, 60125 Ancona; tel e
fax 0731.703327; grusol@grusol.it; http://www.grusol.it/ | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
CRISI ENERGETICA (sintesi di Loris Asoli
tratta dal sito http://www.inventati.org/) I consumi di petrolio sono in
costante aumento, mentre la scoperta di nuovi giacimenti è in costante
diminuzione. Già dal 1980
bruciamo più petrolio di quanto ne scopriamo. Il picco di produzione è previsto,
al massimo, entro il 2015.
Dopo tale data la domanda (le necessità di consumo) supera
l’offerta (le possibilità produttive). Ciò significa che si inasprirà la
lotta per avere il petrolio, i prezzi saliranno alle stelle e si avrà una
notevole crisi economica, in quanto tutti i processi industriali sono
basati sul consumo massiccio di energia da combustibili fossili. La nostra civiltà e la nostra
ricchezza sono basate sull’uso dei combustibili fossili. Il petrolio a basso costo sta per
diventare un ricordo del passato.
Per il gas e per il carbone abbiamo più tempo, ma non si prestano a
tutti gli usi del petrolio (esempio: la produzione di materie plastiche) e
il carbone è fortemente inquinante. La fine dei combustibili fossili a
basso prezzo, nell’arco di 20 anni al massimo, segna la fine della civiltà
occidentale, così come alcuni la concepiscono. Il futuro è quanto mai nebbioso:
un conflitto tra potenze gelose delle ultime gocce di petrolio potrebbe
sprofondarci in qualcosa di simile ad un nuovo Medioevo, mentre da
capacità di mediazione e senso di responsabilità potrebbe nascere una
nuova era, certo più povera, ma forse più giusta e vivibile e,
probabilmente, più felice. Come individui abbiamo la responsabilità di cercare nelle nostre vite quotidiane la strada per affrancarci dai combustibili fossili e dai loro derivati! Come soggetti politici il nostro ruolo può essere quello di forgiare un nuovo senso comune, quello della limitatezza delle risorse, offrendo un punto di vista diverso a chi vuole risolvere i black-out costruendo nuove centrali (fondate sui fossili o sul nucleare) o a chi vuole aumentare la stabilità globale riarmando l’Europa (per citare solo due delle cose più dissennate ascoltate negli ultimi tempi). Il bivio fra un nuovo Medioevo e un futuro di pace e dignità è ora di fronte a noi. CONTRATTO MONDIALE PER L'ENERGIA E IL CLIMA PER BANDIRE LA POVERTA' E FERMARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI (tratto dal sito
www.forumambientalista.it) Uscire
dal nucleare si deve perché:
La sua
diffusione va realizzata pianificando: GERMANIA L'energia alternativa ha superato quella nucleare
SVEZIA: la prima Economia libera dal
petrolio La Svezia si è posto il limite di
15 anni per la conversione da petrolio ad
Riportiamo qui di seguito il risultato di due ricerche sull'uso dell'olio vegetale quale combustibile.PRIMA RICERCA(Fonte: bollettino agricoltura biologica dell’AIAB,
Associazione Italiana Agricoltura Biologica)
La trasformazione di piante quali il mais, la soia o il girasole in carburante richiede molta più energia di quella generata dall'etanolo o dal biodiesel risultante. Lo sostiene uno studio di ricercatori della Cornell University e dell'Università della California di Berkeley pubblicato sulla rivista "Natural Resources Research" (Vol. 14, No. 1, pp. 65-76). "Non ci sono benefici energetici nell'uso di biomasse vegetali come combustibili liquidi", afferma l'ecologo David Pimentel. "Si tratta di strategie non sostenibili". Pimentel e l'ingegnere ambientale Tad W. Patzek hanno analizzato in dettaglio il rapporto fra energia in ingresso e in uscita nella produzione di etanolo da mais, legno ed erba, e nella produzione di biodiesel dalla soia e dalle piante di girasole. Nel caso della produzione di etanolo, gli autori hanno scoperto che l'utilizzo di mais richiede il 29 per cento di energia fossile più rispetto al carburante prodotto. Questi valori salgono al 45 per cento per l'erba e al 57 per cento per la biomassa di legno. Nel caso del biodiesel, le piante di soia richiedono il 27 per cento di energia in più di quella fornita dal carburante, e i girasoli addirittura il 118 per cento in più. Per stimare l'energia in ingresso, i ricercatori hanno considerato fattori quali l'energia usata per far crescere le piante (compresa la produzione di pesticidi e fertilizzanti, l'alimentazione delle macchine agricole e dei sistemi di irrigazione, e il trasporto) e per fermentare e distillare l'etanolo. Nell'analisi non sono stati inseriti costi aggiuntivi come quelli associati con tasse e sussidi statali e quelli relativi all'inquinamento e al degrado ambientale. "In futuro avremo bisogno di un sostituto del petrolio, - spiega Pimentel - ma la produzione di etanolo o di biodiesel dalle biomasse vegetali non sembra essere la strada giusta". (Le Scienze Online)
SECONDA RICERCA Fonte: Tesi di dottorato di Laura Riello, con il prof. Stefano Bona, presso la facoltà di agraria dell'università di Padova, dal titolo "Analisi ambientale della produzione di oleaginose a scopo energetico. Bilancio energetico delle
aziende Dai dati
relativi alle 152 aziende che hanno coltivato colza e alle 220 che anno
coltivato girasole sono stati stilati i bilanci di energia
Nella
tabella seguente sono presentati i dati del bilancio energetico per il
colza e il girasole. Per il colza è
risultato un output energetico medio pari a 68.97 GJ*ha-1, con intervallo di variazione
compreso tra 121.8
e 12.65 GJ*ha-1. Questo valore medio è
costituito per il 43% dal valore energetico dell’olio,
contenuto nella granella, e per il 57% dal valore energetico della farina
di estrazione, residuata
dopo il processo di disoleazione. Gli input
energetici sono stati determinati separatamente, per ogni fase di
produzione del metilestere. La voce più rilevante, che costituisce da sola
il 72% del costo complessivo, è relativa al
processo di produzione in campo, il cui costo energetico è pari a 16.10
GJ*ha-1
(range 45.12
- 4.04).
Quest’ampio intervallo di variazione è da riferire alla differenti
tecniche di coltivazione adottata
dalle singole aziende e dai tipi di struttura aziendale. Mentre alcuni
agricoltori hanno posto come
obiettivo la massimizzazione della resa e quindi del profitto, praticando
una coltivazione intensiva,
altri hanno coltivato colza (effettuando mediamente 3-4 interventi
colturali) con il
metodo estensivo, dato che è una coltura sostenuta dalle compensazioni, in
regime di ritiro dei
seminativi. La voce agronomica di maggior peso è rappresentata
dall’impiego di concimi, 43.1% del
costo energetico della fase campo. Dall’analisi risulta che per la
coltivazione del colza
sono utilizzati mediamente 80 kg*ha-1 di N, 43 kg*ha-1 di P2O5 e 51 kg*ha-1 di K2O. In particolare l’azoto da solo rappresenta il 36.5% degli input
energetici.
tabella
3.4: Bilancio energetico per le colture colza e girasole. Dall’analisi dei dati del girasole è emerso che l’output
energetico della coltura è pari a 79.1
GJ*ha-1
con un range
compreso tra 124.3 (massimo output energetico ottenuto) e 14.7
GJ*ha- 1. La quota riferita all’olio è
pari al 54.5%. I costi energetici relativi alla coltivazione sono
risultati pari a
21.6 GJ*ha-1
(range compreso
tra 62.7 e 5.7), costituendo il 76.3% degli input complessivi per
l’ottenimento della granella (colture analoghe in ambienti più caldi hanno
dato risultati che possono
aggirarsi intorno alla metà dei valori riportati (Kallivroussis, 2002)).
