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IL METODO DEL CONSENSO
Un contributo alla comprensione e alla gestione dei
processi decisionali partecipativi.
di Roberto
Tecchio
* * * * * *
4. CONSENSO E VOTO: compatibilità
limitata.
Il metodo della maggioranza,
nelle sue varie forme, funziona benissimo se a monte
c'è un chiaro ed esplicito patto tra i soggetti
che lo usano riguardo alle conseguenze di tale
scelta. Tale patto configura esattamente ciò
che qui chiamiamo consenso (per inciso: la parola
pace sembra derivare etimologicamente da una radice
indoeuropea che significa patto, accordo). In assenza
di quel patto, o se il consenso è debole, il
metodo della maggioranza semplicemente non funziona
o funziona male, cioè le decisioni assunte
non sono adeguatamente sostenute, realizzate, rispettate.
Ma quale sarebbe la conseguenza inerente alla scelta
del metodo della maggioranza su cui ci si dovrebbe
trovare preventivamente d'accordo? Forse che, con
tale metodo, la minoranza dovrebbe alla fine accettare
e rispettare lealmente l'orientamento della maggioranza?
Sembrerebbe questo un aspetto ovvio, poiché
se le minoranze (che di volta in volta si formano)
non rispettassero il volere delle maggioranze (che
di volta in volta si formano), non si capisce che
valore pratico avrebbero le decisioni prese.
Eppure, osservando cosa accade nei gruppi, piccoli
e grandi, nel settore pubblico come in quello privato,
che ordinariamente dicono di adoperare (e spesso sono
tenuti ad applicare per legge) il metodo della maggioranza,
i conti proprio non tornano. Io vedo ovunque maggioranze
che tentano d'imporre come possono la loro volontà,
e minoranze che tentano come possono di opporsi e
che, alla peggio, quando possono boicottano le decisioni
della maggioranza, finché non giungono a separarsi
per formare nuove aggregazioni.
Il sistema democratico fondato sul volere della maggioranza
funzionerebbe certamente mille volte meglio di come
funziona ora (dal Parlamento fino all'assemblea di
condominio, dal collegio docenti di una scuola al
consiglio direttivo di una cooperativa) se a monte
vi fosse il suddetto patto; ma non c'è, e pare
non esserci mai stato, perché nella storia
si è creduto che bastasse la forza della legge
per poter costruire (imporre?) la democrazia.(nota26)
Dunque il metodo della maggioranza ha in qualche misura
la necessità del consenso per poter funzionare
bene, cioè ha come premessa il consenso. Però,
una volta adottato il metodo della maggioranza, tramite
il suo sistema di premesse (riconducibili al modello
vinci/perdi) sospinge il gruppo verso procedure che
alimentano un processo assai diverso da quello attivato
col mc. Infatti il sistema di premesse (soprattutto
quelle inconsapevoli, perché quelle declamate
possono essere addirittura identiche, come ben dimostrano
le svariate dichiarazioni di diritti umani, delle
donne, dei bambini, ecc) è sostanzialmente
diverso tra i due metodi. Per esempio col mc assistiamo
a forme di facilitazione anche molto articolate al
fine di gestire il rapporto tra maggioranze e minoranze
che di volta in volta si formano in un'assemblea (cosa
che verrà esemplificata nell'apposito capitolo),
mentre col metodo della maggioranza è facile
arrivare alla serie di interventi pro e contro una
data proposta. Queste differenze di premesse, che
rimandano a differenze di procedura, non sono roba
da poco dal momento che si riflettono interamente
sulla qualità delle decisioni e azioni finali.
Dal canto suo il mc, che a maggior
ragione si fonda obbligatoriamente sul consenso, una
volta che lo si è scelto può accogliere
al suo interno momenti di voto per giungere alle decisioni,
ma a una serie di condizioni, che qualora non siano
rispettate insinuano nel gruppo pericolosi effetti negativi.
