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 ultimo aggiornamento
  16/05/2006
   
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Economia etica e solidale marchigiana

Bollettino di cultura e notizie on line

per un nuovo mondo possibile

Bollettino Anno II Numero 1- Aprile 2006

Temi : economia solidale, consumo critico, ecologia e produzioni eco-compatibili, esperienze di riciclo e riuso, energie rinnovabili, stili di vita alternativi, finanza etica, agricoltura biologica, cooperazione, cooperazione internazionale, turismo responsabile, medicina integrata, monete regionali, iniziative di pace, informazione libera, democrazia partecipativa

Indice

Ai lettori 

Economia Solidale

 Relazione al Forum della Rete marchigiana di Economia solidale
 Le "Pagine arcobaleno" e i "Comportamenti solidali"

Finanza etica: caratteristiche e possibilità reali

Consumo critico in banca

Cibo locale e Civiltà contadina

 Istituzioni

 Politiche sociali e regione Marche

Energia & Ambiente

 Crisi energetica
 Contratto mondiale per l'energia e il clima

Energia alternativa in Germania

 Svezia libera dal petrolio
 Biodiesel e olio vegetale
 Climatizzatore auto

Nuovi stili di vita

 I Gruppi di Acquisto Solidale

 Il Gassosa: un Gas che osa
 Per quanto tempo ancora
 L'auto condivisa

Per la nostra salute

Crisi di civiltà

Tecnologia & Comunicazione

Le tecnologie appropriate

 Software libero in provincia di Pesaro
 FeedBack
 Forum regionale sull'acqua
 Forum nazionale sull'acqua

Rapporto coi lettori

 Comunicazione
 Passa parola

Questo numero

 

Ai lettori    (Loris Asoli)

Cari lettori,  

 

viviamo in tempi di difficoltà per l'umanità.  La crisi energetica si preannuncia sempre più grase (vedi articoli) e si fanno guerre crudeli per l'accaparramento delle materie prime combustibili, che vengono anche utilizzate come strumento di enormi guadagni e di potere.  Un'altra di queste guerre sembra alle porte (Iran), con la prospettiva che venga combattuta anche con armi nucleari.  La crisi ecologica si fa sempre più grave.  Quelli della mia età hanno potuto sperimentare, passando dalla fanciullezza fino all'età media, un impoverimento drastico dell'ambiente, con la scomparsa di molte specie vegetali e animali, che allietavano i luoghi di vita, e con l'appiattimento del paesaggio.  C'è veramente molto da rimpiangere.  Aria, acqua e suolo sono sempre più inquinati.  Le epidemie nel mondo animale imperversano e colpiscono con sempre più frequenza e gravità, attaccando sia le specie domestiche che quelle selvatiche e trasmettendosi anche all'uomo.  Indipendentemente da questo, molte nuove malattie, incurabili, hanno colpito l'umanità compresi i giovani e i bambini. Le ingiustizie a livello globale sono sempre più forti, per esempio, poche centinaia di famiglie hanno redditi superiori a molti stati popolosi.  A causa di questo, nonostante l'enorme progresso tecnico e scientifico, di cui tutti dovrebbero beneficiare, miliardi di persone mancano ancora dei beni basilari.

 

Nonostante questa situazione, noi della Rete marchigiana di Economia solidale, vogliamo coltivare la speranza e non rimanere passivi.  Desideriamo far crescere una comunità di persone, orientate verso i grandi valori, che cercano di vivere in modo nuovo, nei consumi, negli stili di vita, nel lavoro, nel creare imprese, nel rapportarsi alle altre persone e agli altri popoli.  Vogliamo riprendere in mano la vita, dal basso, senza delegare.  Vogliamo mettere a dimora i semi di un mondo nuovo a partire da noi stessi, dai nostri pensieri e sentimenti e dalle nostre azioni quotidiane.  Cercando il dialogo con le molte persone di buona volontà, orientate eticamente, vogliamo costruire una forza comunitaria, che cresca gradualmente e sia in grado di incidere nella società, per farla evolvere verso la pace, l'attenzione verso le generazioni future e il ben vivere per tutti.

Speriamo di fornire, anche con questo numero del bollettino, qualche spunto utile in questa direzione.

Buona lettura.

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ECONOMIA SOLIDALE

 

ECONOMIA SOLIDALE

RELAZIONE INTRODUTTIVA

AL FORUM MARCHIGIANO DELL’ECONOMIA ETICA E SOLIDALE

a cura di Gabriele Darpetti

 

DAI VALORI ALLE PRATICHE 

 

1) IL PERCORSO FATTO FINO AD OGGI 

LE TAPPE. Il primo incontro ufficiale del Tavolo RES si è tenuto il 2 luglio del 2004 (tra pochi giorni saranno venti mesi esatti), ad esso sono seguiti altri 10 incontri del Tavolo (così lo avevamo denominato) a cui hanno partecipato, almeno una volta, 63 persone.Gli altri incontri si sono tenuti il: venerdì 15 ottobre 2004 / sabato 6 novembre 2004 / sabato 18 dicembre 2004 / sabato 5 febbraio 2005  / sabato 2 aprile 2005 / sabato 14 maggio 2005 / sabato 16 luglio 2005 / sabato 17 settembre 2005 / sabato 19 novembre 2005 / sabato 14 gennaio 2006. Gli incontri sono stati quindi 11 (o forse 12) nell’arco di un anno e mezzo. Penso sia opportuno dare subito atto alla cooperativa Mondo Solidale (ed in particolare a Paolo Chiavaroli) di essersi fatta carico di promuovere il primo incontro e soprattutto di ospitarci e dare quindi una “casa” al Tavolo Res.  

LA PARTECIPAZIONE. Ai vari incontri hanno partecipato mediamente 18 persone. Ripensando agli obiettivi che ci eravamo dati, non possiamo dirci soddisfatti dal punto di vista quantitativo, infatti solo 16 persone su 63 hanno partecipato abbastanza assiduamente e sono state presenti ad oltre la metà degli incontri. Alcune persone hanno partecipato saltuariamente, mentre altre, dopo i primi incontri, non sono più venute. Dal punto di vista qualitativo invece, c’è stata a mio avviso una ricchezza di contributi, un concorso di sensibilità diverse, un approfondimento di temi e proposte, a cui raramente mi è capitato di assistere. Le discussioni sono state sempre di alto livello e anche molto diversificate. Volendo “pensare positivo” possiamo dire che in questi mesi abbiamo “formato” uno zoccolo duro di persone che si sono chiarite i contenuti ed i metodi necessari per costruire un sistema economico alternativo, in cui l’ambiente ed i diritti della persona siano al primo posto, persone che oggi sono sicuramente molto importanti per fare un ulteriore “passo in avanti”.

Un elemento da sottolineare è il fatto che all’inizio c’erano persone singole e c’erano persone che rappresentavano altri soggetti (i Gas, l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale, Banca etica, l’Associazione Bioars e il settore della bioedilizia, la cooperazione sociale, le associazioni ambientaliste, le Ong della cooperazione internazionale, le associazioni di volontariato e il Csv, ed altre esperienze tipo Emergency, Rete Lilliput, ecc.).

Poi nel tempo l’impegno è sempre più diventato un fatto personale di coloro che partecipavano al tavolo: questo è positivo perché indica il buon coinvolgimento e la motivazione di ciascuno, ma può essere anche negativo in quanto comporta una minore responsabilizzazione dei soggetti citati, al progetto di costruzione della rete Res.  

L’ORGANIZZAZIONE. Il Tavolo Res è stato fino ad oggi strutturato in maniera molto informale: l’avviso dell’incontro veniva diffuso tramite le varie mailing list, ognuno poteva aggiungere argomenti da discutere all’ordine del giorno predisposto all’ultimo incontro, si sceglieva un facilitatore dell’incontro che aveva il compito di coordinare i lavori, si individuava un volontario che redigeva un verbale che poi veniva inviato in rete, quale pro-memoria delle cose discusse.

Un elemento su cui riflettere, per il futuro, può essere dato dal fatto che gli argomenti che venivano posti in discussione erano liberamente proposti da chiunque lo desiderasse, o dall’emergenza di quel momento al tavolo, quindi è mancato un filo conduttore con delle precise priorità, che ha rallentato l’individuazione degli obiettivi strategici su cui concentrare il nostro lavoro. E’ altresì vero che questa modalità ha consentito di dare spazio a tutti e ci ha aiutato a conoscerci meglio reciprocamente.

La struttura è stata quindi molto semplice, democratica, basata sulla ricerca del massimo consenso sulle cose che si discutevano.

In questo modo ci si preoccupava poco di chi c’era, e soprattutto di chi non c’era, partendo dal presupposto che tutti erano informati, e che quindi valeva il principio che i presenti, essendo il risultato di una libera scelta di chi aveva posto quell’incontro ad alta priorità rispetto ad altri impegni, avevano il dovere-diritto di decidere sugli argomenti posti in discussione. In questo caso non si può, quindi, tener conto della rappresentatività dei presenti, e questo è un limite che occorrerebbe tentare di correggere.

L’obiettivo del Forum, infatti, nelle sue elaborazioni, dovrà tener conto anche di questo aspetto.  

2) IL DOCUMENTO PROGRAMMATICO QUALE CARTA DEI VALORI 

PUNTO DI PARTENZA E NON PUNTO DI ARRIVO. Ciò che ha accompagnato quasi tutti gli 11/12 incontri del Tavolo è stata la discussione (un pezzo per volta) del documento programmatico, che oggi voi vedete nella sua versione finale. Ovviamente, parlando di economia solidale, era necessario fissare alcuni paletti fondamentali, sia per capirci meglio fra di noi (e vedere se volevamo la stessa cosa), sia per far capire agli altri quali sono i nostri obiettivi e i valori di fondo a cui vogliamo ispirare la nostra azione. Inoltre era necessario dotarci di questo documento perché su questi temi (dell’economia etica e solidale) tanto si è detto e tanto si è scritto, anche da chi intende cavalcare un’onda emotiva che interessa molti giovani, e la confusione spesso è enorme, a tutto vantaggio di chi non ci crede o di chi si sente toccare in certi interessi non sempre buoni e legittimi. Una confusione che noi abbiamo tutto interesse a dissipare. Quindi era quanto mai necessario avere un quadro di riferimento completo, in cui principi, soggetti, modalità realizzative e valori fondamentali fossero messi in relazione tra di loro in una visione coerente e chiara. C’è chi infatti tende a prendere solo certi aspetti, quelli che più fanno comodo, mentre noi vogliamo esplicitare che il rispetto dei diritti e della dignità della persona umana non sono disgiunti dal rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali, che non c’è solidarietà senza giustizia, che non c’è giustizia senza pace, che non c’è qualità della vita senza relazioni corrette tra le persone, senza democrazia, ecc.

Ma questo documento, pur importante, frutto di molto lavoro, deve comunque essere considerato un punto di partenza, da arricchire sempre ogni volta che avremo tratto un insegnamento utile da un’esperienza di economia solidale concreta, ogni volta che una cultura, una religione, una mente creativa, avrà prodotto nuovi spunti, avrà fatto emergere nuove ingiustizie da combattere, avrà dato valore profetico ad una intuizione utile per tutti.

E’ un lavoro per tutti. Quello di diffonderlo e di cercare il modo di praticarlo, ma anche quello di arricchirlo e di perfezionarlo. Non c’è qualcuno deputato a far questo. Dovrà sempre di più essere la sedimentazione di una ricerca e di una pratica collettiva. 

PROSEGUIRE L’ELABORAZIONE CULTURALE E LA FORMAZIONE. Oltre a perfezionare il documento, dovremo comunque cercare di riempire di contenuti e di motivazioni plausibili il nostro agire. Per far questo, oltre a lavorare nella realizzazione pratica di una economia etica e solidale, dovremo continuare a studiare. Ad approfondire conoscenza. A formarci ed a formare.

Inoltre, dobbiamo tener conto che c’è una generazione che ci guarda, che chiede di capire e di confrontarsi; è assolutamente necessario coinvolgere i giovani (15/25 anni).

Per far questo c’è bisogno, anche e soprattutto, di una presenza culturale e di adeguare il nostro linguaggio. Oggi c’è stato un ritiro del mondo culturale dalla economia, dalla politica, dalla partecipazione civile. Occorre intervenire in maniera propositiva sullo sviluppo sociale e su quello economico con prospettive diverse. Ma per far questo occorre ritornare allo studio approfondito dei problemi. L’impegno di ognuno di noi è indispensabile perché, al di là delle formule organizzative che troveremo, le diverse sensibilità e le diverse competenze di cui siamo portatori possono alimentare una elaborazione culturale al servizio del bene comune. Dobbiamo aumentare lo sforzo di scrivere, di produrre cultura al servizio di tutti.

Dicevo di recente ad un altro incontro che dobbiamo avere maggiore consapevolezza che noi che siamo nel sociale siamo di fatto classe dirigente. Allora abbiamo una responsabilità: la competenza e la formazione. Dobbiamo quindi assumere la sfida di una diffusa stagione formativa e informativa, con un impegno concreto a sviluppare itinerari comuni su molti temi, al fine di rilanciare un condiviso senso del bene comune e superare logiche individualistiche ed egoistiche che non ci appartengono.

Un percorso formativo da proporre a tutti le associazioni ed i soggetti che citiamo nel documento programmatico e che, tramite momenti seminariali di studio e di confronto su temi fondamentali per la gestione futura della nostra regione, possa di fatto diventare la traccia di una piattaforma di idee e proposte che offriamo a tutta la politica. In questo senso mi piace molto la proposta formulata di una SCUOLA DELLE ALTERNATIVE e di un ragionamento che è già partito di creare un’area educazione e formazione, condividendo questo settore con Mondo Solidale che lo ha già attivato. 

3) LE COSE SUI CUI ABBIAMO LAVORATO ED I PRIMI FRUTTI 

GRUPPO MANIFESTAZIONI (PETRITOLI, URBINO, ECO&EQUO). Il gruppo manifestazioni è stato costituito all’inizio del 2005 allo scopo di organizzare sul territorio iniziative tese a promuovere l’idea e le esperienze dell’economia solidale, soprattutto quelle localizzate entro il territorio della Regione Marche.

L’occasione per la formazione di questo gruppo di lavoro è stata la richiesta pervenuta al tavolo della Res che la stessa  si facesse carico di una nuova eventuale edizione della fiera  “eco&equo” e la richiesta dell’Amministrazione del comune di Petritoli di realizzare nel proprio territorio una iniziativa simile ad “eco&equo”, sebbene di proporzioni più limitate.

Dal gruppo di lavoro all’associazione. Il 23/05/05 il gruppo di lavoro ha costituito un’Associazione per poter agire come soggetto giuridico nella relazioni con gli enti nel lavoro di organizzazione degli eventi e per poter avere alcuni semplici strumenti di gestione economica e finanziaria. I soci dell’Associazione che, dal nome della prima manifestazione organizzata, è stata chiamata “Associazione I Borghi e le Piazze dell’economia solidale” (in sigla Assores), sono le persone fisiche che partecipavano al gruppo di lavoro “manifestazioni”

I borghi e le piazze dell’economia solidale. La prima manifestazione organizzata dall’Associazione è stata quella di Petritoli, che si è svolta nei giorni 3-4 settembre 2005 e che è stata denominata  “I borghi e le piazze dell’economia solidale”. Successivamente Assores ha collaborato con il gruppo territoriale di Urbino della Res alla realizzazione di una iniziativa simile nei giorni 8-9 ottobre 2005 all’interno della manifestazione   "Urbino, terra di biodiversità", organizzata dal Comune di Urbino e dalla Comunità Montana. Entrambi gli eventi rientrano nel progetto di realizzare momenti di presenza dell’economia solidale in diversi luoghi della regione per promuovere la proposta della Res sia in termini politici e culturali che economici, mostrando concretamente prodotti, servizi e attività che si richiamano all’idea di una economia diversa, attenta alle esigenze indissociabili dell’uomo e dell’ambiente. Nell’organizzare questo tipo di iniziative è stata curata la sobrietà della stessa, in modo che potesse essere replicata facilmente anche in contesti molto periferici e con scarse risorse disponibili, la maggiore coerenza possibile di tutti gli aspetti coinvolti  (materiali, fornitori di prodotti e servizi, ecc.) e la creazione  di relazioni profonde e continuative con le diverse espressioni delle comunità con le quali e  nelle quali  si è realizzato l’evento (amministrazione, scuole, associazionismo, realtà produttive riconducibile all’economia solidale).

Evoluzioni. Attualmente il gruppo  è impegnato nella fase di pre-organizzazione dell’edizione 2006 di “eco&equo”, insieme all’Assessorato all’Ambiente e ai Servizi sociali delle Regione Marche. L’obiettivo è, anche in questo caso, realizzare un evento più sobrio e con maggior coerenza interna rispetto alle due edizioni precedenti. Nel frattempo si  continuano a valutare le richieste di collaborazioni per la realizzazione di eventi itineranti del tipo di quelli realizzati a Petritoli e Urbino.

Dal punto di vista della propria natura giuridica il gruppo è in attesa delle decisioni che saranno assunte all’interno della Res che, se dovesse decidere di costituirsi come Associazione, renderebbe non più necessaria l’esistenza di Assores; essa potrebbe così sciogliersi come Associazione e l’attuale gruppo di persone che ne fa parte potrebbe tornare a lavorare come uno dei tanti gruppi di lavoro all’interno della nuova  Associazione  Res, o viceversa individuare altre forme organizzative e/o di impresa economica. 

GRUPPO REDAZIONE (BOLLETTINO, NOTIZIARIO). Il “gruppo redazione” viene costituito già nei primi mesi di vita del Tavolo Regionale dell’Economia Solidale, per rispondere ad una duplice esigenza, quella di comunicare verso l’esterno le attività e le tematiche del tavolo, e quella di creare strumenti di comunicazione interna per facilitare la discussione e lo scambio di informazione tra i soggetti che partecipano al tavolo.

Per i primi mesi il gruppo ha lavorato in maniera sperimentale e cercando un po’ alla volta il suo equilibrio e il suo modo di operare.

Comunicazione telematica. Nel marzo 2005 esce il primo bollettino telematico, inviato per posta elettronica ad un vasto indirizzario, composto da una parte di articoli di approfondimento e da una parte in cui vengono segnalate iniziative ed appuntamenti attinenti al mondo dell’economia solidale, in regione e fuori. Il bollettino viene diffuso scadenza mensile.

Dopo alcuni mesi di sperimentazione si attua una riorganizzazione che riguarda sia il bollettino che il gruppo. Il gruppo, da indefinito che era, viene fissato in 4 persone. Attorno a questo nucleo si sviluppa una rete di collaboratori tendenzialmente crescente, che cerca di valorizzare le numerose competenze e conoscenze presenti nella Rete.

La parte degli appuntamenti viene separata dal bollettino, per costituire un notiziario a parte. Il bollettino assume una scadenza trimestrale, prevedendo anche alcuni numeri monografici, mentre il notiziario degli appuntamenti esce con maggiore frequenza, ogni qual volta ci siano iniziative da segnalare.

Sito Internet. Il gruppo segue anche la realizzazione del sito della Rete, previsto nel progetto finanziato da Regione e CSV. Allo stato attuale il sito non è ancora in linea, ma è stato redatto un progetto che è in fase di attuazione.

Il sito non vuole essere una semplice vetrina della Rete, ma un vero e proprio strumento di informazione e comunicazione sia interna che esterna.

Tra le altre cose il sito conterrà il database che raccoglie i dati del censimento effettuato per le Pagine Arcobaleno, liberamente consultabile; l’archivio di tutti i documenti, dei bollettini e di ogni altro materiale prodotto dalla Rete; una ricca sezione di documenti di approfondimento sui diversi temi di interesse della Rete. Disporrà inoltre di strumenti operativi come mailing list, forum ecc. e metterà a disposizione spazi per soggetti che partecipano alla Rete stessa.

Evoluzioni. Dopo questa fase sperimentale il gruppo sta cominciando a pensare al futuro e alle possibili evoluzioni. Tra le ipotesi vi è l’idea di creare una rivista cartacea che integri gli strumenti telematici, e anche la possibilità di collaborare con il settimanale Carta, interessato a creare un inserto locale dedicato a Marche, Abruzzo e Molise.

La volontà del gruppo è arrivare anche a trasformare queste iniziative in attività economiche che permettano di creare lavoro retribuito, così da dare stabilità all’impegno. 

PROGETTO REGIONE, PAGINE ARCOBALENO. Nella primavera 2004, le botteghe del Commercio Equo della provincia di Pesaro, assieme ai GAS locali, hanno cominciato a pensare un progetto per costruire una “guida” locale ai soggetti dell’economia solidale.

Il progetto è stato condiviso all’interno della cooperativa Mondo Solidale e si è avviata una discussione per farlo diventare un progetto regionale, non più solo per costruire una guida, ma per creare un vero e proprio distretto di economia solidale (DES).

In estrema sintesi il progetto prevede un censimento delle realtà dell’economia solidale delle Marche e dei soggetti a cui ci si può rivolgere per mettere in pratica il consumo critico, scelte ecocompatibili ecc. La pubblicazione dei dati raccolti su una guida che sia anche un libro sui comportamenti solidali che ognuno può adottare. La pubblicazione anche di un sito internet e la presentazione di tutti questi materiali in 5 convegni sul territorio regionale.

La loro presentazione ha lo scopo di coinvolgere nel processo Res sia nuovi consumatori, sia nuovi produttori, oltre a sensibilizzare le Istituzioni Locali su questi temi. E’ quindi intenzione del Tavolo Res realizzare molti altri incontri di presentazione, in forma capillare anche in realtà più piccole, coinvolgendo i gruppi locali.

Oltre alla Regione, e precisamente l’assessore regionale alle Politiche Sociali che ha accordato il finanziamento principale per svolgere queste attività, nel progetto è stata coinvolta l’Università di Urbino. In particolare il Master Lavorare nel Non Profit, che ha inviato 3 studenti a svolgere uno stage nell’ambito dell’attività di censimento.

Da parte sua il CSV ha approvato il progetto presentato facendosi carico di una parte dei costi relativi alla pubblicazione dei materiali

La fase del censimento è partita in ottobre 2004 e si è protratta fino a giugno 2005. Il lavoro si è rivelato più complesso del previsto a causa delle difficoltà nel rintracciare i soggetti da censire e alle ancora maggiori difficoltà a farsi restituire i questionari compilati. Gli operatori hanno lavorato su un indirizzario di 405 soggetti, di questi 122 hanno risposto al questionario.

Tutti i dati raccolti sono stati inseriti in un database informatico elaborato dal gruppo di lavoro che sta curando un analogo censimento nella provincia di Bologna (Pagine Arcobaleno).

I dati inseriti nel database saranno consultabili entro breve all’interno del sito internet, previsto dal progetto, che conterrà un’apposita sezione di consultazione. La realizzazione del sito internet è stata affidata alla cooperativa sociale CA 2000, la stessa che ha realizzato il sito delle Pagine Arcobaleno bolognesi. La cooperativa in questo momento sta lavorando al progetto. 

GRUPPO DOCUMENTI. Questo gruppo ha lo scopo di essere di supporto al Tavolo regionale per la creazione di documenti normativi, programmatici o di altro genere.  Il gruppo può operare in due modi differenziati: 1) riceve il compito di preparare una bozza che poi sarà discussa e approvata dal Tavolo; 2) il Tavolo (o un forum) fornisce gli spunti di base da elaborare in una bozza, che poi sarà ugualmente discussa e approvata dal Tavolo.