Anche in questo caso, analizzando i singoli input colturali, si nota come i
concimi rappresentino la voce di input agronomico
più importante rappresentando da soli il 32.4% degli input colturali
relativi alla fase campo,
valori riscontrati anche da altri autori (Caliceti et al., 2001). Alla
coltura sono fornite mediamente
80 kg*ha-1
di N, 59
kg*ha-1
di P2O5 e 35 kg*ha-1 di K2O. Il costo energetico
più rilevante
è dovuto al concime azotato che rappresenta l’83.3% dei costi sostenuti
per i concimi e il 26.8%
degli input totali di pieno campo. Il
bilancio energetico delle due colture, è risultato positivo se viene
considerata l’intera produzione (olio e
farina di estrazione), ma analizzando la sola produzione dell’estere,
questa non permette di ottenere
ampi margini di guadagno, come dimostrato anche da Studer e Wolfensberger
(1992). Quindi la
resa energetica netta per ha, e per anno, è una misura dell’efficienza
dell’uso della terra che può
essere utilizzata come metro di confronto di colture coltivate a fini
energetici (Schlamadinger et al., 1997). LA CLIMATIZZAZIONE CONSAPEVOLE
(tratto dal sito internet francese:
www.adema.fr) Se l’uso del climatizzatore migliora il confort di guida, occorre però prendere coscienza del suo impatto sull’ambiente. SI CONSUMA DI PIU’. Quando funziona il climatizzatore aumenta notevolmente il consumo di carburante dell’auto. In città si consuma in media il 31% di benzina in più o il 35% di gasolio in più per le vetture diesel. Su strada l’aumento dei consumi è di circa il 16% per i veicoli a benzina e del 20% per i Diesel. Nell’arco dell’anno i veicoli climatizzati consumano in media il 5% di carburante in più. Questo aumento limita l’effetto dei progressi rilevanti compiuti dai costruttori sui consumi energetici dei veicoli. SI INQUINA DI PIU’. L’utilizzo del climatizzatore provoca anche un aumento dell’inquinamento di monossido di carbonio, ossido d’azoto e anidride carbonica. SI RISCALDA IL PIANETA. L’effetto serra è un fenomeno naturale che consente alla terra di mantenere una temperatura media propizia alla vita. E’ dovuto alla presenza di gas ad effetto serra nell’atmosfera. Le attività umane producono una enorme quantità di questi gas, con conseguente aumento dell’effetto serra naturale e con corrispondente incremento della temperatura globale della terra. Il climatizzatore interviene doppiamente nelle emissioni di gas ad effetto serra: mentre funziona, provoca un incremento dei consumi di carburante e quindi delle emissioni di anidride carbonica e, inoltre, che funzioni o meno è responsabile del rigetto in ambiente del fluido refrigerante presente nel circuito di climatizzazione (fuga, manutenzione, pulizia, non recupero del veicolo fuori uso…). Questo fluido è un gas a forte effetto serra, 1300 volte più potente dell’anidride carbonica. Per un veicolo di dimensioni medie, il climatizzatore (uso, manutenzione e fughe) è responsabile di un aumento del 10-15% dei rifiuti annuali ad effetto serra. COSA FARE CON IL PROPRIO CLIMATIZZATORE
MANUTENZIONE
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
STILI DI VITA
I GRUPPI DI
ACQUISTO SOLIDALE Un modo diverso
di fare la spesa (a cura di Alessandro
Panaroni) Da qualche
anno a questa parte, sta crescendo sempre più una sensibilità sociale ed
ecologica volta ad un ripensamento di alcune fattori del modello di
sviluppo che dal dopoguerra ha governato le nostre scelte. Il
succedersi di catastrofi ambientali, le distruzioni di ambienti
incontaminati e pieni di bellezza, lo sfruttamento e la povertà crescenti,
hanno portato il germogliare di atteggiamenti nuovi, orientati verso
l’equità ed il rispetto della natura e dell’uomo. Una delle
“armi” più efficaci a disposizione del “cittadino qualunque” è quella del
consumo critico: è infatti la massa dei consumatori a
direzionare la produzione delle grandi aziende; quando centinaia di
migliaia di acquirenti in tutto il mondo si rifiutano di comprare un
prodotto macchiato di crimini ambientali o sociali
(boicottaggio), le imprese sono costrette a modificare la
loro politica aziendale. (E’ dimostrato che un calo di vendite di solo il
2% è sufficiente per attirare l’attenzione delle imprese) La
“Guida al consumo critico” è lo strumento fondamentale per
verificare il comportamento delle ditte, perlopiù multinazionali, che
dominano il mercato dei beni
di consumo e dei servizi. La
politica si fa in ogni momento della vita: nell’acquistare i beni di prima
necessità, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel
tempo libero. Scegliendo cosa
e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i
nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di
saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no; sosteniamo una economia
solidale e dei diritti o una economia di sopraffazione reciproca. Ognuno di noi può dare una
mano a cambiare il mondo ….anche, semplicemente, partendo dal carrello
della spesa! Infatti dietro a
questo gesto quotidiano si nascondono problemi di portata planetaria:
inquinamento, spreco di risorse non rinnovabili, sfruttamento dei minori e
dei lavoratori. La strada
del consumo critico è comunque non facile e sempre in salita; può essere
veramente difficile talvolta reperire della verdura biologica, dell’uvetta
senza il film di vaselina di cui di solito è ricoperta, un pallone che non
sia costato la “reclusione” di un piccolo lavoratore di otto anni… In più,
ora che gli alimenti biologici stanno acquisendo una fetta di mercato
consistente, ecco ancora spuntare le multinazionali che attraverso le loro
controllate tentano di accaparrarsi anche la distribuzione del biologico
(vedi il caso della KI passata sotto il controllo della
Nestlè) In una
situazione del genere una soluzione estremamente creativa è rappresentata
dai Gruppi di acquisto solidali (GAS). I gruppi
d’acquisto non sono una idea nuova e neanche recente: da centinaia d’anni
esistono le cosiddette cooperative di consumo attraverso le quali è
possibile comprare a prezzi più vantaggiosi; Il GAS nasce però con
altre prospettive: prima di tutto, la connotazione etica differenzia il
GAS dai tradizionali gruppi d’acquisto; inoltre, non meno
importante, è l’aspetto della solidarietà, della relazione di aiuto che si
instaura all’interno del gruppo. I
GAS possono costituire dunque uno degli aspetti di un nuovo stile
di vita fornendo una possibilità di impegno concreto per chiunque desideri
cominciare a lavorare nella vita quotidiana per un nuovo modello di
sviluppo costruito dal basso.
COS’E’ UN
GAS? Quando un
gruppo di persone si riunisce per riflettere sui propri consumi e per
acquistare prodotti di uso comune utilizzando criteri di guida etici, dà
vita ad un GAS. Le
finalità di un GAS ruotano intorno alla necessità di procurarsi
beni e servizi secondo una filosofia critica sia rispetto ai propri
bisogni sia rispetto alle caratteristiche del prodotto utilizzato per
soddisfarli, formulando un’etica del consumo critico che unisca le persone
piuttosto che dividerle, che metta in comune tempo e risorse invece che
separarli. Essere un
GAS non significa solo risparmiare acquistando prodotti di qualità
in grandi quantitativi, ma anche avere un punto di riferimento costante,
tornare a tessere la trama di rapporti sociali e rompere l’isolamento che
spesso viviamo nelle nostre scelte quotidiane. Inoltre la
presenza di un GAS sul territorio favorisce anche i piccoli
produttori e gli artigiani sui quali il GAS fa riferimento per i
rifornimenti, creando un circolo virtuoso per l’economia locale,
diminuendo la necessità di beni con un elevato zaino ecologico dovuto al
trasporto e attenuando l’influenza dell’economia globale sulle
scelte quotidiane. Infine in
un GAS hanno grande valore i saperi e le abilità individuali che
vengono valorizzate al massimo dal clima di scambio reciproco che si può
creare fra i partecipanti; le riunioni periodiche del gruppo diventano
quindi occasioni non solo per la ripartizione degli acquisti ma anche per
far festa, per trovare chi può aiutarti a riparare lo scarico del
lavandino rotto o chi può darti consigli su come cucinare una torta di
mele in modo sano e naturale o qualcuno che abbia una bicicletta vecchia
che non utilizza più…
LE
MOTIVAZIONI Le
motivazioni che costituiscono le finalità di un GAS possono essere
razionalizzate in quattro filoni: 1.
