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  16/05/2006
   
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IL METODO DEL CONSENSO
Un contributo alla comprensione e alla gestione dei processi decisionali partecipativi.
di Roberto Tecchio

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4. CONSENSO E VOTO: compatibilità limitata.

Il metodo della maggioranza, nelle sue varie forme, funziona benissimo se a monte c'è un chiaro ed esplicito patto tra i soggetti che lo usano riguardo alle conseguenze di tale scelta. Tale patto configura esattamente ciò che qui chiamiamo consenso (per inciso: la parola pace sembra derivare etimologicamente da una radice indoeuropea che significa patto, accordo). In assenza di quel patto, o se il consenso è debole, il metodo della maggioranza semplicemente non funziona o funziona male, cioè le decisioni assunte non sono adeguatamente sostenute, realizzate, rispettate.

Ma quale sarebbe la conseguenza inerente alla scelta del metodo della maggioranza su cui ci si dovrebbe trovare preventivamente d'accordo? Forse che, con tale metodo, la minoranza dovrebbe alla fine accettare e rispettare lealmente l'orientamento della maggioranza? Sembrerebbe questo un aspetto ovvio, poiché se le minoranze (che di volta in volta si formano) non rispettassero il volere delle maggioranze (che di volta in volta si formano), non si capisce che valore pratico avrebbero le decisioni prese.

Eppure, osservando cosa accade nei gruppi, piccoli e grandi, nel settore pubblico come in quello privato, che ordinariamente dicono di adoperare (e spesso sono tenuti ad applicare per legge) il metodo della maggioranza, i conti proprio non tornano. Io vedo ovunque maggioranze che tentano d'imporre come possono la loro volontà, e minoranze che tentano come possono di opporsi e che, alla peggio, quando possono boicottano le decisioni della maggioranza, finché non giungono a separarsi per formare nuove aggregazioni.

Il sistema democratico fondato sul volere della maggioranza funzionerebbe certamente mille volte meglio di come funziona ora (dal Parlamento fino all'assemblea di condominio, dal collegio docenti di una scuola al consiglio direttivo di una cooperativa) se a monte vi fosse il suddetto patto; ma non c'è, e pare non esserci mai stato, perché nella storia si è creduto che bastasse la forza della legge per poter costruire (imporre?) la democrazia.(nota26)

Dunque il metodo della maggioranza ha in qualche misura la necessità del consenso per poter funzionare bene, cioè ha come premessa il consenso. Però, una volta adottato il metodo della maggioranza, tramite il suo sistema di premesse (riconducibili al modello vinci/perdi) sospinge il gruppo verso procedure che alimentano un processo assai diverso da quello attivato col mc. Infatti il sistema di premesse (soprattutto quelle inconsapevoli, perché quelle declamate possono essere addirittura identiche, come ben dimostrano le svariate dichiarazioni di diritti umani, delle donne, dei bambini, ecc) è sostanzialmente diverso tra i due metodi. Per esempio col mc assistiamo a forme di facilitazione anche molto articolate al fine di gestire il rapporto tra maggioranze e minoranze che di volta in volta si formano in un'assemblea (cosa che verrà esemplificata nell'apposito capitolo), mentre col metodo della maggioranza è facile arrivare alla serie di interventi pro e contro una data proposta. Queste differenze di premesse, che rimandano a differenze di procedura, non sono roba da poco dal momento che si riflettono interamente sulla qualità delle decisioni e azioni finali.

Dal canto suo il mc, che a maggior ragione si fonda obbligatoriamente sul consenso, una volta che lo si è scelto può accogliere al suo interno momenti di voto per giungere alle decisioni, ma a una serie di condizioni, che qualora non siano rispettate insinuano nel gruppo pericolosi effetti negativi. La condizione principale consiste nel modo in cui, in taluni casi, si decide di usare la votazione a maggioranza: deve essere questa una decisione con un consenso chiaro e forte, per il semplice fatto che altrimenti i rischi di inefficacia nell'azione conseguente le decisioni, e la perdita di fiducia (il capitale sociale) sono elevatissimi.