Composizione e attività realizzate. Si tratta di un piccolo gruppo costituito da 4 persone. Il gruppo ha elaborato al proprio interno la bozza di regolamento del Tavolo regionale, la bozza di regolamento degli incontri, la bozza del documento programmatico.  Tutte queste bozze sono state poi discusse, variate e approvate passo per passo durante vari incontri del Tavolo regionale.  Questa doppia discussione ed elaborazione, dapprima all’interno di un gruppo ristretto e poi del Tavolo regionale, ha consentito di redigere, in tempi non troppo lunghi, documenti di base del Tavolo, con buoni risultati di chiarezza, completezza e sinteticità  e con l’osservanza del metodo del consenso (approvazione dei testi da parte del 100% dei presenti).

Evoluzioni. Un nuovo mandato, già avuto dal Tavolo, concerne la redazione di uno statuto e un regolamento interno, relativi ad una associazione in cui organizzare la rete regionale dell’economia solidale.   Anche se si sono già tenuti tre incontri sullo statuto, prima di dare attuazione a tale mandato il gruppo attende la conferma di questa linea durante il Forum,  sulle prospettive di potenziamento e sviluppo della rete.

In caso positivo, il Forum stesso o un altro apposito incontro, potranno dare delle indicazioni di fondo, alle  quali le bozze dei nuovi documenti dovranno conformarsi.

In prospettiva, un compito futuro di questo gruppo è anche quello di elaborare delle proposte di normative da presentare a comuni o province o alla regione Marche.

Ritengo, a questo punto, doveroso fare una menzione al lavoro prezioso di Loris Asoli.  Oltre alla predisposizione delle bozze di lavoro dei documenti da discutere, egli ha tenuto i collegamenti con il Tavolo Res Nazionale, riportando nel contesto marchigiano esperienze e idee utili per il lavoro di tutti noi. 

ALTRI GRUPPI NON ATTIVATI. Oltre ai gruppi di lavoro attivati, e che hanno prodotto consistenti risultati, è opportuno fare menzione anche dei gruppi di lavoro, previsti inizialmente dal Tavolo Res. ma non attivati. Essi sono: il gruppo finanza etica, il gruppo ecologia, e il gruppo imprese. Ciò và detto per completezza di informazioni, per discutere anche sul motivo per cui tali gruppi non sono partiti, e per verificare se qui, oggi, vi siano le condizioni per attivarli. 

CONFERENZE ED INCONTRI. In questi venti mesi, ci sono inoltre state numerose iniziative, di promozione e di divulgazione dei temi dell’economia solidale. Alcune volte promosse da componenti del Tavolo Res, altre volte da soggetti esterni a noi. Ciò è positivo ed importante, ma ci deve far riflettere sulla opportunità di relazionarsi di più, tra i soggetti del tavolo, per promuoverli meglio creando più sinergie tra tutti noi, e per creare le condizioni per coinvolgere coloro che hanno promosso iniziative al di fuori del nostro contesto.

Cito a titolo di esempio (quelli che mi ricordo ovviamente) il ciclo di conferenze e workshop denominata “l’economia solidale in atto” tenutasi a Pesaro dal 14 ottobre al 19 novembre e promossa dal Gas e dalla Bottega di Mondo Solidale di Pesaro; l’iniziativa denominata “Biodomenica” di Tolentino del 2 ottobre, e il convegno “l’altra faccia dell’economia:la cooperazione” sempre tenutosi a Tolentino il 14 ottobre promosso dalla associazione culturale Equazione di Tolentino; il seminario di approfondimento “finanza etica e microcredito” tenutosi a Urbino il 20 ottobre e promosso dalla Bottega di Mondo Solidale di Urbino; e tanti altri.

Inoltre ritengo opportuno menzionare anche i convegni realizzati a Petritoli e ad Urbino nell’ambito delle manifestazione “I borghi e le piazze dell’economia solidale”, perché molto ben riusciti, e sicuramente da riproporre in futuro in altri contesti, quali “vivere la solidarietà” con Ettore Masina ed altri importanti relatori a Petritoli e il convegno “gruppi di acquisto solidali: un’opportunità per lo sviluppo locale” a Urbino. 

RETE GAS. Sono passati dodici anni dalla nascita del primo Gruppo di Acquisto Solidale (GAS) a Fidenza nel 1994. Oggi i GAS censiti in Italia sono più di 250 e molti altri esistono senza essersi segnalati. Le richieste di adesioni sono continue e pure i mezzi di comunicazione si sono accorti di questa pratica che vuole partire dalle esigenze concrete della vita di tutti i giorni per affrontarle con una sguardo allargato che tenta di tenere insieme il nostro benessere, il rispetto dell’ambiente, le condizioni di lavoro, i popoli lontani e le relazioni.

Forse, a questo punto sarà necessario spiegare brevemente quando un gruppo d’acquisto (che è essenzialmente un gruppo di persone che fa acquisti collettivi) diventa solidale. Diventa solidale nel momento in cui decide di utilizzare il concetto di solidarietà come criterio guida nella scelta dei prodotti. Solidarietà che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti, al rispetto dell’ambiente, ai popoli del sud del mondo e a coloro che, a causa della ingiusta ripartizione delle ricchezze, subiscono le conseguenze inique di questo modello di sviluppo.

Siccome abbiamo ormai sperimentato che i prodotti acquistati attraverso il gruppo ci fanno stare meglio, perché oltre ad essere buoni e salutari hanno delle storie da raccontare, si presenta ora la necessità di ragionare proprio su questo nostro modo di “Vivere Bene”, ovvero su come poter allargare la quantità dei prodotti e dei servizi reperibili all’interno di circuiti di tipo solidale, per poter soddisfare un numero sempre maggiore di bisogni.

La proposta della rete di economia solidale ed in particolare dei distretti, promossa dai GAS insieme ad altre realtà vicine, si muove in questa direzione, favorendo il contatto fra i diversi attori dell’economia solidale per costruire relazioni che plasmino un nuovo tessuto economico sostenibile.

Da queste riflessioni si comprende come la costruzione di una RES richieda, tra l’altro, di non considerare il territorio come un pavimento, un qualcosa che deve sorreggere delle azioni umane che trovano la loro logica altrove, ma, al contrario, un soggetto fatto di stratificazioni storiche, di cultura, di memoria, di ricchezza e di saperi che possono produrre futuro, se reinterpretati continuamente ed opportunamente.

Per prima cosa allora dobbiamo imparare a vedere i nostri patrimoni e a riconoscerli. Il DES  (distretti di economia solidale) nascerà mettendo insieme tanti spezzoni autonomi per produrre, ciascuno per la propria parte, un modello di sviluppo alternativo in un luogo.

Tale sviluppo alternativo non può essere “astratto” o preconfezionato al di fuori del luogo a cui si riferisce, ma deve essere intimamente legato alla qualità specifica del luogo per cui è progettato, mettendo insieme reti di produttori, di consumatori, di volontari, di culture e tutto ciò che già si esprime con progetti di filiera, patti sociali… con lo scopo di costruire dei laboratori di sviluppo locale autogovernato. 

Il coordinamento marchigiano dei GAS, nella pratica, si occupa di promuovere la nascita di nuovi GAS nella regione (ad oggi i GAS censiti sono 18) e di promuovere momenti informativi durante gli eventi di rilevanza regionale, quali Eco & Equo e le varie manifestazioni, quali “I Borghi e le Piazze dell’Economia Solidale”

Il 2 giugno di ogni anno i GAS delle Marche si incontrano per l’intera giornata in un momento conviviale in cui la mattinata è dedicata alla discussione delle tematiche a noi vicine mentre il pomeriggio è  riservato alla festa, alle relazioni ed al gioco.

I coordinatori e tutti gli aderenti che lo richiedono sono collegati da una mailing list che garantisce il contatto fra i gruppi.

Rimane comunque molto lavoro da fare per riuscire a mettere in rete i diversi GAS, che per loro stessa natura sono fortemente legati al territorio su cui insistono e con difficoltà riescono a dedicare energie per seguire la rete.

Fra le prospettive a breve termine c’è la realizzazione di un sito, la costituzione di una associazione che formalizzi le attività dei GAS di fronte alla legge; fra quelle a medio-lungo termine, la realizzazione di filiere produttive che richiedano il coordinamento dei vari gruppi anche per le questioni organizzative.

 

L’importanza della presenza della rete Gas nel costruire la Res Marche è evidente. Infatti le famiglie che vi partecipano sono coloro che per prime possono esprimere pareri sui servizi e sui prodotti che la Rete Res saprà attivare, e sono le prime persone che possono proporre prodotti necessari e coerenti con i nostri progetti.

Inoltre il numero delle persone coinvolte è notevole (18 gas a cui partecipano mediamente 20 famiglie cadauno, significa un coinvolgimento potenziale di oltre 600 persone) è sono molto importanti per la costruzione dei Des (I Distretti di Economia Solidale) e per la crescita complessiva della Res.

E’ pur vero che non dobbiamo avere solo la mira della crescita. Come ci ricorda giustamente Francesco Gesualdi nell’ultimo numero di Altraeconomia di Febbraio 2006 (nel suo articolo a proposito del caso Unipol) in cui dice testualmente che “Non sono contro la crescita delle nostre iniziative. Al contrario voglio che conquistino il mondo. Ma non mi interessano come tali. Mi interessano solo come strumenti di cambiamento. La nostra stella polare non può essere la crescita, ma la coerenza. Perseguendo la coerenza potrà arrivare anche la crescita”. 

LA COMUNICAZIONE. Durante questi mesi mi è capitato di vedere alcuni articoli, alcune interviste, sui temi dell’economia solidale, sui mass-media tradizionali (quotidiani, ed altro) e su riviste più specializzate. Alcuni esempi: un bel articolo “spesa, un risparmio a tutto Gas” del 25 giugno 2005 sul Messaggero, oppure “prezzi alti, si compra dagli agricoltori. I consumatori si riuniscono per saltare i commercianti” del 13 novembre 2004 sul Corriere Adriatico, ancora “Dalla produzione al consumo. Così nasce il distretto solidale” del 17 dicembre 2004 sul Corriere Adriatico, altri ancora sull’agricoltura biologica, ecc.

Se da una parte è necessario che continui questo spontaneismo e la libera iniziativa di ognuno e di ciascun soggetto della rete, dall’altra può essere opportuno fare sinergia di mezzi e di relazioni, per essere più incisivi, agire con più continuità, e produrre un messaggio coerente. Per cui sul fronte della comunicazione in senso lato, oltre agli strumenti che realizzeremo direttamente noi, pensare ad una “cabina di regia” con persone preparate per questo compito può essere una ulteriore evoluzione utile.

Questo tema investe ovviamente il Gruppo Redazione, ma se si pensa a tutte le possibili implicazioni relative al discorso comunicazione, comprese le collaborazioni con tante riviste, anche locali (mi viene in mente “Mediterraneo”, oppure le stesse riviste delle associazioni che partecipano al Tavolo Res), il discorso si fa veramente complesso e comporta uno sforzo complessivo di tutti noi nell’affrontarlo. 

4) SPUNTI PER PROSEGUIRE IL CAMMINO 

GLI OBIETTIVI DEL FORUM. Nella lettera-invito a questo forum erano già esplicitati, in maniera sintetica, gli obiettivi che ritenevamo utili porre al centro dei lavori di questa giornata.

Un primo obiettivo veniva identificato nella necessità diConsolidare ed ampliare la rete dell’economia etica e solidale nelle Marche”.

Un secondo obiettivo prevedeva la necessità diImpostare azioni per costruire nuovi “pezzi” di economia etica e solidale nelle Marche”.

Con il termine “consolidare la rete” intendiamo identificare con chiarezza i partecipanti alla rete, chiedere una loro maggiore assunzione di responsabilità (soprattutto dei soggetti collettivi), definire modalità di relazioni più strutturate e continuative nel tempo.

Con il termine “ampliare la rete” intendiamo aumentare considerevolmente il numero di persone e di soggetti plurimi o collettivi a cui proporre il nostro progetto, al fine di "coprire" maggiormente tutti i settori potenzialmente afferenti all'economia solidale e tutto il territorio marchigiano.

In riferimento al secondo obiettivo, intendiamo concorrere a rafforzare le buone pratiche produttive già esistenti e a realizzare nuove attività, imprese, percorsi culturali, proposte legislative, iniziative pubbliche, attività finanziarie ed economiche in genere, promozione dei diritti e dei doveri. A tal fine occorre una precisa ricognizione delle risorse attivabili ed un progressivo loro coinvolgimento.

Questo forum dovrà pertanto, senza remore o tatticismi, con la massima sincerità e creatività possibile, discutere come conseguire al meglio questi due obiettivi, condividere le strategie operative atte a realizzarli ed assumere le decisioni conseguenti.

Si avverte, quindi, la necessità di fare un deciso passo in avanti. Dopo un percorso articolato, fatto con serenità e senza forzature, facendo sedimentare una sensibilità comune, ma soprattutto imparando a condividere tra un primo gruppo di persone la voglia di cambiare la realtà, ora dobbiamo sprigionare le potenzialità di questo gruppo ed allargarlo contemporaneamente.

Avendo acquisito un linguaggio comune, ora dobbiamo acquisire una strategia comune. Per incidere e cambiare la realtà occorre una azione corale, che si rende quindi visibile e praticabile anche da altri. E’ sicuramente giunto il momento di lavorare per allargare il raggio della nostra azione tramite, però, nuove adesioni che ci facciano raggiungere quel minimo di massa critica sufficiente a produrre cambiamenti. 

LE ESIGENZE EMERSE IN 20 MESI DI LAVORO. Il cammino di questi venti mesi è stato ricchissimo di contributi, ragionamenti, elaborazioni teoriche, proposte organizzative e anche di belle iniziative realizzate. Rileggendo i verbali delle riunioni, e alcune discussioni avvenute via e-mail, penso che abbiamo prodotto una vivacità ed uno spessore culturale che raramente si vedono oggi in altri contesti associativi. Di questa ricchezza io non so come fare esattamente tesoro e come utilizzarla anche in futuro, ma penso che il modo migliore sia quello di farla fruttificare, trasformandola in piccole ma efficaci realizzazioni.

Questo cammino ha prodotto anche delle esigenze concrete, in molti di noi, ed anche qualche piccola frustrazione a cui dobbiamo porre rimedio. Una esigenza manifestata in più occasioni è stata la necessità di mantenere vive le relazioni tra tutti coloro che partecipavano, evitando di spaventare gli interlocutori che venivano per la prima volta di fronte a obiettivi potenzialmente troppo ambiziosi, e nel contempo di dare occasione e modo a tutti di partecipare secondo i loro tempi e le loro esigenze private senza perdere contatto con il lavoro collettivo.

Un’altra esigenza è quella di poter condividere il lavoro che insieme si decide di fare tra molte persone, affinché l’incarico ad ogni singolo soggetto non sia più pesante rispetto a quello che egli riesce a conciliare con il resto della sua vita. Altrimenti il lavoro o le attività che mettiamo in piedi rischiano di avere il fiato corto, mentre noi dobbiamo ragionare con prospettive di medio-lungo periodo, e non bruciare tutte le nostre forze in un arco breve di tempo. Inoltre non dobbiamo mai correre il rischio che una o più persone siano “indispensabili” per proseguire certe attività. Caricheremmo di troppe responsabilità queste persone, minandone la serenità con cui invece dobbiamo affrontare tutte le questioni, e metteremmo a rischio le attività stesse destinandole a possibili interruzioni, o diminuzione di efficacia.

Il passo in avanti che dobbiamo fare, con le soluzioni che sapremo trovare, dovrà saper rispondere anche a queste esigenze.

L’equilibrio e la serenità di qualsiasi persona deve essere tutelata al massimo, e ognuno per noi deve essere parimenti importante. Tra di noi non ci dovranno mai essere gerarchie, ma solo funzioni di servizio al bene comune. 

LE PROPOSTE ORGANIZZATIVE. Su come perseguire gli obiettivi sopraccitati del Forum c’è già stato, nel tavolo regionale qualche ragionamento, che noi qui oggi dobbiamo affinare, precisare e concretizzare nei modi e nei tempi. Non partiamo quindi completamente da zero, Ma le proposte che vengono indicate, vogliono essere solo un contributo per rendere più efficace la discussione. 

Il Tavolo RES, e il gruppo di lavoro documenti, ritengono che per conseguire il PRIMO OBIETTIVO, una possibile soluzione sia la costituzione di una Associazione Regionale. Essa sarebbe utile quale strumento destinato a consolidare i rapporti tra gli attuali partecipanti alla rete, e sarebbe utile anche per avere una struttura che esprima con chiarezza gli obiettivi che intendiamo perseguire da proporre a nuovi soggetti al fine di ampliare la rete stessa.

L'Associazione Regionale è stata inoltre individuata anche quale possibile strumento utile a favorire il perseguimento del SECONDO OBIETTIVO in quanto potrebbe meglio raccogliere risorse umane e finanziarie per promuovere "pezzi" di economia solidale. Essa individuerebbe con maggiore chiarezza chi ha il compito, anche con continuità professionale, di realizzare attività ed iniziative concrete per l'economia solidale, nonché potrebbe essere promotrice, con la partecipazione di capitale sociale, di nuove imprese etiche e solidali. Infine potrebbe rappresentare anche un interlocutore più strutturato e riconoscibile con tutte le altre istituzioni pubbliche e private. 

L’associazione, se questa sarà la scelta, dovrà avere (nei limiti del possibile e dei vincoli normativi) una forma ed una dinamica organizzativa che già possa indicare una diversità di concezione della partecipazione e della democrazia, ed a questo proposito si dovrà attivare tutta la creatività possibile. Dovranno uscire più spunti ed indicazioni possibili, affinché un gruppo di lavoro possa stendere un documento che ne indichi il funzionamento e gli altri principali aspetti, affinché ci possa essere una prossima riunione del Tavolo Res che ne approvi la forma e ne avvii la fase costitutiva.

Sarà sicuramente una sfida che coinvolgerà tutti noi, per dimostrare, coerentemente con tutti i principi enunciati, che la parola democrazia sarà riempita dei suoi reali valori e che la si vorrà praticare in tutte le sue forme, chiedendo a tutti un reale sacrificio di partecipazione.

Nessuna concessione alla “delega”, se non per questioni meramente gestionali, e nessuna concessione alla democrazia “per maggioranza”, mi pare di poter indicare tra alcuni punti fermi che dobbiamo sicuramente prevedere. 

INCIDERE NELLA SOCIETA’. La nostra azione non dovrà essere rivolta a “stare meglio noi”, a creare quindi un ambiente di nicchia in cui ci troviamo bene, ma il nostro spirito dovrà essere un po’ più rivoluzionario (ovviamente non violento alla Gandhi) e puntare a incidere nella società.

Questo comporta anche una capacità organizzativa, ed una capacità di raccogliere risorse finanziarie superiori a quelle attuali.

Un inventario serio, onesto, sereno, della capacità di reperire fondi economici, in varie forme – compresa un minimo di autotassazione – è un requisito utile per capire quanto “capitale di rischio” possiamo utilizzare per promuovere nuove imprese etiche e solidali, che poi ci auguriamo alimentino ulteriormente la rete in capacità umane e finanziarie per proseguire nei nostri progetti. 

ATTORNO A NOI ALTRE ESPERIENZE. C’è una consolazione, che ci deve accompagnare nel nostro lavoro, e che ci deve dare sempre più forza e determinazione: quella di sapere che non siamo soli ma che ci sono tanti altri che fanno lo stesso nostro  lavoro. La moltiplicazione delle fiere, dei convegni, dei forum, delle riviste, in giro per l’Italia, ma anche in tutto il resto del mondo, è un segno evidente che sono ormai tante le persone che hanno aperto gli occhi sulle ingiustizie quotidiane (e sulle perverse dinamiche liberiste del mercato), e come noi si stanno rimboccando le maniche per invertire una tendenza.

Il fatto che non si riesca a stare dietro a tutte le proposte che arrivano ed a leggere tutte le riviste, è un gran bel segno. Significa che, anche economicamente, cominciamo a spostare qualcosa.

Non volendo citare tutte queste cose (per ragioni di tempo e perché non vorrei omettere qualcuno o qualcosa) mi limito a due esempi: il prossimo Incontro nazionale sull’acqua – che si terrà a Roma dal 10 al 12 marzo- e la rivista Valori.

A proposito dell’acqua, segnalo un incontro che si terrà il 4 marzo ad Ancona per la costituzione del Forum regionale “l’acqua: bene comune”.

Nel primo caso è un ulteriore esempio di una sensibilità diffusa su un tema fondamentale: la difesa dell’acqua, e che comincia a fare massa critica, a costruire una rete, a uscire dallo spontaneismo e dalla saltuarietà di una azione, per diventare soggetto visibile e proposito che vuole fare opinione, vuol fare cultura, vuole incidere nelle scelte della politica. Nel secondo caso una rivista che con l’apporto determinante di Banca etica, ma anche di altri importanti soggetti (come il sindacato cisl) comincia a diffondere (non più solo tra pochi appassionati ma in un pubblico più vasto) le buone pratiche e la cultura di un uso differente delle risorse, comprese quelle finanziarie.

Ma ci sono anche altre interessanti esperienze intorno a noi, che spesso non conosciamo e che dovremo tentare di coinvolgere, conoscere ed intercettare per fare rete. Proprio in questi giorni sono venuto a conoscenza della costituzione di un nodo a Fano dell’associazione “Mondo Comunità e Famiglia” (che si ispira all’esperienza originaria di Bruno e Enrica Volpi di Villapizzone a Milano) e che sta per varare una struttura di “condomini solidali” nelle vicinanze di Mondavio.

Un’altra esperienza di costituenda rete marchigiana è il “Coordinamento regionale della Pace” a cui partecipano Enti Locali, Associazioni, Scuole di Pace, ecc., che prevede al suo interno la possibilità di lavorare e progettare sull’economia solidale.

Di queste iniziative ne sono venuto a conoscenza quasi per caso, ma penso a quante altre iniziative ci possano essere sul territorio regionale che vanno censite ed incontrate per capire se ci sono le condizioni per fare un percorso comune, in una unica rete veramente etica e solidale. 

5) UNA COMUNITA’ DI PERSONE 

OGNUNO SI DEVE METTERE IN GIOCO PERSONALMENTE. In ogni progetto la differenza la fanno le persone. Se ognuno di noi non si mette in gioco personalmente non cambia la percezione esterna che “un altro mondo è possibile” e quindi non cambiano i meccanismi che regolano le nostre vite.

So che il cammino è faticoso, d’altra parte ci poniamo un obiettivo molto impegnativo, ma sarà inevitabile che ognuno di noi debba essere coinvolto di più, e coinvolta di più la sua vita e i suoi affetti.

So, peraltro, che già molte persone, anche qui presenti hanno iniziato a praticare stili di vita sobri e coerenti con quanto stiamo tentando di realizzare, ed altre persone stanno sperimentando pratiche di condivisione di beni e servizi.

Ognuno quindi dovrà dare il suo personale contributo, nei tempi e nei modi che gli sarà più congeniale, e facendo circolare le informazioni su quello che si fa per offrire sempre nuovi spunti a ciascuno di noi. 

UNA AZIONE COLLETTIVA NON COME SOMMATORIA DI AZIONI INDIVIDUALI. L’efficacia della nostra azione, io penso, si misurerà nella capacità di creare un movimento corale, che viene percepito come un insieme. Senza individualità né personalismi, ma soprattutto senza distonie nel proporre e realizzare il nostro progetto tra un componente e l’altro della rete.

Per fare questo il nostro agire non potrà essere la semplice sommatoria di azioni individuali, ma realmente una azione collettiva.

Significa imparare a condividere di più problemi e proposte, risultati e soddisfazioni, prospettive e sogni comuni.

Ciò comporterà necessariamente anche il fatto che dovremo conoscerci di più  aumentando anche i momenti ricreativi. Questo ci aiuterà a farci decidere meglio con chi condividere un percorso di lavoro. Ognuno potrà aggregarsi così per affinità culturali, comportamentali, ideologiche, ecc. ma condividere è la parola fondamentale con cui dobbiamo misurarci.