La condizione principale consiste nel modo in cui, in
taluni casi, si decide di usare la votazione a maggioranza:
deve essere questa una decisione con un consenso chiaro
e forte, per il semplice fatto che altrimenti i rischi
di inefficacia nell'azione conseguente le decisioni,
e la perdita di fiducia (il capitale sociale) sono elevatissimi.
Tuttavia sembra assai improbabile che dopo un lavoro
improntato al consenso, permanendo il disaccordo di
una minoranza, un gruppo possa decidere col consenso
di passare alla tecnica del voto che, quasi certamente,
vedrebbe la conferma delle proposte portate dalla maggioranza:
se la minoranza è sveglia, è quasi impossibile
che dia il consenso a una votazione che la azzittirebbe
di brutto. In tali casi, quando ci si avvicina all'esasperazione
(che è dovuta alla cattiva gestione del rapporto
tra maggioranze e minoranze, e non all'esistenza delle
minoranze in quanto tali), qualcuno potrebbe essere
tentato di proporre di "decidere di votare a maggioranza
tramite una votazione a maggioranza", invece che
col consenso: ma questa stridente contraddizione sarebbe
possibile solo se i partecipanti fossero tutti sotto
l'influsso ottenebrante delle premesse inconsapevoli
tipiche del metodo della maggioranza (anche i partecipanti
apparentemente svegli che "vedono" cosa sta
succedendo e però più o meno allegramente
lasciano fare, sono sotto quell'influsso). Infatti,
una volta mosso quel passo, si costituisce un precedente
che resta impresso nella memoria dei singoli e nel corpo
del gruppo, come una sostanza intossicante dagli effetti
potenzialmente letali. Come minimo il mc perde di efficacia
e coerenza, e il gruppo regredisce a forme ibride -
forse più efficaci per raggiungere gli obiettivi
da parte delle maggioranze, ma con ciò rinunciando
ad altri fondamentali obiettivi (la pace? La giustizia?)(nota27)
.
In quali casi allora avrebbe senso impiegare la tecnica
del voto all'interno di metodi di lavoro orientati al
consenso? Personalmente conosco diverse situazioni in
cui ciò è stato e viene fatto con discreto
successo. La situazione più comune riguarda l'elezione
dei candidati alle cariche prestabilite. In tali casi
sembra vigere tra i presenti un patto silenzioso (per
quel che ho visto quasi mai esplicitato) di accettazione
del volere della maggioranza. Un consenso implicito
dunque, ma pur sempre un consenso. Dico sembra perché
i problemi non di rado si palesano a posteriori (e qui
torna tutto il discorso fatto all'inizio sul fondamento
del consenso nel metodo della maggioranza). In effetti
questo modo di eleggere i propri rappresentanti, che
deriva da pratiche antiche, mostra spesso le sue contraddizioni
e andrebbe coerentemente innovato. Resiste ancora perché
tutto sommato, specie negli ambiti e nei gruppi in cui
circola una certa fiducia di fondo, dà risultati
soddisfacenti in rapporto al tempo che viene impiegato
- la tecnica del voto, come in genere l'uso della forza
bruta, attrae per questo: è molto rapida ed efficace
in rapporto agli obiettivi perseguiti (ingenuamente
circoscritti e ultrasemplificati)(nota28)
.
Un'altra tipologia riguarda quelle situazioni in cui
il gruppo è consapevole della necessità,
per ragioni da tutti riconosciute, di dover prendere
rapidamente o urgentemente una decisione, e di non poter
protrarre la discussione più di tanto. In questi
casi la proposta di decidere tramite votazioni a maggioranza,
qualora vi sia disaccordo dopo una più o meno
breve fase di presentazione e discussione delle opinioni,
viene posta con chiarezza all'inizio e prima di ogni
intervento che entri nel merito delle questioni
(lo strumento che illustro al termine del capitolo serve
a gestire casi come questi). Tale scelta, ben oculata,
è a mio parere molto saggia e pienamente in sintonia
col mc(nota29)
.
Due metodi, due strade.