Sviluppare e mettere in
pratica il consumo critico, quindi acquistare prodotti
etici e biologici realizzati in rispetto dell’uomo e dell’ambiente (vedi
consumo critico) 2.
Sviluppare e creare
solidarietà e consapevolezza, solidarietà che si estende a
partire dai membri del gruppo, ai piccoli produttori che altrimenti
verrebbero schiacciati dal mercato, fino a raggiungere tutti coloro che
subiscono pesantemente le conseguenze di questo iniquo modello di
sviluppo; consapevolezza, che nascendo dalla necessità dei membri di
formazione reciproca può propagarsi all’esterno attraverso la proposta di
un modello di vita diverso, in grado di limitare il senso di frustrazione
ed impotenza che spesso ci coglie di fronte ai problemi del mondo. 3.
Socializzare, vale a dire restituire il
giusto valore ai momenti di condivisione e scambio, di relazione
interpersonale come occasioni indispensabili per una esistenza
equilibrata; incontrarsi periodicamente per confrontare idee, analizzare
nuovi prodotti, scambiarsi esperienze e ovviamente condividere i momenti
conviviali della cena a base di alimenti sani fornisce un importante
appoggio psicologico contro il frustrazione ed isolamento di cui sopra;
inoltre, la necessità di conoscere a fondo “la storia” del prodotto che
utilizziamo o mangiamo (non più un cibo anonimo), porta i membri a
visitare i produttori che sentono così valorizzato il loro lavoro ed
escono in parte dall’isolamento a cui spesso sono costretti. 4.
L’unione fa la
forza, ovvero:
poter comprare direttamente dai produttori (possibilmente locali) ed
eventualmente richiedere la produzione di beni con certe caratteristiche;
poter rendere possibile l’uso collettivo di alcuni oggetti; poter
acquistare a prezzi minori prodotti etici e biologici; poter ridurre i
tempi per la spesa sfruttando i vantaggi organizzativi;
ORGANIZZAZIONE Il
funzionamento di base di un GAS è abbastanza semplice: i
partecipanti al gruppo cercano insieme in zona dei piccoli produttori
rispettosi dell’uomo e dell’ambiente e definiscono una lista di prodotti
su cui intendono effettuare gli acquisti collettivi; in base a questa le
diverse famiglie o individui, compilano un ordine, che viene raccolto e
insieme agli altri forma l’ordine di gruppo che viene trasmesso ai singoli
produttori. Quando arriva la merce, questa viene suddivisa ed ognuno paga
per la sua parte. Poi è
possibile scegliere se darsi una struttura ufficiale e trasformarsi in una
associazione oppure appoggiarsi a strutture esistenti (MAG,
botteghe del mondo…) Da qualche
anno si è costituita, a livello nazionale, la rete dei GAS che pur
preservando la totale autonomia dei singoli gruppi facilita lo scambio di
informazioni, la definizione di criteri omogenei per la scelta dei
prodotti e inoltre costituisce una base esperienziale per i “nuovi nati”
fornendo aiuti per quanto riguarda l’organizzazione e il reperimento di
alcuni prodotti. I contatti
sono mantenuti grazie al sito http://www.retegas.org/ LE
PROSPETTIVE: Quali
sviluppi futuri attendono dunque i Gruppi di Acquisto? La sfida sarà
sicuramente quella di una grande crescita quantitativa: una rete
fittissima di piccoli gruppi che copra il territorio nazionale ed oltre,
gruppi piccoli, partecipativi e democratici in grado prendersi cura del
loro territorio con amore e di garantire la stessa cura nei rapporti
sociali sia fuori che dentro il gruppo; Sarà in questo modo che la nostra
terra potrà rifiorire spazzando via la monocoltura e soprattutto la
monocultura? Se volessi approfondire l’argomento dei GAS potresti
consultare il sito http://www.retegas.org/. Qualora fossi
interessato a sperimentare, fare alcuni acquisti collettivi, una festa qua
e la, confrontarti o semplicemente chiacchierare con qualcuno (ovvero fare
parte di un GAS) o costituire un nuovo GAS… bene! Puoi scrivere una mail a
Alessandro Panaroni: saltafossi@livecom.it oppure
ad uno dei seguenti referenti di GAS della nostra regione. REFERENTI dei Gruppi di
Acquisto Solidale delle Marche
IL GASSOSA, un GAS che osa L’esperienza del GAS di
Recanati, Loreto, Porto Recanati (a cura di Vittoria Capone) LA NOSTRA STORIA
Il nostro GAS è nato un anno fa dall’unione degli intenti
e delle forze di due nuclei di persone che già da tempo pensavano e
volevano ardentemente dare vita a un gas: un gruppo a Porto Recanati, che
ruota intorno alla Bottega del Mondo della città, e uno a Recanati,
formato anche qui da soci della Bottega, insieme a soci del Centro
Armonico, che è
un’associazione che si occupa di attività riguardanti la salute e il
benessere, in senso globale, dell’individuo. L’elemento unificante è stato
Emilio di Porto Recanati che, in occasione di una conferenza
sull’alimentazione naturale, che si teneva al Centro Armonico, ha proposto
di inserire un intervento sui Gruppi d’Acquisto Solidale. Da li in poi i
due gruppi si sono incontrati e l’idea si è finalmente incarnata e
concretizzata. Da allora - eravamo nel mese di marzo 05 - il gruppo si è
velocemente ampliato e, da una decina di persone dell’inizio, siamo
arrivati a circa 40 famiglie. Ci vediamo regolarmente, ogni 15-20 giorni, a Loreto,
presso la casa che Patrizia, gentilmente, ha messo a disposizione per le
riunioni. Per il momento riusciamo a rifornirci regolarmente di ortaggi,
frutta, pane, vino, olio, miele e altri prodotti apistici, salumi, pasta,
formaggi, uova e animali da cortile, ma sono in programmazione i cereali,
i detersivi, e altre categorie di prodotti. Molto apprezzate e sentite
sono state le visite fatte ai produttori, vere occasioni di condivisione
di conoscenze e di convivialità, che ci hanno rafforzato nell’idea e nella
volontà di cercare contatti diretti fra noi e i produttori. Inoltre, alterniamo ai momenti organizzativi e di
acquisto, graditissime occasioni di incontro e di festa, come, per
esempio, la vendemmia, la visita al frantoio, la cena natalizia, la passeggiata sugli asini e il
cenone di fine anno. COME SIAMO
ORGANIZZATI Attraverso incontri periodici mettiamo a punto
l’organizzazione degli ordini e della distribuzione. Le modalità sono
diverse a seconda del prodotto.
Per quanto riguarda i prodotti freschi, ogni partecipante trasmette
il proprio ordine settimanale via e-mail o sms a Rossella che calcola i
totali degli ordini e li invia ai fornitori. Abbiamo due punti di distribuzione, uno a Porto Recanati,
vicino alla Bottega, e uno a Recanati presso il garage che Giovanni ha
messo a disposizione del gruppo (GasGarage). C’è un collegamento diretto fra il gasgarage di Recanati
e il locale di Porto Recanati grazie ad Omero, il nostro
fornitore-messaggero. Infatti ogni settimana, il venerdì, a turno, uno di noi va presso il
forno convenzionato, ritira il pane per tutti e lo porta al gasgarage. Più
tardi al garage arriva Omero
che consegna i propri prodotti, verdure e frutta, e i prodotti di Emilio,
uova, vino, formaggi, trova il pane, ne prende una parte e lo porta a
Porto Recanati, dove lo
consegna insieme alle sue verdure e ai prodotti di Emilio.