Per conoscerci meglio propongo una “maratona oratoria” in cui in un pomeriggio – davanti ad un bel camino, con due biscotti equi e solidali ed un bicchiere di vino – ognuno abbia a disposizione 30 minuti per raccontare della sua vita, dei suoi affetti, delle sue passioni, delle sue gioie o dei suoi dolori, dei suoi sogni e delle sue speranze.

Ma un altro aspetto fondamentale, di questa grande azione collettiva che ci aspetta, è la capacità di coinvolgere tutte le realtà da cui proveniamo, di cui a volte siamo i rappresentanti, o alle quali comunque partecipiamo, e che sono affini agli obiettivi della Res. Come coinvolgere di più tutti i settori e le aree che richiamiamo anche nel “documento programmatico” è un altro tema che oggi dobbiamo discutere e sul quale trovare anche alcune possibili soluzioni.

Stesso discorso, anche se comporta problematiche diverse, va affrontato circa la nostra capacità di coprire tutto il territorio marchigiano. Certo non possiamo far nascere progetti in territori dove non viviamo, ma penso che ci sia ancora spazio per individuare tante altre persone, che pure condividono le nostre aspettative, in territori ancora scoperti dalla nostra rete. Dobbiamo usare un po’ più di creatività per “incontrare” queste persone, e per allargare il nostro raggio di azione. 

SOLIDARIETA’ E SUSSIDIARIETA’. Due aspetti fondamentali, che qui vorrei brevemente ricordare, per conseguire una realtà economica e sociale etica e solidale, sono appunto il concetto della solidarietà, e come diretta conseguenza il concetto di sussidiarietà. Sono due principi guida a cui dovremo uniformare le nostre azioni e di cui dovremo tener conto nel definire le nostre strategie.

La solidarietà deve essere colta, innanzi tutto, nel suo valore di principio sociale ordinatore delle istituzioni, in base al quale le strutture che regolano i rapporti tra le persone e i popoli, devono essere trasformate in strutture di solidarietà, mediante la creazione o l’opportuna modifica di leggi, regole del mercato, prassi quotidiane.

La solidarietà intesa non come un sentimento di compassione ma intesa come l’esigenza di riconoscere nell’insieme dei legami che uniscono le donne, gli uomini e i gruppi sociali tra loro, lo strumento per provvedere alla crescita comune, condivisa da tutti. Ciò significa che esistono stretti vincoli tra solidarietà e bene comune, solidarietà e destinazione universale dei beni, solidarietà e uguaglianza tra le persone e i popoli, solidarietà e pace nel mondo.

Questo comporta creare un ambiente favorevole perché si possa attuare una logica di sussidiarietà, ossia la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie; l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata, l’articolazione pluralistica della società; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze; il decentramento burocratico e amministrativo; l’equilibrio tra la sfera pubblica e quella privata, con il conseguente riconoscimento della funzione sociale del privato; un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo essere parte attiva della realtà politica e sociale del Paese.

Se queste cose sono accettate in via teorica, c’è ancora quasi tutto da fare per realizzarle in pratica. Principale conseguenza della sussidiarietà è, infatti la partecipazione attiva, che si esprime, essenzialmente, in una serie di attività mediante le quali il cittadino, come singolo o in associazione con altri contribuisce alla vita culturale, economica, sociale e politica della comunità civile cui appartiene. Occorre, a questo proposito, un lavoro teso al superamento degli ostacoli culturali, giuridici e sociali, che spesso si frappongono come vere barriere alla partecipazione solidale dei cittadini alle sorti della propria comunità.

Questo è il nostro campo di azione, questo è il campo d’azione della RES.

Quando si parla di sussidiarietà, al fine di praticarla anche dentro la RES, mi viene in mente la necessità di realizzare tavoli provinciali e in prospettiva anche tavoli comunali. Questa è una scommessa fondamentale su cui dovremo misurarci nei prossimi mesi. Il lavoro che viene fatto a livello regionale non può essere altro che un buon lavoro di coordinamento, che diventerebbe però inefficace se non viene “nutrito” dagli stimoli e dalle richieste dei gruppi locali, così come non diventerebbe significativo se la progettualità regionale non venisse “adottata” ed usata anche in sede locale.

Una riflessione specifica del Forum, e successivamente del Tavolo Res, credo che su questo punto sia assolutamente indispensabile. 

LA RETE COME VALORE. Ogni rete è un sistema infrastrutturale complesso, basato su numerose interconnessioni. Perché ci sia una rete è necessario che ogni interconnessione funzioni. Questa è sicuramente una sfida difficile con cui dobbiamo misurarci.

Ma partecipando, in questi anni, a numerose reti, più o meno strutturate, mi sono fatto una personalissima convinzione che senza una buona manutenzione, ogni rete tende a malfunzionare.

Questo vale non solo nelle reti “strutture fisiche” – vedi rete idrica – ma vale a mio avviso anche nelle “reti relazionali”.

Ogni nodo della rete ha bisogno di manutenzione. Di qualsiasi tipo di rete. Ed è per questo che ritengo utile aprire una riflessione anche su un possibile ruolo di “manutentore di reti”.

Se la rete è un valore di per sè, perché crea e trasmette conoscenza, crea sinergie, crea opportunità economiche, alimenta la solidarietà, è uno strumento per diffondere la sussidiarietà, ecc., ed è per noi anche un metodo fondamentale di lavoro, allora è opportuno pensare anche ad investire nella sua manutenzione, nel responsabilizzare qualcuno affinché la rete possa effettivamente sprigionare tutte le sue potenzialità. Non so chi e come. Ma sento che è una cosa da fare.

Le relazioni umane sono un valore importante e devono essere il punto di partenza per costruire un sistema economico diverso. La rete deve diventare anche un luogo di amicizia, in cui ognuno deve liberamente dare quello che ritiene essere il suo possibile contributo. Il lavoro che ci aspetta deve essere vissuto con serenità e senza ansie di alcun tipo. Ci deve essere attenzione a rispettare tutti, e ad aspettare tutti. Così come ci deve essere rispetto per chi dà di più ed è più avanti in un percorso, senza che egli si debba fermare per aspettare tutti, e senza che il suo maggior lavoro diventi un metro di giudizio per altri. Ad ognuno il suo tempo e ad ognuno le sue priorità di vita.

Certo però, che l’impegno verso la Res, non diventi l’ultimissimo impegno, dopo una lunga lista di altri interessi, o un motivo di impegno facoltativo ed eccessivamente hobbistico. Altrimenti non riusciremo a cambiare il contesto che ci sta intorno, prima di tutto perché non riusciremo a cambiare noi stessi.  

IL CONTRIBUTO INSOSTITUIBILE DELLE DONNE. Un’ultima cosa su cui fermarci a riflettere, per agire di conseguenza, è l’assoluta necessità di un maggior apporto delle donne. Lungi da me l’idea di parlare di quote, o di inseguire false parità tra uomo e donna, voglio affrontare il problema più sul piano qualitativo che quantitativo.

Il genio femminile è necessario in tutte le espressioni della vita sociale, perciò va garantita la  presenza delle donne in ogni contesto economico, politico, culturale.

Lo scarso fascino per le ideologie che ha la donna, l’attenzione, spesso maggiore, per i bisogni concreti della persona, la maggiore coscienza della condizione umana, lo stile di finezza e di pacatezza nell’affrontare i problemi; il fatto che la donna naturalmente abbia una molteplicità di interessi, quindi si leghi di meno ad un singolo impegno, mantenendo così una visione più generale e completa sulle vicende quotidiane, fa sì che il loro contributo sia oltremodo prezioso.

Se, in generale, il riconoscimento e la tutela dei diritti delle donne nel contesto lavorativo dipendono dall’organizzazione del lavoro, dai tempi e dai modi con cui il loro impegno viene richiesto, anche nel nostro progetto di sviluppo di una economia etica e solidale, non potendo fare a meno del loro contributo, dovremo fare più attenzione alla possibilità di accesso alle nostre attività e alle nostre iniziative. Così come dovremo ricercare una presenza significativa delle donne nelle strutture che andremo in futuro a costruire. 

6) IL MIO IMPEGNO PERSONALE 

Il mio impegno personale c’è stato, c’è e non mancherà in futuro. Ma probabilmente esso ha bisogno di fare un salto qualitativo e di costruire una coerenza complessiva con gli altri aspetti della mia vita. 

Dopo tante esperienze, e tanti piccoli impegni in cui sono stato coinvolto in questi anni, la fortuna di avere incontrato le persone che hanno partecipato più assiduamente al tavolo Res e ad alcuni gruppi di lavoro, mi ha fatto compiere un passaggio, anche e soprattutto culturale, che io definisco “di completamento” rispetto al mio impegno nel movimento cooperativo.

Posto che il lavoro nella cooperazione, che dura ormai da ben 28 anni (1978-2006), è sempre stato per me più una “missione” che un lavoro in senso stretto, in questi ultimi anni ero abbastanza insoddisfatto della deriva “imprenditoriale-manageriale” che aveva preso la cooperazione, tradendo a mio modo di vedere i valori ed i principi che ne sono alla base (per essere sintetico e far capire cosa intendo allo stesso tempo vorrei citare una frase dei Probi Pionieri di Rochdale che oltre a creare beni e servizi per i soci, oltre a tentare di “regolare i poteri della produzione, della distribuzione, dell’educazione, ecc.” essi avevano il sogno di contribuire a “fondare un nuovo ordine sociale”). Per cui voglio fortemente migliorare lo strumento cooperativo, ma per far questo ho bisogno dell’aiuto di tutti voi.

In questi ultimi anni ho sentito il bisogno di dare il mio contributo anche in politica, sentendomi richiamato dal senso di responsabilità di chi non può delegare per troppo tempo ad altri la realizzazione del bene comune (specie quando questi altri si comportano esattamente nel senso contrario), ed in particolare richiamato al “dovere” per un cristiano di testimoniare la sua fede in tutti gli ambiti, con spirito di servizio e con carità, compreso l’ambito politico e soprattutto di fronte al manifestarsi di forme sempre più forti e pericolose di annullamento di alcuni valori fondamentali. E così ho scelto la via più difficile di fondare una lista civica nella mia città, e poi di alimentare una rete di liste civiche a livello regionale e spero anche a livello nazionale, per far ripartire dal basso e a partire proprio dai contesti locali la pratica della partecipazione trasparente e democratica alle scelte per costruire una convivenza civile basata sui valori e non sugli interessi personali.

Allora io vedo che l’impegno per e nella cooperazione, con l’impegno per e nella politica, con l’impegno per e nella RES sono alla fine tre aspetti di una stessa passione: la passione per il rispetto della dignità della persona umana.

Tre impegni che si completano a vicenda e che si alimentano a vicenda (ha ragione Loris Asoli quando ipotizza che dovremo lavorare contemporaneamente su tre fronti: quello culturale, quello giuridico, e quello economico)

Tre impegni che diventano quindi un unico impegno, che si esprime in forme diverse.

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ECONOMIA SOLIDALE

 

LE “PAGINE ARCOBALENO” DELLA NOSTRA REGIONE

E LA GUIDA “COMPORTAMENTI SOLIDALI”

(Michele Altomeni) 

Dopo oltre un anno di lavoro sono stati pubblicati “Comportamenti solidali” e “Le Pagine arcobaleno”. Si tratta di due libri abbinati, realizzati dalla Rete Marchigiana dell’Economia Solidale.

Le due pubblicazioni rientrano nel progetto realizzato dalla Rete assieme all’assessorato ai servizi sociali della Regione Marche e al Centro Servizi per il Volontariato. Il progetto aveva lo scopo di mettere in atto i primi passi per la promozione di distretti di economia solidale nella nostra regione.

Le pubblicazioni saranno ora distribuite attraverso diversi canali, in particolare le botteghe del commercio equo e solidale, i GAS e altri negozi che hanno aderito all’iniziativa. 

“Comportamenti solidali” è una guida per tutti quei cittadini che si sentono solidali e che ritengono di avere delle responsabilità nei confronti del pianeta terra, degli esseri viventi che lo abitano e dell’ambiente.

Capita spesso di trovarsi di fronte ai grandi problemi globali, di provare compassione per chi soffre e di indignarsi per un disastro ecologico, ma il più delle volte si rimane schiacciati dal senso di impotenza, dall’impressione che si tratti di problemi troppo grandi e lontani. Il libro nasce proprio dall’idea di ribaltare questo senso di impotenza e offrire ad ogni cittadino le conoscenze e le idee per agire in prima persona. Si tratta di scelte quotidiane di estrema semplicità che ognuno può mettere in pratica e scoprire che non solo può contribuire ad un mondo migliore per tutti, ma anche elevare sensibilmente la qualità della propria vita.

Il volume si articola in tre parti. La prima parte si occupa dei cinque elementi basilari: l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco e l’essere umano, presi in rassegna uno ad uno per capire un po’ più a fondo alcuni dei grandi problemi planetari della nostra epoca. L’intermezzo è dedicato al cittadino, alla sua trasformazione da oggetto passivo dello scenario a protagonista, ossia a cittadino solidale responsabile e capace di incidere in vari modi sulla realtà. La terza parte è dedicata ai comportamenti, alle scelte che il cittadino solidale può compiere come personale contributo per un mondo migliore. 

Le Pagine Arcobaleno, allegate al libro, sono un vero e proprio indirizzario per scoprire che anche nella nostra Regione, a pochi passi da casa, ci sono tante imprese, negozi, organizzazioni e persone a cui è possibile rivolgersi per mettere in pratica i comportamenti solidali. Si tratta di soggetti che hanno scelto di impegnarsi in prima persona per dar vita ad iniziative sulla basa di criteri di solidarietà, equità, giustizia e rispetto dell’ambiente. Altre indicazioni utili nelle Pagine Arcobaleno vengono dalla bibliografia e dalla rassegna dei siti internet. 

“Comportamenti solidali” racconta un mondo in continua evoluzione, in cui nascono sempre nuove esperienze, nuovi soggetti si aggiungono, la rete si allarga e la fantasia è in continuo fermento. Per questo abbiamo pensato che un libro non era sufficiente e servisse, per integrarlo, uno strumento più flessibile, che potesse essere continuamente aggiornato e arricchito di nuovi contributi.

In più, dentro un libro non potevamo far entrare tutta la ricchezza di idee, esperienze e riflessioni che caratterizzano il mondo dell’economia solidale. Volevamo un contenitore, un luogo (seppure virtuale) in cui il lettore solidale potesse trovare informazioni, documenti e notizie per approfondire le tematiche di suo interesse.

Così, accanto a “Comportamenti solidali” sta per nascere il sito internet http://www.resmarche.it/. Vi si potranno ritrovare tutti i testi della guida, liberamente scaricabili ed utilizzabili e una sezione di documenti continuamente aggiornata sui temi trattati nel libro. In più, la sezione delle “Pagine Arcobaleno” sarà continuamente aggiornata con nuovi soggetti che man mano continueranno ad essere segnalati e censiti.

Sul sito si troveranno anche tutte le informazioni sulle attività della Rete Marchigiana dell’Economia Solidale, compresi i notiziari ed i documenti da questa prodotti.

Nelle nostre intenzioni il sito verrà continuamente aggiornato e Comportamenti Solidali potrebbe vedere in futuro una nuova edizione. Ci piacerebbe che sia per il sito che per la guida i lettori svolgessero un ruolo attivo, inviandoci commenti, suggerimenti, proposte, segnalazioni di tutti i tipi. 

A questo scopo i recapiti sono:

info@resmarche.it 

RES Marche      c/o Mondo Solidale

Via M. D’Antona, 22      60033 - Chiaravalle

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ECONOMIA SOLIDALE

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

Finanza etica: caratteristiche e possibilità reali

 (Angelo Antognoni)

 

Ai nostri giorni l’aggettivo etico e’ usato spessissimo, forse anche troppo; purtroppo, concretamente viene messo in atto molto poco e perciò risulta quanto mai azzeccata la frase di Hegel ”di etica si parla quando questa non c’e’ più”.

Una società in cui, per fare solo rapidi esempi, ci sono 250 milioni di bambini lavoratori e quasi altrettanti coinvolti in tanti conflitti locali, in cui circa un milione di bambini viene coinvolto nel traffico di organi, non si può certo definire un modello economico di successo. qualche decina di anni fa Gandhi si domandava perche’ 300.000 inglesi dovessero soggiogare 300 milioni di indiani (e noi possiamo chiederci, oggi, perche’ 500 aziende transnazionali governano l’intero pianeta); la risposta fu, per lui,  che il popolo doveva prendere coscienza del proprio potere e reagire in modo nonviolento secondo alcune buone pratiche e con i relativi strumenti.

La finanza etica e’, per noi, uno di questi strumenti; abbiamo tre possibilita’ di far sentire concretamente la nostra voce come cittadini: quando votiamo, quando compriamo e quando risparmiamo od investiamo i nostri soldi, con la differenza che votiamo ogni qualche anno, ma compriamo tutti i giorni(o quasi) ed i rapporti con il denaro sono abbastanza frequenti.

Allora, per tornare al nostro argomento, quanto ci interessa sapere dove vanno a finire veramente i nostri soldi, pochi o molti che siano? Eppure sono nostri e magari vengono utilizzati, a nostra totale insaputa, per operazioni che vanno a danneggiare, anche gravemente, altre persone.

La possibilita’ di scegliere in modo consapevole quindi esiste ed e’ la base su cui appoggia l’ambito della finanza etica, proponendo una destinazione del risparmio basata su caratteristiche non strettamente economiche ma sociali, ambientali, ecc…, considerando quindi criteri di esclusione o di inclusione al fine di realizzare questo scopo.

Per indicare quali debbano essere i principi che guidano queste attivita’ e’ stato elaborato il “manifesto della finanza etica”, di cui riportiamo i punti cardine e cioe’: la finanza eticamente orientata

  1. ritiene che il credito, in tutte le sue forme, sia un diritto umano;
  2. considera l’efficienza una componente della responsabilita’ (etica non e’ beneficenza);
  3. non ritiene legittimo l’arricchimento basato sul solo possesso e scambio del denaro(no speculazione);
  4. e’ trasparente;
  5. prevede la partecipazione non solo dei soci ma anche dei risparmiatori;
  6. ha come criteri di riferimento per gli impieghi la responsabilita’ sociale e ambientale;
  7. richiede un’adesione globale e coerente da parte del gestore che ne orienta l’attivita’.

In Italia le esperienze di finanza etica sono partite dalle m.a.g.(mutue per l’autogestione) e successivamente con banca popolare etica.

Le m.a.g. sono cooperative finanziarie senza fini di lucro in cui l’attivita’ di risparmio e di finanziamento e’ ispirata ai valori della partecipazione, della trasparenza, della qualita’ sociale ed ambientale.

La prima e’ nata a Verona nel 1978, attualmente ce ne sono 4 (Milano, Torino, Reggio Emilia, Venezia) ed operano prevalentemente in ambito locale.

Dall’esperienza delle m.ag. e per una serie di fattori diversi, inizia a maturare l’idea di costituire una banca vera e propria, che operi a pieno titolo nel mercato, ma con i valori citati sopra.

Nel marzo 1999 apre quindi ufficialmente la prima filiale, a Padova, di Banca popolare etica.

E’ una banca a tutti gli effetti, controllata da Banca d’Italia, iscritta al fondo interbancario di tutela dei depositi; svolge l’attivita’ primaria di erogazione del credito a realta’ che operano in 4 settori individuati: disagio sociale, cooperazione allo sviluppo, tutela dell’ambiente, promozione culturale e sportiva per tutti.

Gli obiettivi sono riportati nello statuto, che si rifa’ ai principi contenuti nel manifesto indicato prima.

I principi base sono tre, precisamente:

1) trasparenza (tutti i finanziamenti erogati sono pubblici e consultabili);

2) partecipazione (la maggior parte dei soci sono persone fisiche con eguale diritto di voto assembleare, a prescindere dalle azioni possedute – 1 testa, 1 voto; i soci, organizzati in circoscrizioni territoriali, possono partecipare attivamente alla vita ed alle scelte della banca);

3) solidarieta’(“l’interesse piu’ alto e’ quello di tutti”- risparmi di soci e clienti utilizzati per avviare e sostenere realta’ che operano per il bene comune; a chi chiede finanziamenti pratica lo stesso tasso di interesse, indipendentemente dall’ammontare, basandosi anche su garanzie non strettamente economiche).

A questo proposito va ricordata un’altra importante caratteristica di Banca etica: e’ l’unico istituto bancario in Italia che affianca ad una valutazione economica, prassi  normale per richieste di finanziamenti, una valutazione socio-ambientale, svolta da soci volontari (valutatori sociali), che contribuisce a determinare il buon fine o meno della richiesta.

Attualmente ha un capitale sociale di oltre 18mln di euro, oltre 25.000 soci, di cui circa 22.000 persone fisiche ed oltre 9500 sono anche clienti.

Ha 9 filiali in Italia ed una rete di banchieri ambulanti nelle zone scoperte, abilitati a compiere qualsiasi operazione per conto della banca stessa, operazioni che a tutt’oggi sono le stesse di un qualsiasi altro istituto bancario.

Per quanto riguarda la nostra specifica realta’, le Marche, Banca etica conta oltre 480 soci, organizzati in una unica circoscrizione, supportata operativamente da un banchiere ambulante.

Nel discorso finanza etica rientra anche il microcredito, a cui accenniamo brevemente, citando due realta’ concrete ed operanti: Consorzio Etimos e cooperativa Mondo Solidale.

Etimos e’ un consorzio finanziario che raccoglie risparmio in Italia a sostegno di esperienze microimprenditoriali e programmi di microfinanza per la stragrande maggioranza nei paesi in via di sviluppo e nelle aree di crisi economica, oltre che in Italia; e’ un socio fondatore di banca etica, con la quale lavora in stretta collaborazione, condividendone principi e finalita’.

Si propone due obiettivi: permettere universalmente l’accesso al credito ed incentivare scelte di risparmio eticamente orientate, innescando percorsi di finanza solidale tra nord e sud del mondo.

Mondo Solidale agisce nel settore del commercio equo e solidale, con 15 botteghe del mondo in tutte le Marche; partendo dagli stessi principi (come usare coerentemente e responsabilmente il proprio denaro) ha elaborato una sua proposta attraverso la possibilita’ del risparmio sociale, tramite apertura di libretti di risparmio, che consente alla cooperativa di dipendere solo dai propri soci, quindi di operare senza vincoli particolari e di effettuare operazioni di microcredito su progetti legati al proprio ambito, il commercio equo, attraverso prefinanziamenti, ed altro

Riassumere in poche righe un argomento vasto ed articolato come la finanza etica e’ una cosa abbastanza difficile; si e’ cercato di dare una panoramica di massima, ricordando, per qualsiasi informazione o chiarimento, i recapiti a cui e’ possibile rivolgersi: 

Ranzuglia Paolo        Banchiere ambulante banca popolare etica

tel.  333.7681018              e-mail    pranzuglia@bancaetica.it 

Antognoni Angelo    Coordinatore soci Marche Banca popolare etica

tel. 333.9823747               e-mail    anto.ang@libero.it 

Catena Emanuele      Responsabile microcredito mondo solidale

tel.  071.742045                e-mail   amministrazione@mondosolidale.it

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

ECONOMIA SOLIDALE

 

 

Consumo critico in banca 

 

(Alessandro Messina)

Facile farlo con la Coca-Cola. Banale, ormai, farlo con il caffé. Ma provate a farlo con una banca. Il consumo critico, in questo caso, richiede molta più determinazione Perchè una banca non è un prodotto ma un insieme di servizi, dunque intangibile per sua natura, e perchè la scelta di consumarla implica valutazioni di diverso tipo, sulla raccolta del denaro, sul suo impiego, sulla trasparenza.