"Il successo non è dato dal raggiungimento
degli obiettivi perseguiti, ma da cosa si diventa
raggiungendo o meno quegli obiettivi." (Saggio
pensiero di cui non sono riuscito a recuperare la
fonte).
In definitiva i due metodi si differenziano sia per
il sistema di premesse, sia per il metodo di lavoro
(e le relative tecniche) che da quelle premesse deriva
e viene informato (nel senso di "prendere forma").
Entrambi i metodi partono dallo stesso luogo (si fondano
cioè sul patto-consenso, preventivo e informato,
inerente le modalità e le conseguenze del loro
impiego), come fosse una grande piazza da cui partono
due strade che subito divaricano con un angolo superiore
a novanta gradi: le direzioni, il senso, il paesaggio
e il tipo di cammino sono assai differenti. Eppure
entrambe le vie siano segnate da una freccia che indica
lo stesso paese cui si dovrebbe giungere: democrazia.
Com'è possibile? Forse un errore (intenzionale?)
da parte degli addetti alla segnaletica? O forse davvero
le strade portano allo stesso luogo? Ma se pure portassero
allo stesso luogo, non è forse vero che il
successo è determinato non tanto dal raggiungimento
delle mete perseguite, quanto da ciò che si
diventa una volta raggiunte tali mete?
Fuor di metafora, mi sembra che le tecniche del
mc siano poco compatibili con quelle del metodo della
maggioranza, così come le tecniche del
metodo della maggioranza sono poco compatibili con
quelle del mc.
Se si sceglie il metodo della maggioranza e però
si ricorre all'uso, esteso e frequente, di tecniche
e procedure tipiche del mc (per esempio la facilitazione,
con la sua ricchezza di strumenti e di sensibilità
per i contesti e le forme del comunicare, al posto
della banale "moderazione"), col tempo il
metodo della maggioranza si trasforma in una sorta
di metodo ibrido: questa è a mio modo di vedere
esattamente la situazione vissuta dai gruppi che non
hanno adottato formalmente il mc (e forse nemmeno
quello a maggioranza) eppure nei loro incontri tendono
a ricercare il consenso, restando però ancorati
alle premesse (vinci/perdi) tipiche del metodo della
maggioranza.
Analogamente, se adottato il mc si ricorre all'uso
esteso e frequente di tecniche e procedure tipiche
del metodo della maggioranza (per esempio il voto
per arrivare a decidere, e soprattutto le forme di
confronto elementare basate su interventi liberi pro
e contro), col tempo il mc si trasforma in un ibrido:
questa è a mio modo di vedere esattamente la
situazione dei gruppi che, pur avendo fatto la scelta
del mc, continuano a risentire fortemente delle premesse
(inconsapevoli) tipiche del metodo della maggioranza
- e ciò è tanto più probabile
quanto più i gruppi sono grandi e/o caratterizzati
da un ricambio interno dei membri, e non si fermano
regolarmente a valutare la loro esperienza decisionale.
Quando il mc viene applicato con sufficiente competenza,
non c'è proprio alcuna ragione, e soprattutto
nessun desiderio, di tornare al metodo della maggioranza.
Il voto consapevole: uno strumento
per usare meglio il metodo della maggioranza - e il
metodo del consenso.
Il testo che segue può essere sperimentato come
strumento abbastanza rapido ed efficace per migliorare
il metodo di lavoro e decisionale di gruppi che:
a) non hanno mai deciso in modo formale il metodo decisionale
e di lavoro che usano, non sono tanto interessati a
investire tempo a tal riguardo, e però non sono
nemmeno soddisfatti dei risultati che ottengono (sul
piano della qualità delle decisioni, o dell'efficacia
del metodo, o dei risultati nella fase esecutiva conseguente
alle decisioni, o del clima emotivo e relazionale che
caratterizza il gruppo);
b) hanno scelto di impiegare il metodo della maggioranza,
e però vivono un'insoddisfazione simile a quella
sopra descritta;
c) hanno scelto di adoperare metodi di lavoro orientati
al consenso, riservandosi però di decidere a
maggioranza in particolari situazioni;
L'uso di tale strumento è fortemente sconsigliato
solamente ai gruppi che tendono a gestire internamente
il potere in modo occulto (ciò costituisce incompatibilità
di fondo con la democrazia, e quindi, almeno formalmente,
anche col metodo della maggioranza). Tutti gli altri
gruppi possono ben sperare in un salto di qualità
generale, senza troppa fatica e, probabilmente, senza
dover abbandonare le modalità d'incontro cui
sono abituati.