Così il sabato mattina, sia a Recanati che a Porto
Recanati, possiamo ritirare tutti i prodotti freschi e rifornirci anche di
alcuni prodotti che sostano fissi nei due locali: olio, passate,
ceci. Per altri prodotti, di cui ci si rifornisce in maniera
saltuaria, le modalità di consegna variano e la distribuzione avviene,
solitamente, in concomitanza delle riunioni; per ogni diverso prodotto c’è
un referente che si occupa del contatto con il fornitore. I principali criteri di scelta dei prodotti sono la
qualità biologica, la vicinanza territoriale, l’eticità dell’azienda, il
basso impatto ambientale e, preferibilmente, la piccola dimensione
produttiva. Fino ad ora siamo riusciti a gestire abbastanza bene
l’organizzazione della distribuzione dei prodotti, anche se non sono
mancati disguidi e incongruenze, dovuti soprattutto alla difficoltà di
gestione dei prodotti freschi. Questi problemi sono stati superati con un
maggiore impegno organizzativo e un po’ di pazienza ed elasticità
mentale. I NOSTRI FORNITORI
PROSPETTIVE PER
IL FUTURO Siamo molto entusiasti di questa, per noi nuova,
esperienza, che produce senso di unità e di partecipazione, stimola
comportamenti consapevoli e creativi
e rinsalda legami di amicizia, fiducia e solidarietà, e inoltre ci
conferma che la condivisione del “pane” oltre che delle idee è elemento
simbolico e intrinseco di
fratellanza e di unione. Interessante, nella nostra esperienza, è anche l’aspetto
che tre dei principali fornitori, Emilio, Omero e Mauro, fanno anche parte
del gruppo del GAS, così che
ci sentiamo un’unica comunità di persone che si impegnano su fronti
diversi, per una comune difesa dell’ambiente, del lavoro locale e della
qualità di vita. Siamo
determinati ad andare avanti, ampliando la rosa dei prodotti, includendo
magari anche i servizi nel prossimo futuro, e inserendo nel programma attività di promozione e
informazione sul consumo critico, in modo da realizzare l’idea che il
nostro GAS diventi un vero laboratorio di pensiero critico e consapevole,
diventi davvero un Gassosa, un frizzante GAS(che)OSA.
PER QUANTO TEMPO ANCORA? Dalla cultura degli status symbol a quella del valore strumentale(Davide Guidi) Un cambiamento anche culturale È opinione condivisa che la diffusione del progetto di economia solidale alternativo all’attuale sistema neoliberista passerà non solo attraverso il potenziamento delle realtà economiche già presenti e lo sviluppo di nuove attività che propongono il rispetto dell’ambiente, la solidarietà e la cooperazione nei rapporti economici. Il cambiamento infatti, per essere strutturale, dovrà tener conto anche della sfera emotiva delle persone e delle società, investendo di nuovi significati i modelli da seguire, le aspettative, i sogni. In una parola, la cultura. Ogni paese ha una propria storia culturale, che si trasforma ed evolve anche in relazione allo scorrere del tempo ed al susseguirsi ciclico di nuovi orizzonti; per questo ci sono momenti in cui prevale l’immobilismo, quando solo flebili fermenti osano mettere in discussione il presente, a cui si susseguono periodi in cui il terreno sembra essere fecondo per lo sviluppo di nuovi modelli culturali. In queste fasi storiche, accade di solito che la riflessione di alcuni inizia pian piano a creare dibattito, ad interagire con il pensiero di altri, a produrre circuiti e sistemi sempre più diffusi ed in grado di permettere il passaggio. E se non ci sbagliamo, questo
inizio di terzo millennio, sarà perché un millennio che prende avvio non è
per niente poca cosa, sarà per il fatto che la rivoluzione
dell’informatica ci permette di confrontarci con tutto il mondo, sarà
perchè la percezione degli inganni del modello neoliberista inizia - sebbene a fatica - a fasi strada, ci sembra un
momento in cui il passaggio è possibile. La
cultura degli status symbol, ovvero del ben-avere Ma chiariamo subito una cosa: il contesto predominante in cui viviamo, noi cittadini occidentali di inizio terzo millennio, è ancora quello di una cultura che possiamo definire degli status symbol, fortemente ancorata ad una concezione della vita che pone al centro l’individuo isolato, con i suoi interessi egoistici, e non la comunità. Nella cultura degli status symbol, gli oggetti sono carichi di significati simbolici legati alle sfere del benessere, della felicità, del privilegio, della superiorità nella gerarchia sociale, del potere, arrivando a rappresentare il fine stesso dell’esistenza. Il ben-essere sembra coincidere con il ben-avere, tra l’altro in maniera così potente da avere progressivamente frantumato una millenaria riflessione, sia laica sia religiosa, sulla distinzione fra materia e spirito, sfera terrena ed ultraterrena. La cultura degli status symbol, iniziata con la ripresa economica seguita alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, ha accentuato poi negli ultimi anni lo stesso efficace meccanismo: la produzione di oggetti sempre nuovi, ma dagli stessi significati simbolici. Ecco allora i primi elettrodomestici, la televisione, la macchina, poi il telefono, la casa con giardino ed entrata indipendente, i cellulari, le vacanze esclusive in paradisi tropicali, fino agli ultimi ritrovati tecnologici ed informatici dei nostri giorni, senza dimenticare la moda, che con le sue creazioni esclusive è in grado di accompagnarci in tutte le stagioni della vita. E che dire del denaro, simbolo per eccellenza di ricchezza e potere e oggetto di “indispensabile” accumulazione, che tradisce però con questa nuova accezione la reale funzione per cui è nato, quella di strumento di facilitazione degli scambi di oggetti, beni e servizi fra le persone. Astraendo un po’, anche il posto in banca, in ufficio od in un ente pubblico, piuttosto che l’attività politica, si sono adeguati ed in molti casi hanno perso con l’andare del tempo la loro funzione di servizio alla comunità per assurgere a valore di distinzione e privilegio individuale. La cultura degli status symbol, infine, propone in continuazione nuovi oggetti caricandoli artificialmente di significati che non hanno, rendendo con sorprendente e non casuale periodicità i vecchi di massa, superati, troppo popolari e diffusi. Perché il cuore pulsante della cultura degli status symbol è il potere del libero mercato, esercitato in un’epoca di globalizzazione soprattutto dalle imprese multinazionali, la cui essenza stessa coincide con l’improrogabilità di una produzione affannosa, senza scrupoli ed interruzioni, di nuovi oggetti da vendere. Sarà
allora forse un caso che la pubblicità, strumento imprescindibile del
libero mercato, punta a colpire sempre più spesso la nostra sfera emotiva,
solleticando il desiderio inconscio insito in ciascuno di noi di essere
felici, esclusivi, privilegiati ed un po’ speciali? E come spiegare la
smisurata influenza esercitata da questa forma di persuasione, in grado di
condizionare completamente palinsesti televisivi, mantenere in vita
riviste e giornali, dettare le regole del gioco in ambito sportivo,
culturale, perfino aggregativo e sociale? La
cultura del valore strumentale, ovvero del