Tuttavia sembra assai improbabile che dopo un lavoro improntato al consenso, permanendo il disaccordo di una minoranza, un gruppo possa decidere col consenso di passare alla tecnica del voto che, quasi certamente, vedrebbe la conferma delle proposte portate dalla maggioranza: se la minoranza è sveglia, è quasi impossibile che dia il consenso a una votazione che la azzittirebbe di brutto. In tali casi, quando ci si avvicina all'esasperazione (che è dovuta alla cattiva gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze, e non all'esistenza delle minoranze in quanto tali), qualcuno potrebbe essere tentato di proporre di "decidere di votare a maggioranza tramite una votazione a maggioranza", invece che col consenso: ma questa stridente contraddizione sarebbe possibile solo se i partecipanti fossero tutti sotto l'influsso ottenebrante delle premesse inconsapevoli tipiche del metodo della maggioranza (anche i partecipanti apparentemente svegli che "vedono" cosa sta succedendo e però più o meno allegramente lasciano fare, sono sotto quell'influsso). Infatti, una volta mosso quel passo, si costituisce un precedente che resta impresso nella memoria dei singoli e nel corpo del gruppo, come una sostanza intossicante dagli effetti potenzialmente letali. Come minimo il mc perde di efficacia e coerenza, e il gruppo regredisce a forme ibride - forse più efficaci per raggiungere gli obiettivi da parte delle maggioranze, ma con ciò rinunciando ad altri fondamentali obiettivi (la pace? La giustizia?)(nota27) .

In quali casi allora avrebbe senso impiegare la tecnica del voto all'interno di metodi di lavoro orientati al consenso? Personalmente conosco diverse situazioni in cui ciò è stato e viene fatto con discreto successo. La situazione più comune riguarda l'elezione dei candidati alle cariche prestabilite. In tali casi sembra vigere tra i presenti un patto silenzioso (per quel che ho visto quasi mai esplicitato) di accettazione del volere della maggioranza. Un consenso implicito dunque, ma pur sempre un consenso. Dico sembra perché i problemi non di rado si palesano a posteriori (e qui torna tutto il discorso fatto all'inizio sul fondamento del consenso nel metodo della maggioranza). In effetti questo modo di eleggere i propri rappresentanti, che deriva da pratiche antiche, mostra spesso le sue contraddizioni e andrebbe coerentemente innovato. Resiste ancora perché tutto sommato, specie negli ambiti e nei gruppi in cui circola una certa fiducia di fondo, dà risultati soddisfacenti in rapporto al tempo che viene impiegato - la tecnica del voto, come in genere l'uso della forza bruta, attrae per questo: è molto rapida ed efficace in rapporto agli obiettivi perseguiti (ingenuamente circoscritti e ultrasemplificati)(nota28) .

Un'altra tipologia riguarda quelle situazioni in cui il gruppo è consapevole della necessità, per ragioni da tutti riconosciute, di dover prendere rapidamente o urgentemente una decisione, e di non poter protrarre la discussione più di tanto. In questi casi la proposta di decidere tramite votazioni a maggioranza, qualora vi sia disaccordo dopo una più o meno breve fase di presentazione e discussione delle opinioni, viene posta con chiarezza all'inizio e prima di ogni intervento che entri nel merito delle questioni (lo strumento che illustro al termine del capitolo serve a gestire casi come questi). Tale scelta, ben oculata, è a mio parere molto saggia e pienamente in sintonia col mc(nota29) .

Due metodi, due strade.
"Il successo non è dato dal raggiungimento degli obiettivi perseguiti, ma da cosa si diventa raggiungendo o meno quegli obiettivi." (Saggio pensiero di cui non sono riuscito a recuperare la fonte).

In definitiva i due metodi si differenziano sia per il sistema di premesse, sia per il metodo di lavoro (e le relative tecniche) che da quelle premesse deriva e viene informato (nel senso di "prendere forma"). Entrambi i metodi partono dallo stesso luogo (si fondano cioè sul patto-consenso, preventivo e informato, inerente le modalità e le conseguenze del loro impiego), come fosse una grande piazza da cui partono due strade che subito divaricano con un angolo superiore a novanta gradi: le direzioni, il senso, il paesaggio e il tipo di cammino sono assai differenti. Eppure entrambe le vie siano segnate da una freccia che indica lo stesso paese cui si dovrebbe giungere: democrazia. Com'è possibile? Forse un errore (intenzionale?) da parte degli addetti alla segnaletica? O forse davvero le strade portano allo stesso luogo? Ma se pure portassero allo stesso luogo, non è forse vero che il successo è determinato non tanto dal raggiungimento delle mete perseguite, quanto da ciò che si diventa una volta raggiunte tali mete?

Fuor di metafora, mi sembra che le tecniche del mc siano poco compatibili con quelle del metodo della maggioranza, così come le tecniche del metodo della maggioranza sono poco compatibili con quelle del mc.

Se si sceglie il metodo della maggioranza e però si ricorre all'uso, esteso e frequente, di tecniche e procedure tipiche del mc (per esempio la facilitazione, con la sua ricchezza di strumenti e di sensibilità per i contesti e le forme del comunicare, al posto della banale "moderazione"), col tempo il metodo della maggioranza si trasforma in una sorta di metodo ibrido: questa è a mio modo di vedere esattamente la situazione vissuta dai gruppi che non hanno adottato formalmente il mc (e forse nemmeno quello a maggioranza) eppure nei loro incontri tendono a ricercare il consenso, restando però ancorati alle premesse (vinci/perdi) tipiche del metodo della maggioranza.

