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  16/05/2006
   
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IL METODO DEL CONSENSO
Un contributo alla comprensione e alla gestione dei processi decisionali partecipativi.
di Roberto Tecchio

* * * * * *

3. IL METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME

Il momento formale della decisione (per esempio il momento del voto, o quello della verifica del consenso) è solo "un" momento all'interno di un ampio e articolato processo. Da questa prospettiva la decisione assomiglia più a qualcosa che "emerge" da un processo (a cui si partecipa più o meno consapevolmente, ma inevitabilmente), piuttosto che a qualcosa che, a un certo punto, viene "preso". Le decisioni non vengono prese, emergono.

La qualità di una decisione (cioè se è più o meno partecipata, creativa, fattibile, ecc) dipende dal metodo di lavoro usato in sede assembleare (metodo per discutere, produrre idee, confrontarsi, gestire le differenze e i conflitti, ecc), che a sua volta è fortemente legato al metodo decisionale che si adotta (per esempio il metodo del voto a maggioranza porta ad attuare certe procedure di discussione e confronto, mentre col mc si è indotti verso altre forme procedurali - ciò viene approfondito nel capitolo successivo "consenso e voto"). Pertanto, se vogliamo valutare un metodo decisionale (di qualsiasi tipo), dobbiamo prendere in considerazione tutto il processo che esso, di fatto, mette in moto.

Qualunque sia il metodo usato, il processo si svolge sempre in 3 distinte fasi spazio-temporali, la cui dinamica è sequenziale e circolare.

I) fase preparatoria: tutto quello che avviene prima dell'incontro - riunione ordinaria, assemblea annuale, ecc - e che serve a prepararlo;
II) fase assembleare: tutto quello che avviene durante l'incontro;
III) fase esecutiva: tutto quello che avviene dopo l'incontro e che ha a che vedere con la realizzazione delle decisioni prese.

Per quanto concerne i processi decisionali partecipativi orientati al consenso ( (nota23) ), in rapporto alle fasi suddette si tendono a curare/soddisfare almeno i seguenti elementi:

FASE PREPARATORIA
Tutti i partecipanti devono essere messi in condizioni di conoscere con adeguato anticipo:
a) l'Agenda, ovvero l'ordine del giorno con la eventuale precisazione degli obiettivi generali e particolari dell'incontro, e i tempi di lavoro;
b) il metodo decisionale adottato e le caratteristiche principali del relativo metodo di lavoro che viene usato nello specifico incontro (col mc il metodo di lavoro varia moltissimo da situazione a situazione - oltre che dallo stile di chi facilita) (nota24) ;
c) la documentazione e/o altri materiali necessari alla "partecipazione efficace".


FASE ASSEMBLEARE
Curare l'ambiente/contesto ove avviene l'incontro, dunque gli ambienti di lavoro, la disposizione spaziale dei partecipanti (che a volte partecipano a vario titolo), eventualmente adeguabile alla formazione di sottogruppi di lavoro, o di altri setting.
Ri-condividere, cioè spiegare, compartecipare al momento dell'apertura dei lavori l'agenda, il metodo decisionale e il metodo di lavoro, al fine di contestualizzare e rafforzare il patto di lavoro valido in quella occasione d'incontro. (nota25)
Per quanto concerne il metodo di lavoro, particolare attenzione va data alla presentazione della facilitazione e di altri eventuali ruoli/funzioni di servizio (per esempio la presidenza di un'assemblea, il coordinatore di gruppi di lavoro, portavoce, segretari, ecc).
Attuare il metodo di lavoro tramite la facilitazione (la scansione delle fasi relative alla discussione che porterà alle decisioni la vedremo in dettaglio nei capitoli "La gestione del processo decisionale" e "La facilitazione").
Valutare il processo: al termine dell'incontro tutti i partecipanti si esprimono a caldo sul metodo di lavoro usato - a freddo e con più tempo, in apposite riunioni organizzate periodicamente, riflettono sui punti di forza e di debolezza del metodo decisionale.