In pratica il testo va letto all'inizio di una
qualsiasi riunione, al termine della quale viene verificata
l'approvazione per alzata di mano individuale. Se vi
sono mani abbassate è necessario avviare un breve
momento di chiarimento e confronto che porti, anche
tramite modifiche al testo, a un consenso chiaro.
<< Noi presenti ci impegnano a prendere le
decisioni col metodo della maggioranza. Cercheremo per
quanto possibile di discutere per trovare un accordo
o il consenso, ma se non riusciremo a raggiungerli useremo
la votazione (nelle sue diverse forme). Pertanto ciascuno
di noi (gli aventi diritto al voto) si impegna, sin
da ora, a rispettare le decisioni della maggioranza,
anche se singolarmente non le condividesse; e di conseguenza
si impegna lealmente a offrire il sostegno necessario
alla loro attuazione in fase esecutiva.
Nei casi in cui le proposte della maggioranza incontrassero
un significativo disaccordo nella minoranza, quest'ultima
potrebbe dichiarare prima del voto le condizioni in
base alle quali ritiene di poter assumere gli impegni
relativi a quelle proposte. Però, qualora la
maggioranza valuti le suddette condizioni in parte o
del tutto inaccettabili, e dunque in parte o del tutto
le respingesse, la minoranza s'impegna, sin da ora,
ad accettare senza ulteriori riserve e lealmente l'orientamento
espresso dal voto della maggioranza, con tutte le conseguenze
pratiche che ne derivano.
Le decisioni prese secondo questo metodo impegnano anche
i membri del gruppo assenti alla riunione, i quali,
salvo diversa indicazione (secondo le particolari regole
stabilite in proposito dal gruppo) si impegnano a rispettare
e sostenere le decisioni assunte nel modo suddetto.
>>
NB: In assenza di un
chiaro e abbastanza rapido consenso sul testo (eventualmente
modificato dopo discussione), sarebbe assai controproducente
andare al voto (anche con maggioranza qualificata),
mentre avrebbe più senso domandarsi quale
validità o efficacia sul piano pratico avrebbero
(e hanno) le decisioni prese a maggioranza in questo
gruppo - dal momento che, evidentemente, esiste
la libertà delle minoranze (cioè di
tutti) di fare alla fine come gli pare.
In casi simili, estremi, potrebbe essere di grande
giovamento anche una riflessione sulla natura del
gruppo/organizzazione (in che senso si definisce democratica?),
e sulle ragioni che portano i singoli a farne parte
(libertà, o dipendenza? interessi comuni, o
privati e occulti?). Ma avverto che è estremamente
difficile arrivare a un tale punto critico, che comporterebbe
un confronto diretto trasparente: stanti le premesse
che porterebbero a questa incresciosa situazione,
quasi sicuramente il tutto verrà rimosso e
insabbiato sin dall'inizio (cioè non verrà
nemmeno accennata la proposta di lettura pubblica
del testo, e chi oserà farlo scoprirà
a sue spese chi comanda).
