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IL METODO DEL CONSENSO
Un contributo alla comprensione e alla gestione dei
processi decisionali partecipativi.
di Roberto
Tecchio
* * * * * *
3. IL METODO DEL CONSENSO:
UNA VISIONE D'INSIEME
Il momento formale della decisione
(per esempio il momento del voto, o quello della verifica
del consenso) è solo "un"
momento all'interno di un ampio e articolato processo.
Da questa prospettiva la decisione assomiglia più
a qualcosa che "emerge" da un processo
(a cui si partecipa più o meno consapevolmente,
ma inevitabilmente), piuttosto che a qualcosa che,
a un certo punto, viene "preso". Le decisioni
non vengono prese, emergono.
La qualità di una decisione (cioè se
è più o meno partecipata, creativa,
fattibile, ecc) dipende dal metodo di lavoro usato
in sede assembleare (metodo per discutere, produrre
idee, confrontarsi, gestire le differenze e i conflitti,
ecc), che a sua volta è fortemente legato al
metodo decisionale che si adotta (per esempio il metodo
del voto a maggioranza porta ad attuare certe procedure
di discussione e confronto, mentre col mc si è
indotti verso altre forme procedurali - ciò
viene approfondito nel capitolo successivo "consenso
e voto"). Pertanto, se vogliamo valutare un metodo
decisionale (di qualsiasi tipo), dobbiamo prendere
in considerazione tutto il processo che esso, di fatto,
mette in moto.
Qualunque sia il metodo usato, il processo si svolge
sempre in 3 distinte fasi spazio-temporali, la cui
dinamica è sequenziale e circolare.
I) fase preparatoria: tutto quello che avviene
prima dell'incontro - riunione ordinaria, assemblea
annuale, ecc - e che serve a prepararlo;
II) fase assembleare: tutto quello che avviene
durante l'incontro;
III) fase esecutiva: tutto quello che avviene
dopo l'incontro e che ha a che vedere con la realizzazione
delle decisioni prese.
Per quanto concerne i processi decisionali partecipativi
orientati al consenso ( (nota23)
), in rapporto alle fasi suddette
si tendono a curare/soddisfare almeno i seguenti elementi:
FASE PREPARATORIA
Tutti i partecipanti devono essere messi in condizioni
di conoscere con adeguato anticipo:
a) l'Agenda, ovvero l'ordine del giorno con
la eventuale precisazione degli obiettivi generali
e particolari dell'incontro, e i tempi di lavoro;
b) il metodo decisionale adottato e le caratteristiche
principali del relativo metodo di lavoro che
viene usato nello specifico incontro (col mc il metodo
di lavoro varia moltissimo da situazione a situazione
- oltre che dallo stile di chi facilita) (nota24)
;
c) la documentazione e/o altri materiali necessari
alla "partecipazione efficace".
FASE ASSEMBLEARE
Curare l'ambiente/contesto ove avviene l'incontro,
dunque gli ambienti di lavoro, la disposizione spaziale
dei partecipanti (che a volte partecipano a vario titolo),
eventualmente adeguabile alla formazione di sottogruppi
di lavoro, o di altri setting.
Ri-condividere, cioè spiegare, compartecipare
al momento dell'apertura dei lavori l'agenda, il metodo
decisionale e il metodo di lavoro, al fine di contestualizzare
e rafforzare il patto di lavoro valido in quella occasione
d'incontro. (nota25)
Per quanto concerne il metodo di lavoro, particolare
attenzione va data alla presentazione della facilitazione
e di altri eventuali ruoli/funzioni di servizio (per
esempio la presidenza di un'assemblea, il coordinatore
di gruppi di lavoro, portavoce, segretari, ecc).
Attuare il metodo di lavoro tramite la facilitazione
(la scansione delle fasi relative alla discussione che
porterà alle decisioni la vedremo in dettaglio
nei capitoli "La gestione del processo decisionale"
e "La facilitazione").
Valutare il processo: al termine dell'incontro
tutti i partecipanti si esprimono a caldo sul metodo
di lavoro usato - a freddo e con più tempo, in
apposite riunioni organizzate periodicamente, riflettono
sui punti di forza e di debolezza del metodo decisionale.
FASE ESECUTIVA
Usare strumenti di monitoraggio adeguati per
rilevare i dati che servono a valutare, alla prova
dei fatti, la qualità delle decisioni prese.