Consapevoli che la finanza etica è un’altra cosa e che, purtroppo, finora abbiamo una sola Banca Etica e cinque Mag (www.finanzaetica.org), che per dimensioni e presenza territoriale possono soddisfare una minima parte delle esigenze dei cittadini, cerchiamo di capire se e come orientarsi tra banche responsabili. Nonostante gli ultimi anni di storia della finanza italiana, tra Cirio, Tanzi e Tango bond, e le recenti avventure di Fazio e dei “furbetti del quartierino” (secondo l’auto definizione del “palazzinaro-raider” Ricucci), la questione da porsi è: come fa una banca ad essere responsabile?

La risposta è nota e corrisponde ad un elenco di pratiche non negative (finanziamento ad export di armi) o positive (prestiti alle fasce deboli, servizi di base, efficienza e trasparenza), lasciando alla finanza etica requisiti troppo osé per il nostro capitalismo, come la partecipazione.

La questione banche armate non può, ovviamente, essere trascurata (vedi in fondo). Così come la correttezza contrattuale: vale la pena di ricordare le recenti sentenze di condanna a Unicredit, Banca Intesa, Mediolanum, Banca Popolare di Milano, Fideuram e Monte Paschi di Siena per le obbligazioni argentine andate in default nel 2001. Ma non meno importanti, come indicatori non di performance ma di attenzione al cittadino-cliente, sono i tempi di risposta alle richieste di prestito e la possibilità di accedere a servizi bancari di base, ormai fondamentali per una piena inclusione sociale.

Il progetto PattiChiari, lanciato dall’Abi, è un’interessante sperimentazione per dare maggiori informazioni ai cittadini e permettere i confronti fra banche. Certo, i risultati sono emblematici: su 740 banche, solo 170 hanno aderito e 139 hanno accettato di farsi “certificare”. Di queste, solo il 33% ha accettato il confronto sul tempi di credito, il 41% sui servizi bancari di base, il 56% sui tempi di disponibilità degli assegni versati. Cresce la percentuale (dal 60 all’80) quando si tratta di mettere in vetrina i propri prodotti (come con Faro, servizio che informa sui bancomat funzionanti più vicini).

Scorrendo i dati si scopre che è la Popolare di Milano, fra le grandi banche, a fare le condizioni più ragionevoli sugli assegni, che Intesa non ha un’offerta per servizi bancari di base, che la BNL (tanto agognata da Unipol) ha dei tempi di erogazione del credito da gestazione. Anche questi devono essere presi come indicatori di eticità, perchè celano competenze, culture gestionali, investimenti in formazione e qualità, scelte sulla trasparenza, anche nei processi decisionali.

Scegliere una banca non è facile, soprattutto quando se ne ha “bisogno”. Farlo in modo critico è una sfida che dobbiamo attrezzarci ad affrontare. Mettiamocelo nella zucca. 

TEMPI DI CREDITO

Se chiedete un prestito fino a 25 mila euro aspettatevi circa 3 settimane per avere una risposta (16 giorni lavorativi in media). Se però incappate in BNL o Banca Intesa calcolatene il doppio, poco meno in Banca di Roma. Decisamente più agile Deutsche Bank, con in suoi 10 giorni lavorativi, e Popolare di Milano (12). Se la richiesta è per un importo tra i 25 e i 100 mila euro la media sale a 20 giorni lavorativi, quasi una settimana in più. E la classifica tra le grandi banche cambia poco, con in coda BNL (36 giorni lavorativi). Quando poi si arriva a cifre fino a 500 mila euro, la media del sistema è di 27 giorni lavorativi (quasi 6 settimane). Le migliori in assoluto sono alcune casse di risparmio (Alessandria, Civitavecchia) e popolari (Todi), mentre tra le grandi resta Deutsche Bank. La peggiore? Banca di Palermo con 65 giorni, mentre BNL si “ferma” a 43.

Fonte: www.pattichiari.it. 

LEGGERE DI FINANZA RESPONSABILE

Tre letture. La recente pubblicazione promossa dall’Abi Guida critica alla responsabilità sociale e al governo d’impresa (Bancaria editrice 2005). Un poderoso volume di quasi 750 pagine in cui non vi è un capitolo dedicato alla finanza etica, il termine microfinanza compare solo una volta, dell’esperienza di Banca etica e Mag nessuna traccia...Considerandone la provenienza, forse non era possibile aspettarsi di più.

Il ben più incisivo Responsabilità e finanza di Andrea Baranes (2004). Si tratta di una guida alle iniziative in campo socio-ambientale per gli istituti di credito e le imprese finanziarie. Il testo (che può essere richiesto a info@crbm.org) aiuta a districarsi tra vere iniziative etiche e operazioni di green-washing o marketing sociale.

Il fondamentale Manuale del risparmiatore etico e solidale curato dall’Associazione finanza etica (richiedetelo a info@finanzaetica.org). 

IL PESO DELLE ARMI

E’ in crescita il finanziamento alle esportazioni di armamenti e le grandi banche italiane sono ancora ben coinvolte nell’affare. La prima è sempre Banca di Roma, seguita da San Paolo Imi, AntonVeneta (la più ambita dell’estate), BNL. Uscito definitivamente il Monte Paschi di Siena, che negli anni scorsi aveva una presenza robusta, restano sia Unicredit (1,5% delle nuove autorizzazioni) che Banca Intesa (1,7%), che continuano un processo lento - e ci si augura costante - di riduzione. Sempre presente Deutsche Bank. La novità è Banca Popolare di Milano, coinvolta per il 4% degli importi autorizzati. La sua nota collaborazione con Banca Etica ha contribuito al clamore della notizia. La quale, però, deve indurre anche a comprendere quanto - nel fare banca - vi siano molti altri elementi di eticità da valutare che non il solo e semplice, per quanto importante, uscire dalle banche armate. 

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ECONOMIA SOLIDALE

 

 

 

 

Cibo locale  -  Civiltà contadina

(Alberto Olivucci)

Il cibo locale ha una faccia 

Un movimento di portata globale sta riscoprendo i vantaggi dell'acquisto diretto di cibo localmente prodotto. È più fresco di niente altro che si possa trovare nei supermercati e ciò significa che è più gustoso e nutriente, soprattutto attualmente che i cibi provengono da ogni zona del pianeta. Inoltre è positivo per dare alle fattorie familiari una possibilità di sufficiente reddito per continuare la loro attività.

Infine questo cibo porta impresso la faccia dell'agricoltore che l'ha prodotto e che lo vende, il che costituisce la garanzia migliore sulla sua provenienza. Per il cibo locale venduto dalle fattorie a conduzione familiare non c'è bisogno della cosiddetta tracciabilità.

Anche Civiltà Contadina, l'associazione nazionale che cura la salvaguardia di semi di antiche varietà, pensa che il cibo di fattoria sia migliore del miglior cibo di supermercato e crede che tramite la buona agricoltura e la vendita diretta di cibi di fattoria provenienti da varietà tradizionali e antiche ci sia un futuro per una agricoltura a misura di uomo e di ambiente. Questo è il motivo che ci ha spinto a creare una sezione del nostro sito chiamata La Mappa del Cibo Locale (www.cibolocale.org), per stimolare la vendita e il progresso di tutte le realtà contadine che pratica la vendita diretta dei propri prodotti.

Nella Mappa del Cibo Locale vogliamo organizzare la più grande raccolta italiana di aziende agricole familiari che praticano la vendita diretta delle proprie produzioni: ogni fattoria può prendersi una pagina di questa sezione per raccontarsi ed esporre i propri prodotti di cui fa vendita diretta. Un potente motore di ricerca interno darà invece la possibilità al visitatore del sito di trovare la fattoria più vicina a lui o il prodotto che cerca. Nella pagina a disposizione delle aziende è possibile:  indicare indirizzo e recapiti: un servizio di mappe elettroniche mostrerà all'utente anche la zona dove si trova la fattoria; inserire una o più immagini per illustrare la vostra fattoria; descrivere quali prodotti e in che stagione sono a disposizione per la vendita diretta; scrivere ampi testi di descrizione sia della fattoria sia della organizzazione della vendita; segnalare se e quali antiche varietà sono utilizzate nella vostra fattoria per la produzione e vendita descrivere quali sistemi di agricoltura biologica si utilizzano.

Tutti i dati sono inseribili dalla stessa azienda agricola tramite un'apposita pagina web. Per sapere tutti i particolari su come inserirsi sulla Mappa del Cibo Locale è sufficiente entrare nella sezione e farsi guidare dai links.

La Mappa del Cibo Locale è un servizio offerto da Civiltà Contadina, è completamente gratuito e tale resterà anche in futuro.

Siamo sicuri che essere presenti nella mappa incentiverà fortemente le vendite delle aziende presenti. Internet è uno strumento sempre più utilizzato dalle persone che vivono in città e chi lo sa usare trova ciò che gli interessa. Inoltre il nostro sito è già bene classificato nei motori di ricerca e questo gli consente di essere visibile e trovato facilmente. Dalla sua fondazione, nel 2002, fino ad oggi ha già ricevuto 220.000 visitatori e vorremmo mettere al servizio di una buona causa questo buon risultato. Inoltre La Mappa del Cibo Locale è raggiungibile direttamente anche da un suo proprio indirizzo Internet breve che è appunto http://www.cibolocale.org/. Il sito di Civiltà Contadina è un portale web utilizzato per discutere di salvaguardia di antichi semi e varietà, per organizzare campagne, per lo scambio di semi, per la pubblicazione di notizie e newsletters. È senz'altro la sede migliore per ospitare una raccolta di fattorie virtuose come quelle che si fondano sulla vendita diretta, la sana agricoltura senza veleni e la biodiversità delle antiche varietà e razze tradizionali.

Tramite La Mappa del Cibo Locale siamo sicuri di essere utili a un modello di agricoltura sana e basata sull'uso della biodiversità.

Spesso simili servizi sono a pagamento, ma è nella nostra visione non lucrativa di non far pagare alcunché. Chi coltiva senza inquinare e offre i propri prodotti a prezzi di azienda agricola deve essere aiutato nel continuare la sua attività, sperando che dopo di lui anche i figli continuino nella gestione della fattoria. A noi di Civiltà Contadina piace pensare che ci sia un futuro per una rinnovata civiltà rurale.

La Mappa del Cibo Locale non è solo un servizio web: noi di Civiltà Contadina crediamo realmente a una dinamica di distribuzione dei prodotti agricoli differente da quella della grande distribuzione organizzata. Riteniamo innanzitutto che non è buono far viaggiare i cibi in lungo e in largo per il pianeta, ma che ogni cultura sia in grado di sostentarsi del cibo prodotto in loco. Questo eliminerebbe i tanti sprechi di carburanti usati solo per sostenere le migliaia di km di viaggio che normalmente percorrono gli alimenti. Inoltre la distribuzione attuale, sostenendo un modello agricolo fondato sulla monocoltura, sulla semina di ibridi e ogm e sulla meccanizzazione di tutte le fasi di lavorazione, è stata fra le cause determinanti della scomparsa della biodiversità rurale, fatta di varietà e razze locali, e della cessazione di decine di migliaia di piccole aziende agricole, soffocate dall'impossibilità di ritagliarsi un reddito e uno sbocco di mercato. La vendita diretta invece ristabilisce un contatto e delle relazioni umane e reali fra la città e coloro che il cibo lo producono. Permettere alla gente di città di avvicinarsi ai produttori, permette innanzitutto un risparmio a coloro che acquistano superando ogni intermediazione, permette di conoscere la campagna italiana e i suoi problemi.

La Mappa del Cibo Locale è stata realizzata modificando un programma Open Source, xDirectory, scritto per Xoops in php da Adam Frick e da Kazumi Ono. Le modifiche e gli adattamenti al progetto di mappa sono state apportate da Paolo Battistella e da Alberto Olivucci. Il progetto parte da una idea di Alberto Olivucci, di cui ne è anche l'amministratore.

Per informazioni:  Civiltà Contadina  Associazione nazionale per la salvaguardia della biodiversità rurale  Via Germazzo 185 - 47023 Cesena FC  web: http://www.civiltacontadina.it/  Tel. 0541 924036  Cell. 3492996042

 

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ISTITUZIONI

 

 

 

Politiche sociali

Le proposte ai candidati presidenti della regione Marche

  (Fabio Ragaini)

Comitato Associazioni Tutela (CAT) * 

Di seguito si riportano alcune parti del documento che il Comitato Associazioni Tutela ha presentato alla nuova amministrazione regionale (sono state stralciate le parti riguardanti la disabilità e la salute mentale). Le richieste e le proposte fanno riferimento soprattutto ad interventi e servizi sociosanitari rivolti a soggetti in particolare situazione di debolezza. Il testo integrale del documento così come altri interventi sugli stessi temi si trova nel sito del Gruppo solidarietà http://www.grusol.it/ 

Per quanto riguarda i primi mesi della legislatura regionale in tema di politiche sociali il giudizio rimane sospeso. L’attenzione principale della amministrazione regionale è rivolta alla riorganizzazione della sanità regionale (avvio a pieno regime dell’Azienda sanitaria unica regionale, riorganizzazione dell’Agenzia regionale sanitaria). Aspetti organizzativi che sono sicuramente fondamentali ma che devono essere accompagnati da una effettiva attenzione ai problemi che le fasce più deboli della popolazione pongono. Nel documento allegato ne sono elencati alcuni. Su questo versante non valgono le dichiarazioni rassicuranti occorrono atti amministrativi e finanziamenti che accompagnino le dichiarazioni verbali. Il Piano sanitario 2003-2006, approvato dalla precedente amministrazione, per la gran parte non è stato applicato. Per quanto riguarda i servizi territoriali rivolti a soggetti con disabilità, malati d’Alzheimer, anziani non autosufficienti, persone con patologia psichiatrica, ecc, molti degli interventi previsti dovevano realizzarsi attraverso il recupero dei finanziamenti derivanti dal riordino ospedaliero che prevedeva oltre 1000 posti letto in più rispetto agli standard previsti. Tale riconversione è avvenuta in maniera del tutto parziale, così che gli interventi da realizzare a livello territoriale (domiciliari, diurni, residenziali)  rimangono inattuati. Il problema è che questi interventi sono non solo necessari, ma indispensabili per la qualità di vita di soggetti che hanno permanentemente bisogno di assistenza per le attività della loro vita quotidiana. Tra tutti vale la situazione - assolutamente indecente - dell’assistenza sociosanitaria residenziale rivolta ad anziani malati non autosufficienti. Una regione che in due anni ha ridotto drasticamente il suo deficit sanitario (da 156 milioni di euro nel 2003 a 47 milioni nel 2005) ma che non è riuscita e non riesce ad offrire una dignitosa rete di servizi socio sanitari per soggetti non autosufficienti, spesso gravemente malati, non curabili a domicilio. Ad oggi circa 4000 anziani non autosufficienti sono ricoverati in Case di Riposo destinate a soggetti autosufficienti. Per queste persone - sono dati della regione Marche - attualmente l’assistenza sociosanitaria erogata varia da 12 minuti a 40 minuti giornalieri. Cosa si può offrire in questo tempo  ad una persona dipendente in tutte le sue attività? Contiamo cosa sono 12-20-30-40 minuti di assistenza al giorno per un ospite non autosufficiente, magari demente, e solo allora possiamo capire il perché del ricorso considerevole all’interno delle strutture all’assistenza privata, delle contenzioni non motivate, del massiccio ricorso ai sedativi.

Nei giorni scorsi il Presidente della regione Marche ha dichiarato che “la sicurezza dei cittadini e in particolare di coloro che vivono situazioni di sofferenze, marginalità e non autosufficienza rappresenta un’attenzione prioritaria di questo governo regionale. La concreta integrazione delle politiche sanitarie e sociali si indirizza specificatamente a questo obiettivo. Siamo tra le prime regioni d’Italia per quantità e qualità di spesa con riferimento a queste azioni”.

La situazione sopra illustrata non sembra confermare quanto affermato dal presidente Spacca. Ma a legislatura appena iniziata ha tutto il tempo per rimediare e dimostrare con i fatti (e dunque con i finanziamenti) che l’obiettivo della tutela dei soggetti fragili è davvero irrinunciabile, che come affermato nel PSR in “un sistema sanitario universalistico e solidaristico, una discriminazione nell’accesso alle cure appare ingiustificabile”. Un primo impegno può essere quello di rispettare, a riguardo dell’offerta residenziale, le pur insufficienti previsioni del Piano sanitario regionale 2003-06 e di prevedere  per gli anni a venire finanziamenti adeguati per assicurare dignitose prestazioni a tutti gli anziani non autosufficienti ospiti delle strutture residenziali. 

“Per quanto riguarda il settore sociale si chiede:  

- l’adozione di una legge di riordino del settore in sostituzione della legge regionale 43/1988, fortemente datata e già abrogata in grandissima parte dai provvedimenti emanati nell’ultima legislatura; la legge dovrebbe, in particolare, dare attuazione ad alcune delle indicazioni contenute nella legge di riordino nazionale dell’assistenza sociale, l. 328/2000 (art. 2, comma 3: i soggetti in condizioni di povertà o con limitato reddito o con incapacità totale o parziale di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine fisico e psichico, con difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro, nonché i soggetti sottoposti a provvedimenti dell’autorità giudiziaria che rendono necessari interventi assistenziali, accedono prioritariamente ai servizi e alle prestazioni erogati dal sistema integrato di interventi e servizi sociali; art. 22, al comma 4, nel quale vengono elencate le prestazioni da assicurare all’interno di ogni Ambito Territoriale al fine di realizzare la rete dei servizi essenziali). Ciò al fine di garantire ai soggetti in maggior difficoltà la fruizione di essenziali interventi e servizi. Dunque prevedere l’obbligatorietà di alcuni interventi e servizi (ad es: prestazioni economiche per garantire il minimo vitale alle persone ed ai nuclei familiari non in grado di provvedervi da soli, rete di servizi domiciliari, diurni e residenziali per minori, disabili, ecc…),  per tutti coloro che hanno permanente necessità di interventi di assistenza sociale;

- la previsione di gestioni associate obbligatorie dei servizi sociali - proprio al fine di assicurare la realizzazione di una rete territoriale di servizi  - con il passaggio da un Ambito di coordinamento ad un Ambito di gestione. Ciò potrà così mettere fine alla attuale situazione in cui la gestione associata dei servizi ha carattere discrezionale determinando nei fatti l’impossibilità di realizzare reti di servizi territoriali;

- di trasferire ai Comuni le residue competenze socio-assistenziali delle Province, in modo da unificare gli interventi e superare le attuali discriminazioni fra minori nati nel e fuori del matrimonio, e fra i ciechi ed i sordi "poveri rieducabili" e gli altri soggetti colpiti dagli stessi handicap o da altre menomazioni; assegnare, inoltre, ad alcuni enti gestori delle attività socio-assistenziali le funzioni relative al sostegno delle gestanti e madri in condizioni di disagio individuale, familiare e sociale, compresi gli interventi volti a garantire il segreto del parto alle donne che non intendono riconoscere i loro nati, nonché le prestazioni a favore dei neonati nei primi sessanta giorni di vita;

- di stabilire che le eventuali partecipazioni ai costi dei servizi socio assistenziali siano calcolate dando applicazione del decreto legislativo 130-2000 nel quale si stabilisce che per le prestazioni “erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap permanente grave di cui all’articolo 3 della legge 104/1992, nonché a soggetti ultrasessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle Aziende Unità Sanitarieverrà presa in considerazione la situazione economica del solo assistito.  

Per quanto riguarda gli interventi e servizi  sanitari si chiede l’impegno a garantire il diritto alla tutela sanitaria (interventi di prevenzione, cura  e riabilitazione) in tutte le fasi della malattia e in particolare per tutte le persone in situazione di grave fragilità: gravissime disabilità, malati di Alzheimer,  anziani malati cronici non autosufficienti, persone con malattia mentale. Si chiede l’impegno - attraverso un percorso partecipato che veda coinvolte anche le organizzazioni di rappresentanza degli utenti - a definire, in applicazione della normativa nazionale in tema di integrazione sociosanitaria, quali prestazioni interventi e servizi sono riconducibili all’intera competenza del settore sanitario, quali quelli integrati tra settore sanitario e quello sociale e quali quelli di esclusiva competenza sociale. Per quelli sociosanitari nei quali la competenza finanziaria ricade sia sul settore sociale che su quello sanitario devono essere definite le quote di compartecipazione dei due enti. Ricordiamo che per molte delle strutture previste dal piano sanitario e dalla legge 20/2002 tali aspetti di fondamentale importanza  non sono stati stabiliti, determinando una situazione di forte difficoltà nella realizzazione di tali servizi.  

Si chiede inoltre: 

- al fine di garantire la continuità assistenziale e di assicurare interventi di riabilitazione - come previsto dalla normativa nazionale e dal Piano sanitario regionale - l’attivazione dei posti letto ospedalieri di riabilitazione e lungodegenza (1 ogni mille abitanti: per circa 1400 posti); di non conteggiare all’interno dei posti letto di riabilitazione ospedaliera quelli classificati come “riabilitazione estensiva”, che erogano prestazioni riabilitative in alcun modo riconducibili a quelle ospedaliere;

- la realizzazione della Unità Spinale Unipolare (USU), già prevista dal Piano sanitario regionale (6 p.l. da realizzarsi presso  l’Azienda Ospedaliera Umberto I-Torrette di Ancona) per la gestione  delle gravi lesioni midollari;

- al fine di prevenire o ritardare il ricorso all’istituzionalizzazione  il  potenziamento delle cure domiciliari così come indicato dallo stesso Piano sanitario 2003-2006 con l’effettuazione in tutte le Zone territoriali degli interventi previsti dalle Linee guida regionali sulle cure domiciliari. In particolare attraverso l’erogazione (compreso festivi e prefestivi) in tutte le Zone sanitarie delle prestazioni previste (assistenza infermieristica, riabilitativa, …), compresa quella riguardante il servizio di igiene alla persona fortemente carente in tutto il territorio regionale. Il fondo ADI  non deve essere utilizzato per le spese per operatori sanitari all’interno delle strutture sociali  e sociosanitarie che ospitano soggetti non autosufficienti. Tali spese devono ricadere all’interno della voce “assistenza residenziale;

- l’istituzione in ogni Zona territoriale di un Centro diurno (con apertura di almeno 5 giorni la settimana e per almeno 8 ore al giorno) rivolto a soggetti con malattia di Alzheimer o altre forme di demenza in grado di ritardare l’isituzionalizzazione e di sostenere le famiglie nel gravoso compito di assistenza. Sempre riguardo i soggetti con malattia di Alzheimer, si chiede di realizzare  i posti letto regionali  di Nuclei speciali Alzheimer” definendone il numero (il PSR li ricomprende all’interno dei 1320 posti letto di RSA anziani) e di definire gli standard di assistenza (non ancora stabiliti). Si chiede inoltre la definizione - all’interno dei 2500 posti di residenze protette previsti dal piano sanitario 2003-2006 - di quelli previsti per soggetti con  forme di demenza “che presentano deficit cognitivi senza rilevanti disturbi comportamentali”.

In merito alla Assistenza residenziale rivolta agli anziani non autosufficienti si chiede:

- il rispetto delle indicazioni contenute nel PSR 2003-06 con la realizzazione dei 3820 posti previsti di Residenza Protette (RP) e Residenze sanitarie Assistenziali (RSA) entro il 2006, con l’impegno di assicurare entro il 2007 a tutti gli anziani non autosufficienti ospiti di strutture assistenziali  - che hanno i requisiti per essere accolti in strutture protette (oltre 1000) - gli standard assistenziali delle residenze protette.

- il riordino della normativa regionale riguardante le RSA anziani con la definizione dello standard assistenziale delle stesse e chiare indicazioni alle Zone Territoriali per il corretto utilizzo delle strutture - evitando subdoli cambi di funzioni - spesso utilizzate in sostituzione dei posti letto di lungodegenza ospedaliera. 