FASE ESECUTIVA
Usare strumenti di monitoraggio adeguati per rilevare i dati che servono a valutare, alla prova dei fatti, la qualità delle decisioni prese.
Prevedere sedi extradecisionali adeguate alla discussione partecipata di tali dati e, più in generale, al confronto permanente su questioni complesse o particolarmente conflittuali. Infatti, senza l'organizzazione di seri momenti di elaborazione e di confronto, e magari anche di mediazione dei conflitti, sganciati dalla pressione decisionale che agisce in fase assembleare, le riunioni e in particolare le assemblee periodiche, diventano per forza luoghi di confusione e tensione che portano alla produzione di decisioni di bassa qualità.

Da notare come queste diverse tipologie d'incontro, staccate dall'esigenza decisionale, entrino a far parte sia della fase esecutiva (riguardo all'assemblea precedente), sia della fase preparatoria (riguardo i successivi incontri decisionali): la sequenzialità delle tre fasi del processo è circolare e non ha soluzioni di continuità.


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NOTE


Nota 23: Partecipativo vuol dire che favorisce la “partecipazione efficace” di tutti coloro che hanno diritto e/o sono toccati dalle conseguenze dirette delle decisioni che un gruppo/sistema prende. Orientato al consenso vuol dire che la decisione finale non è il risultato di un voto, che spesso vede una maggioranza “contro” una minoranza, bensì il risultato di un processo di comunicazione che porta i partecipanti a convergere verso una determinata decisione. [ torna_su ]

Nota 24:In un gruppo che ha consolidato una certa pratica, tali elementi possono essere ordinariamente dati per acquisiti. Il metodo di lavoro, che non può mai essere interamente previsto nelle tecniche particolari poiché la loro scelta dipende dal contesto che si viene a creare, va presentato in anticipo solo nella misura in cui necessita di una buona comprensione da parte dei partecipanti che dovranno attuarlo (per esempio è il caso tipico del lavoro in sottogruppi tematici, con delega decisionale o meno), poiché anche scelte di questo tipo è bene che siano condivise. In alcune occasioni (per esempio assemblee periodiche con tanti partecipanti, o gruppi che sono agli inizi) un passaggio formale che presenti in modo accurato quegli elementi è a mio parere utilissimo, anzi, direi indispensabile. [ torna_su ]

Nota 25:Il nostro sistema democratico (penso a quello parlamentare di tutte le cosiddette democrazie avanzate) continua a fondarsi sul modello vinci/perdi, dove la maggioranza cerca di imporre (come può) il suo progetto e la minoranza di opporre (come può) la sua forza. Tale sistema, chiamato democrazia, che continua ingiustamente a favorire e preservare i privilegi di chi per una ragione o per l’altra si trova nella classe dominante dei ricchi, e che perciò implica la guerra nelle sue tante forme (una è il terrorismo), qualcuno lo ha definito “un modo per metterlo nel culo alla gente col suo consenso” (Massimo Fini, “Sudditi. Manifesto contro la democrazia”, ed. Marsilio, pag. 31). Una definizione brutale, per altro approssimata per difetto, che purtroppo mostra quanto sia delicato e rischioso parlare di consenso. E va pure ricordato che tale negativa concezione (e prassi) di democrazia risale agli albori (vedi per esempio Luciano Canfora “La democrazia. Storia di un’ideologia” ed. Laterza). [ torna_su ]

 

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INDICE

INTRODUZIONE
Buona lettura!… (ma perché leggere?)

1. Il METODO DEL CONSENSO: UN'IDEA DA APPROFONDIRE
Decisioni (azioni) di qualità.
Condizioni necessarie all'adozione e all'applicazione del mc.

2. PROBLEMI DI LINGUA, PROBLEMI D'INTESA
Glossario minimo.

3. IL METODO DEL CONSENSO: UNA VISIONE D'INSIEME

4. CONSENSO E VOTO: COMPATIBILITÀ LIMITATA
Due metodi, due strade.
Il voto consapevole: uno strumento per usare meglio il metodo della maggioranza - e il metodo del consenso.

5. LA GESTIONE DEL PROCESSO DECISIONALE
Passaggi obbligatori.
Un errore tipico.
Il processo decisionale è come…
La verifica (e costruzione) del consenso.
Il metodo di lavoro: c'è, ma non si vede!
La gestione del rapporto tra maggioranze e minoranze.

6. LA FACILITAZIONE
Facilitazione senza facilitatori.
Panoramica.
In pratica.

SCHEDA 1 - La discussione è una guerra!

SCHEDA 2 - Il Problem Solving.


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