ben-essere Per quanto tempo ancora saremo disponibili a permettere la manipolazione delle nostre intelligenze tanto da investire gli oggetti di valori simbolici che non hanno? Proprio questo, dunque, ci sembra il nodo centrale della questione; il nuovo orizzonte culturale che potrà favorire lo sviluppo dell’economia solidale prenderà avvio, paradossalmente e senza scomodare la storia, dal ritorno ad una cultura non nuova, del valore strumentale, del valore d’uso, ancora presente nel vivere quotidiano dei nostri bisnonni e nonni. Nella cultura del valore strumentale trionferà di nuovo il vecchio e caro buon senso, se vogliamo anche molto semplice. I vestiti serviranno per difenderci dal freddo e nascondere parti del nostro corpo da sguardi indiscreti, la casa per garantirci una protezione dagli agenti atmosferici e permetterci di godere momenti di tranquillità, la macchina per trasportarci da un luogo all’altro, la vacanza per aiutarci a vivere con piacere una parte liberata del nostro tempo, i soldi per facilitare gli scambi, la tecnologia per semplificare le comunicazioni e renderci più agevole la quotidianità. Tutto ciò si tradurrà nel depotenziamento del valore simbolico degli oggetti, rendendoli di nuovo strumenti e non fini. Ma che ruolo avranno il progresso ed i sogni, nella cultura del valore strumentale? Saranno sempre presenti, ovviamente, ma cambierà la loro prospettiva: non più la futilità del niente insita nel ben-avere, ma la completezza del ben-essere in tutti i campi, compreso quello della sfera economica. Prospettiva che porrà al centro non più l’individuo, ma l’uomo solidale, con le sue relazioni, la sua cultura del rispetto e della giustizia, dei diritti e del bene comune, la sua attenzione al risparmio ed alla sobrietà felice, la sua scelta della nonviolenza e della cooperazione, il suo rifiuto dell’attuale selvaggia idea di competizione. Alle nuove persone della cultura del valore strumentale il compito di utilizzare con giustizia il progresso e di materializzare i nuovi sogni. BIBLIOGRAFIA- Riccardo Petrella, “Il diritto di sognare – le scelte economiche e politiche per una società giusta”, Milano 2004 -
Francesco Gesualdi, “Sobrietà” – dallo spreco di pochi ai diritti per
tutti”, Milano 2005
UN’ALTRA STRADA E’ POSSIBILEUna storia di auto condivisa a Fano (Davide Guidi) Auto, dal sogno
all’illusione L’auto rappresenta uno dei principali oggetti simbolici privilegiati dall’attuale cultura occidentale: averla, averla bella, averla grande, averne tante sembrano ancora tante discriminanti nell’illusoria scalata alla gerarchia sociale. L’immaginario collettivo prevalente poi, sostenuto non casualmente dalla pubblicità, la identifica con la libertà individuale di muoversi dove e quando se ne ha voglia, con l’idea stessa di forza e potenza, con il privilegio del risparmio del tempo in una società che si sta convincendo di non potersi fermare mai e anzi di dover correre sempre più veloce. Eppure, a chi preferisce fermarsi - appunto – ed investire parte del proprio tempo per liberarsi dal potere ipnotico dei sogni, si mostrerà la fallacità del mito e l’auto apparirà miseramente nuda come il re della nota favola: ad iniziare dai costi umani. In Italia una famiglia su dieci ha avuto un morto o un ferito in incidenti stradali e la media degli ultimi anni si fissa in 160.000 incidenti all’anno, con 18 morti e 1.000 feriti ogni giorno. E che dire della velocità di percorrenza media di chi usa l’automobile, in un calo costante proporzionale all’aumento delle macchine circolanti? Se non che si attesta attualmente alla folle velocità di 19 chilometri all’ora, mentre se alla percorrenza vera e propria aggiungiamo il tempo perso per acquistare la nostra auto, pagare il carburante e le spese, lavarla e lucidarla, allora la velocità media si abbassa fino ad 8 chilometri all’ora. Noi italiani, infatti, trascorriamo in media 7 anni di vita immersi nel traffico e dedichiamo alla nostra auto complessivamente 1.200 ore all’anno, percorrendo circa 10.000 chilometri annuali: il calcolo è semplice. Senza dimenticare il forte impatto ambientale del trasporto privato su auto, fra i maggiori responsabili della concentrazione nell’aria delle pericolosissime polveri sottili (pm10), come anche del 15% delle emissioni totali mondiali di CO2 dovute all’alto impiego di carburanti fossili, con il loro deleterio contributo al riscaldamento del clima. Per tutto questo, spendiamo ogni
anno circa il 15% dei nostri bilanci famigliari, e la spesa per i
trasporti si attesta al terzo posto dei nostri consumi; nel caso dell’auto
vanno considerati i costi del carburante, di bollo e assicurazione, della
manutenzione. Un’altra strada è possibileMa fortunatamente la situazione è in evoluzione, ed il tortuoso percorso per iniziare a depotenziare nel nostro immaginario il mito dell’auto è iniziato; sempre più numerose, infatti, sono le iniziative portate avanti da enti pubblici e soggetti privati per affrontare la questione. Come il car sharing,
che contempla la possibilità di prendere in prestito ed utilizzare l’auto
solo quando serve, pagandone quindi i costi per l’utilizzo effettivo senza
l’onere di quelli fissi, o il car pooling, ovvero la condivisione
di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone che percorrono
uno stesso tragitto negli stessi orari. Gli
interventi legislativi affidano poi agli Enti locali il compito di
predisporre l'attuazione di politiche di mobilità sostenibile, fra cui
l’istituzione di mobility manager, la realizzazione di servizi di taxi
collettivo, l’obbligo di acquistare una quota di veicoli a minimo impatto
ambientale nel rinnovo annuale del proprio parco veicolare, la possibilità
di prevedere agevolazioni economiche per spingere i propri dipendenti e
quelli di altri enti a scegliere i mezzi pubblici, l’attuazione di misure
volte a creare e potenziare piste ciclabili per promuovere l’uso della
bicicletta. A Fano l’auto è condivisaIn tutto questo, si inserisce un’esperienza particolare che in tre stiamo sperimentando a Fano dall’inizio del 2005: l’idea è quella di affrontare la questione in forma conviviale, attraverso la condivisione di un’unica auto a partire dalle varie ed indipendenti esigenze di mobilità di ciascuno. Gli ingredienti della formula sono precisi: “patto associativo”, con cui ciascuno si impegna ad utilizzare l’auto solo quando realmente indispensabile, privilegiando l’utilizzo di bicicletta e mezzi pubblici; internet, per mezzo del quale ognuno comunica agli altri le prenotazioni dell’auto nei giorni e orari in cui ne ha bisogno; capacità di programmare gli spostamenti (settimanale, quindicennale, mensile), in modo che tutti possano calibrare i propri spostamenti anche tenendo conto delle esigenze degli altri; prenotazione tramite telefono per situazioni urgenti e non preventivabili; condivisione delle spese per carburante (metano), bollo e assicurazione, manutenzione, con il principio proporzionale che chi più usa l’auto, più paga. E i risultati non si sono fatti attendere: siamo passati dai 5.200 chilometri percorsi nel primo trimestre dell’anno, ai 3.560 del secondo, fino a scendere ai 3.360 del periodo luglio-settembre; sul versante delle spese, invece, il costo complessivo – carburante, bollo e assicurazione, fondo manutenzione - per trimestre è stato di 350 euro (diviso fra i condivisori in modo proporzionale all’uso), con 300 euro accantonati per future manutenzioni. Solo in un paio di casi, infine, si sono verificate delle sovrapposizioni di prenotazione non conciliabili, ed allora chi ha potuto è ricorso ad un prestito esterno di auto (nella fattispecie ottenuta dai sempre affidabili genitori!) Tutti sembrano così uscire
vincenti dall’esperienza: l’ambiente, per la diminuzione progressiva dei
chilometri e per l’utilizzo parsimonioso di un oggetto non necessariamente
nuovo; il portafoglio, per i costi ragionevoli ed il risparmio dovuto al
non acquisto di altre auto; i partecipanti, per il piacere della
condivisione, l’attivazione di relazioni reciproche, la soddisfazione di
aver sperimentato che anche “un’altra auto è possibile”. Chi vuole mettersi in viaggio?A questo punto della storia, oltre a proseguire in modo convinto il percorso intrapreso, pensiamo che l’esperimento sia maturo e pronto a trasformarsi in pratica allargata. Considerando, infatti, che tutti noi abbiamo provato l’esperienza come prima ed unica macchina, riteniamo che anche altre forme di condivisione siano possibili e più facilmente attuabili nella vita quotidiana. Come, ad esempio, l’uso che potrebbero fare tre o quattro famiglie che abitano vicine, utilizzando l’auto condivisa come seconda o terza macchina, senza che ogni famiglia sia costretta a comprarne una nuova. Bene, la strada è iniziata, come anche la sperimentazione delle applicazioni possibili: da parte nostra, siamo disponibili ad accompagnare chiunque voglia mettersi in viaggio. Per un primo contatto: Davide guididav@livecom.it
Per la nostra salute
crisi di civiltà: metalli e composti tossici nei cibi e
nell’aria. (a