Sul numero complessivo dei posti letto si segnala che il numero previsto - e assai lontano dalla realizzazione - nel PSR (3820) è ben lontano dalla stima di fabbisogno (oltre 6000 posti, 2% popolazione ultrasessantacinquenne) presente nel Progetto Obiettivo Anziani. Nel ricordare che ad oggi - nel territorio regionale - non sono più di 800-1000 i posti letto (RP+RSA)  attivati si chiede l’impegno prioritario dell’amministrazione regionale a rispondere alle esigenze di cura e assistenza di queste persone arrivando alla copertura dell’effettivo fabbisogno di assistenza residenziale. 

Si chiede inoltre l’impegno a rispettare la data del 31 dicembre 2005 fissata come termine ultimo - per le strutture già operanti -  per la richiesta di autorizzazione al funzionamento ai sensi della legge 20/2002 e del Regolamento attuativo 1/2004. Considerato che i termini sono stati già prorogati di 1 anno e mezzo ogni ulteriore slittamento non potrebbe che essere letto come una sostanziale autorizzazione al non adeguamento (che ha forti ripercussioni sulla qualità degli interventi) ed una conseguente scarsa attenzione ai bisogni e alle esigenze degli utenti di questi servizi”.  

Per una partecipazione effettiva

Da ultimo, ma non meno importante ribadiamo la richiesta di reali percorsi partecipati nella programmazione delle politiche, degli interventi e dei servizi; le organizzazioni di volontariato e degli utenti che si sforzano di rappresentare le esigenze e i diritti delle persone, impegnati in un difficile ruolo di tutela non sono interessate - come ben sottolinea il recente documento della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH) - a “forme di consultazione confuse o peggio relegate a funzione decorativa”, ma reclamano il diritto, non una concessione, alla partecipazione. Una partecipazione che non può essere decisa dalle istituzioni a seconda delle convenienze contingenti. Pertanto - nella chiara distinzione dei ruoli e delle funzioni - chiedono di veder riconosciuto il loro ruolo attraverso un percorso di confronto e consultazione permanente.

 

* Aderiscono al Comitato le seguenti associazioni: Ass. La meridiana,  Aism regionale, Alzheimer Marche, Anffas Jesi, Anglat Marche, Angsa Marche, Ass. Free Woman, Ass. Libera mente, Ass. paraplegici Marche, Centro H, Gruppo Solidarietà, Tribunale della salute Ancona, Uildm Ancona, Ass. La Crisalide. Segreteria: c/o Centro H, Via Mariani 70, 60125 Ancona; tel e fax 0731.703327;  grusol@grusol.it; http://www.grusol.it/ 

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Energia & Ambiente

ENERGIA & AMBIENTE

 

CRISI ENERGETICA

(sintesi di Loris Asoli tratta dal sito http://www.inventati.org/

I consumi di petrolio sono in costante aumento, mentre la scoperta di nuovi giacimenti è in costante diminuzione.  Già dal 1980 bruciamo più petrolio di quanto ne scopriamo.  Il picco di produzione è previsto, al massimo, entro il 2015.  Dopo tale data la domanda (le necessità di consumo) supera l’offerta (le possibilità produttive).  Ciò significa che si inasprirà la lotta per avere il petrolio, i prezzi saliranno alle stelle e si avrà una notevole crisi economica, in quanto tutti i processi industriali sono basati sul consumo massiccio di energia da combustibili fossili.  La nostra civiltà e la nostra ricchezza sono basate sull’uso dei combustibili fossili.  Il petrolio a basso costo sta per diventare un ricordo del passato.  Per il gas e per il carbone abbiamo più tempo, ma non si prestano a tutti gli usi del petrolio (esempio: la produzione di materie plastiche) e il carbone è fortemente inquinante. 

La fine dei combustibili fossili a basso prezzo, nell’arco di 20 anni al massimo, segna la fine della civiltà occidentale, così come alcuni la concepiscono.  Il futuro è quanto mai nebbioso: un conflitto tra potenze gelose delle ultime gocce di petrolio potrebbe sprofondarci in qualcosa di simile ad un nuovo Medioevo, mentre da capacità di mediazione e senso di responsabilità potrebbe nascere una nuova era, certo più povera, ma forse più giusta e vivibile e, probabilmente, più felice. 

Come individui abbiamo la responsabilità di cercare nelle nostre vite quotidiane la strada per affrancarci dai combustibili fossili e dai loro derivati!

Come soggetti politici il nostro ruolo può essere quello di forgiare un nuovo senso comune, quello della limitatezza delle risorse, offrendo un punto di vista diverso a chi vuole risolvere i black-out costruendo nuove centrali (fondate sui fossili o sul nucleare) o a chi vuole aumentare la stabilità globale riarmando l’Europa (per citare solo due delle cose più dissennate ascoltate negli ultimi tempi).   Il bivio fra un nuovo Medioevo e un futuro di pace e dignità è ora di fronte a noi.

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ENERGIA & AMBIENTE

CONTRATTO MONDIALE PER L'ENERGIA E IL CLIMA

PER BANDIRE LA POVERTA' E FERMARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI

(tratto dal sito www.forumambientalista.it)

Un mondo diverso è solare un mondo solare è possibile: lo sviluppo su cui ci siamo fino ad oggi orientati è insostenibile da un punto di vista ambientale, sociale ed economico. Un mondo diverso è possibile, se l'azione dei popoli saprà costruire un altro modello energetico equo e democratico, non più alimentato dai combustibili fossili e dal nucleare, ma basato sul risparmio dell'energia e sull'uso distribuito e sostenibile delle risorse rinnovabili quali sole, vento, biomasse, geotermia, mini idroelettrico e maree. La transizione ad un'economia leggera" nell'uso delle risorse energetiche richiede una duplice strategia: la reinvenzione dei mezzi (efficienza) e una prudente moderazione dei fini (sufficienza).

Uscire dai combustibili fossili è necessario perché:
- si tratta di risorse non rinnovabili, destinate ad un rapido esaurimento. Le principali compagnie      petrolifere prevedono che, dal 2020, l'offerta di petrolio non potrà più coprire la crescita della domanda. Lo stesso fenomeno è destinato a presentarsi per il gas, nella migliore delle
ipotesi, un decennio dopo. Il carbone, che dal punto di vista climatico è l'opzione peggiore, a causa del suo alto contenuto di carbonio, agli attuali consumi, potrebbe durare fino a 300 anni (se diventasse la principale fonte di energia si esaurirebbe in meno di 50 anni).
- sono risorse dall'utilizzo sempre più costoso, non solo perché ad una domanda in crescita corrispondono sempre meno risorse disponibili, ma anche perché sono sempre più elevati i costi di estrazione (pozzi più profondi e di difficile accesso) di trasporto e delle "esternalità" (danni ambientali, climatici e sulla salute pubblica)
- la loro combustione provoca gravi alterazioni all'atmosfera.

Per queste ragioni queste fonti di energia sono causa di guerre, per il controllo e lo sfruttamento dei giacimenti rimasti; mutamenti climatici disastrosi, che colpiscono soprattutto i paesi poveri meno responsabili del cambio di clima e con minori possibilità di difesa; inquinamento crescente dei beni comuni aria acqua e suolo; povertà per gran parte dell'umanità, poiché la necessità del controllo sulle risorse ne esclude intrinsecamente la disponibilità per tutti.

E' irrealistico e da escludere uscire dai fossili rilanciando il nucleare.

Uscire dal nucleare si deve perché:
- l'uranio non è una risorsa né rinnovabile né sostenibile
- comporta seri problemi di sicurezza ed un enorme impatto ambientale legato alla produzione di scorie radioattive, che inevitabilmente si accumulano nell'ecosistema e graveranno sulle future generazioni per migliaia d'anni
- espone il mondo a rischi di proliferazione delle armi nucleari e al terrorismo
- non è in grado di risolvere né il problema energetico né quello del cambiamento climatico. Le risorse di uranio non sono sufficienti per sperare di aumentare la capacità installata in maniera tale da coprire una quota significativa della nuova domanda di energia, né per sostituire la quota fossile. Non è, infatti, eludibile che i programmi per i reattori  superveloci sono falliti e che la fusione non rientra nelle prospettive praticabili
- ha dei costi diretti ed indiretti troppo elevati, che sono fatti gravare sulla società
- comporta un modello di generazione centralizzato, basato su centrali di elevata potenza, assai discutibile dal punto di vista della sicurezza e del diritto all'energia. Un modello che richiede sistemi di gestione monopolistici, autoritari ed antidemocratici

Solo producendo elettricità e calore con le risorse solari e usando l'energia prodotta con razionalità efficienza e senso del limite si può:
- garantire a tutti l'accesso all'energia e di conseguenza combattere la povertà ed il sottosviluppo
- limitare i cambiamenti climatici e l'inquinamento dell'aria, che questo tipo di sviluppo produce
- limitare l'impatto della produzione e trasformazione di energia su larga scala, ivi inclusa la realizzazione di grandi dighe
- ribaltare un paradigma energetico basato sul controllo delle risorse, decentralizzando la produzione
- favorire democrazia e partecipazione perché sole vento biomasse, più in generale le rinnovabili, sono fonti distribuite sul territorio, non monopolizzabili, come il petrolio il metano e il nucleare

Il contratto impegna le forze che lo sottoscrivono a:

1) agire per una profonda riforma delle regole e del pensiero economico dominante, in modo da abbandonare l'illusorio dogma liberista dell'eterna crescita economica (in palese conflitto con i principi fondamentali della fisica e dell'ecosistema) e per trasformare, il rispetto dei vincoli del
mondo fisico, della natura e della convivenza fra i popoli, in opportunità di sviluppo economico ed occupazionale. E' necessaria una riforma fiscale e dei sistemi tariffari che, a partire dalla rimozione degli incentivi perversi all'aumento del consumo di energia e dalla detassazione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, riduca sensibilmente nel mondo del lavoro il peso del fisco e della spesa sociale, che devono invece gravare su chi provoca danni irreversibili alla collettività e in
particolar modo sull'inquinamento e sul consumo di risorse non rinnovabili


2) produrre azioni per garantire a tutti l'accesso all'energia, in particolare:
- riequilibrando i consumi energetici fra la parte ricca del pianeta, che deve consumare meno, e quella povera, nella quale deve invece essere garantito a tutti il diritto a servizi energetici adeguati.
Ridurre i consumi senza ricadere nella povertà si può, se dal modello dissipativo di oggi si passa ad usi dell'energia più intelligenti, più efficienti e più consapevoli dei limiti fisici ed ecologici del pianeta. Indurre nuovi consumi di energia per giustificare la necessità di aumentarne
l'offerta è inutile, costoso e dannoso. Servono invece regole, scelte normative e investimenti nelle tecnologie che garantiscono i servizi energetici (caldo, fresco ed illuminazione, produzione industriale, trasporti) con un uso minore di energia primaria (il miglior kwh è quello che non si produce). Così come si può garantire, limitando l'impatto ambientale, lo sviluppo a chi non ce l'ha, se si evita di inseguire il modello inquinante, irresponsabile e nefasto dei paesi ricchi
- adottando legislazione, sistemi tariffari e fiscali che rimuovano le barriere all'uso efficiente e razionale dell'energia
- abolendo le distorsioni di mercato ed ogni incentivo in favore del nucleare e della combustione di fonti fossili e di rifiuti per diffondere invece sistemi di promozione delle fonti rinnovabili (con incentivazione, differenziata per fonte, della quantità di energia prodotta, come per esempio nel sistema tedesco del conto energia, già adottato da molti paesi)
- promuovendo i percorsi formativi, necessari all'adozione dei principi di sufficienza nella domanda di servizi energetici, di efficienza nella loro fornitura e soprattutto utili alla diffusione delle conoscenze per progettare, produrre e gestire le tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili
- garantendo attraverso la creazione di un'agenzia presso le Nazioni Unite,
la diffusione delle tecnologie che permettono lo sfruttamento delle fonti rinnovabili e usi razionali ed efficienti dell'energia

3) promuovere un modello energetico distribuito, partecipato e democratico, governato da regole, decise da autorità pubbliche, che consentano di fare dell'energia non una merce, ma un bene comune e un diritto e soprattutto lascino agli abitanti di un territorio il diritto di decidere se e come
sfruttare le risorse energetiche di cui la loro terra è ricca
4) promuovere un nuovo modello di mobilità per persone e merci, che in primo luogo ne garantisca a tutti il diritto, come servizio definito in base alla necessità. Si deve realizzare un sistema di trasporto più collettivo ed intermodale, a ridotto consumo di risorse territoriali ed energetiche, con
minime emissioni inquinanti e climalteranti. Un modello collegato alla raggiungibilità, che favorisca l'uso dei piedi, della bicicletta, dei trasporti pubblici, che liberi suolo per restituirlo alla vita in comune.

La sua diffusione va realizzata pianificando:

- una riduzione dei bisogni di mobilità e degli spostamenti irrazionali
- scelte infrastrutturali di trasporto pubblico su rotaia e acqua
- innovazioni e miglioramento del rendimento dei mezzi di trasporto  individuali (riduzione del     peso della velocità e con accelerazioni moderate) e nei sistemi di trazione (modelli ibridi e totalmente elettrici) e nei carburanti (biocarburanti ed idrogeno verde prodotto con fonti rinnovabili

5) produrre azioni e suscitare conflitti capaci di garantire la realizzazione degli obiettivi del protocollo di Kyoto (contrastando un ricorso programmatico al commercio delle emissioni) e contemporaneamente in grado di costruire le condizioni di un nuovo protocollo che come richiesto
dalla comunità scientifica impegni i governi a realizzare entro il 2050 una riduzione delle emissioni dei gas serra dell'80% rispetto a quelle del 90.

L'obiettivo strategico che perseguiamo con questo contratto è che, sulla base di azioni articolate e differenziate fra i paesi ricchi e quelli poveri, entro il 2050, i consumi non devono superare la soglia di un  tep/anno ad individuo.

Legambiente, Forum Ambientalista, Cepes, Lunaria, Banca Etica, Punto
Rosso, Rete di Lilliput - Impronta Ecologica, Attac Italia, Kyoto dal Basso

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ENERGIA & AMBIENTE

GERMANIA  L'energia alternativa ha superato quella nucleare


Per la prima volta, in Germania l'energia alternativa ha superato quella nucleare. Nel primo semestre 2005, l'energia atomica ha contributo al consumo complessivo per una quota del 5,7%, mentre l'energia dolce ricavata da vento, acqua, sole, biomassa e calore del terreno ha raggiunto il 6,4%. Insieme a questi dati, l'Associazione delle energie rinnovabili (Bee) segnala che, nel 2004, il settore ha favorito 20.000 nuovi posti di lavoro. 

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SVEZIA: la prima Economia libera dal petrolio

La Svezia si è posto il limite di 15 anni per la conversione da petrolio ad
energia rinnovabile. I combustibili biologici saranno preferiti al nucleare.

La Svezia sarà la prima fra le economie avanzate a fare il grande passo nel
campo dell'energia nel tentativo di liberarsi completamente dal petrolio
entro 15 anni e questo senza costruire una nuova generazione di impianti
nucleari.
Il tentativo di un paese di 9 milioni di abitanti di diventare praticamente
la prima economia al mondo senza petrolio è pianificato da un comitato di
industriali, accademici, coltivatori, costruttori di auto, impiegati
pubblici ed altri che riferiranno al parlamento entro i prossimi mesi.

Il governo svedese ha comunicato ieri che intende sostituire tutti i
combustibili fossili con energie rinnovabili prima che il cambiamento del
clima distrugga le economie e la crescente scarsità di petrolio conduca a
nuovi rialzi del suo prezzo.
Il ministro per lo sviluppo sostenibile, Mona Sahlin, ha detto ieri: "La
nostra dipendenza dal petrolio dovrebbe finire entro il 2020. Ci saranno
alternative migliori al petrolio, il che significa che nessuna casa dovrebbe
aver bisogno di petrolio per il riscaldamento, e che nessun automobilista
dovrebbe avere come unica risorsa la benzina."

Secondo il comitato per l'energia del 'Royal Academy of Science' esiste una
crescente preoccupazione che le forniture mondiali di petrolio, che ora sono
ai livelli massimi, entro poco tempo diminuiranno e che una recessione
economica globale potrebbe essere causata dagli alti costi del greggio.
Un rappresentante del governo ha dichiarato:" Vogliamo essere sia
tecnicamente che mentalmente preparati per un mondo senza petrolio. Il
progetto è una risposta al cambiamento globale del clima, all'aumento dei
prezzi petroliferi ed ai suggerimenti di qualche esperto secondo il quale il
mondo potrà presto essere a corto di petrolio".

La decisione di abbandonare il petrolio mette la Svezia al primo posto nel
gruppo dei paesi verdi. L'Islanda spera entro il 2050 di alimentare tutto il
suo parco di auto e navi con l'idrogeno ricavato dall'elettricità, a sua
volta ottenuta da risorse rinnovabili. Anche il Brasile entro 5 anni intende
alimentare l'80% delle sue navi da trasporto con l'etanolo derivato
principalmente dalla canna da zucchero.
Il governo Inglese, che si è impegnato a produrre il 10% della sua
elettricità da risorse rinnovabili entro il 2012, lo scorso mese ha avviato
una revisione riguardante l'energia mettendo a disposizione uno specifico
fondo destinato ad esaminare un aumento considerevole dell'energia nucleare.
Ciò ha provocato le critiche di Jonathan Johns, capo della Ernst&Young che
si occupa di energie rinnovabili, il quale ha dichiarato che l'Inghilterra
sta rimanendo indietro nel suo tentativo di far fronte ai suoi obbiettivi
nel campo delle energie rinnovabili. Inoltre Johns ha aggiunto:" Il Regno
Unito ha il vento migliore d'Europa, le migliori maree e moti ondosi,
tuttavia continua a trascurare questo potenziale economico".

La Svezia è in vantaggio sulla maggior parte delle altre nazioni. Nel 2003
il 26%di tutta l'energia consumata proveniva da sorgenti rinnovabili, in
Europa è il 6%. Nello stesso anno solo il 32% della sua energia proveniva
dal petrolio, nel 1970 era il77%.

Il governo Svedese sta lavorando con i costruttori di auto Saab e Volvo per
sviluppare creare auto e camion che bruciano etanolo e altri combustibili
biologici. Lo scorso anno l'agenzia Svedese per l'energia ha affermato di
avere un programma secondo il quale il settore pubblico non dovrà più usare
il petrolio; attualmente al settore della salute ed alle librerie vengono
forniti fondi per convertire dal petrolio ad altre fonti di energia, ed i
proprietari di case vengono incoraggiati con le 'tasse verdi'. Le industrie
della carta usano la corteccia per produrre energia ed i mulini bruciano
residui del legno allo stesso scopo.

traduzione di Mario Sorichetti

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ENERGIA: BIODIESEL NON CONVENIENTE?

Riportiamo qui di seguito il risultato di due ricerche sull'uso dell'olio vegetale quale combustibile.

PRIMA RICERCA

(Fonte: bollettino agricoltura biologica dell’AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biologica)

La trasformazione di piante quali il mais, la soia o il girasole in carburante richiede molta più energia di quella generata dall'etanolo o dal biodiesel risultante. Lo sostiene uno studio di ricercatori della Cornell University e dell'Università della California di Berkeley pubblicato sulla rivista "Natural Resources Research" (Vol. 14, No. 1, pp. 65-76). "Non ci sono benefici energetici nell'uso di biomasse vegetali come combustibili liquidi", afferma l'ecologo David Pimentel. "Si tratta di strategie non sostenibili". Pimentel e l'ingegnere ambientale Tad W. Patzek hanno analizzato in dettaglio il rapporto fra energia in ingresso e in uscita nella produzione di etanolo da mais, legno ed erba, e nella produzione di biodiesel dalla soia e dalle piante di girasole. Nel caso della produzione di etanolo, gli autori hanno scoperto che l'utilizzo di mais richiede il 29 per cento di energia fossile più rispetto al carburante prodotto. Questi valori salgono al 45 per cento per l'erba e al 57 per cento per la biomassa di legno. Nel caso del biodiesel, le piante di soia richiedono il 27 per cento di energia in più di quella fornita dal carburante, e i girasoli addirittura il 118 per cento in più. Per stimare l'energia in ingresso, i ricercatori hanno considerato fattori quali l'energia usata per far crescere le piante (compresa la produzione di pesticidi e fertilizzanti, l'alimentazione delle macchine agricole e dei sistemi di irrigazione, e il trasporto) e per fermentare e distillare l'etanolo. Nell'analisi non sono stati inseriti costi aggiuntivi come quelli associati con tasse e sussidi statali e quelli relativi all'inquinamento e al degrado ambientale. "In futuro avremo bisogno di un sostituto del petrolio, - spiega Pimentel - ma la produzione di etanolo o di biodiesel dalle biomasse vegetali non sembra essere la strada giusta". (Le Scienze Online)

 

SECONDA RICERCA

Fonte: Tesi di dottorato di Laura Riello, con il prof. Stefano Bona, presso la facoltà di agraria dell'università di Padova, dal titolo "Analisi ambientale della produzione di oleaginose a scopo energetico.

Bilancio energetico delle aziende

Dai dati relativi alle 152 aziende che hanno coltivato colza e alle 220 che anno coltivato girasole sono stati stilati i bilanci di energia

Nella tabella seguente sono presentati i dati del bilancio energetico per il colza e il girasole. Per il colza

è risultato un output energetico medio pari a 68.97 GJ*ha-1, con intervallo di variazione compreso

tra 121.8 e 12.65 GJ*ha-1. Questo valore medio è costituito per il 43% dal valore energetico

dell’olio, contenuto nella granella, e per il 57% dal valore energetico della farina di estrazione,

residuata dopo il processo di disoleazione.

Gli input energetici sono stati determinati separatamente, per ogni fase di produzione del

metilestere. La voce più rilevante, che costituisce da sola il 72% del costo complessivo, è relativa

al processo di produzione in campo, il cui costo energetico è pari a 16.10 GJ*ha-1 (range 45.12 -

4.04). Quest’ampio intervallo di variazione è da riferire alla differenti tecniche di coltivazione

adottata dalle singole aziende e dai tipi di struttura aziendale. Mentre alcuni agricoltori hanno posto

come obiettivo la massimizzazione della resa e quindi del profitto, praticando una coltivazione

intensiva, altri hanno coltivato colza (effettuando mediamente 3-4 interventi colturali)

con il metodo estensivo, dato che è una coltura sostenuta dalle compensazioni, in regime di ritiro

dei seminativi. La voce agronomica di maggior peso è rappresentata dall’impiego di concimi,

43.1% del costo energetico della fase campo. Dall’analisi risulta che per la coltivazione

del colza sono utilizzati mediamente 80 kg*ha-1 di N, 43 kg*ha-1 di P2O5 e 51 kg*ha-1 di K2O. In

particolare l’azoto da solo rappresenta il 36.5% degli input energetici.

 

BILANCIO ENERGETICO

 

COLZA

(GJ*ha-1)

 

%

 

GIRASOLE

(GJ*ha-1)

 

%

 

OUTPUT

 

69

100

79.1

 

100

 

Olio

 

29.7

43

 

43.1

 

54.5

 

Farina d’estrazione

39.3

57

 

36

 

45.5

 

INPUT complessivo

 

21.7

 

100

 

28.3

 

100

 

Fase campo

 

16.1

 

72

 

21.6

 

76.3

 

Fase post-raccolta

 

5.6

 

28

 

6.7

 

23.7

 

INPUT fase campo

16.1

100

 

21.6

 

100

Carburanti

 

6.7

 

46

 

10.6

 

49

 

Concimi

 

6.9

 

43.1

 

7

 

32.4

 

Difesa

 

0.3

 

2.3

 

1

 

4.6

 

Altro

 

2.2

 

8.5

 

3

 

14

 

INPUT concimi

 

6.9

 

43.1

 

7

 

32.4

 

N

 

5.8

 

36.5

 

5.8

 

26.8

 

P2O5

 

0.6

 

3.73

 

0.8

 

3.7

 

K2O

 

0.4

 

2.98

0.3

 

1.4

tabella 3.4: Bilancio energetico per le colture colza e girasole.  

