IL METODO DEL CONSENSO
Un contributo alla comprensione e alla gestione dei
processi decisionali partecipativi.
di Roberto
Tecchio
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INTRODUZIONE
"Il metodo del consenso, come processo decisionale
di gruppo, si è sviluppato nei secoli. Molte
persone, in diverse comunità, hanno contribuito
a tale sviluppo. Da loro abbiamo attinto generosamente
e adattato liberamente." (nota_1)
Mi riconosco pienamente in queste parole, nello spirito
e nella pratica. Esse corrispondono precisamente all'esperienza
mia e di altre persone che negli ultimi venti anni,
da quando il metodo è stato introdotto in Italia,
lo hanno applicato e sperimentato. Questa è
anche la ragione per cui il metodo del consenso non
è un metodo registrato e non esiste al mondo
una forma codificata ufficiale.
Esistono invece nei vari paesi diverse forme abbastanza
elaborate e definite che si chiamano o richiamano
al metodo del consenso, legate ai particolari contesti
socioculturali e al carattere dei gruppi e delle persone
che lo applicano e lo studiano, alle quali chiunque
può liberamente e responsabilmente riferirsi.
Alla base di tale varietà c'è tuttavia
un insieme di valori e premesse comuni, che qui cerco
di evidenziare. È un metodo in continua evoluzione,
patrimonio dell'umanità.
Il presente testo è
una raccolta parziale
di miei scritti editi e inediti sull'argomento, che
per l'occasione ho ampiamente rivisitato e messo in
ordine per avere una bozza coerente sufficientemente
chiara. L'opera a cui sto lavorando, al ritmo autodeterminato
ispirato al più lenti, più dolci
e più profondi, è molto più
estesa. Anche chi conosce i miei scritti - ormai vecchiotti
- troverà qui parecchie novità e importanti
sviluppi.
Mi rivolgo primariamente a coloro che hanno
già scelto di utilizzare il metodo del consenso
(o pratiche affini) e che, inevitabilmente, incontrano
difficoltà di varia natura e intensità
nel suo impiego, e a coloro che per necessità
o intuizione sono orientati verso questa scelta.
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Questo testo può essere usato liberamente da
chiunque, salvo che a fini commerciali. A chi
se ne serve chiedo solo l'impegno morale di citare
la fonte e la gentilezza di informarmi dell'uso che
ne viene fatto.
Commenti, domande, impressioni, critiche, suggerimenti
e saluti sono graditi e utilissimi.
Per contatti :
Roberto Tecchio nuvolaleggera@lillinet.org
Tel 320.8539664
Buona lettura!...
(ma perché leggere?)
Il nostro corpo funziona seguendo
certe regole: per esempio possiamo assumere solo certe
sostanze alimentari e solo sotto certe forme (alcuni
funghi crudi o cotti uccidono, le patate se non si
cuociono sono indigeribili e fanno male). Non conoscere
quelle regole non impedisce loro di esistere - e infatti
tale ignoranza può avere effetti letali.
Certo possiamo nutrirci abbastanza bene pur rimanendo
inconsapevoli di quelle regole, ma ciò non
significherebbe "non seguire delle regole",
bensì "seguire regole che non conosciamo".
Infatti non si tratta di non avere conoscenza (cosa
impossibile, a meno di non possedere un sistema nervoso),
bensì di non avere consapevolezza di tale conoscenza.
Analogamente, da una parte risulta umanamente impossibile
non comunicare; risulta impossibile non decidere
(dietro ogni azione c'è una decisione, e la
decisione è una forma di azione); risulta impossibile
non avere un modus operandi, cioè un
metodo di lavoro per individuare e discutere i problemi
e le relative soluzioni, a sua volta legato (come
vedremo) a un metodo decisionale. Eppure, d'altra
parte, può esserci una totale inconsapevolezza
della presenza e del governo di tali "leggi",
per cui un gruppo, di fatto, attua forme di comunicazione,
e metodi di lavoro e decisionali, senza saperlo. Perciò
è così frequente ascoltare risposte
confuse e superficiali alla domanda "che metodo
di lavoro e decisionale adoperate nel vostro gruppo?"
Per usare un metodo, bisogna conoscerlo - e
per usarlo bene, bisogna conoscerlo bene.
E se è vero che la conoscenza che conta viene
solo con l'esperienza e con un'adeguata (consapevole)
riflessione sull'esperienza; e se è vero quello
che dicono Butler e Rothstein nell'introduzione alla
loro citata opera, che "Non è ragionevole
aspettarsi che le persone abbiano familiarità
con questo processo.", come peraltro ben
dimostra la ultraventennale storia del mc in Italia,
allora la lettura di queste pagine dovrebbe risultare
veramente di aiuto - e non perché siano oro
colato, ma perché la riflessione si sviluppa
solo dal confronto, e il con-fronto ha bisogno di
fronti (teste e testi) diversi.
Ultimo avviso. Considerate le mie scarse capacità
di scrittura, e la mia passione per i contorni netti
(ma non rigidi), fermarsi alla prima lettura potrebbe
essere rovinoso ai fini della comprensione. Confido
nella benevolente pazienza e nell'intelligenza di
chi legge.
Buona lettura (e rilettura)!
Roberto Tecchio
Ottobre 2005
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note:
1) Tratto dalla presentazione di "On Conflict
and Consensus a handbook on Formal Consensus decisionmaking"
di C.T. Butler e Amy Rothstein. Il testo originale
si trova su www.consensus.net , la traduzione italiana,
curata dalle PBI Italia (peace brigade international),
si trova in www.autistici.org/azione/consenso/index.html
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INDICE
INTRODUZIONE
pag. 1
Buona lettura!… (ma perché leggere?)
1.
Il METODO DEL CONSENSO: UN'IDEA DA APPROFONDIRE
Decisioni (azioni) di qualità.
Condizioni necessarie all'adozione e all'applicazione
del mc.
2. PROBLEMI
DI LINGUA, PROBLEMI D'INTESA
Glossario minimo.
3. IL
METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME
4. CONSENSO
E VOTO: COMPATIBILITÀ LIMITATA
Due metodi, due strade.
Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio
il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso.
5. LA
GESTIONE DEL PROCESSO DECISIONALE
Passaggi obbligatori.
Un errore tipico.
Il processo decisionale è come…
La verifica (e costruzione) del consenso.
Il metodo di lavoro: c'è, ma non si vede!
La gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze.
6. LA
FACILITAZIONE
Facilitazione senza facilitatori.
Panoramica.
In pratica.
SCHEDA 1 - La
discussione è una guerra!
SCHEDA 2 - Il
Problem Solving.