Analogamente, se adottato il mc si ricorre all'uso esteso e frequente di tecniche e procedure tipiche del metodo della maggioranza (per esempio il voto per arrivare a decidere, e soprattutto le forme di confronto elementare basate su interventi liberi pro e contro), col tempo il mc si trasforma in un ibrido: questa è a mio modo di vedere esattamente la situazione dei gruppi che, pur avendo fatto la scelta del mc, continuano a risentire fortemente delle premesse (inconsapevoli) tipiche del metodo della maggioranza - e ciò è tanto più probabile quanto più i gruppi sono grandi e/o caratterizzati da un ricambio interno dei membri, e non si fermano regolarmente a valutare la loro esperienza decisionale.

Quando il mc viene applicato con sufficiente competenza, non c'è proprio alcuna ragione, e soprattutto nessun desiderio, di tornare al metodo della maggioranza.

Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso.

Il testo che segue può essere sperimentato come strumento abbastanza rapido ed efficace per migliorare il metodo di lavoro e decisionale di gruppi che:

a) non hanno mai deciso in modo formale il metodo decisionale e di lavoro che usano, non sono tanto interessati a investire tempo a tal riguardo, e però non sono nemmeno soddisfatti dei risultati che ottengono (sul piano della qualità delle decisioni, o dell'efficacia del metodo, o dei risultati nella fase esecutiva conseguente alle decisioni, o del clima emotivo e relazionale che caratterizza il gruppo);

b) hanno scelto di impiegare il metodo della maggioranza, e però vivono un'insoddisfazione simile a quella sopra descritta;

c) hanno scelto di adoperare metodi di lavoro orientati al consenso, riservandosi però di decidere a maggioranza in particolari situazioni;

L'uso di tale strumento è fortemente sconsigliato solamente ai gruppi che tendono a gestire internamente il potere in modo occulto (ciò costituisce incompatibilità di fondo con la democrazia, e quindi, almeno formalmente, anche col metodo della maggioranza). Tutti gli altri gruppi possono ben sperare in un salto di qualità generale, senza troppa fatica e, probabilmente, senza dover abbandonare le modalità d'incontro cui sono abituati.

In pratica il testo va letto all'inizio di una qualsiasi riunione, al termine della quale viene verificata l'approvazione per alzata di mano individuale. Se vi sono mani abbassate è necessario avviare un breve momento di chiarimento e confronto che porti, anche tramite modifiche al testo, a un consenso chiaro.

<< Noi presenti ci impegnano a prendere le decisioni col metodo della maggioranza. Cercheremo per quanto possibile di discutere per trovare un accordo o il consenso, ma se non riusciremo a raggiungerli useremo la votazione (nelle sue diverse forme). Pertanto ciascuno di noi (gli aventi diritto al voto) si impegna, sin da ora, a rispettare le decisioni della maggioranza, anche se singolarmente non le condividesse; e di conseguenza si impegna lealmente a offrire il sostegno necessario alla loro attuazione in fase esecutiva.

Nei casi in cui le proposte della maggioranza incontrassero un significativo disaccordo nella minoranza, quest'ultima potrebbe dichiarare prima del voto le condizioni in base alle quali ritiene di poter assumere gli impegni relativi a quelle proposte. Però, qualora la maggioranza valuti le suddette condizioni in parte o del tutto inaccettabili, e dunque in parte o del tutto le respingesse, la minoranza s'impegna, sin da ora, ad accettare senza ulteriori riserve e lealmente l'orientamento espresso dal voto della maggioranza, con tutte le conseguenze pratiche che ne derivano.

Le decisioni prese secondo questo metodo impegnano anche i membri del gruppo assenti alla riunione, i quali, salvo diversa indicazione (secondo le particolari regole stabilite in proposito dal gruppo) si impegnano a rispettare e sostenere le decisioni assunte nel modo suddetto. >>

NB: In assenza di un chiaro e abbastanza rapido consenso sul testo (eventualmente modificato dopo discussione), sarebbe assai controproducente andare al voto (anche con maggioranza qualificata), mentre avrebbe più senso domandarsi quale validità o efficacia sul piano pratico avrebbero (e hanno) le decisioni prese a maggioranza in questo gruppo - dal momento che, evidentemente, esiste la libertà delle minoranze (cioè di tutti) di fare alla fine come gli pare.