cura di Loris Asoli) Cari amici del bollettino di economia solidale vi informo
sull’”emergenza metalli tossici”. Il 7 dicembre 2005, sul sito di Beppe Grillo è stato
pubblicato un pezzo intitolato “Ferramenta ambulanti”, in cui si faceva un
elenco di prodotti contenenti metalli. Vi riporto qui di seguito il
suddetto elenco, con il testo esplicativo che lo seguiva: Pandoro
Motta:
Alluminio, Argento I
metalli elencati sono
tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche
(nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal
milionesimo al centomillesimo di metro). È
fondamentale sapere che le particelle in questione
non sono biodegradabili e non sono
biocompatibili. Come tali non sono utilizzabili e sono
patogeniche. I
metalli elencati sono tutti sotto forma di
particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al
decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di
metro). Alcuni
dei metalli elencati come inquinanti fanno parte di
quelli che si chiamano OLIGOELEMENTI e, in quell’ottica, sono essenziali
per la vita. Per esempio, il Ferro è un componente dell’emoglobina e, se
non ci fosse, i nostri tessuti non potrebbero essere ossigenati; il Rame è
fondamentale per la formazione dell’emoglobina, il Cobalto è presente
nella composizione della Vitamina B12, e così via. Attenzione, però
a non cadere nell’equivoco. Ciò
di cui stiamo parlando non sono ioni (atomi) che entrano
nella composizione di sostanze naturali e che, non raramente, sono
indispensabili per la nutrizione; ciò di cui parliamo sono
particelle, minuscoli sassolini, che vengono involontariamente
immessi come inquinanti nei cibi. Tra
i metalli elencati, comunque, ce ne sono diversi che non
entrano in nessuna combinazione biologica utile (Titanio, Bario, ecc.) e
sono chimicamente tossici. Naturalmente
le aziende sono tutte perfettamente a posto dal punto di vista
legale, non esistendo alcuna legge che imponga non solo
l’eliminazione, ma anche solo la ricerca o l’elencazione in
etichetta di quelle sostanze. Siccome ho avuto personalmente una brutta esperienza con la
tossicità dei metalli, sono andato a vedere due siti web collegati al
laboratorio di ricerca da cui sono provenuti i dati riportati sul sito di
Beppe Grillo (http://www.nanopathology.it/ / http://www.biomat.unimo.it/). Si tratta del laboratorio di
ricerca sulla biocompatibilità dei materiali, dell’Università di Modena e
Reggio Emilia, diretto dalla dot.ssa Antonietta M. Gatti, un centro di
alta professionalità, quotato non solo a livello nazionale, ma anche
internazionale, che applica tecnologie all’avanguardia. I dati, i testi e le immagini dei siti sono molto
allarmanti. Intanto ci sono alcune immagini significative, che mostrano
particelle estranee entro tessuti tumorali, facendo supporre che queste
particelle possano essere la causa dell’istaurarsi dei tumori. Ecco alcuni esempi di
immagini: -
solfato
di bario all’interno di un tumore al fegato -
particelle
di alluminio-silicato adiacenti ai globuli rossi in un tessuto di cancro
al colon -
nano
particelle di piombo presenti in un tessuto del fegato di un paziente
affetto da granulomatosi multiorgano -
proteinato
di ferro su un fibra d’amianto in asbestosi pleurica -
aggregato
di particelle di argento-molibdeno su tessuto canceroso in colon -
detrito
di cobalto-tungsteno, trovato all’interno di un trombo formatosi in vivo
nella circolazione sanguigna. -
nanoparticelle
di mercurio-selenio trovate nella biopsia renale Qui di seguito vi riporto ora alcuni testi significativi
ripresi dal sito http://www.nanopathology.it/. NANOPATOLOGIE.
Con questo termine vengono indicate le malattie provocate dalla presenza di nanoparticelle o di dispositivi di dimensioni nanometriche all’interno di tessuti umani od animali (una nanoparticella è un detrito il cui ordine di grandezza varia tra metri 10 alla –9 e 10 alla –7). Che
corpi estranei, e non solo virus, batteri e parassiti, possano costituire
la causa di varie patologie è un fatto noto. BIOCOMPATIBILITà
Si
è scoperto che i metalli sono più pericolosi delle materie plastiche per
la sopravvivenza delle cellule. La produzione di mediatori infiammatori e
di difesa dipende dalla chimica della particella. Prove in vitro
suggeriscono che alcuni fenomeni mai rilevati prima possano avvenire
quando si entri in ordini di grandezza nanometrici. Dal punto di vista
clinico, si sa da lungo tempo che particelle inalate possono indurre
malattie come, ad esempio, l'asbestosi e la silicosi. Un altro fenomeno
clinico ben noto è che non pochi dispositivi impiantabili, restauri
dentali ed artroprotesi tra questi, si consumano in vivo e creano micro e
nanodetriti. La possibilità che detriti microscopici inorganici,
chimicamente inerti, possano indurre granulomatosi anche in distretti
distanti dall'impianto è un fatto conosciuto dal chirurgo ortopedico il
quale è costretto a rimuovere, ad esempio, le protesi d'anca consumate
perché i detriti della loro erosione provocano la formazione di tessuto
granulomatoso, una degenerazione ossea e il conseguente allentamento del
dispositivo. I dati che abbiamo raccolto c'inducono a pensare che una
patologia possa essere iniziata dalla presenza di particelle inorganiche
non metabolizzabili o per le quali, comunque, non esistano meccanismi di
eliminazione. Ciò che abbiamo trovato ci dà ampia ragione di sospettare
che la dimensione delle particelle, la loro concentrazione locale e la
velocità con cui tale concentrazione è raggiunta possano influenzare il
tipo di patologia provocata. In conseguenza di ciò, il concetto di
biocompatibilità dovrebbe essere rivisto, tenendo presente il fatto che un
materiale accettato biologicamente in forma massiccia può non esserlo più
quando le sue dimensioni si riducano al di sotto di una determinata soglia
critica. E' pure probabile che la chimica differente delle particelle,
siano esse ceramiche, metalliche o plastiche, possa influenzare il
rapporto fra le cellule e la superficie del materiale, il che può condurre
ad una diversa reazione cellulare e, come passo successivo, ad
un'espressione clinica, benché la letteratura non abbia finora mai
considerato questo aspetto. LA STORIA
IL
RUOLO DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE, ALIMENTARE,
FARMACEUTICO
La
preoccupazione per gli effetti nocivi ambientali che derivano da corpi e
particelle estranei al corpo umano sta attualmente aumentando. Da molto
tempo l'inquinamento atmosferico è stato riconosciuto come una delle più
importanti cause della malattia dei polmoni. Ma l'inquinamento del cibo
può portare alla diffusione di inquinanti per tutto il corpo attraverso il
sistema e portare a patologie degli organi più interni.Questo progetto ha
come obiettivo l'indagine sulla presenza e il significato patologico di
nanoparticelle in malattie di origine sconosciuta. Le
forme d'inquinamento sono numerose e fonti ulteriori vengono continuamente
introdotte dalle nuove tecnologie e dai nuovi stili di vita. E' da
parecchio tempo che l'inquinamento atmosferico in generale è sospettato
d'indurre malattie polmonari come granulomatosi e cancro, mentre silicosi
(specificamente indotta dall'ossido di silicio) e asbestosi (dall'amianto)
sono più tipiche di un ambiente di lavoro inquinato. Che l'aria inquinata
da particolato di dimensioni intorno ai 10 micron, il cosiddetto “PM-10”
sia dannoso e che l'aria inquinata da “PM-2,5” (dimensioni sotto i 2,5
micron) lo sia ancor di più è fatto talmente noto che molti paesi hanno
già preso misure di legge per ridurre quelle presenze limitando in qualche
modo l'emissione di fumi, chiudendo aree cittadine al traffico
automobilistico, ecc. Le esplosioni come possono accadere in guerra, nelle
esercitazioni militari, nelle cave o in qualsiasi altro ambiente,
condizione o circostanza sono un'importante ed aggressiva fonte
d'inquinamento. In alcuni casi, la temperatura prodotta in seguito a
processi militari o industriali è abbastanza alta da indurre la formazione
di leghe metalliche prima sconosciute, i cui effetti sull'organismo
restano da investigare Ma esiste pure una sorta d'inquinamento naturale.