Prevedere sedi extradecisionali adeguate alla
discussione partecipata di tali dati e, più
in generale, al confronto permanente su questioni
complesse o particolarmente conflittuali. Infatti,
senza l'organizzazione di seri momenti di elaborazione
e di confronto, e magari anche di mediazione dei conflitti,
sganciati dalla pressione decisionale che agisce
in fase assembleare, le riunioni e in particolare
le assemblee periodiche, diventano per forza luoghi
di confusione e tensione che portano alla produzione
di decisioni di bassa qualità.
Da notare come queste diverse tipologie d'incontro,
staccate dall'esigenza decisionale, entrino a far
parte sia della fase esecutiva (riguardo all'assemblea
precedente), sia della fase preparatoria (riguardo
i successivi incontri decisionali): la sequenzialità
delle tre fasi del processo è circolare e non
ha soluzioni di continuità.
___________________________________________________
NOTE
Nota 23: Partecipativo
vuol dire che favorisce la “partecipazione efficace”
di tutti coloro che hanno diritto e/o sono toccati dalle
conseguenze dirette delle decisioni che un gruppo/sistema
prende. Orientato al consenso vuol dire che la
decisione finale non è il risultato di un voto, che
spesso vede una maggioranza “contro” una minoranza,
bensì il risultato di un processo di comunicazione che
porta i partecipanti a convergere verso una determinata
decisione. [
torna_su ]
Nota 24:In un gruppo che
ha consolidato una certa pratica, tali elementi possono
essere ordinariamente dati per acquisiti. Il metodo
di lavoro, che non può mai essere interamente previsto
nelle tecniche particolari poiché la loro scelta dipende
dal contesto che si viene a creare, va presentato in
anticipo solo nella misura in cui necessita di una buona
comprensione da parte dei partecipanti che dovranno
attuarlo (per esempio è il caso tipico del lavoro in
sottogruppi tematici, con delega decisionale o meno),
poiché anche scelte di questo tipo è bene che siano
condivise. In alcune occasioni (per esempio assemblee
periodiche con tanti partecipanti, o gruppi che sono
agli inizi) un passaggio formale che presenti in modo
accurato quegli elementi è a mio parere utilissimo,
anzi, direi indispensabile. [
torna_su ]
Nota 25:Il nostro sistema democratico (penso a quello parlamentare di tutte le cosiddette democrazie avanzate) continua a fondarsi sul modello vinci/perdi, dove la maggioranza cerca di imporre (come può) il suo progetto e la minoranza di opporre (come può) la sua forza. Tale sistema, chiamato democrazia, che continua ingiustamente a favorire e preservare i privilegi di chi per una ragione o per l’altra si trova nella classe dominante dei ricchi, e che perciò implica la guerra nelle sue tante forme (una è il terrorismo), qualcuno lo ha definito “un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso” (Massimo Fini, “Sudditi. Manifesto contro la democrazia”, ed. Marsilio, pag. 31). Una definizione brutale, per altro approssimata per difetto, che purtroppo mostra quanto sia delicato e rischioso parlare di consenso. E va pure ricordato che tale negativa concezione (e prassi) di democrazia risale agli albori (vedi per esempio Luciano Canfora “La democrazia. Storia di un’ideologia” ed. Laterza). [
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INDICE
INTRODUZIONE
Buona lettura!… (ma perché leggere?)
1.
Il METODO DEL CONSENSO: UN'IDEA DA APPROFONDIRE
Decisioni (azioni) di qualità.
Condizioni necessarie all'adozione e all'applicazione
del mc.
2. PROBLEMI
DI LINGUA, PROBLEMI D'INTESA
Glossario minimo.
3. IL
METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME
4. CONSENSO
E VOTO: COMPATIBILITÀ LIMITATA
Due metodi, due strade.
Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio
il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso.
5. LA
GESTIONE DEL PROCESSO DECISIONALE
Passaggi obbligatori.
Un errore tipico.
Il processo decisionale è come…
La verifica (e costruzione) del consenso.
Il metodo di lavoro: c'è, ma non si vede!
La gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze.
6. LA
FACILITAZIONE
Facilitazione senza facilitatori.
Panoramica.
In pratica.
SCHEDA 1 - La
discussione è una guerra!
SCHEDA 2 - Il
Problem Solving.
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