In casi simili, estremi, potrebbe essere di grande giovamento anche una riflessione sulla natura del gruppo/organizzazione (in che senso si definisce democratica?), e sulle ragioni che portano i singoli a farne parte (libertà, o dipendenza? interessi comuni, o privati e occulti?). Ma avverto che è estremamente difficile arrivare a un tale punto critico, che comporterebbe un confronto diretto trasparente: stanti le premesse che porterebbero a questa incresciosa situazione, quasi sicuramente il tutto verrà rimosso e insabbiato sin dall'inizio (cioè non verrà nemmeno accennata la proposta di lettura pubblica del testo, e chi oserà farlo scoprirà a sue spese chi comanda).


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NOTE


Nota 26: Il nostro sistema democratico (penso a quello parlamentare di tutte le cosiddette democrazie avanzate) continua a fondarsi sul modello vinci/perdi, dove la maggioranza cerca di imporre (come può) il suo progetto e la minoranza di opporre (come può) la sua forza. Tale sistema, chiamato democrazia, che continua ingiustamente a favorire e preservare i privilegi di chi per una ragione o per l’altra si trova nella classe dominante dei ricchi, e che perciò implica la guerra nelle sue tante forme (una è il terrorismo), qualcuno lo ha definito “un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso” (Massimo Fini, “Sudditi. Manifesto contro la democrazia”, ed. Marsilio, pag. 31). Una definizione brutale, per altro approssimata per difetto, che purtroppo mostra quanto sia delicato e rischioso parlare di consenso. E va pure ricordato che tale negativa concezione (e prassi) di democrazia risale agli albori (vedi per esempio Luciano Canfora “La democrazia. Storia di un’ideologia” ed. Laterza). [ torna_su ]

Nota 27:Da notare che questi e altri “errori” sono abbastanza comuni e naturali nei gruppi che sperimentano il mc. La cosa fondamentale non sta nel non commetterli, ma nel saperli riconoscere puntualmente e, quindi, trasformare in occasioni di crescita, esattamente come accade nell’individuo (ognuno sa quanto nella sua vita è stato difficile eppure importante apprendere dagli errori fatti, e, al contempo, quanto pesano sul presente quegli errori a cui non si è saputo ancora porre un sano rimedio). [ torna_su ]

Nota 28:Una procedura assai interessante ed efficace che ho sperimentato nella mia breve esperienza con la peacemaker community, pienamente coerente con le premesse del mc, è quella attuata col metodo sociocratico: la scelta (elezione) emerge da un processo altamente partecipato e consapevole. Vedi sito www.champlainvalleycohousing.org/sociocracy.html (io ho anche un testo in lingua inglese). [ torna_su ]

Nota 29:In contesti molto particolari il mc prevede l’uso della maggioranza e addirittura la delega a un responsabile che, quando si configurano determinate situazioni, possono decidere per un gruppo intero e ampio: è il caso delle azioni dirette nonviolente messe in atto da un numero elevato di persone (centinaia), che per l’occasione si coordinano tramite gruppi di affinità (dell’ordine di una decina di persone), i quali sulla scena di un conflitto sociale devono essere in grado di agire (e quindi decidere) con molta rapidità. Alcune di queste esperienze sono riportate in “Addestramento alla nonviolenza”, interessante libretto curato da Alberto L’Abate (ed. Satyagraha, Torino, 1985), purtroppo ormai introvabile, in cui per la prima volta in Italia si parla in maniera diffusa ed approfondita del mc. La parte dedicata al mc è stata in seguito interamente ripresa e inserita nel testo “Viaggi in training: percorsi di formazione alla nonviolenza”, di E. Euli, S. Puddu, P. Sechi, A. Soriga, (ed Satyagraha, 1992), che pur avendo avuto una seconda ristampa nel 1996 oggi è praticamente reperibile solo nelle biblioteche di alcune associazioni (però si può richiedere agli autori: Enrico Euli aeulios@aliceposta.it). [ torna_su ]

 

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INDICE

INTRODUZIONE pag. 1
Buona lettura!… (ma perché leggere?) 2

1. Il METODO DEL CONSENSO: UN'IDEA DA APPROFONDIRE 3
Decisioni (azioni) di qualità. 5
Condizioni necessarie all'adozione e all'applicazione del mc. 6

2. PROBLEMI DI LINGUA, PROBLEMI D'INTESA 7
Glossario minimo. 8

3. IL METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME 15

4. CONSENSO E VOTO: COMPATIBILITÀ LIMITATA 17
Due metodi, due strade. 19
Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso. 20

5. LA GESTIONE DEL PROCESSO DECISIONALE 21
Passaggi obbligatori. 21
Un errore tipico. 21
Il processo decisionale è come… 22
La verifica (e costruzione) del consenso. 23
Il metodo di lavoro: c'è, ma non si vede! 25
La gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze. 26

6. LA FACILITAZIONE 29
Facilitazione senza facilitatori. 29
Panoramica. 30
In pratica. 31

SCHEDA 1 - La discussione è una guerra! 32

SCHEDA 2 - Il Problem Solving. 33

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