Durante il periodo dell'ultima eruzione dell'Etna in Sicilia, trovammo
particelle di basalto sulla verdura proveniente dalla zona circostante il
vulcano. Le nostre analisi dimostrano che le particelle che inquinano
l'ambiente sono inspirate e si depositano negli alveoli polmonari, e di
recente un gruppo belga ha osservato come il particolato da 2,5 micron
attraversi la barriera alveolare per entrare nel torrente circolatorio
entro un minuto e fermarsi nel fegato entro il loro tempo d'osservazione.
(I ricercatori hanno impiegato particelle radioattive marcate che hanno
potuto seguire solo per un'ora.) E' stato pure dimostrato come la curva
che descrive l'incidenza di malattie cardiovascolari segua molto da vicino
l'aumento e la diminuzione di presenza di PM 2,5 nell'ambiente, mentre non
è così per le PM 10. Il cibo può costituire un'ulteriore fonte
d'inquinamento. Le micro e nanoparticelle diffuse nell'atmosfera
precipitano al suolo depositandosi su frutta e verdura, che diventano poi
cibo per uomini ed animali. Ed inquinanti sono generalmente
introdotti, per esempio, nella farina dalle macine che si consumano. Molto
comune in tecnica farmaceutica è l'uso di talco, silice e altri
particolati inorganici aggiunti a preparazioni orali come eccipienti, e di
abrasivi inorganici immessi in dentifrici e gomma da masticare. Particelle
provenienti da protesi ortopediche usurate, da ceramiche e da amalgame
dentali si trovano in organi malati. Anche il fumo di tabacco contiene
particolato inorganico, e questo può essere sia inalato sia assorbito
attraverso la mucosa orale. Penetrando nei tessuti, le particelle avanzano
per quanto le loro dimensioni consentono, arrestandosi non appena il
filtro opposto dal tessuto è abbastanza stretto. Le particelle da 20
micron introdotte per via orale, ad esempio, per quanto non sempre, sono
fermate in genere dalla mucosa intestinale inducendovi una reazione
infiammatoria. Se le particelle vengono trasportate dal sangue, possono
essere catturate da un tessuto che abbia proprietà di filtro adeguate
(dove “filtro” ha un significato puramente fisico) o raggiungere il
circolo polmonare oppure restare nel sangue finché non innescano una
reazione trombotica. Stante l'omogeneità rilevata nei casi osservati, ogni
tessuto sembra possedere una certa selettività chimica o dimensionale, ma
particelle provenienti dalla stessa fonte d'inquinamento non si trovano
necessariamente nello stesso organo di due pazienti diversi. E' molto
probabile che esista una concentrazione di soglia caratteristica di ogni
organo o di ogni tessuto, e una volta che questa sia stata superata, il
tessuto dia il via ad un'“ovvia” reazione infiammatoria, in genere blanda,
tesa ad autodifendersi dall'aggressione proveniente dall'esterno. Di qui
le granulomatosi e l'inizio delle altre patologie osservate. Alcuni dei
materiali rinvenuti sono definite biocompatibili. Nessuno, tuttavia, è
biodegradabile. Alcuni, poi, come il mercurio o il piombo, sono certamente
tossici dal punto di vista chimico ed è probabile che diano luogo a
reazioni con sostanze presenti nell'organismo. Nel sito sono anche riportati casi clinici riguardanti
polmoni, fegato, reni, colon e sangue. Riporto qui di seguito il pezzo riguardante il
sangue: Secondo
le prove eseguite, sangue e linfa sono gli ovvi portatori delle particelle
che sono poi filtrate da organi quali fegato e reni. La circolazione è un
sistema chiuso ed è impossibile dimostrare la presenza di rari corpi
estranei al suo interno senza interferire aprendo il sistema e introdurre
così inquinamento. Così il nostro Laboratorio dei Biomateriali ha fatto
ricorso ad un metodo indiretto che ha il vantaggio di costare poco e di
non soffrire d'interazioni dall'esterno. Alcuni centri che avevano
impiantato ai pazienti affetti da trombosi venosa profonda o a rischio di
tale malattia un filtro cavale rimovibile (il filtro cavale è un
dispositivo che viene impiantato nella vena cava inferiore per arrestare
l'embolizzazione di trombi verso il circolo polmonare) mandarono al
laboratorio il dispositivo espiantato. Nella serie controllata da noi, i
filtri erano restati in sito per periodi che andavano da 18 a 385 giorni.
I trombi che questi avevano catturato furono staccati per controllare se
contenessero corpi estranei, cosa che fu verificata puntualmente in tutti
i casi. Si trattava di particelle più piccole di 10 micron (un globulo
rosso misura 7 micron) della più svariata composizione. Alcune di queste
composizioni, come solfato di bario, composti di zirconio, composti di
ferro o di piombo o d'argento erano già state rilevate in altri pazienti
ed in altri distretti corporei. Non ci è mai stata data la possibilità di
controllare direttamente la linfa, ma tutti i campioni di linfonodi
appartenenti a malati di linfoma che abbiamo avuto l'opportunità di
osservare contenevano particelle inorganiche. Nei trombi osservati furono
rinvenute particelle della più varia composizione, come, ad esempio,
talco, solfato di bario, acciaio, composti di piombo e anche argento, solo
o legato a mercurio, stagno e rame, una composizione tipica di amalgame
dentarie. Ma nel sangue, così come negli altri tessuti che abbiamo
considerato, si trovano combinazioni quanto mai insolite, introvabili nei
manuali di chimica. Potrebbe trattarsi di nuovi composti formatesi, per esempio,
negl'inceneritori o nelle fabbriche di cemento. La presenza di micro e
nanoparticelle di origine estranea nel sangue non era mai stata
documentata prima d'ora. E' difficile presumere che questi oggetti,
tecnicamente emboli, possano viaggiare nel sangue indefinitamente. Allora,
prima o poi, dovranno fermarsi da qualche parte. E' pure ragionevole
pensare che essi siano trombogenici come lo è qualsiasi corpo estraneo e
siano la causa di almeno qualcuno degli episodi di embolia polmonare nei
quali non sia stato possibile dimostrare un focolaio di trombosi venosa
profonda. E' un dato di fatto che le particelle rinvenute erano contenute
all'interno di trombi e non sulla loro superficie. CHE FARE?