___________________________________________________
NOTE
Nota 26: Il nostro sistema democratico (penso a quello parlamentare di tutte le cosiddette democrazie avanzate) continua a fondarsi sul modello vinci/perdi, dove la maggioranza cerca di imporre (come può) il suo progetto e la minoranza di opporre (come può) la sua forza. Tale sistema, chiamato democrazia, che continua ingiustamente a favorire e preservare i privilegi di chi per una ragione o per l’altra si trova nella classe dominante dei ricchi, e che perciò implica la guerra nelle sue tante forme (una è il terrorismo), qualcuno lo ha definito “un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso” (Massimo Fini, “Sudditi. Manifesto contro la democrazia”, ed. Marsilio, pag. 31). Una definizione brutale, per altro approssimata per difetto, che purtroppo mostra quanto sia delicato e rischioso parlare di consenso. E va pure ricordato che tale negativa concezione (e prassi) di democrazia risale agli albori (vedi per esempio Luciano Canfora “La democrazia. Storia di un’ideologia” ed. Laterza). [
torna_su ]
Nota 27:Da notare che questi
e altri “errori” sono abbastanza comuni e naturali nei
gruppi che sperimentano il mc. La cosa fondamentale
non sta nel non commetterli, ma nel saperli riconoscere
puntualmente e, quindi, trasformare in occasioni di
crescita, esattamente come accade nell’individuo (ognuno
sa quanto nella sua vita è stato difficile eppure importante
apprendere dagli errori fatti, e, al contempo, quanto
pesano sul presente quegli errori a cui non si è saputo
ancora porre un sano rimedio).
[
torna_su ]
Nota 28:Una procedura assai
interessante ed efficace che ho sperimentato nella mia
breve esperienza con la peacemaker community, pienamente
coerente con le premesse del mc, è quella attuata col
metodo sociocratico: la scelta (elezione) emerge da
un processo altamente partecipato e consapevole. Vedi
sito www.champlainvalleycohousing.org/sociocracy.html
(io ho anche un testo in lingua inglese).
[
torna_su ]
Nota 29:In contesti molto
particolari il mc prevede l’uso della maggioranza e
addirittura la delega a un responsabile che, quando
si configurano determinate situazioni, possono decidere
per un gruppo intero e ampio: è il caso delle azioni
dirette nonviolente messe in atto da un numero elevato
di persone (centinaia), che per l’occasione si coordinano
tramite gruppi di affinità (dell’ordine di una decina
di persone), i quali sulla scena di un conflitto sociale
devono essere in grado di agire (e quindi decidere)
con molta rapidità. Alcune di queste esperienze sono
riportate in “Addestramento alla nonviolenza”, interessante
libretto curato da Alberto L’Abate (ed. Satyagraha,
Torino, 1985), purtroppo ormai introvabile, in cui per
la prima volta in Italia si parla in maniera diffusa
ed approfondita del mc. La parte dedicata al mc è stata
in seguito interamente ripresa e inserita nel testo
“Viaggi in training: percorsi di formazione alla nonviolenza”,
di E. Euli, S. Puddu, P. Sechi, A. Soriga, (ed Satyagraha,
1992), che pur avendo avuto una seconda ristampa nel
1996 oggi è praticamente reperibile solo nelle biblioteche
di alcune associazioni (però si può richiedere agli
autori: Enrico Euli aeulios@aliceposta.it).
[
torna_su ]
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INDICE
INTRODUZIONE
pag. 1
Buona lettura!… (ma perché leggere?) 2
1.
Il METODO DEL CONSENSO: UN'IDEA DA APPROFONDIRE
3
Decisioni (azioni) di qualità. 5
Condizioni necessarie all'adozione e all'applicazione
del mc. 6
2. PROBLEMI
DI LINGUA, PROBLEMI D'INTESA 7
Glossario minimo. 8
3. IL
METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME 15
4. CONSENSO
E VOTO: COMPATIBILITÀ LIMITATA 17
Due metodi, due strade. 19
Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio
il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso.
20
5. LA
GESTIONE DEL PROCESSO DECISIONALE 21
Passaggi obbligatori. 21
Un errore tipico. 21
Il processo decisionale è come… 22
La verifica (e costruzione) del consenso. 23
Il metodo di lavoro: c'è, ma non si vede! 25
La gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze.
26
6. LA
FACILITAZIONE 29
Facilitazione senza facilitatori. 29
Panoramica. 30
In pratica. 31
SCHEDA 1 - La
discussione è una guerra! 32
SCHEDA 2 - Il
Problem Solving. 33
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