 

Dall’analisi dei dati del girasole è emerso che l’output energetico della coltura è pari a

79.1 GJ*ha-1 con un range compreso tra 124.3 (massimo output energetico ottenuto) e 14.7 GJ*ha-

1. La quota riferita all’olio è pari al 54.5%. I costi energetici relativi alla coltivazione sono risultati

pari a 21.6 GJ*ha-1 (range compreso tra 62.7 e 5.7), costituendo il 76.3% degli input complessivi

per l’ottenimento della granella (colture analoghe in ambienti più caldi hanno dato risultati che

possono aggirarsi intorno alla metà dei valori riportati (Kallivroussis, 2002)). Anche in questo caso,

analizzando i singoli input colturali, si nota come i concimi rappresentino la voce di input

agronomico più importante rappresentando da soli il 32.4% degli input colturali relativi alla fase

campo, valori riscontrati anche da altri autori (Caliceti et al., 2001). Alla coltura sono fornite

mediamente 80 kg*ha-1 di N, 59 kg*ha-1 di P2O5 e 35 kg*ha-1 di K2O. Il costo energetico più

rilevante è dovuto al concime azotato che rappresenta l’83.3% dei costi sostenuti per i concimi e il

26.8% degli input totali di pieno campo.

Il bilancio energetico delle due colture, è risultato positivo se viene considerata l’intera produzione

(olio e farina di estrazione), ma analizzando la sola produzione dell’estere, questa non permette di

ottenere ampi margini di guadagno, come dimostrato anche da Studer e Wolfensberger (1992).

Quindi la resa energetica netta per ha, e per anno, è una misura dell’efficienza dell’uso della terra

che può essere utilizzata come metro di confronto di colture coltivate a fini energetici

(Schlamadinger et al., 1997).  

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 LA CLIMATIZZAZIONE CONSAPEVOLE

(tratto dal sito internet francese: www.adema.fr) 

Se l’uso del climatizzatore migliora il confort di guida, occorre però prendere coscienza del suo impatto sull’ambiente.

SI CONSUMA DI PIU’.   Quando funziona il climatizzatore aumenta notevolmente il consumo di carburante dell’auto.  In città si consuma in media il 31% di benzina in più o il 35% di gasolio in più per le vetture diesel.  Su strada l’aumento dei consumi è di circa il 16% per i veicoli a benzina e del 20% per i Diesel.   Nell’arco dell’anno i veicoli climatizzati consumano in media il 5% di carburante in più.   Questo aumento limita l’effetto dei progressi rilevanti compiuti dai costruttori sui consumi energetici dei veicoli.

SI INQUINA DI PIU’.   L’utilizzo del climatizzatore provoca anche un aumento dell’inquinamento di monossido di carbonio, ossido d’azoto e anidride carbonica.

SI RISCALDA IL PIANETA.   L’effetto serra è un fenomeno naturale che consente alla terra di mantenere una temperatura media propizia alla vita.   E’ dovuto alla presenza di gas ad effetto serra nell’atmosfera.  Le attività umane producono una enorme quantità di questi gas, con conseguente aumento dell’effetto serra naturale e con corrispondente incremento della temperatura globale della terra.  Il climatizzatore interviene doppiamente nelle emissioni di gas ad effetto serra: mentre funziona, provoca un incremento dei consumi di carburante e quindi delle emissioni di anidride carbonica e, inoltre, che funzioni o meno è responsabile del rigetto in ambiente del fluido refrigerante presente nel circuito di climatizzazione (fuga, manutenzione, pulizia, non recupero del veicolo fuori uso…).  Questo fluido è un gas a forte effetto serra, 1300 volte più potente dell’anidride carbonica.  Per un veicolo di dimensioni medie, il climatizzatore (uso, manutenzione e fughe) è responsabile di un aumento del 10-15% dei rifiuti annuali ad effetto serra.

COSA FARE CON IL PROPRIO CLIMATIZZATORE

  • Parcheggiare all’ombra quando possibile
  • abbassare i finestrini per espellere rapidamente l’aria rovente dell’abitacolo, prima di far partire il climatizzatore, ma viaggiare con i finestrini chiusi quando questo funziona
  • limitare la temperatura impostata a 4-5 gradi centigradi in meno della temperatura esterna
  • spegnere il climatizzatore quando non fa molto caldo
  • quando fa molto caldo inserire il “riciclo”, con funzione manuale, per recuperare l’aria fresca dell’abitacolo e ridurre così l’energia consumata dal sistema

MANUTENZIONE

  • Far sostituire il filtro dell’aria e quello antipolline secondo i consigli del costruttore, diffidando di interventi non professionisti
  • Finché il climatizzatore genera freddo è inutile farlo revisionare o farlo ricaricare di fluido refrigerante
  • d’inverno far funzionare ogni tanto il climatizzatore per mantenere in buone condizioni il giunto del compressore
  • Interessarsi al divenire del proprio impianto di climatizzazione in fin di vita: i fluidi refrigeranti vanno recuperati e non devono diffondersi nell’atmosfera perché sono a forte impatto sull’effetto serra.

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Stili di vita

STILI DI VITA

 

I GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE

Un modo diverso di fare la spesa

(a cura di Alessandro Panaroni) 

 

Da qualche anno a questa parte, sta crescendo sempre più una sensibilità sociale ed ecologica volta ad un ripensamento di alcune fattori del modello di sviluppo che dal dopoguerra ha governato le nostre scelte.

Il succedersi di catastrofi ambientali, le distruzioni di ambienti incontaminati e pieni di bellezza, lo sfruttamento e la povertà crescenti, hanno portato il germogliare di atteggiamenti nuovi, orientati verso l’equità ed il rispetto della natura e dell’uomo.

Una delle “armi” più efficaci a disposizione del “cittadino qualunque” è quella del consumo critico: è infatti la massa dei consumatori a direzionare la produzione delle grandi aziende; quando centinaia di migliaia di acquirenti in tutto il mondo si rifiutano di comprare un prodotto macchiato di crimini ambientali o sociali (boicottaggio), le imprese sono costrette a modificare la loro politica aziendale. (E’ dimostrato che un calo di vendite di solo il 2% è sufficiente per attirare l’attenzione delle imprese)

La “Guida al consumo critico” è lo strumento fondamentale per verificare il comportamento delle ditte, perlopiù multinazionali, che dominano  il mercato dei beni di consumo e dei servizi.

La politica si fa in ogni momento della vita: nell’acquistare i beni di prima necessità, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero.  Scegliendo cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no; sosteniamo una economia solidale e dei diritti o una economia di sopraffazione reciproca.   Ognuno di noi può dare una mano a cambiare il mondo ….anche, semplicemente, partendo dal carrello della spesa!  Infatti dietro a questo gesto quotidiano si nascondono problemi di portata planetaria: inquinamento, spreco di risorse non rinnovabili, sfruttamento dei minori e dei lavoratori.

La strada del consumo critico è comunque non facile e sempre in salita; può essere veramente difficile talvolta reperire della verdura biologica, dell’uvetta senza il film di vaselina di cui di solito è ricoperta, un pallone che non sia costato la “reclusione” di un piccolo lavoratore di otto anni…

In più, ora che gli alimenti biologici stanno acquisendo una fetta di mercato consistente, ecco ancora spuntare le multinazionali che attraverso le loro controllate tentano di accaparrarsi anche la distribuzione del biologico (vedi il caso della KI passata sotto il controllo della Nestlè)

In una situazione del genere una soluzione estremamente creativa è rappresentata dai Gruppi di acquisto solidali (GAS).

I gruppi d’acquisto non sono una idea nuova e neanche recente: da centinaia d’anni esistono le cosiddette cooperative di consumo attraverso le quali è possibile comprare a prezzi più vantaggiosi; Il GAS nasce però con altre prospettive: prima di tutto, la connotazione etica differenzia il GAS dai tradizionali gruppi d’acquisto; inoltre, non meno importante, è l’aspetto della solidarietà, della relazione di aiuto che si instaura all’interno del gruppo.

I GAS possono costituire dunque uno degli aspetti di un nuovo stile di vita fornendo una possibilità di impegno concreto per chiunque desideri cominciare a lavorare nella vita quotidiana per un nuovo modello di sviluppo costruito dal basso. 

            COS’E’ UN GAS? 

Quando un gruppo di persone si riunisce per riflettere sui propri consumi e per acquistare prodotti di uso comune utilizzando criteri di guida etici, dà vita ad un GAS.

Le finalità di un GAS ruotano intorno alla necessità di procurarsi beni e servizi secondo una filosofia critica sia rispetto ai propri bisogni sia rispetto alle caratteristiche del prodotto utilizzato per soddisfarli, formulando un’etica del consumo critico che unisca le persone piuttosto che dividerle, che metta in comune tempo e risorse invece che separarli.

Essere un GAS non significa solo risparmiare acquistando prodotti di qualità in grandi quantitativi, ma anche avere un punto di riferimento costante, tornare a tessere la trama di rapporti sociali e rompere l’isolamento che spesso viviamo nelle nostre scelte quotidiane.

Inoltre la presenza di un GAS sul territorio favorisce anche i piccoli produttori e gli artigiani sui quali il GAS fa riferimento per i rifornimenti, creando un circolo virtuoso per l’economia locale, diminuendo la necessità di beni con un elevato zaino ecologico dovuto al trasporto e attenuando l’influenza dell’economia globale sulle scelte quotidiane.

Infine in un GAS hanno grande valore i saperi e le abilità individuali che vengono valorizzate al massimo dal clima di scambio reciproco che si può creare fra i partecipanti; le riunioni periodiche del gruppo diventano quindi occasioni non solo per la ripartizione degli acquisti ma anche per far festa, per trovare chi può aiutarti a riparare lo scarico del lavandino rotto o chi può darti consigli su come cucinare una torta di mele in modo sano e naturale o qualcuno che abbia una bicicletta vecchia che non utilizza più… 

            LE MOTIVAZIONI 

Le motivazioni che costituiscono le finalità di un GAS possono essere razionalizzate in quattro filoni:

 

1.       Sviluppare e mettere in pratica il consumo critico, quindi acquistare prodotti etici e biologici realizzati in rispetto dell’uomo e dell’ambiente (vedi consumo critico)

2.       Sviluppare e creare solidarietà e consapevolezza, solidarietà che si estende a partire dai membri del gruppo, ai piccoli produttori che altrimenti verrebbero schiacciati dal mercato, fino a raggiungere tutti coloro che subiscono pesantemente le conseguenze di questo iniquo modello di sviluppo; consapevolezza, che nascendo dalla necessità dei membri di formazione reciproca può propagarsi all’esterno attraverso la proposta di un modello di vita diverso, in grado di limitare il senso di frustrazione ed impotenza che spesso ci coglie di fronte ai problemi del mondo.

3.       Socializzare, vale a dire restituire il giusto valore ai momenti di condivisione e scambio, di relazione interpersonale come occasioni indispensabili per una esistenza equilibrata;

incontrarsi periodicamente per confrontare idee, analizzare nuovi prodotti, scambiarsi esperienze e ovviamente condividere i momenti conviviali della cena a base di alimenti sani fornisce un importante appoggio psicologico contro il frustrazione ed isolamento di cui sopra; inoltre, la necessità di conoscere a fondo “la storia” del prodotto che utilizziamo o mangiamo (non più un cibo anonimo), porta i membri a visitare i produttori che sentono così valorizzato il loro lavoro ed escono in parte dall’isolamento a cui spesso sono costretti.

4.       L’unione fa la forza, ovvero: poter comprare direttamente dai produttori (possibilmente locali) ed eventualmente richiedere la produzione di beni con certe caratteristiche; poter rendere possibile l’uso collettivo di alcuni oggetti; poter acquistare a prezzi minori prodotti etici e biologici; poter ridurre i tempi per la spesa sfruttando i vantaggi organizzativi;  

ORGANIZZAZIONE 

Il funzionamento di base di un GAS è abbastanza semplice: i partecipanti al gruppo cercano insieme in zona dei piccoli produttori rispettosi dell’uomo e dell’ambiente e definiscono una lista di prodotti su cui intendono effettuare gli acquisti collettivi; in base a questa le diverse famiglie o individui, compilano un ordine, che viene raccolto e insieme agli altri forma l’ordine di gruppo che viene trasmesso ai singoli produttori. Quando arriva la merce, questa viene suddivisa ed ognuno paga per la sua parte.

Poi è possibile scegliere se darsi una struttura ufficiale e trasformarsi in una associazione oppure appoggiarsi a strutture esistenti (MAG, botteghe del mondo…)

Da qualche anno si è costituita, a livello nazionale, la rete dei GAS che pur preservando la totale autonomia dei singoli gruppi facilita lo scambio di informazioni, la definizione di criteri omogenei per la scelta dei prodotti e inoltre costituisce una base esperienziale per i “nuovi nati” fornendo aiuti per quanto riguarda l’organizzazione e il reperimento di alcuni prodotti.  I contatti sono mantenuti grazie al sito http://www.retegas.org/ 

LE PROSPETTIVE: 

Quali sviluppi futuri attendono dunque i Gruppi di Acquisto? La sfida sarà sicuramente quella di una grande crescita quantitativa: una rete fittissima di piccoli gruppi che copra il territorio nazionale ed oltre, gruppi piccoli, partecipativi e democratici in grado prendersi cura del loro territorio con amore e di garantire la stessa cura nei rapporti sociali sia fuori che dentro il gruppo;

Sarà in questo modo che la nostra terra potrà rifiorire spazzando via la monocoltura e soprattutto la monocultura? Se volessi approfondire l’argomento dei GAS potresti consultare il sito http://www.retegas.org/. Qualora fossi interessato a sperimentare, fare alcuni acquisti collettivi, una festa qua e la, confrontarti o semplicemente chiacchierare con qualcuno (ovvero fare parte di un GAS) o costituire un nuovo GAS… bene! Puoi scrivere una mail a Alessandro Panaroni: saltafossi@livecom.it  oppure ad uno dei seguenti referenti di GAS della nostra regione.

 

REFERENTI dei Gruppi di Acquisto Solidale delle Marche

 

NOME

CITTA’

REFERENTE

TELEFONO

E-MAIL

 

Ancona

Bianca Ternullo

0712072450
3495005332

b.ternullo@libero.it

 

Ascoli

Maurizio Spinelli
Annibale Marini

3351262445

ascoli@csv.marche.it
nino.m68@virgilio.it

 

Fano

Davide Guidi

0721808955

guididav@tin.it

BARBUDOS

Jesi  1

Sergio Ruggeri

073157213 - 339 3243646

sergrugg@tin.it
puntorossojesi@tin.it

 

Jesi  2

Emanuela Lampacrescia
Stefano D'Incecco

07314351

stefano.dincecco@libero.it
emanuelalampacrescia@libero.it

 

Macerata

Donatella Fuselli

3335346968

fuselli.donatella@libero.it

 

Macerata

Gigliola Pallari

 


ligigola@yahoo.it

 

Val Misa – Nevola

Claudio Brocanelli

 

elclab@libero.it

 

Osimo

Manrico Marzocchini
Leonella Ciarrocca

 

manrico.m@tiscali.it
leonella.ciarrocca@virgilio.it

 

Pergola

Daniele  Ferretti

 

gasvalcesano@libero.it

 

Pesaro 1

 

 

 

LA GLUPPA

Pesaro 2

Alessandro Panaroni

0721286620

saltafossi@live.it

GASSOSA

Recanati-Loreto-P.Recan

Rossella Marinucci Vittoria Capone

 

marinucci.rossella@virgilio.it capovitt@libero.it

 

Senigallia

Luciano Principi

0716609201

luciano.principi@virgilio.it

 

Tolentino

Manuel Rossi

0733968269
3287148656

manuel@lillinet.org

 

Urbino

Francesco Serafini

 

3475644287

 

millo_76@hotmail.com

 

 

Alto  Montefeltro

Alberto Olivucci

 

biodiversita@biodiversita.info

 

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Stili di vita

 

STILI DI VITA

 

IL GASSOSA, un GAS che osa

L’esperienza del GAS di Recanati, Loreto, Porto Recanati

(a cura di Vittoria Capone) 

LA NOSTRA STORIA

Il nostro GAS è nato un anno fa dall’unione degli intenti e delle forze di due nuclei di persone che già da tempo pensavano e volevano ardentemente dare vita a un gas: un gruppo a Porto Recanati, che ruota intorno alla Bottega del Mondo della città, e uno a Recanati, formato anche qui da soci della Bottega, insieme a soci del Centro Armonico, che  è un’associazione che si occupa di attività riguardanti la salute e il benessere, in senso globale, dell’individuo. L’elemento unificante è stato Emilio di Porto Recanati che, in occasione di una conferenza sull’alimentazione naturale, che si teneva al Centro Armonico, ha proposto di inserire un intervento sui Gruppi d’Acquisto Solidale. Da li in poi i due gruppi si sono incontrati e l’idea si è finalmente incarnata e concretizzata.

Da allora - eravamo nel mese di marzo 05 - il gruppo si è velocemente ampliato e, da una decina di persone dell’inizio, siamo arrivati a circa 40 famiglie.

Ci vediamo regolarmente, ogni 15-20 giorni, a Loreto, presso la casa che Patrizia, gentilmente, ha messo a disposizione per le riunioni. Per il momento riusciamo a rifornirci regolarmente di ortaggi, frutta, pane, vino, olio, miele e altri prodotti apistici, salumi, pasta, formaggi, uova e animali da cortile, ma sono in programmazione i cereali, i detersivi, e altre categorie di prodotti. Molto apprezzate e sentite sono state le visite fatte ai produttori, vere occasioni di condivisione di conoscenze e di convivialità, che ci hanno rafforzato nell’idea e nella volontà di cercare contatti diretti fra noi e i produttori.

Inoltre, alterniamo ai momenti organizzativi e di acquisto, graditissime occasioni di incontro e di festa, come, per esempio, la vendemmia, la visita al frantoio, la cena natalizia,  la passeggiata sugli asini e il cenone di fine anno.  

COME SIAMO ORGANIZZATI

Attraverso incontri periodici mettiamo a punto l’organizzazione degli ordini e della distribuzione. Le modalità sono diverse a seconda del prodotto.  Per quanto riguarda i prodotti freschi, ogni partecipante trasmette il proprio ordine settimanale via e-mail o sms a Rossella che calcola i totali degli ordini e li invia ai fornitori. 

Abbiamo due punti di distribuzione, uno a Porto Recanati, vicino alla Bottega, e uno a Recanati presso il garage che Giovanni ha messo a disposizione del gruppo (GasGarage).

C’è un collegamento diretto fra il gasgarage di Recanati e il locale di Porto Recanati grazie ad Omero, il nostro fornitore-messaggero. Infatti ogni settimana, il venerdì,  a turno, uno di noi va presso il forno convenzionato, ritira il pane per tutti e lo porta al gasgarage. Più tardi al garage  arriva Omero che consegna i propri prodotti, verdure e frutta, e i prodotti di Emilio, uova, vino, formaggi, trova il pane, ne prende una parte e lo porta a Porto  Recanati, dove lo consegna insieme alle sue verdure e ai prodotti di Emilio.

Così il sabato mattina, sia a Recanati che a Porto Recanati, possiamo ritirare tutti i prodotti freschi e rifornirci anche di alcuni prodotti che sostano fissi nei due locali: olio, passate, ceci.

 Per altri prodotti, di cui ci si rifornisce in maniera saltuaria, le modalità di consegna variano e la distribuzione avviene, solitamente, in concomitanza delle riunioni; per ogni diverso prodotto c’è un referente che si occupa del contatto con il fornitore.

I principali criteri di scelta dei prodotti sono la qualità biologica, la vicinanza territoriale, l’eticità dell’azienda, il basso impatto ambientale e, preferibilmente, la piccola dimensione produttiva.

Fino ad ora siamo riusciti a gestire abbastanza bene l’organizzazione della distribuzione dei prodotti, anche se non sono mancati disguidi e incongruenze, dovuti soprattutto alla difficoltà di gestione dei prodotti freschi. Questi problemi sono stati superati con un maggiore impegno organizzativo e un po’ di pazienza ed elasticità mentale. 

I NOSTRI  FORNITORI 

Ortaggi, Frutta

Omero Marinacci di Porto Recanati

Olio, Vino, Uova, Animali da cortile, Cene agrituristiche

Azienda agricola agrituristica “Contrada del Raglio” di Potenza Picena

Formaggi di capra

Roberto Viale di Serra Petrona

Miele e frutta

Mauro Maggini di Recanati

Miele, propoli e prodotti apistici            

Paolo Cardinali di Falconara

Pane e dolci

Forno “La luna e il pane” di Sambucheto

Pasta

 “La Terra e il Cielo” di Arcevia

Ceci

Azienda agricola “Le tre civette” di Appignano

PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Siamo molto entusiasti di questa, per noi nuova, esperienza, che produce senso di unità e di partecipazione, stimola comportamenti consapevoli e creativi  e rinsalda legami di amicizia, fiducia e solidarietà, e inoltre ci conferma che la condivisione del “pane” oltre che delle idee è elemento simbolico  e intrinseco di fratellanza e di unione.

Interessante, nella nostra esperienza, è anche l’aspetto che tre dei principali fornitori, Emilio, Omero e Mauro, fanno anche parte del  gruppo del GAS, così che ci sentiamo un’unica comunità di persone che si impegnano su fronti diversi, per una comune difesa dell’ambiente, del lavoro locale e della qualità di vita.

Siamo determinati ad andare avanti, ampliando la rosa dei prodotti, includendo magari anche i servizi nel prossimo futuro, e inserendo nel programma  attività di promozione e informazione sul consumo critico, in modo da realizzare l’idea che il nostro GAS diventi un vero laboratorio di  pensiero critico e consapevole, diventi davvero un Gassosa, un frizzante GAS(che)OSA. 

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Stili di vita

 

STILI DI VITA

PER QUANTO TEMPO ANCORA?

Dalla cultura degli status symbol a quella del valore strumentale

(Davide Guidi)

Un cambiamento anche culturale

È opinione condivisa che la diffusione del progetto di economia solidale alternativo all’attuale sistema neoliberista passerà non solo attraverso il potenziamento delle realtà economiche già presenti e lo sviluppo di nuove attività che propongono il rispetto dell’ambiente, la solidarietà e la cooperazione nei rapporti economici. Il cambiamento infatti, per essere strutturale, dovrà tener conto anche della sfera emotiva delle persone e delle società, investendo di nuovi significati i modelli da seguire, le aspettative, i sogni. In una parola, la cultura.

Ogni paese ha una propria storia culturale, che si trasforma ed evolve anche in relazione allo scorrere del tempo ed al susseguirsi ciclico di nuovi orizzonti; per questo ci sono momenti in cui prevale l’immobilismo, quando solo flebili fermenti osano mettere in discussione il presente, a cui si susseguono periodi in cui il terreno sembra essere fecondo per lo sviluppo di nuovi modelli culturali. 

In queste fasi storiche, accade di solito che la riflessione di alcuni inizia pian piano a creare dibattito, ad interagire con il pensiero di altri, a produrre circuiti e sistemi sempre più diffusi ed in grado di permettere il passaggio.

E se non ci sbagliamo, questo inizio di terzo millennio, sarà perché un millennio che prende avvio non è per niente poca cosa, sarà per il fatto che la rivoluzione dell’informatica ci permette di confrontarci con tutto il mondo, sarà perchè la percezione degli inganni del modello neoliberista inizia  - sebbene a fatica -  a fasi strada, ci sembra un momento in cui il passaggio è possibile. 