Se siete arrivati a leggere fino a qui avrete capito che la situazione è veramente allarmante. Che fare allora?! MATERALI DENTALI. Su questo settore occorre procedere con estrema cautela. Per primo è consigliabile che il proprio dentista sia una persona sensibile alla problematica della pericolosità dei materiali dentali, per la salute. Poi evitare i metalli e le porcellane e preferire le resine che, seppure meno valide, esteticamente e come robustezza, sembrano dare meno problemi di tossicità. CIBI E BEVANDE. Evitare alimenti troppo elaborati industrialmente, specie se confezionati in lattine metalliche. Preferire cibi prodotti con il metodo dell’agricoltura biologica. Per le farine e prodotti contenenti farine (pane, pasta, ecc.) preferire la macinazione a pietra. Personalmente preferisco cucinare con pentole in pirex o in ceramica da forno, piuttosto che in pentolame d’acciaio. L’alluminio è assolutamente da escludere, compreso quello della moka del caffè. INQUINAMENTO AMBIENTALE. Su questo aspetto, per ora, siamo impotenti perché il pericolo arriva dall’aria e dalle piogge e si diffonde ovunque senza possibilità di controllo, andando a finire nella catena alimentare dell’uomo, tramite verdure, frutta e cibo animale. Si tratta di una vera e propria crisi di civiltà. E’ importante rimanere positivi, perché una bassa vibrazione interiore, contribuisce a debilitare l’organismo e il sistema immunitario, mentre pensieri e sentimenti positivi aiutano l'organismo a combattere le sostanze inquinanti. Una soluzione di fondo si trova nella direzione che abbiamo incominciato a percorrere con le Reti di economia solidale: dar vita ad una nuova economia rispettosa dell’ambiente e dell’uomo, che dia più importanza alle relazioni e alla salute, piuttosto che ad uno sfrenato consumismo; un’economia capace di sobrietà e che favorisca nuovi stili di vita, che non mortificano il benvivere, ma lo realizzano attraverso altri aspetti (relazioni, convivialità, collaborazione, creatività, pace, arte, bellezza ambientale, ecc), invece che nel consumismo e nella conflittualità distruttivi dell’ambiente. Ce la faremo? O andremo incontro ad una umanità sempre più debilitata da malattie croniche e incurabili? Possiamo intanto cominciare da noi stessi, rendendo positivi e costruttivi i nostri pensieri e le nostre azioni nella vita quotidiana e cercando di collegarci con tutti coloro che si impegnano nella giusta direzione.
Le Tecnologie Appropriate oggi
(tratto dal sito http://www.tecnologieappropriate.it/)
Oggi la
tecnologia non è soltanto uno strumento, una realizzazione offerta sul
mercato dei consumi dalla moderna industria. In una accezione ampia e
globale, la tecnologia è la soluzione ad un bisogno umano che nasce
dalla simultanea compresenza di uomini, attrezzature impiegate, ambiente
naturale e organizzazione produttiva. Possiamo quindi definire una
qualsiasi risposta ad una esigenza umana, cioè una tecnologia, dal punto
di vista sociale, economico, ecologico e politico.
Bisogni
essenziali comuni e generalizzati, quali il lavoro della terra, la
produzione di beni e servizi, la casa, il vestire, il mangiare, il
comunicare e tanti altri hanno avuto storicamente e in luoghi diversi
risposte e quindi tecnologie più o meno appropriate. In agricoltura significa coltivare cereali, ortaggi, frutta e quant’altro con tecniche cosiddette biologiche o naturali, che:
In campo artigianale ed industriale significa:
SOFTWARE LIBERO IN PROVINCIA DI PESARO Ciao a tutti gli amici
dell'economia solidale.
L’Acqua è un Bene
di Tutti! Michele Altomeni Nasce il “Forum Regionale per l’Acqua bene
comune” Il 4 marzo si è svolta la prima riunione del “Forum
Regionale per l’Acqua bene comune”, ad Ancona, presso la ex aula del
Consiglio Regionale delle Marche. E’ stata la prima occasione d’incontro di una serie di
associazioni, partiti, movimenti, liste civiche e sindacati intenzionati a
dar vita ad una rete regionale in di Difesa dell’Acqua come bene
comune. Fanno parte del Forum il coordinamento “Accadrò” operante
nella provincia di Pesaro da alcuni anni e un tavolo analogo recentemente
costituito in provincia di Macerata. Le diverse organizzazioni hanno messo sul tavolo le
esperienze che si stanno maturando sui diversi territori rispetto alla
gestione idrica. E’ emersa in particolare la preoccupazione per la
presenza di società di capitali privati all’interno dei soggetti di
gestione nella zona di Pesaro e Recanati. Durante l’assemblea sono stati fissati i primi obiettivi che
a breve termine coinvolgeranno la rete: la partecipazione all’incontro del
1° Forum Italiano, a Roma, dal 10 al 12 Marzo. All’indomani del Forum Nazionale di Roma, il forum tornerà a
riunirsi, per programmare le prime iniziative pubbliche sul territorio
marchigiano e per rendere più capillare la base di adesione e
informazione. Il doppio obiettivo che si pone il forum è di parlare sia
con i cittadini, per stimolare consapevolezza e responsabilità, sia con le
istituzioni, per tradurre la carta dei principi in salde norme giuridiche
a tutela di diritti inalienabili. Su scala nazionale il Forum Regionale intende collaborare
con il movimento per la difesa dell’acqua come bene comune ed in questo
quadro è urgente modificare la normativa recentemente introdotta dal
governo con la “Legge delega ambientale” che sancisce un ulteriore passo
verso la privatizzazione. Su scala regionale occorre dare sostegno ad una
proposta di legge che preveda solo gestioni pubbliche, come quella già
preparata dall’assessorato all’ambiente, ma non approvata dalla giunta per
dissenso da parte di lacune forze di maggioranza che sembrano preferire
percorsi di privatizzazione. In sintesi, il Forum propone “di promuovere una cultura
dell’acqua come bene comune”, di “difendere la gestione pubblica
dell’idrico integrato”, favorire la partecipazione al dibattito e
incentivare un uso consapevole e razionale di questa imprescindibile
risorsa. E’ necessaria una mobilitazione generale per riaffermare un
diritto naturale, che negli ultimi anni ha subito progressivi attacchi da
parte dei fautori delle logiche di mercato e del solo profitto. Rischiamo
che domani l’acqua venga considerata una merce come
tante. Per adesioni e informazioni contattare alessandro.campetella@consiglio.marche.it
FORUM nazionale sull' ACQUA
(Riportiamo la lettera che Gabriele Darpetti ha spedito alla lista del tavolo RES-Marche) Cari amici, sabato 11 e domenica 12 marzo ho partecipato a Roma al FORUM NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA. E’ stata una esperienza molto bella ed arricchente. Ovviamente è impossibile sintetizzarla in poche righe: in oltre 12 seminari hanno parlato più di 40 relatori, oltre ai numerosissimi interventi di persone provenienti da ogni parte d’Italia. Spero di avere, prima o poi, una occasione per raccontarla brevemente al Tavolo Res, perché gli argomenti trattati si intersecano fortemente con il nostro lavoro. Per ora la cosa più bella che posso anticiparvi, è che ho sentito e visto una grande varietà di esperienze, anche con sensibilità e modalità organizzative molto diverse, con un unico grande denominatore comune: l’esigenza di far nascere una democrazia dal basso informando e discutendo tra la gente. Un lavoro lungo e difficile di partecipazione e di riappropriazione delle comp |