La cultura degli status symbol, ovvero del ben-avere

Ma chiariamo subito una cosa: il contesto predominante in cui viviamo, noi cittadini occidentali di inizio terzo millennio, è ancora quello di una cultura che possiamo definire degli status symbol, fortemente ancorata ad una concezione della vita che pone al centro l’individuo isolato, con i suoi interessi egoistici, e non la comunità.

Nella cultura degli status symbol, gli oggetti sono carichi di significati simbolici legati alle sfere del benessere, della felicità, del privilegio, della superiorità nella gerarchia sociale, del potere, arrivando a rappresentare il fine stesso dell’esistenza. Il ben-essere sembra coincidere con il ben-avere, tra l’altro in maniera così potente da avere progressivamente frantumato una millenaria riflessione, sia laica sia religiosa, sulla distinzione fra materia e spirito, sfera terrena ed ultraterrena.

La cultura degli status symbol, iniziata con la ripresa economica seguita alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, ha accentuato poi negli ultimi anni lo stesso efficace meccanismo: la produzione di oggetti sempre nuovi, ma dagli stessi significati simbolici. Ecco allora i primi elettrodomestici, la televisione, la macchina, poi il telefono, la casa con giardino ed entrata indipendente, i cellulari, le vacanze esclusive in paradisi tropicali, fino agli ultimi ritrovati tecnologici ed informatici dei nostri giorni, senza dimenticare la moda, che con le sue creazioni esclusive è in grado di accompagnarci in tutte le stagioni della vita.

E che dire del denaro, simbolo per eccellenza di ricchezza e potere e oggetto di “indispensabile” accumulazione, che tradisce però con questa nuova accezione la reale funzione per cui è nato, quella di strumento di facilitazione degli scambi di oggetti, beni e servizi fra le persone.  

Astraendo un po’, anche il posto in banca, in ufficio od in un ente pubblico, piuttosto che l’attività politica, si sono adeguati ed in molti casi hanno perso con l’andare del tempo la loro funzione di servizio alla comunità per assurgere a valore di distinzione e privilegio individuale.

La cultura degli status symbol, infine, propone in continuazione nuovi oggetti caricandoli artificialmente di significati che non hanno, rendendo con sorprendente e non casuale periodicità i vecchi di massa, superati, troppo popolari e diffusi. Perché il cuore pulsante della cultura degli status symbol è il potere del libero mercato, esercitato in un’epoca di globalizzazione soprattutto dalle imprese multinazionali, la cui essenza stessa coincide con l’improrogabilità di una produzione affannosa, senza scrupoli ed interruzioni, di nuovi oggetti da vendere.

Sarà allora forse un caso che la pubblicità, strumento imprescindibile del libero mercato, punta a colpire sempre più spesso la nostra sfera emotiva, solleticando il desiderio inconscio insito in ciascuno di noi di essere felici, esclusivi, privilegiati ed un po’ speciali? E come spiegare la smisurata influenza esercitata da questa forma di persuasione, in grado di condizionare completamente palinsesti televisivi, mantenere in vita riviste e giornali, dettare le regole del gioco in ambito sportivo, culturale, perfino aggregativo e sociale? 

La cultura del valore strumentale, ovvero del ben-essere

Per quanto tempo ancora saremo disponibili a permettere la manipolazione delle nostre intelligenze tanto da investire gli oggetti di valori simbolici che non hanno?

Proprio questo, dunque, ci sembra il nodo centrale della questione; il nuovo orizzonte culturale che potrà favorire lo sviluppo dell’economia solidale prenderà avvio, paradossalmente e senza scomodare la storia, dal ritorno ad una cultura non nuova, del valore strumentale, del valore d’uso, ancora presente nel vivere quotidiano dei nostri bisnonni e nonni.

Nella cultura del valore strumentale trionferà di nuovo il vecchio e caro buon senso, se vogliamo anche molto semplice. I vestiti serviranno per difenderci dal freddo e nascondere parti del nostro corpo da sguardi indiscreti, la casa per garantirci una protezione dagli agenti atmosferici e  permetterci di godere momenti di tranquillità, la macchina per trasportarci da un luogo all’altro, la vacanza per aiutarci a vivere con piacere una parte liberata del nostro tempo, i soldi per facilitare gli scambi, la tecnologia per semplificare le comunicazioni e renderci più agevole la quotidianità. Tutto ciò si tradurrà nel depotenziamento del valore simbolico degli oggetti, rendendoli di nuovo strumenti e non fini.   

Ma che ruolo avranno  il progresso ed i sogni, nella cultura del valore strumentale?

Saranno sempre presenti, ovviamente, ma cambierà la loro prospettiva: non più la futilità del niente insita nel ben-avere, ma la completezza del ben-essere in tutti i campi, compreso quello della sfera economica. Prospettiva che porrà al centro non più l’individuo, ma l’uomo solidale, con le sue relazioni, la sua cultura del rispetto e della giustizia, dei diritti e del bene comune, la sua attenzione al risparmio ed alla sobrietà felice, la sua scelta della nonviolenza e della cooperazione, il suo rifiuto dell’attuale selvaggia idea di competizione.

Alle nuove persone della cultura del valore strumentale il compito di utilizzare con giustizia il progresso e di materializzare i nuovi sogni.   

BIBLIOGRAFIA

- Riccardo Petrella, “Il diritto di sognare – le scelte economiche e politiche per una società giusta”, Milano 2004 

- Francesco Gesualdi, “Sobrietà” – dallo spreco di pochi ai diritti per tutti”, Milano 2005 

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Stili di vita

 

STILI DI VITA

UN’ALTRA STRADA E’ POSSIBILE

Una storia di auto condivisa a Fano

(Davide Guidi) 

Auto, dal sogno all’illusione

L’auto rappresenta uno dei principali oggetti simbolici privilegiati dall’attuale cultura occidentale: averla, averla bella, averla grande, averne tante sembrano ancora tante discriminanti nell’illusoria scalata alla gerarchia sociale. L’immaginario collettivo prevalente poi, sostenuto non casualmente dalla pubblicità, la identifica con la libertà individuale di muoversi dove e quando se ne ha voglia, con l’idea stessa di forza e potenza, con il privilegio del risparmio del tempo in una società che si sta convincendo di non potersi fermare mai e anzi di dover correre sempre più veloce.

Eppure, a chi preferisce fermarsi - appunto – ed investire parte del proprio tempo per liberarsi dal potere ipnotico dei sogni, si mostrerà la fallacità del mito e l’auto apparirà miseramente nuda come il re della nota favola: ad iniziare dai costi umani.

In Italia una famiglia su dieci ha avuto un morto o un ferito in incidenti stradali e la media degli ultimi anni si fissa in 160.000 incidenti all’anno, con 18 morti e 1.000 feriti ogni giorno.

E che dire della velocità di percorrenza media di chi usa l’automobile, in un calo costante  proporzionale all’aumento delle macchine circolanti? Se non che si attesta attualmente alla folle velocità di 19 chilometri all’ora, mentre se alla percorrenza vera e propria aggiungiamo il tempo perso per acquistare la nostra auto, pagare il carburante e le spese, lavarla e lucidarla, allora la velocità media si abbassa fino ad 8 chilometri all’ora. Noi italiani, infatti, trascorriamo in media 7 anni di vita immersi nel traffico e dedichiamo alla nostra auto complessivamente 1.200 ore all’anno, percorrendo circa 10.000 chilometri annuali: il calcolo è semplice.

Senza dimenticare il forte impatto ambientale del trasporto privato su auto, fra i maggiori responsabili della concentrazione nell’aria delle pericolosissime polveri sottili (pm10), come anche del 15% delle emissioni totali mondiali di CO2 dovute all’alto impiego di carburanti fossili, con il loro deleterio contributo al riscaldamento del clima.

Per tutto questo, spendiamo ogni anno circa il 15% dei nostri bilanci famigliari, e la spesa per i trasporti si attesta al terzo posto dei nostri consumi; nel caso dell’auto vanno considerati i costi del carburante, di bollo e assicurazione, della manutenzione. 

Un’altra strada è possibile

Ma fortunatamente la situazione è in evoluzione, ed il tortuoso percorso per iniziare a depotenziare nel nostro immaginario il mito dell’auto è iniziato; sempre più numerose, infatti, sono le iniziative portate avanti da enti pubblici e soggetti privati per affrontare la questione.

Come il car sharing, che contempla la possibilità di prendere in prestito ed utilizzare l’auto solo quando serve, pagandone quindi i costi per l’utilizzo effettivo senza l’onere di quelli fissi, o il car pooling, ovvero la condivisione di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone che percorrono uno stesso tragitto negli stessi orari.

Gli interventi legislativi affidano poi agli Enti locali il compito di predisporre l'attuazione di politiche di mobilità sostenibile, fra cui l’istituzione di mobility manager, la realizzazione di servizi di taxi collettivo, l’obbligo di acquistare una quota di veicoli a minimo impatto ambientale nel rinnovo annuale del proprio parco veicolare, la possibilità di prevedere agevolazioni economiche per spingere i propri dipendenti e quelli di altri enti a scegliere i mezzi pubblici, l’attuazione di misure volte a creare e potenziare piste ciclabili per promuovere l’uso della bicicletta. 

A Fano l’auto è condivisa

In tutto questo, si inserisce un’esperienza particolare che in tre stiamo sperimentando a Fano dall’inizio del 2005: l’idea è quella di affrontare la questione in forma conviviale, attraverso la condivisione di un’unica auto a partire dalle varie ed indipendenti esigenze di mobilità di ciascuno.

Gli ingredienti della formula sono precisi: “patto associativo”, con cui ciascuno si impegna ad utilizzare l’auto solo quando realmente indispensabile, privilegiando l’utilizzo di bicicletta e mezzi pubblici; internet, per mezzo del quale ognuno comunica agli altri le prenotazioni dell’auto nei giorni e orari in cui ne ha bisogno; capacità di programmare gli spostamenti (settimanale, quindicennale, mensile), in modo che tutti possano calibrare i propri spostamenti anche tenendo conto delle esigenze degli altri; prenotazione tramite telefono per situazioni urgenti e non preventivabili; condivisione delle spese per carburante (metano), bollo e assicurazione, manutenzione, con il principio proporzionale che chi più usa l’auto, più paga.    

E i risultati non si sono fatti attendere: siamo passati dai 5.200 chilometri percorsi nel primo trimestre dell’anno, ai 3.560 del secondo, fino a scendere ai 3.360 del periodo luglio-settembre; sul versante delle spese, invece, il costo complessivo – carburante, bollo e assicurazione, fondo manutenzione - per trimestre è stato di 350 euro (diviso fra i condivisori in modo proporzionale all’uso), con 300 euro accantonati per future manutenzioni.

Solo in un paio di casi, infine, si sono verificate delle sovrapposizioni di prenotazione non conciliabili, ed allora chi ha potuto è ricorso ad un prestito esterno di auto (nella fattispecie ottenuta dai sempre affidabili genitori!)

Tutti sembrano così uscire vincenti dall’esperienza: l’ambiente, per la diminuzione progressiva dei chilometri e per l’utilizzo parsimonioso di un oggetto non necessariamente nuovo; il portafoglio, per i costi ragionevoli ed il risparmio dovuto al non acquisto di altre auto; i partecipanti, per il piacere della condivisione, l’attivazione di relazioni reciproche, la soddisfazione di aver sperimentato che anche “un’altra auto è possibile”.   

Chi vuole mettersi in viaggio?

A questo punto della storia, oltre a proseguire in modo convinto il percorso intrapreso, pensiamo che l’esperimento sia maturo e pronto a trasformarsi in pratica allargata. Considerando, infatti, che tutti noi abbiamo provato l’esperienza come prima ed unica macchina, riteniamo che anche altre forme di condivisione siano possibili e più facilmente attuabili nella vita quotidiana. Come, ad esempio, l’uso che potrebbero fare tre o quattro famiglie che abitano vicine, utilizzando l’auto condivisa come seconda o terza macchina, senza che ogni famiglia sia costretta a comprarne una nuova.

Bene, la strada è iniziata, come anche la sperimentazione delle applicazioni possibili: da parte nostra, siamo disponibili ad accompagnare chiunque voglia mettersi in viaggio.

Per un primo contatto: Davide  guididav@livecom.it

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Salute Armonia e Benessere

Per la nostra salute

 

 

crisi di civiltà: metalli e composti tossici nei cibi e nell’aria.

(a cura di Loris Asoli) 

Cari amici del bollettino di economia solidale vi informo sull’”emergenza metalli tossici”. 

Il 7 dicembre 2005, sul sito di Beppe Grillo è stato pubblicato un pezzo intitolato “Ferramenta ambulanti”, in cui si faceva un elenco di prodotti contenenti metalli. Vi riporto qui di seguito il suddetto elenco, con il testo esplicativo che lo seguiva:

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Bauletto Coop: Ferro, Cromo
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Per particelle si intendono “sassolini” composti da una grande quantità di atomi, e questi sassolini non sono utilizzabili dall’organismo che non è in grado di ricavarne gli elementi (oligoelementi) necessari per il metabolismo.

È fondamentale sapere che le particelle in questione non sono biodegradabili e non sono biocompatibili. Come tali non sono utilizzabili e sono patogeniche.
I metalli, una volta ingurgitati, vanno tranquillamente dall’apparato digerente al sangue, dal quale sono portati dappertutto.

I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Nessuno degli inquinanti particolati di cui sopra è biodegradabile e, dunque, resta dov'è per sempre.
E dov'è è un tessuto umano.

Alcuni dei metalli elencati come inquinanti fanno parte di quelli che si chiamano OLIGOELEMENTI e, in quell’ottica, sono essenziali per la vita. Per esempio, il Ferro è un componente dell’emoglobina e, se non ci fosse, i nostri tessuti non potrebbero essere ossigenati; il Rame è fondamentale per la formazione dell’emoglobina, il Cobalto è presente nella composizione della Vitamina B12, e così via. Attenzione, però a non cadere nell’equivoco.

Ciò di cui stiamo parlando non sono ioni (atomi) che entrano nella composizione di sostanze naturali e che, non raramente, sono indispensabili per la nutrizione; ciò di cui parliamo sono particelle, minuscoli sassolini, che vengono involontariamente immessi come inquinanti nei cibi.
Le fonti di questi materiali estranei sono tantissime. Tra i tanti esempi che si possono fare, c’è quello del Ferro-Cromo-Nichel nei cibi.
I sistemi di macinazione sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel, appunto) e questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato. Queste scorie sono proprio le particelle che non dovrebbero esserci e che, una volta ingerite, entrano nel circolo sanguigno per essere rapidamente sequestrate da vari organi (reni, fegato, ecc.), dove restano in eterno perché non sono biodegradabili.
Il problema è che sono dei corpi estranei e l’organismo li vede come tali, facendo partire una reazione infiammatoria (granulomatosi) che si cronicizza e può diventare cancro o restare, comunque, un’infiammazione che è pur sempre una malattia.
Dunque, un conto è mangiare una bistecca che contiene Ferro organico perché presente naturalmente nel sangue dell’animale del cui muscolo ci stiamo nutrendo e un conto è mangiarsi delle palline piccole piccole di Ferro. Da notare che più queste particelle sono minuscole, più sono aggressive, potendo addirittura penetrare all’interno dei nuclei delle cellule quando la loro dimensione è al di sotto di una certa soglia.

Tra i metalli elencati, comunque, ce ne sono diversi che non entrano in nessuna combinazione biologica utile (Titanio, Bario, ecc.) e sono chimicamente tossici.

Naturalmente le aziende sono tutte perfettamente a posto dal punto di vista legale, non esistendo alcuna legge che imponga non solo l’eliminazione, ma anche solo la ricerca o l’elencazione in etichetta di quelle sostanze.
Che la scienza viaggi con un passo diverso rispetto alla legge è un fatto noto di cui non c’è da stupirsi.
Così come non c’è da stupirsi (anche se può fare leggermente schifo) che le industrie non abbiano alcuna voglia di scoperchiare loro stesse il calderone. Fin che va…
 

Siccome ho avuto personalmente una brutta esperienza con la tossicità dei metalli, sono andato a vedere due siti web collegati al laboratorio di ricerca da cui sono provenuti i dati riportati sul sito di Beppe Grillo (http://www.nanopathology.it/  /   http://www.biomat.unimo.it/).  Si tratta del laboratorio di ricerca sulla biocompatibilità dei materiali, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, diretto dalla dot.ssa Antonietta M. Gatti, un centro di alta professionalità, quotato non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, che applica tecnologie all’avanguardia. 

I dati, i testi e le immagini dei siti sono molto allarmanti.

Intanto ci sono alcune immagini significative, che mostrano particelle estranee entro tessuti tumorali, facendo supporre che queste particelle possano essere la causa dell’istaurarsi dei tumori.  Ecco alcuni esempi di immagini:

-          solfato di bario all’interno di un tumore al fegato

-          particelle di alluminio-silicato adiacenti ai globuli rossi in un tessuto di cancro al colon

-          nano particelle di piombo presenti in un tessuto del fegato di un paziente affetto da granulomatosi multiorgano

-          proteinato di ferro su un fibra d’amianto in asbestosi pleurica

-          aggregato di particelle di argento-molibdeno su tessuto canceroso in colon

-          detrito di cobalto-tungsteno, trovato all’interno di un trombo formatosi in vivo nella circolazione sanguigna.

-          nanoparticelle di mercurio-selenio trovate nella biopsia renale

 

Qui di seguito vi riporto ora alcuni testi significativi ripresi dal sito http://www.nanopathology.it/. 

NANOPATOLOGIE. 

Con questo termine vengono indicate le malattie provocate dalla presenza di nanoparticelle o di dispositivi di dimensioni nanometriche all’interno di tessuti umani od animali (una nanoparticella è un detrito il cui ordine di grandezza varia tra metri 10 alla –9 e 10 alla –7).

Che corpi estranei, e non solo virus, batteri e parassiti, possano costituire la causa di varie patologie è un fatto noto.
La silicosi, l'asbestosi e le reazioni infiammatorie da detriti prodotti da artroprotesi consumate non sono che alcuni tra i moltissimi esempi possibili. Ciò che non è stato chiaro finora, quando non del tutto ignorato, è che i corpi estranei più piccoli di una data dimensione possono entrare, principalmente per ingestione od inspirazione, all'interno degli organismi umani o animali e viaggiare più o meno liberi attraverso i loro tessuti, riuscendo a superare la barriera gastro-intestinale o gli alveoli polmonari ed essendo trasportati dal sangue o dalla linfa fino a stabilirsi in tessuti nei quali finiscano al termine della loro migrazione. A seconda della loro dimensione, quei corpi estranei si dividono in nanoparticelle quando il loro ordine di grandezza si attesti tra i 10-9 e i 10-7 m, e in microparticelle quando, invece, l'ordine di grandezza vari tra i 10-6 e i 10-5 m. Se questi corpi sono chimicamente inerti e non biodegradabili, essi inducono una reazione, qualunque cosa essa sia, che può passare inosservata oppure acquistare rilevanza clinica. La nanopatologia è quella branca della scienza che si occupa delle reazioni che l'organismo oppone alla presenza delle particelle di quelle particolari dimensioni.

BIOCOMPATIBILITà 

Si è scoperto che i metalli sono più pericolosi delle materie plastiche per la sopravvivenza delle cellule. La produzione di mediatori infiammatori e di difesa dipende dalla chimica della particella. Prove in vitro suggeriscono che alcuni fenomeni mai rilevati prima possano avvenire quando si entri in ordini di grandezza nanometrici. Dal punto di vista clinico, si sa da lungo tempo che particelle inalate possono indurre malattie come, ad esempio, l'asbestosi e la silicosi. Un altro fenomeno clinico ben noto è che non pochi dispositivi impiantabili, restauri dentali ed artroprotesi tra questi, si consumano in vivo e creano micro e nanodetriti. La possibilità che detriti microscopici inorganici, chimicamente inerti, possano indurre granulomatosi anche in distretti distanti dall'impianto è un fatto conosciuto dal chirurgo ortopedico il quale è costretto a rimuovere, ad esempio, le protesi d'anca consumate perché i detriti della loro erosione provocano la formazione di tessuto granulomatoso, una degenerazione ossea e il conseguente allentamento del dispositivo. I dati che abbiamo raccolto c'inducono a pensare che una patologia possa essere iniziata dalla presenza di particelle inorganiche non metabolizzabili o per le quali, comunque, non esistano meccanismi di eliminazione. Ciò che abbiamo trovato ci dà ampia ragione di sospettare che la dimensione delle particelle, la loro concentrazione locale e la velocità con cui tale concentrazione è raggiunta possano influenzare il tipo di patologia provocata. In conseguenza di ciò, il concetto di biocompatibilità dovrebbe essere rivisto, tenendo presente il fatto che un materiale accettato biologicamente in forma massiccia può non esserlo più quando le sue dimensioni si riducano al di sotto di una determinata soglia critica. E' pure probabile che la chimica differente delle particelle, siano esse ceramiche, metalliche o plastiche, possa influenzare il rapporto fra le cellule e la superficie del materiale, il che può condurre ad una diversa reazione cellulare e, come passo successivo, ad un'espressione clinica, benché la letteratura non abbia finora mai considerato questo aspetto. 

LA STORIA


A metà degli anni Novanta, in due diverse circostanze, ci capitò la possibilità di analizzare due filtri cavali che si erano rotti in vivo (i filtri cavali sono dispositivi metallici che si impiantano nel lume della vena cava inferiore per impedire l’embolia polmonare). Sulla loro superficie trovammo tracce di metalli che non appartenevano né al filtro né all’organismo. A quel tempo, non fu possibile spiegare il ritrovamento. A fine 1998 un paziente fu trasferito al Policlinico di Modena da un ospedale ubicato in un‚altra città. Il problema da risolvere era quello di una febbre intermittente, resistente a qualsiasi trattamento, che si era istaurata oltre otto anni prima. La diagnosi emessa dai medici modenesi fu di una granulomatosi epatica e renale sulla cui origine era impossibile pronunciarsi. Per una serie di coincidenze, i reperti bioptici arrivarono al nostro Laboratorio di Biomateriali, dove furono esaminati secondo un metodo che stavamo allora sperimentando e che si giovava di un microscopio elettronico a scansione ambientale equipaggiato con una microsonda a raggi x con cui, pur con qualche limitazione, potevamo analizzare la composizione chimica elementare del campione. Con grande sorpresa dei medici fu subito evidente che quei tessuti contenevano materiale particolato inorganico la cui composizione era ascrivibile ad una ceramica i cui elementi sono estranei, tanto singolarmente quanto in qualsiasi forma legata, all‚organismo umano. Inoltre, nessuno di quei composti è biodegradabile. Costatammo, poi, che il paziente portava una protesi dentaria la cui composizione chimica corrispondeva a quella che avevamo trovato nelle particelle e che la protesi era logorata in modo anomalo a causa di una malocclusione. Occorre aggiungere che quella protesi era stata impiantata appena pochi mesi prima che i sintomi insorgessero. Con quei dati era ragionevole supporre che il paziente si fosse mangiata parte della protesi, inghiottendo per anni particolato inorganico che aveva raggiunto fegato e reni. Come, non avevamo elementi per dirlo. Più di questo, cioè se le particelle avessero innescato la granulomatosi o fossero state catturate da un tessuto già patologico, non si poteva stabilire. Se i problemi erano generati dall’ingestione continua di detriti ceramici, non esistevano terapie applicabili, e la sola possibilità era quella di eliminare la fonte. Di fatto, rimossa la protesi, il paziente migliorò notevolmente, con un recesso dell’epatomegalia e dei problemi di funzionalità renale. Nel frattempo, spinti dalla curiosità per un ritrovamento così insolito, avevamo cominciato a controllare le biopsie di pazienti affetti da malattie criptogeniche, malattie, cioè malattie alle quali la medicina attuale non sa attribuire un‚origine. Il primo passo fu quello di cercare altri casi di granulomatosi criptogeniche conservati negli archivi dell’ Università di Modena e in quelli del Royal Free Hospital di Londra e dell‚Università di Magonza con cui avevamo stabilito una collaborazione.
Il risultato della ricerca fu che in tutti i casi che ci fu dato di osservare erano presenti particolati inorganici, e quei particolati non potevano essere di origine biologica, dato che gli elementi che li componevano non appartengono ad alcuna forma di vita. Ne consegue che questi detriti dovevano provenire da una fonte esterna attraverso una delle porte‰ naturali del corpo umano, vale a dire l’apparato respiratorio o l'apparato digerente.  

IL RUOLO DELL’INQUINAMENTO AMBIENTALE, ALIMENTARE, FARMACEUTICO 

La preoccupazione per gli effetti nocivi ambientali che derivano da corpi e particelle estranei al corpo umano sta attualmente aumentando. Da molto tempo l'inquinamento atmosferico è stato riconosciuto come una delle più importanti cause della malattia dei polmoni. Ma l'inquinamento del cibo può portare alla diffusione di inquinanti per tutto il corpo attraverso il sistema e portare a patologie degli organi più interni.Questo progetto ha come obiettivo l'indagine sulla presenza e il significato patologico di nanoparticelle in malattie di origine sconosciuta.

Le forme d'inquinamento sono numerose e fonti ulteriori vengono continuamente introdotte dalle nuove tecnologie e dai nuovi stili di vita. E' da parecchio tempo che l'inquinamento atmosferico in generale è sospettato d'indurre malattie polmonari come granulomatosi e cancro, mentre silicosi (specificamente indotta dall'ossido di silicio) e asbestosi (dall'amianto) sono più tipiche di un ambiente di lavoro inquinato. Che l'aria inquinata da particolato di dimensioni intorno ai 10 micron, il cosiddetto “PM-10” sia dannoso e che l'aria inquinata da “PM-2,5” (dimensioni sotto i 2,5 micron) lo sia ancor di più è fatto talmente noto che molti paesi hanno già preso misure di legge per ridurre quelle presenze limitando in qualche modo l'emissione di fumi, chiudendo aree cittadine al traffico automobilistico, ecc. Le esplosioni come possono accadere in guerra, nelle esercitazioni militari, nelle cave o in qualsiasi altro ambiente, condizione o circostanza sono un'importante ed aggressiva fonte d'inquinamento. In alcuni casi, la temperatura prodotta in seguito a processi militari o industriali è abbastanza alta da indurre la formazione di leghe metalliche prima sconosciute, i cui effetti sull'organismo restano da investigare Ma esiste pure una sorta d'inquinamento naturale. Durante il periodo dell'ultima eruzione dell'Etna in Sicilia, trovammo particelle di basalto sulla verdura proveniente dalla zona circostante il vulcano. Le nostre analisi dimostrano che le particelle che inquinano l'ambiente sono inspirate e si depositano negli alveoli polmonari, e di recente un gruppo belga ha osservato come il particolato da 2,5 micron attraversi la barriera alveolare per entrare nel torrente circolatorio entro un minuto e fermarsi nel fegato entro il loro tempo d'osservazione. (I ricercatori hanno impiegato particelle radioattive marcate che hanno potuto seguire solo per un'ora.) E' stato pure dimostrato come la curva che descrive l'incidenza di malattie cardiovascolari segua molto da vicino l'aumento e la diminuzione di presenza di PM 2,5 nell'ambiente, mentre non è così per le PM 10. Il cibo può costituire un'ulteriore fonte d'inquinamento. Le micro e nanoparticelle diffuse nell'atmosfera precipitano al suolo depositandosi su frutta e verdura, che diventano poi cibo per uomini ed animali. Ed inquinanti sono generalmente introdotti, per esempio, nella farina dalle macine che si consumano. Molto comune in tecnica farmaceutica è l'uso di talco, silice e altri particolati inorganici aggiunti a preparazioni orali come eccipienti, e di abrasivi inorganici immessi in dentifrici e gomma da masticare. Particelle provenienti da protesi ortopediche usurate, da ceramiche e da amalgame dentali si trovano in organi malati. Anche il fumo di tabacco contiene particolato inorganico, e questo può essere sia inalato sia assorbito attraverso la mucosa orale. Penetrando nei tessuti, le particelle avanzano per quanto le loro dimensioni consentono, arrestandosi non appena il filtro opposto dal tessuto è abbastanza stretto. Le particelle da 20 micron introdotte per via orale, ad esempio, per quanto non sempre, sono fermate in genere dalla mucosa intestinale inducendovi una reazione infiammatoria. Se le particelle vengono trasportate dal sangue, possono essere catturate da un tessuto che abbia proprietà di filtro adeguate (dove “filtro” ha un significato puramente fisico) o raggiungere il circolo polmonare oppure restare nel sangue finché non innescano una reazione trombotica. Stante l'omogeneità rilevata nei casi osservati, ogni tessuto sembra possedere una certa selettività chimica o dimensionale, ma particelle provenienti dalla stessa fonte d'inquinamento non si trovano necessariamente nello stesso organo di due pazienti diversi. E' molto probabile che esista una concentrazione di soglia caratteristica di ogni organo o di ogni tessuto, e una volta che questa sia stata superata, il tessuto dia il via ad un'“ovvia” reazione infiammatoria, in genere blanda, tesa ad autodifendersi dall'aggressione proveniente dall'esterno. Di qui le granulomatosi e l'inizio delle altre patologie osservate. Alcuni dei materiali rinvenuti sono definite biocompatibili. Nessuno, tuttavia, è biodegradabile. Alcuni, poi, come il mercurio o il piombo, sono certamente tossici dal punto di vista chimico ed è probabile che diano luogo a reazioni con sostanze presenti nell'organismo.

 

Nel sito sono anche riportati casi clinici riguardanti polmoni, fegato, reni, colon e sangue.

Riporto qui di seguito il pezzo riguardante il sangue:

 

Secondo le prove eseguite, sangue e linfa sono gli ovvi portatori delle particelle che sono poi filtrate da organi quali fegato e reni. La circolazione è un sistema chiuso ed è impossibile dimostrare la presenza di rari corpi estranei al suo interno senza interferire aprendo il sistema e introdurre così inquinamento. Così il nostro Laboratorio dei Biomateriali ha fatto ricorso ad un metodo indiretto che ha il vantaggio di costare poco e di non soffrire d'interazioni dall'esterno. Alcuni centri che avevano impiantato ai pazienti affetti da trombosi venosa profonda o a rischio di tale malattia un filtro cavale rimovibile (il filtro cavale è un dispositivo che viene impiantato nella vena cava inferiore per arrestare l'embolizzazione di trombi verso il circolo polmonare) mandarono al laboratorio il dispositivo espiantato. Nella serie controllata da noi, i filtri erano restati in sito per periodi che andavano da 18 a 385 giorni. I trombi che questi avevano catturato furono staccati per controllare se contenessero corpi estranei, cosa che fu verificata puntualmente in tutti i casi. Si trattava di particelle più piccole di 10 micron (un globulo rosso misura 7 micron) della più svariata composizione. Alcune di queste composizioni, come solfato di bario, composti di zirconio, composti di ferro o di piombo o d'argento erano già state rilevate in altri pazienti ed in altri distretti corporei. Non ci è mai stata data la possibilità di controllare direttamente la linfa, ma tutti i campioni di linfonodi appartenenti a malati di linfoma che abbiamo avuto l'opportunità di osservare contenevano particelle inorganiche. Nei trombi osservati furono rinvenute particelle della più varia composizione, come, ad esempio, talco, solfato di bario, acciaio, composti di piombo e anche argento, solo o legato a mercurio, stagno e rame, una composizione tipica di amalgame dentarie. Ma nel sangue, così come negli altri tessuti che abbiamo considerato, si trovano combinazioni quanto mai insolite, introvabili nei manuali di chimica. Potrebbe trattarsi di nuovi composti formatesi, per esempio, negl'inceneritori o nelle fabbriche di cemento. La presenza di micro e nanoparticelle di origine estranea nel sangue non era mai stata documentata prima d'ora. E' difficile presumere che questi oggetti, tecnicamente emboli, possano viaggiare nel sangue indefinitamente. Allora, prima o poi, dovranno fermarsi da qualche parte. E' pure ragionevole pensare che essi siano trombogenici come lo è qualsiasi corpo estraneo e siano la causa di almeno qualcuno degli episodi di embolia polmonare nei quali non sia stato possibile dimostrare un focolaio di trombosi venosa profonda. E' un dato di fatto che le particelle rinvenute erano contenute all'interno di trombi e non sulla loro superficie.

 

CHE FARE?

 Se siete arrivati a leggere fino a qui avrete capito che la situazione è veramente allarmante.  Che fare allora?! 

MATERALI DENTALI.  Su questo settore occorre procedere con estrema cautela.  Per primo è consigliabile che il proprio dentista sia una persona sensibile alla problematica della pericolosità dei materiali dentali, per la salute.  Poi evitare i metalli e le porcellane e preferire le resine che, seppure meno valide, esteticamente e come robustezza, sembrano dare meno problemi di tossicità.

CIBI E BEVANDE.  Evitare alimenti troppo elaborati industrialmente, specie se confezionati in lattine metalliche.  Preferire cibi prodotti con il metodo  dell’agricoltura biologica.  Per le farine e prodotti contenenti farine (pane, pasta, ecc.) preferire la macinazione a pietra.   Personalmente preferisco cucinare con pentole in pirex o in ceramica da forno, piuttosto che in pentolame d’acciaio.  L’alluminio è assolutamente da escludere, compreso quello della moka del caffè.

INQUINAMENTO AMBIENTALE.  Su questo aspetto, per ora, siamo impotenti perché il pericolo arriva dall’aria e dalle piogge e si diffonde ovunque senza possibilità di controllo, andando a finire nella catena alimentare dell’uomo, tramite verdure, frutta e cibo animale. Si tratta di una vera e propria crisi di civiltà.   E’ importante rimanere positivi, perché una bassa vibrazione interiore, contribuisce a debilitare l’organismo e il sistema immunitario, mentre pensieri e sentimenti positivi aiutano l'organismo a combattere le sostanze inquinanti.

Una soluzione di fondo si trova nella direzione che abbiamo incominciato a percorrere con le Reti di economia solidale: dar vita ad una nuova economia rispettosa dell’ambiente e dell’uomo, che dia  più importanza alle relazioni e alla salute, piuttosto che ad uno sfrenato consumismo; un’economia capace di sobrietà e che favorisca nuovi stili di vita, che non mortificano il benvivere, ma lo realizzano attraverso altri aspetti (relazioni, convivialità, collaborazione, creatività, pace, arte, bellezza ambientale, ecc),  invece che nel consumismo e nella conflittualità distruttivi dell’ambiente.  Ce la faremo?  O andremo incontro ad una umanità sempre più debilitata da malattie croniche e incurabili? Possiamo intanto cominciare da noi stessi, rendendo positivi e costruttivi i nostri pensieri e le nostre azioni nella vita quotidiana e cercando di collegarci con tutti coloro che si impegnano nella giusta direzione.

 

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Tecnologia & Comunicazione

 

 

Le Tecnologie Appropriate oggi 

 

(tratto dal sito http://www.tecnologieappropriate.it/)

 

 

Oggi la tecnologia non è soltanto uno strumento, una realizzazione offerta sul mercato dei consumi dalla moderna industria. In una accezione ampia e globale, la tecnologia è la soluzione ad un bisogno umano che nasce dalla simultanea compresenza di uomini, attrezzature impiegate, ambiente naturale e organizzazione produttiva. Possiamo quindi definire una qualsiasi risposta ad una esigenza umana, cioè una tecnologia, dal punto di vista sociale, economico, ecologico e politico.
Le tecnologie appropriate sono quelle risposte ai bisogni fondamentali dell’umanità che:

  • Socialmente migliorano le condizioni di vita della gente;
  • Economicamente usano in maniera saggia le risorse del pianeta;
  • Ecologicamente rispettano gli equilibri e le leggi della natura;
  • Politicamente decentrano fra la gente il governo della cosa pubblica.

Bisogni essenziali comuni e generalizzati, quali il lavoro della terra, la produzione di beni e servizi, la casa, il vestire, il mangiare, il comunicare e tanti altri hanno avuto storicamente e in luoghi diversi risposte e quindi tecnologie più o meno appropriate.
Oggi, proporre la filosofia delle tecnologie appropriate significa impegnarsi a realizzare un mondo in cui gli esseri umani lottano per una esistenza migliore, intesa come incremento delle potenzialità creative dei singoli popoli, in un equilibrato rapporto fra ambiente naturale e realtà modificata dall’uomo.

In agricoltura significa coltivare cereali, ortaggi, frutta e quant’altro con tecniche cosiddette biologiche o naturali, che:

  • Mirano alle produzioni locali e di stagione;
  • Combattono i parassiti e le malattie delle piante tramite un controllo biologico e con l’uso di veleni naturali;
  • Utilizzano fertilizzanti organici come il letame o il compost;
  • Allevano gli animali utilizzando le deiezioni per produrre concimi biologici o biogas;
  • Danno importanza all’humus superficiale e non usano enormi macchinari per lavorare la terra.

 

In campo artigianale ed industriale significa:

  • Produrre beni, attrezzature e macchinari forti, duraturi e versatili, che possono essere utilizzati per più usi;
  • Non immettere sul mercato beni superflui, effimeri o inutili;
  • Riciclare le materie prime esauribili e non utilizzare processi produttivi inquinanti;
  • Valorizzare la creatività dell’uomo e l’interdipendenza fra lavoro manuale e lavoro intellettuale.  


Nell’ambito energetico e dei trasporti proporre le tecnologie appropriate vuol dire:

  • Utilizzare fonti energetiche rinnovabili e pulite per la produzione di energia elettrica, come ad esempio il vento per gli aereogeneratori, l’acqua dei fiumi per le idroturbine, il sole per le celle fotovoltaiche;
  • Sfruttare direttamente, quando è possibile, la forza del vento e dell’acqua, per macinare, pompare acqua, alimentare macchine utensili ecc.;
  • Trasformare i rifiuti organici, le deiezioni umane ed animali e le biomasse in biogas;
  • Preferire, per il trasporto di merci e persone a lunghe distanze, mezzi pubblici e collettivi, preferibilmente su rotaia;
  • Usare il più possibile l’efficientissimo sistema del pedale, soprattutto la bicicletta per gli spostamenti a breve e media distanza.  


Nel settore della casa e della vita casalinga le tecnologie appropriate sono quelle soluzioni che:

  • Utilizzano materiali locali e possibilmente rinnovabili per le costruzioni;
  • Favoriscono l’autocostruzione popolare piuttosto che le gigantesche ditte edili;
  • Tengono conto dei fenomeni naturali come l’esposizione al sole e la presenza di alberi rinfrescanti;
  • Costruiscono con materiali atti ad essere, un giorno, riutilizzati;
  • Evitano barriere architettoniche e offrono maggiori possibilità a chi è svantaggiato;
  • Usano prodotti naturali non inquinanti per la pulizia della casa, tinte e vernici biologiche per la tinteggiatura di pareti e mobili;
  • Differenziano i residui della cucina, inserendoli nel ciclo del riciclaggio o della produzione di fertilizzante naturale;
  • Usano fibre naturali come il cotone e la lana per i capi di vestiario e per i tessuti in genere.  


Infine, proporre le tecnologie appropriate quando si affrontano i problemi dell’alimentazione e della salute significa:

  • Incentivare il consumo di frutta e verdura di stagione;
  • Ridurre al minimo l’uso di carne, sostituendola con le varie combinazioni di leguminose e cereali;
  • Utilizzare alimenti integrali, ricchi di fibre ed energeticamente completi, provenienti da colture biologiche;
  • Considerare la malattia nell’insieme globale di tutto il corpo umano e puntare alla prevenzione piuttosto che alla cura dei sintomi;
  • Favorire l’utilizzo di erbe e rimedi naturali;
  • Decentrare al massimo le strutture sanitarie.


Le tecnologie appropriate, quindi, presuppongono un tipo di società diversa da quella attuale.
Una società che punta sul decentramento a livello locale e regionale, che basa la politica sulla partecipazione diretta e di base, che ritrova il senso del vicinato e dei rapporti conviviali tra le persone, che vede la terra come un bene comune da salvaguardare e non una risorsa da sfruttare, che tiene conto delle culture locali e delle tradizioni di ogni popolo

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Tecnologia & Comunicazione

 

SOFTWARE LIBERO IN PROVINCIA DI PESARO

 

Ciao a tutti gli amici dell'economia solidale.
Sono Paolo Fanelli, sono un informatico dilettante, nel senso che lavoro per
diletto. :-)
Mi è stato chiesto una breve scheda sui gruppi che si impegnano sul software
libero in provincia di Pesaro. Bene, prima definisco cosa intendo per software
libero e poi chi si dedica a questa attività.
L'espressione Software libero si riferisce alla libertà dell'utente di usare e
migliorare il software. Più precisamente, può essere riassunto in quattro
libertà fondamentali:
Libertà 0: Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo
Libertà 1: Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle
proprie necessità. L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Libertà 2: Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo.
Libertà 3: Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i
miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio.
L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Definizione che appare sulla enciclopedia libera «it.wikipedia.org».
Nella provincia di Pesaro si interessa del software libero il «Fortunae LUG»
che è un Linux User Group che ha sede a Fano (PU) ed ha un sito internet con
l'indirizzo http://www.fanolug.org/.
Il gruppo è attivo almeno dal duemila, ma esattamente non conosco la data
ufficiale di inizio dell'attività. Il gruppo raccoglie almeno una ottantina
di iscritti e un gruppo di attivisti di una decina di persone che grosso modo
coincide con il direttivo.  Organizza il Linux Day, che è un evento annuale
di pubblicizzazione del software libero che si tiene a novembre.
Al suo interno si tengono conferenze sui principali software liberi e sul
sistema operativo «Linux» in particolare. Spazi di formazione/ricreazione
come l'«install day», cioè momenti collettivi di installazione di Linux,
sotto la supervisione degli esperti del gruppo. Il gruppo mantiene una forte
componente conviviale con cene, chat, mailing list e incontri vari.
Tra i Linux Day ricordo quelli del 2002 e 2003 che si sono tenuti a Fano e
quelli del 2004 e 2005 con sede a Pesaro, nella Biblioteca Multimediale
«Bobbato».
Gli ultimi Linux Day si sono svolti Pesaro perché dal 2004 sono stati fatti in
collaborazione con un gruppo di appassionati di software libero con sede a
Pesaro e chiamato «Infosolidale». Tale gruppo che ha avuto una vita breve,
poco più di un anno, voleva rimarcare l'aspetto solidaristico del mettere in
comune la conoscenza del software libero e della conoscenza in generale.
Attualmente è rimasto un forum con il seguente indirizzo
http://infolibera.forumcommunity.net/ ed una mailing list che mantiene i
contatti del gruppo costituito da una cinquantina di iscritti alla mailing
list.
La conoscenza e la diretta modifica del codice può rivelarsi oltre che un
momento di libertà anche una opportunità economica per il nostro territorio.
L'italia e le Marche infatti sono fortemente dipendenti dal punto di vista
informatico dall'estero. Il software libero può costituire un terreno nel
quale far germogliare i semi delle imprese che adattano o creano nuovi
software liberi. La libertà di accesso al codice sorgente, infatti, non
significa che il lavoro dei programmatori deve essere esclusivamente
gratuito. Esistono diversi professionisti, anche nella nostra provincia, che
forniscono servizi informatici utilizzando il software libero.
Queste potenzialità possono produrre i loro effetti se si creano delle
infrastrutture in grado di mettere in rete i singoli
produttori/adattatori/montatori/utenti di software libero e quindi costituire
una realtà economica organica.

Paolo Fanelli          paolofanelli@email.it

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FeedbacK

 

 

L’Acqua è un Bene di Tutti!

Michele Altomeni

Nasce il “Forum Regionale per l’Acqua bene comune” 

Il 4 marzo si è svolta la prima riunione del “Forum Regionale per l’Acqua bene comune”, ad Ancona, presso la ex aula del Consiglio Regionale delle Marche.

E’ stata la prima occasione d’incontro di una serie di associazioni, partiti, movimenti, liste civiche e sindacati intenzionati a dar vita ad una rete regionale in di Difesa dell’Acqua come bene comune.

Fanno parte del Forum il coordinamento “Accadrò” operante nella provincia di Pesaro da alcuni anni e un tavolo analogo recentemente costituito in provincia di Macerata.

Le diverse organizzazioni hanno messo sul tavolo le esperienze che si stanno maturando sui diversi territori rispetto alla gestione idrica. E’ emersa in particolare la preoccupazione per la presenza di società di capitali privati all’interno dei soggetti di gestione nella zona di Pesaro e Recanati.

Durante l’assemblea sono stati fissati i primi obiettivi che a breve termine coinvolgeranno la rete: la partecipazione all’incontro del 1° Forum Italiano, a Roma, dal 10 al 12 Marzo.

All’indomani del Forum Nazionale di Roma, il forum tornerà a riunirsi, per programmare le prime iniziative pubbliche sul territorio marchigiano e per rendere più capillare la base di adesione e informazione.

Il doppio obiettivo che si pone il forum è di parlare sia con i cittadini, per stimolare consapevolezza e responsabilità, sia con le istituzioni, per tradurre la carta dei principi in salde norme giuridiche a tutela di diritti inalienabili.

Su scala nazionale il Forum Regionale intende collaborare con il movimento per la difesa dell’acqua come bene comune ed in questo quadro è urgente modificare la normativa recentemente introdotta dal governo con la “Legge delega ambientale” che sancisce un ulteriore passo verso la privatizzazione. Su scala regionale occorre dare sostegno ad una proposta di legge che preveda solo gestioni pubbliche, come quella già preparata dall’assessorato all’ambiente, ma non approvata dalla giunta per dissenso da parte di lacune forze di maggioranza che sembrano preferire percorsi di privatizzazione.

In sintesi, il Forum propone “di promuovere una cultura dell’acqua come bene comune”, di “difendere la gestione pubblica dell’idrico integrato”, favorire la partecipazione al dibattito e incentivare un uso consapevole e razionale di questa imprescindibile risorsa.

E’ necessaria una mobilitazione generale per riaffermare un diritto naturale, che negli ultimi anni ha subito progressivi attacchi da parte dei fautori delle logiche di mercato e del solo profitto. Rischiamo che domani l’acqua venga considerata una merce come tante. 

Per adesioni e informazioni contattare         alessandro.campetella@consiglio.marche.it

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FORUM nazionale sull' ACQUA

 

(Riportiamo la lettera che Gabriele Darpetti ha spedito alla lista del tavolo RES-Marche)

Cari amici,

sabato 11 e domenica 12 marzo ho partecipato a Roma al FORUM NAZIONALE DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA. 

E’ stata una esperienza molto bella ed arricchente.

Ovviamente è impossibile sintetizzarla in poche righe: in oltre 12 seminari hanno parlato più di 40 relatori, oltre ai numerosissimi interventi di persone provenienti da ogni parte d’Italia.

Spero di avere, prima o poi, una occasione per raccontarla brevemente al Tavolo Res, perché gli argomenti trattati si intersecano fortemente con il nostro lavoro. 

Per ora la cosa più bella che posso anticiparvi, è che ho sentito e visto una grande varietà di esperienze, anche con sensibilità e modalità organizzative molto diverse, con un unico grande denominatore comune: l’esigenza di far nascere una democrazia dal basso informando e discutendo tra la gente. Un lavoro lungo e difficile di partecipazione e di riappropriazione delle comp